domenica 9 marzo 2014

Le scuole iniziatiche non sono un hobby nota 2.0

La degenerazione delle scuole iniziatiche non è colpa dei neofiti e/o profani

Definire cosa sia una scuola iniziatica probabilmente è impresa troppo ardua per l’autore di queste righe, di certo non è mia intenzione farlo qui ed ora, piuttosto in un ragionamento più ampio alla stregua della “teologia negativa” proverò a definire in varie occasioni cosa non sia una scuola iniziatica.
Se si ha del tempo libero è bene occuparlo in attività “ludiche” che diano piacere a seconda delle proprie inclinazioni. Se tra le proprie inclinazioni vi è una certa curiosità intellettuale e spirituale o il desiderio di dedicarsi al miglioramento dell’umanità vi sono una moltitudine di associazioni culturali, onlus, service e luoghi di incontro e confronto dove poter sviluppare al meglio i propri interessi intellettuali e qualche volta economici. L’ingresso in una qualsivoglia scuola iniziatica è e dovrebbe essere una scelta radicale e profonda non un provare o curiosare.
Dovrebbe essere dovere dei Tegolatori prima e dei Maestri  poi cogliere i veri interessi e potenzialità del candidato, che da alcune Scuole viene definito profano. Profano, parola viva che troppo spesso è usata come termine privata della sua forza vitale e spirituale. Il profano è colui che è fuori dal recinto sacro,  fuori dal tempio. Il profano per definizione non sa ed è innocente. E’ un bussante, la profanazione del sacro non può essere una sua colpa ma è colpa di coloro che pur essendo all’interno permetto l’accesso chi non è ancora pronto od essendo all’interno volutamente o meno non colgono l’essenza della sacralità dello spazio ove operano. E qui il rimando è immediato a quel TRADITOR, ovvero il maestro che se non trasmette adeguatamente tradisce!
La curiosità nel senso di curiositas non è una cosa negativa, ma positiva che va alimentata e soddisfatta. Entrare in una comunità, in una scuola iniziatica, in un ordine cavalleresco significa accettarne le regole e subirne le prove, ma chi se non coloro che sono predestinati all’incontro con il profano posso darne una spiegazione e cogliere in questo quella scintilla che lo renderà nel tempo il tedoforo della fiamma sacra?
Per divenire tedoforo, si perché gli iniziati e non i semplici portatori di insegne sono tedofori, il profano dovrà divenire iniziato (ovvero neofita). L’iniziazione comporta degli obblighi, che visti dal di fuori dello spazio sacro sembrano quasi banali ovvietà. Quali sono queste ovvietà?
La prima è la frequenza della scuola dalla quale è ricevuta l’iniziazione. Senza frequenza è impossibile cogliere quanto va colto ed assimilare ciò che va assimilato. La seconda è l’ascolto, non solo inteso in senso fisico e delle parole. Bisogna porsi in una posizione di silenzio interiore e di osservazione; qui torniamo al maestro che può e spesso e traditore perché col suo dire col suo fare influenza ed insegna. Va da se che se il neofita deve frequentare ed osservare, coloro che non sono più neofiti devono lavorare con maggior costanza impegno ed assiduità, perché oltre a dover continuare la loro “formazione permanente” sono chiamati volenti o nolenti a dare un’ insegnamento non fosse che con il solo esempio.
Le poche righe che avevo previsto stanno diventando pagine, l’argomento sta prendendo pieghe inaspettate, è il momento di tacere, per riprendere in altro momento queste considerazioni.
Michele Leone


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