martedì 2 giugno 2015

Nota sul Viaggiare e la Lingua

Ajāpa: il praṇava (la sacra sillaba om) interiore, avvertibile per mezzo del japa (la ripetizione di un mantra); il suono interiore dell’om, il suono primordiale, la vibrazione vitale che permea l’universo, che si fa evidente con la pratica spirituale.

I frammenti di ciò che è sparso sono ovunque, non tutti hanno gli occhi, le orecchie ed il cuore per raccoglierli nella propria interiorità e pazientemente assemblarli alla guisa di un mosaico. La distinzione tra cultura, meglio, fra tradizione occidentale ed orientale è data dalla limitatezza del punto di osservazione, dalla incapacità di rischiare e incamminarsi sulla Via. La Tradizione: è una, molteplici le sue manifestazioni per permettere alle diverse incarnazioni di avvicinarsi alla Via. Che sia sud o nord, est od ovest poco importa. E se si è ad occidente bisogna riuscire a trasmutare quanto vi è di “utile per la cerca” in oriente e viceversa. Chi cammina nudo sui cocci od attraverso i roseti, inevitabilmente avrà modo di esperire ferite e tagli, inevitabilmente rischierà di pungersi con la rosa. Senza rosa, senza la “puntura” della sua spina non si può essere nella Via. Non è sufficiente attendere, bisogna saper attendere. L’attesa, da certi punti di vista paragonabile al silenzio dei neofiti di molte scuole iniziatiche, non è una azione statica, ma dinamica. Dinamicità che prevede l’uso della volontà, naturale conseguenza del desiderio e della disciplina. Chi è nel mito è rito.                     Molteplici le strade da seguire. Verso l’alto che è come il basso, verso l’esterno che è come l’interno. L’interiorità spesso frammentata in molteplici parti. Alcune celate perché l’individuo possa ricordare quanta oscurità regna nell’essere, per ricomporre il puzzle, per ricomporre ciò che è sparso bisogna conoscere anche quanto vi è di più orrendo, e giungere a quanto vi è di più atavico e “originale”, bisogna sgrezzare ed eliminare ogni sovrastruttura consci che queste unitamente a quanto è nascosto e dimenticato sono al tempo stesso limite e protezione.                                                    Quanto ha creato il manifesto e il non manifesto, ha generato secondo suono, numero e parola a loro volta genitori di quel numero, peso e misura che si incontrano il alcuni testi sacri o mitologici. La parola nella sua forma più debole costituisce il mezzo per la comunicazione tra gli esseri umani, nella sua forma più forte, più autentica, l’autenticità spesso è sinonimo di virilità, è una delle manifestazioni della potenza pronta a tramutarsi in atto o semplicemente a sancire. La parola in questa accezione muore a se stessa per diventare altro da sé, suono o vibrazione.
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. Genesi 11, 1-9
E’ forse questa la lingua? E’ forse un omaggio un tentativo di tornare a Migdol Bavel? No, bisogna tornare ancora più indietro se si usa un sistema esistenziale e di pensiero di tipo cronologico, bisogna danzare altre danze se si è più vicini al suono delle stelle. Le culture, gli epigoni dei Padri, disperi nello spazio e nel tempo hanno tentato di spiegare l’inspiegabile, alla meglio allo potuto indicare e gesti e parole spezzate. Eppure della lingua, per il danzatore di Sophia, vi sono tracce e segni ovunque nel cammino. Che essa assuma vari nomi è solo parte del gioco. Che essa sia Lingua degli uccelli o Gaia scienza o lo schiocco della lingua in una delle lingue dell’africa o la sacra sillaba fa poca differenza. Ovunque vi sono tracce da seguire ed insegnamenti da prendere, in questo il silenzio del neofita accompagna sempre i Maestri e gli occhi dell’infante sono i loro occhi. Danzando senza pregiudizio, aprendo il cuore e gli stadi e “strati” dell’essere si può arrivare a sentire il suono, la prima vibrazione. Parteciparne è un “miracolo”, miracolo dinnanzi al quale bisogna farsi sacerdoti dell’unica religione possibile (Religione non intesa come re-ligare ma come re-legere).
Gioia – Salute -  Prosperità
© Michele Leone

P.S. oggi niente immagini ma “qualcosa” da ascoltare durante la lettura.


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