martedì 7 maggio 2013

Una particolare leggenda su Salomone, Balkis e Adonhiram PARTE I

 
PREMESSA
 
 
Non seguendo l'opinione di molti amici (come sempre), ho deciso di "pubblicare" questa leggenda su Salomone ed Hiram. Questa leggenda si trova all'interno di uno dei IX volumi de "il mondo secreto" di G. DE CASTRO (non dico il volume per stuzzicare i curiosi a trovarlo) pubblicati a Milano da Daelli e C. nel 1864 e che nei prossimi mesi verranno ripubblicati per i 150 anni dalla prima stampa da Mondi Velati Editore di cui sono il modesto curatore.  Questa leggenda può essere letta a più livelli, come semplice storia o con contenuti profondi o addirittura esoterico-reazionari; in altri termini si può leggere in modo letterale, morale, allegorico o anagogico. I buoni di sempre cambiano ruolo, le passioni ed i sentimenti rendono umani personaggi spesso dipinti in altro modo e la genealogia di Hiram pesa come macigno e si vivifica in un brano di questa leggenda che oggi sarebbe definito fantasy, che qualcuno  potrebbe descrivere come visione e qualcun' altro come puro insegnamento misterico. Il mio punto di vista in questa sede non è importante; spero che anche voi possiate restare affascinati da questa storia e vi possa spingere a cercare i vari significati e le vare versioni. 
Una storia per tutti, quasi la trama di una telenovela o di un film d'azione, ma che tutti i così detti esperti della materia(soprattutto gli “scozzesi”) dovrebbero conoscere nei suoi sviluppi di cui troppo spesso per superficialità ignorano anche i fondamentali. Pubblicherò a "puntate" questa leggenda per non creare un unico post di dimensioni chilometriche.
Se qualcuno volesse pubblicare, copiare ed incollare la leggenda non dimentichi di citarne l'autore che non è il sottoscritto ma G. DE CASTRO.
Nella speranza che le prossime righe possano incuriosire qualcuno ed essere utili a qualcun altro vi ringrazio ed auguro
buona lettura 
Michele Leone
P.S. La leggenda è ancora nella sua forma ottocentesca e con alcuni inevitabili refusi in quanto ancora in forma di bozza, spero non me ne vogliate.
 
Salomone, Balkis ed Adonhiram
 
 
Questo gigante, figlio d'un mito che non è più inverosimile di quelli onde ribocca il romanzo biblico, ed è per avventura di non pochi d'essi più poetico, operò prodigi. Per lui cento cinquantamila operai, sorvegliati da tremila e trecento ufficiali, distribuiti in tre classi (novizi, compagni e maestri), con parola d'ordine per riconoscersi, eressero meraviglioso edificio, di cui ancora si vedono le immani fondamenta, al quale pose mano, come a poema architettonico, cielo e terra. Egli elevò porte di cento cubiti di marmo bianco coperte di lastre d'oro, e con fregi aurei a mo' di grappoli d'uva squisitamente lavorati e sì massicci che sol trecento uomini potevano levarli. Egli eresse il tremo di Salomone di :fino oro con mirabile industria cesellato, e fece molte altre opere esimie, che in tutte le arti era valente e provetto. Melanconico nella sua grandezza, egli viveva solitario, da pochi compreso, da pochissimi amato, odiato da moltissimi, ed altresì da Salomone, invidioso della sua gloria e del suo genio. Or ecco che la fama della sapienza di Solimano Ben Daud (Salomone) si sparse: fino ai più remoti confini della terra; e Balkis, regina di Saba, venne a Gerusalemme per salutare il gran re e contemplare le meraviglie del suo regno. Ella trovò Salomone assiso sovra trono di cedro dorato, vestito di stoffa aurea, sicché a primo tratto le parve vedere statua d'oro con mani d'avorio; ma Solimano le mosse incontro, e rendendole onore con ogni maniera di festose accoglienze, subito la condusse a vedere suo palazzo, indi le grandiose opere del tempio; e la regina non si stancava d'ammirare. Il re fu preso dalle bellezze di lei, e il fuoco de' suoi sguardi gli penetrò sì dentro che in breve la richiese in sposa, e Balkis, lieta d' aver domato quel cuore superbo, gli concesse sua mano. Però, visitando il regio palazzo, e ammirando a parte a parte i lavori del tempio, quante volte chiedeva il nome dell' artefice che aveva operato tante e sì grandi cose, il re le rispondeva: - È desso un cotale - Adonhiram, uomo singolare e di cupa indole, che mi fu mandato dal buon re che governa sovra i Tiri - Balkis chiede che Adonhiram le venga presentato: e Solimano procaccia rimuoverla da tale idea; ma facendole vedere i vasi e le statue e le colonne, e parlandole del mare di bronzo che sta per essere fuso, la regina gli chiede: - Chi ha erette quelle colonne? Chi cesellati quei vasi? Chi scolpite quelle statue? Chi fonderà il mare di bronzo? E Solimano deve risponderle: - Adonhiram - La regina desidera vederlo; e il re deve consentirglielo. L' artefice misterioso condotto dinanzi la regina, e leva su lei l'ardente sguardo onde ella si sente commossa nel profondo del cuore. Racquistata la calma, ella lo interroga e lo difende dalle accuse che la malevolenza e la nascente gelosia di Solimano gli muovono; e chiedendo di vedere l'innumerevole milizia di lavoratori che attendono all' opera del tempio, e pretestando Solimano l'impossibilità di riunirli ad un tratto, Adonhiram sale sopra un macigno per essere da lungi veduto, e levando la diritta mano segna nell' aria il T simbolico; e accorrono da tutte parti operai, ubbidienti ad ogni suo cenno, esercito schierato a battaglia; del che la regina meraviglia grandemente, e si pente della promessa data a Solimano, perché già accesa d'amore pel solingo e possente artefice.
 


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