martedì 7 maggio 2013

Una particolare leggenda su Salomone, Balkis e Adonhiram PARTE II


...Il re si studia scemare quell' affetto, apprestando umiliazione e ruina al rivale, giovandosi di tre operai invidi di lui, semplici compagni ai quali mai non venne fatto, negandolo il giusto Adonhiram, divenir maestri, perché d'ingegno manchevole e di scarsa volontà. Fanor si chiama l'uno, ed è sirio, muratore; Amru si chiama l'altro, ed è falegname e di stirpe fenicia; Metusael si appella il terzo, minatore ed ebreo. La cupa invidia dei tre procaccia che mal riesca la imminente fusione del mare di bronzo, che deve condurre al colmo la gloria dell'architetto e dell' artista. Un giovane operaio, per nome Benoni, una di quelle anime schiette e devote che l'arcana provvidenza delle cose pone sempre a fianco degli uomini virtuosi e infelici, scopre il tranello e lo svela, credendo basti, a Solimano, del tranello partecipe. Il giorno della fusione è giunto: e Balkis è presente. Le dighe che trattenevano il bronzo liquido sono tolte, e torrenti di fuso metallo precipitandosi nel vasto bacino in cui deve plasmarsi il mare di bronzo. Ma il liquido ardente soverchia i lembi del bacino e come lava scorre nell' aperta campagna. La folla atterrita fugge raggiunta dal fiume di fuoco. Adonhiram, calmo siccome un Dio, spinge contro le ignee onde poderosa colonna d'acqua per contenerle ; ma non gli riesce il disegno. L'acqua ed il fuoco si mischiano, ed è lutta formidabile; l'acqua si scioglie in denso vapore, e ricade in forma d'ignea pioggia sul capo della moltitudine, e sparge lo spavento e la morte. L'artefice disonorato ha d'uopo di versare in un petto fedele la propria ambascia; e cerca Benoni, ma lo chiama invano. Il prode garzone perì tentando prevenire quell' orrenda catastrofe, allorché poté accertarsi che Solimano nulla aveva fatto per impedirla. Adonhiram non può spiccarsi dal teatro della sua sconfitta. Oppresso dal dolore, non pone mente al pericolo, non pensa che quell'oceano di bronzo può d'ora in ora inghiottirlo; egli pensa alla regina di Saba, venuta colà per ammirarlo, per salutare un gran trionfo, e che ha assistito ad un gran disastro. Ad un tratto. Ode strana voce, uscente dall'imo abisso, chiamarlo tre volte: - Adonhiram, Adonhiram, Adonhiram! - Alza gli occhi, e scorge gigantesca forma umana senza riscontro con quanti corpi umani popolano il mondo. Quell' apparizione gli muove incontro e gli dice: - Vieni, figlio mio, t'accosta senza tema; io t' ho fatto incombustibile, e puoi, senza periglio, gettarti tra le fiamme - Adonhiram si slancia nella fornace, e nel fuoco, ove altri troverebbe morte, gusta delizie ineffabili, né sa, trattenuto da ignota forza, partirsene, e chiede a colui che seco lo reca negli abissi: - Ove mi trai?  - Nel centro della terra, nell' anima del mondo, nel regno del gran Caino, ove con lui regna la libertà. Qui ha fine la gelosa tirannide d'Adonai; qui noi possiamo, sprezzando sua ira, gustare i frutti dell'albero della scienza; qui è la patria dei tuoi padri - Chi sono io dunque; e chi sei tu? - Io sono il padre dei tuoi padri; sono il figlio di Lamech e il nipote di Caino; sono Tubalcain.

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