Visualizzazione post con etichetta Apprendista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Apprendista. Mostra tutti i post

venerdì 18 marzo 2016

Apprendere: desiderio, volontà e azione

Ciao a tutti vi segnalo un nuovo articolo su micheleleone.it: Nota preliminare sull’apprendere e l’apprendista

Qui un piccolo assaggio:
Il dato per me rilevante sta nell’origine dell’apprendere: prefisso Ad (con senso intensivo o di movimento) più Prehendere(afferrare, prendere o impossessarsi). Se mettiamo da parte il prefisso avremo, prendere: “ridurre in proprio potere”. Quindi avremo un movimento per cercare di “ridurre in nostro potere” una qualche cosa. A questo punto possiamo provare a riformulare una definizione di Apprendista. L’Apprendista è colui che tenta di impossessarsi di qualcosa per ridurla in suo potere.
Il post completo lo trovate qui: Nota preliminare sull’apprendere e l’apprendista

Gioia - Salute -  Prosperità
Michele Leone

L'immagine rappresenta un lavoro dell'artista Raffaella Maron




domenica 1 febbraio 2015

nota sulla fenice e osiride


La fenice o uccello di Bennu (deriva dal verbo wbn che sta per risplendere) è probabilmente il più conosciuto uccello mitologico e sotto diversi nomi compare in culture assai diverse tra loro. La fenice era l’uccello sacro della citta di Eliopoli.

“A sua volta una leggenda eliopolitana narrava che era nata dalle fiamme di un particolare albero all’interno del tempio, intonando soavemente un canto talmente bello da affascinare lo stesso Ra. La sua comparsa fu accompagnata da un grido creatore che in un testo dei sarcofagi era detto <<soffio della vita che proveniva dalla gola di Bennu>> e contemporaneamente, in una vertiginosa sovrapposizione simbolica, dal dio solare Ra il quale si definiva: <<Io sono colui che chiude e colui che apre e io non sono che Uno nel Nu. Io sono Ra alla prima apparizione governando ciò che ha fatto>>.                                        Il misterioso uccello divenne anche Osiride, il cui culto s’impose a partire dalla fine del III millennio. Nel libro dei Morti il dio dice, identificandosi con lo stesso Ra: <<La parola fu. Tutte le cose erano mie quando ero solo. Io ero Ra in tutte le sue prime manifestazioni. […] Io sono  questo grande Bennu che è in On [Eliopoli]. Io presiedo all’inventario di ciò che è e di ciò che sarà. Chi è questo? Il Bennu è Osiride in On. L’inventario di ciò che è e di ciò che sarà è il suo corpo, è l’Eternità e la perpetuità. L’Eternità è il giorno e la Perpetuità la notte>>. Era dunque la Parola creatrice, ma anche colui che scandiva il tempo in giorno e notte, in anni e in cicli: non a caso il tempio di Eliopoli era il centro regolatore del calendario.                                                                    Osiride era il dio che moriva e rinasceva, così cantato dal Libro dei Morti: <<Io sono il Grande figlio del Grande, la Fiamma figlia della Fiamma, la cui testa gli è restituita dopo che è stata tagliata […] io sorgo fuori dell’Uovo che è nella terra dei misteri>>. E in un altro passo dei testi dei sarcofagi: <<Io vengo dall’isola del fuoco […] come quell’uccello che riempì il mondo di quello che il mondo non sapeva>>.”[1]

Potremmo chiudere con il passo appena citato ed i suoi numerosi riferimenti interni la ricerca sul significato della fenice. Forse proprio in Egitto nasce quella lingua degli uccelli che poi ritroveremo richiamata nel medioevo con la parola gergo, con la vibrazione delle pietre nella edificazione delle cattedrali e così via fino a Fulcanelli. La ri-generazione della fenice è il fine ultimo della Grande Opera è il ritorno dell’artista che si rigenera dopo aver giustamente operato. Osiride è richiamato, inevitabilmente, in molte tradizioni e scuole iniziatiche e se non è esplicito il riferimento lo è implicito, come inevitabile è la morte che deve subire l’iniziando, inevitabile la rinascita dell’Iniziato. Nella semplicità degli antichi testi, che non parlavano solo all’intelligenza ed al pensiero razionale la grandezza dei misteri. Il richiamo alla parola, la parola prima che non può non essere creatrice perché essa e parola e non termine, perché essa ha nella sua essenza e natura la potenza (il potere di poter fare e quindi creare). La parola fu è scritto, probabilmente una parola assai diversa da come la intendiamo oggi giorno, una parola che probabilmente era più simile ad un suono, che probabilmente era più simile ad una vibrazione fatta di diverse frequenze in grado di modularsi in modi diversi e molteplici a seconda di quanto era manifesto e di quanto era celato, parola attributo Ra. E di Osiride, Horo (Arpocrate) è dio del Silenzio emblematicamente raffigurato imberbe e con il dito indice sulle labbra. La parola strozzata, l’impossibilità di dire e l’ancestrale ricordo (che al tempo stesso è promessa e presagio di quanto avverrà) alla gola taglia di Osiride nel segno gutturale dell’Apprendista Accettato in Massoneria, su questo non ci dilungheremo in questa sede in quanto altrove molti, troppi, hanno già detto bene o male.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa dal bestiario di Aberdeen Folio 56r

Se ne consiglia la lettura. Qui il link: http://www.abdn.ac.uk/bestiary/

Questa nota è estratta da: Michele Leone, Misteri Antichi e Moderni, Indagine sulle società segrete, di prossima pubblicazione per i tipi della casa editrice Yume.
 
 


[1] Alfredo Cattabiani, Volario. Simboli, miti e misteri degli esseri alati: uccelli, insetti, creature fantastiche, Milano 2000, pp. 515-516

sabato 20 dicembre 2014

Nota sull’apprendere e l’apprendista 0.1.1412


Più volte e in molti luoghi ci siamo soffermati sulla figura del Traditore o del Maestro. Oggi è nostra intenzione riflettere sul cosa sia essere Apprendisti.

Apprendista: colui che apprende. Solitamente si intende colui che intente apprendere un’arte od una professione.

Il dato per noi rilevante sta nell’apprendere: prefisso Ad (con senso intensivo o di movimento) più Prehendere (afferrare, prendere o impossessarsi). Se mettiamo da parte il prefisso avremo, prendere: “ridurre in proprio potere”. Quindi avremo un movimento per cercare di “ridurre in nostro potere” una qualche cosa. A questo punto possiamo provare a riformulare una definizione di Apprendista. L’Apprendista è colui che tenta di impossessarsi di qualcosa per “ridurla in suo potere.

Se diamo per vera questa ultima definizione, possiamo anche considerarla sufficiente? No. Abbiamo al massimo chiarito cosa sia il “mestiere” di colui che apprende ma, non abbiamo definito le esatte modalità con cui si esplica l’apprendimento. L’afferrare qualcosa implica almeno tre momenti imprescindibili:

1.      Il desiderio della cosa da afferrare o apprendere. Senza desiderio non è possibile iniziare il processo psico-fisico o della coscienza che porterà alla azione. Ma il desidero da solo non è sufficiente. Troppo spesso i desideri restano sogni irrealizzati. In realtà, almeno nella sfera all’interno della quale ci stiamo muovendo potremmo utilizzare appetizione al posto di desiderio. Qual è il processo che dalla sfera del desiderio o appetizione o potenza, può portare all’atto? La volontà.

2.      La volontà è il mezzo per cui ogni “entità autocosciente” compie o si predispone a compiere delle azioni.

La volontà nel dizionario di filosofia delle garzantine è così definita: attività propria dello spirito o della soggettività autocosciente. Con l’intelletto o ragione, occupa una posizione di assoluta preminenza tra le facoltà spirituali. Mentre nel dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano viene così definita: Il termine è stato usato in due significati fondamentali: 1° come principio razionale dell’azione; 2° come il principio dell’azione in generale. Entrambi questi significati sono propri tuttavia della filosofia tradizionale e della psicologia ottocentesca, perché sono collegati con la nozione di facoltà o poteri originari dell’anima che si combinerebbero assieme per produrre le manifestazioni dell’uomo.

Non potendo dedicare in questa sede un giusto approfondimento della Volontà, possiamo però constatare che le tre definizioni di questa la legano in una qualche maniera alla sfera dell’agire. Ed è proprio l’agire il terzo momento imprescindibile dell’afferrare.

3.      Agire, attraverso la sua etimologia che potrebbe portarci a sanscrito e da qui ad una quantità importante di parole ed idee, deriva dal latino agere che sta a per spingere, portare avanti. Da questo spingere deriva il significato di compiere un azione. E’ l’azione il fatto fondamentale dell’afferrare dell’Apprendista, senza movimento (che di per se è una delle manifestazioni della vita o dello spirito erotico) non vi sarebbe un senso nel desiderare o nel volere.

A questo punto sembrerebbe chiaro il significato dell’essere Apprendista o dell’Apprendere e le implicazioni di queste due parole, invece la strada per cogliere a pieno l’apprendere è ancora lunga. Nelle prossime note continueremo ad approfondire il senso dell’apprendere. In particolar modo verificheremo in cosa consiste il “tentativo di impossessarsi” dato nell’ultima definizione. Dopo questo verificheremo cosa accade dopo la cattura…

Gioia – Salute - Prosperità

© Michele Leone 

Immagine presa dalla rete

Post in evidenza

Welcome http://micheleleone.it/

Ciao a tutti, oggi voglio segnalarvi la nascita del mio sito: http://micheleleone.it/ Spero di ritrovarvi numerosi su questa nuova piat...