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venerdì 1 gennaio 2016

PHILOSOPHIA 0.2

Spesso per acquisire nuove prospettive è necessario guardare al passato, per conoscere il particolare bisogna non dimenticare il generale, in riferimento alle Scienze Ermetiche questo discorso diventa maggiormente necessario e urgente. E' assai variegato il mondo dei così detti conoscitori di cose occulte: si passa dai super specializzati professori universitari sparsi per il globo ai saccenti esperti formati sulla veloce lettura di post su Facebook.
Forse io che parlo ed inizio questo discorso mi arrogo la conoscenza o l'esperienza? Nulla affatto, la più alta qualità che posso riconoscermi è quella di un esploratore nell'erranza. Errando alle volte si hanno delle piccole epifanie che è necessario non sottovalutare, non lasciar volare via. Per esperienza e tradizione credo più in coloro che cercano la verità che in quanti se ne definiscano custodi o portatori (più o meno sani). Come, cosa, dove cercare? Come trovare un linguaggio, un modello espositivo che possa andare bene tanto agli accademici quanto ai veloci fruitori di informazioni da fast food? Sempre in rifermento al linguaggio non sarebbe forse necessaria anche in campo iniziatico una semiotica che sia in grado di fornire dei minimi comuni denominatori? Se attraverso la storia della Cultura, delle Idee, delle Religioni con l'ausilio della psicologia, della antropologia e di tutti gli strumenti delle discipline moderne si può tentare di riunire quanto è sparso e lavorare per tornare con chiarezza ad un approccio al Sacro, lo stesso, forse, non si può fare con quanto concerne il mondo iniziatico. Il mondo iniziatico dovrebbe essere in grado di fornire puntualmente questi strumenti ed aggiungerne altri. Dovrebbe essere esportatore di metodologie e conoscenza, di valori ed ideali. Al suo interno, dovrebbe essere in grado di fornire strumenti diversi, di donare una formazione altra, di ampliare lo spettro della percezione della coscienza (o anima o spirito se si preferisce, non è questa la sede delle definizioni). Quanto concerne il vero lavoro iniziatico è indicibile e segreto per definizione, quindi è quasi inutile parlarne e quando se ne parla spesso si presta il fianco alla frusta di perversi razionalisti o materialisti o ingenui detentori di verità assolute.
A questo proposito e so di ripetermi sarebbe necessaria una qualche “struttura” che possa fornire degli strumenti minimi ed indispensabili per formare quanti voglio avvicinarsi a certi argomenti. Argomenti che nulla hanno a che fare con il soprannaturale (non esiste), argomenti che sono e dovrebbero ritornare ad essere propri della Philosophia. Un percorso che sia fatto per chi davvero ha intenzione di mettersi in viaggio sulla Via perigliosa. Un tale percorso e cammino farà sorridere gli esoteristi e probabilmente ridere altri. La stessa idea di una biblioteca minima per aiutare i curiosi giovani esploratori della Philosophia, potrebbe essere derisa ed allo stesso tempo quasi irrealizzabile; Cento o duecento testi forse non basterebbero o ne potrebbero bastare meno? quali inserire? quali escludere? Forse il vero problema di questo bignami è cosa escludere. Un lavoro del genere nasce necessariamente incompleto. Perché provare a redigerlo allora? Quale è il suo scopo? Sono queste le due domande fondamentali alle rispondere. Un lavoro del genere non può e non deve essere un digesto bibliografico, deve essere un amico da tenere sul comodino in cui trovare le indicazioni per potersi formare una idea e in cui trovare la possibilità di acquisire strumenti per poi autonomamente poter programmare e gestire il viaggio dentro e fuori dalla propria interiorità. Deve ambire ad una certa universalità delle opere inserite, dovrebbe essere valido a Roma come a Berlino, a Mosca come a Sidney. Forse non solo una singola opera, ma in una qualche maniera le opere di alcuni autori imprescindibili come ad esempio: Porfirio, Bruno, Eliade, Jung, Zolla, Platone, Levi, Lullo, Nietzsche, Pico, Scholem e via dicendo.
Dopo tutte queste parole un consiglio di lettura per iniziare, solo ieri nel 2015 compiva 40 anni la prima edizione del lavoro di Mircea Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose.
Gioia – Salute - Prosperità
© Michele Leone
immagine presa dalla rete


domenica 20 settembre 2015

Appunti amorevol-teoretici di Alchimia Spirituale 0.5

Io che porto d'amor l'alto vessillo,
Gelate ho spene e gli desir cuocenti:
A un tempo triemo, agghiaccio, ardo e sfavillo,
Son muto, e colmo il ciel de strida ardenti:
Dal cor scintillo, e dagli occhi acqua stillo;
E vivo e muoio e fo riso e lamenti:
Son vive l'acqui, e l'incendio non more,
Ché a gli occhi ho Teti, ed ho Vulcan al core,
Altr'amo, odio me stesso;
Ma s'io m'impiumo, altri si cangia in sasso;
Poggi'altr'al cielo, s'io mi ripogno al basso;
Sempre altri fugge, s'io seguir non cesso;
S'io chiamo, non risponde;
E quant'io cerco più, più mi s'asconde.
Giordano Bruno, Eroici Furori, Parte prima dialogo secondo
A volte l’acqua non spegne il fuoco che arde, lo rafforza ed alimenta. Neanche la terra può qualcosa innanzi all’ardere del fuoco dell’amore. Anche se arde e non brucia ogni fuoco consuma e trasforma materia sia essa sottile o spessa. Poco importa che con gli alambicchi si cerchi una cottura dolce o a bagno Maria! Nel continuo gioco, nelle trasformazioni che si susseguono si arriva sempre più alla essenza del proprio essere, ogni volta i mostri sono più spaventosi e le ferite più profonde, la via non può non mietere le vittime che si fermano al primo accidente. E non è sempre una questione di mera conoscenza, spesso la sana incoscienza guidata da voci di sirene, che altro non sono i desideri più profondi, le memorie più antiche, porta alla vera meta. Il tutto subito, non è consigliabile tranne nell’improbabile manifestazione di ciò che è. Inseguire l’amore, e diventare amore passando ognuno per i propri inferni. Così sia detto, così sia fatto, così sia scritto
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine del cuore  presa dalla rete

Le altre immagini sono affreschi nel duomo di Orvieto, foto mie.



martedì 2 giugno 2015

Inciampare nel passato

Capita, mentre si cerca qualcosa di trovare altro da ciò che si cercava, così per caso questo pomeriggio sono inciampato nel mio passato. Ho trovato alcune cartelle con all’interno una molteplicità di documenti. Le prime raccolte di poesie, ©Fuoco sotto la cenere che non ha mai visto la luce in cui poesia e narrativa stentata tentavano una improbabile fusione, ed i miei deliri. Il delirio, ricordo ancora quando lo concepii e lo sviluppai. Era estate, una di quelle estati torride del meridione che possono dare alla testa e lasciare segni permanenti J. Sapevo, meglio, intuivo che non sarei mai stato capace di scrivere un romanzo. Il delirio, voleva essere una forma di racconto breve brevissimo, fuori dagli schemi di una storia. Il tentativo, era piuttosto un flusso di coscienza o di emozioni in cui avrebbero dovuto essere presenti esperienze pre razionali, un mix di conscio ed inconscio. Erano gli anni della gioventù delle infinite chiacchierata davanti al mare o in locali fumosi, whisky e birra, sigarette (troppe), sogni e donne (poche). Si parlava di arte, di scrittura, di professori troppo noiosi, ci si affacciava sul mare magnum della speculazione, si iniziava ad esperire l’ignoto, l’esoterismo. Platone, Cusano, Bruno e chi più ne ha ne metta; estetica e letteratura.. i primi viaggi e gli amori quelli cocenti che speravi durassero per sempre e le gli amori quelli finti che speravi durassero qualche ora. La poesia primo grande ed imperituro amore e da poeta diventare per gioco narratore, narratore di storie altre attraverso la storia, quella di solito fa addormentare sui banchi. E scrittore, alla fine non mi sono sentito mai, ma che gioia quando mi appellavano poeta, ma su tutto conoscendo la mia natura ho scoperto di essere un artigiano che ama il proprio lavoro e è soddisfatto di lavorare da solo nella sua bottega. La foto allegata è uno dei deliri, ah cosa sono “gli anni della liberazione”? ne parliamo un’altra volta…
Gioia – Salute - Prosperità

© Michele Leone



venerdì 27 febbraio 2015

Giordano Bruno e la Fenice

Unico augel del sol, vaga Fenice,
Ch’appareggi col mondo gli anni tui,
Quasi colmi ne l’Arabia felice
Tu se chi fuste, io son quel che non fui.
  Io per caldo d’amor muoio infelice
Ma te ravviv’il sol co’ raggi sui.
Tu bruggi’n un, ed io in ogni loco;
Io da Cupido, hai tu da Febo il foco.
 Hai termini prefissi
Di lunga vita, e io ho breve fine,
Che pronto s’offre per mille ruine;
  Né so quel che vivrò, né quel che vissi:
Me cieco fato adduce,
Tu certo torni a riveder tua luce.
Giordano Bruno
Eroici Furori


 
Immagine presa dalla rete. Mosaico presente nella Basilica di Santa Prassede

lunedì 16 febbraio 2015

Recensione alle recensioni del domenicale



 Per molti non è domenica se non ci sono i pasticcini dopo pranzo, per altri non è domenica se non ci sono partite di calcio da guardare, per me non è domenica se non acquisto il domenicale del Sole 24 Ore, indipendentemente dal fatto che riesca a leggerlo subito o lo lasci settimane in attesa di una lettura più o meno veloce.

Oggi sono stato fortunato sia perché sono riuscito a leggerlo sia perché con mia somma gioia ho trovato in “prima” una interessante recensione ad un libro su Giordano Bruno, meglio una recensione ad un libro sul monumento al filosofo nolano (quello in Campo dei Fiori a Roma). La recensione a firma di Sergio Luzzatto è interessante, come per gli appassionati di Bruno e non solo dovrebbe essere interessante il libro edito da Einaudi. Dovrebbe esserlo per il periodo storico in cui il monumento è stato eretto ed i personaggi che hanno contribuito alla sua realizzazione. A pagina 33 a firma di Massimo Firpo (il cui nome è più che garanzia, tra le altre cose è Accademico dei Lincei) una utile recensione di un “testo” edito nel 2014 che non può mancare nella biblioteca di ogni studioso od appassionato di cose bruniane: I 3 voll. editi sotto la direzione scientifica di Michele Ciliberto dalle Edizioni della Normale. Bastano questi due nomi per garantire serietà, scientificità ed “indispensabilità” dell’opera. Affrontare il pensiero dell’ “eretico impenitente”, sarà di certo più agevole con questo strumento. Sempre a pagina 33 da Giorgio dell’Arti troviamo una citazione del romanzo: Giordano Bruno davanti all’inquisizione. Dei tre, per certo il secondo è indiscutibilmente il più interessante; il primo è da leggere anche perché nella recensione “stranamente” non compare nessun riferimento alla Libera Muratoria. Non sappiamo se è data per scontata dal recensore l’influenza della Massoneria e dei massoni nell’erezione al monumento a Giordano Bruno o se l’autore ne è “dimentico”  nelle sue 392 pagine, questa dimenticanza tendiamo ad escluderla essendo professore di Storia della Scienza.

Appena li avremo “palpeggiati” entreremo nel dettaglio. Oltre a leggere i libri recensiti, per molti potrebbe essere interessante leggere anche i lavori dei recensori, Per ora buona lettura a tutti.

Domani sarà il triste anniversario di un omicidio inumano. Senza dietrologie e senza dimenticare che oggi c’è più barbarie che nelle epoche scure, potremmo prendere spunto dalle vicende umane ed intellettuali di quest’uomo dal carattere “difficile” per ricordarci che viviamo in uno degli infiniti mondi possibili e che l’unica e vera fonte di luce e civiltà è l’AMORE.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

Immagini del Domenicale del 15/02/2015

Massimo Bucciantini, Campo dei Fiori. Storia di un monumento maledetto, Einaudi, Torino, pagg. 392, € 32,00

Giordano Bruno. Parole, concetti, immagini. Direzione scientifica di Michele Ciliberto, voll. 3, Edizioni della Normale, Firenze-Pisa, Istituto nazionale di studi sul Rinascimento, pagg. 2012, € 180,00

Jean Rocchi, Giordano Bruno davanti all'inquisizione, Stampa Alternativa, Viterbo, pagg. 112, € 8,00 disponibile anche in ebook

 
 

martedì 6 gennaio 2015

Cardano, Ildegarda, Tritemio e caldaia che non funziona…ovvero Occultismo e problem solving. Una storia vera (o quasi).


Cosa hanno in comune questi tre personaggi storici? Probabilmente, ma solo probabilmente nulla. Questo trio con una caldaia? Ancor meno.

Immaginate di svegliarvi, o meglio di alzarvi dal letto dopo una notte insonne in una fredda mattina di gennaio (per la precisione la mattina dell’Epifania, sarà un caso?) e scoprire che il freddo che sentite non è dovuto ad una “morte interiore” ma, semplicemente ad un guasto alla caldaia. Immaginate anche di essere un uomo malpratico (di quelli che chiamano l’elettricista per cambiare una lampadina), fornito solo di una parte del manuale di manutenzione, il resto del manuale sarà disperso tra Atlantide ed Alessandria.

Date queste premesse quasi apocalittiche, cerchiamo di capire cosa e come farlo. Le moderne caldaie unitamente agli occulti libri che le accompagnano sono ricche di strani simboli e quanto è scritto nei manuali comprensibile solo agli iniziati alle arti meccaniche ed idrauliche; tra disegni misteriosi e parole oscure si ha il sospetto che sarebbe di più facile comprensione il manoscritto di Voynich.

Per prima cosa è opportuno preparare una antica e misteriosa bevanda che prende il nome di caffè. Successivamente dopo aver invocato la protezione e benedizione di qualche Santo o Divinità a seconda del proprio credo è opportuno mettersi al lavoro. Strumenti indispensabili sono la ricerca empirica e la Simbolica. Ops quasi quasi sembrano i preliminari di un alchimista nel suo laboratorio. Se di immediata comprensione è l’utilizzo della ricerca empirica, potrebbe esserlo meno quello della Simbolica. Se la Simbolica è la scienza che studia i simboli ecco che inizia a diventare chiaro il suo utilizzo. Il linguaggio simbolico, per quanto fatto di meta rimandi ad altro, probabilmente è l’unico linguaggio davvero universale. Bene lo sapeva Ildegarda, proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Lei, benedettina come Tritemio, ebbe a creare in quell’epoca per molti oscura, che ci ostiniamo a chiamare Medio Evo la Lingua ignota composta dalle 23 litterae ignotae. Probabilmente i redattori di un manuale di caldaie non hanno creato un linguaggio ad hoc, ma hanno semplicemente usato il linguaggio comune criptato in una qualche forma. Per puro divertimento, ipotizziamo questi redattori membri di una qualche sconosciuta consorteria come ad esempio la Confraternita Celta, abbiano utilizzato la steganografia. Oddio, e che parolaccia è ma questa? Si mangia?  No, non si mangia, ma utilizzata come mestiere potrebbe portare ad un buon salario. Steganografia deriva dal greco:  stego + graphein che sta per nascondere/occultare + scrivere, quindi scrivere qualcosa nascondendo. “Padre” della steganografia è Tritemio con il suo Steganographia, a dire il vero il nostro benedettino non voleva pubblicarlo, la storia di questo libro meriterebbe un capitolo proprio, ed infatti è uscito postumo. Del disco rotante di Tritemio (che non ha nulla a che fare con qualche attributo dei robot nei cartoni Giapponesi) troviamo traccia in Bruno e guarda caso nelle opere magiche.  A complicare o facilitare le cose ci ha pensato Gerolamo Cardano, inventore e scopritore di molte cose, quasi eretico, matematico e chi più ne ha ne metta, con la sua griglia.

Tutte queste strade, questi tentativi, portano a poco. Se si vuole davvero comprendere un libro (sia esso scritto o quello della natura[1]) misterioso ed occulto bisogna avere le GIUSTE chiavi per comprenderlo altrimenti si rischia di spendere molto, troppo, tempo nella ricerca della comprensione. Lo strumento più utile è la Simbolica, purtroppo non è sufficiente, almeno in questo caso a riavviare la caldaia, almeno supporta nella comprensione di quegli strani segni, che sono simboli.

Cosa significa questa storiella? Ha una morale?

Mi dispiace deludervi, ma non penso significhi qualcosa di preciso. In essa, però, ci sono degli indizi, dei rimandi più o meno visibili. Se non avete di meglio da fare provate a scoprirli; non dimenticate di leggere la tredicesima epistola di Dante (http://www.classicitaliani.it/dante/cangran.htm).

Alla fine la caldaia è stata aggiustata? Purtroppo non posso invitarvi per un caffè, quindi ai posteri la risposta J.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone nel giorno dell’Epifania A.D. 2015

P.S. Queste righe non voglio essere un contributo scientifico alla ricerca sull’Alchimia ed altre discipline, solo una “favola”.
 




[1] Scriveva Alano di Lilla:
Omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
nobis est in speculum;
nostrae vitae, nostrae mortis,
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum.
Nostrum statum pingit rosa,
nostri status decens glosa,
nostrae vitae lectio;
quae dum primo mane floret,
defloratus flos effloret
vespertino senio.

 

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