Visualizzazione post con etichetta scuole iniziatiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scuole iniziatiche. Mostra tutti i post

venerdì 18 marzo 2016

Apprendere: desiderio, volontà e azione

Ciao a tutti vi segnalo un nuovo articolo su micheleleone.it: Nota preliminare sull’apprendere e l’apprendista

Qui un piccolo assaggio:
Il dato per me rilevante sta nell’origine dell’apprendere: prefisso Ad (con senso intensivo o di movimento) più Prehendere(afferrare, prendere o impossessarsi). Se mettiamo da parte il prefisso avremo, prendere: “ridurre in proprio potere”. Quindi avremo un movimento per cercare di “ridurre in nostro potere” una qualche cosa. A questo punto possiamo provare a riformulare una definizione di Apprendista. L’Apprendista è colui che tenta di impossessarsi di qualcosa per ridurla in suo potere.
Il post completo lo trovate qui: Nota preliminare sull’apprendere e l’apprendista

Gioia - Salute -  Prosperità
Michele Leone

L'immagine rappresenta un lavoro dell'artista Raffaella Maron




domenica 13 dicembre 2015

Andania

… I candidati a ricevere l’iniziazione per la prima volta indossino la strighilide. Ma al comando dei hieroi depongano la strighilide e si incoronino tutti di alloro. (§ 4) (disposizioni per) il vestiario.
I candidati a ricevere l’iniziazione ai misteri stiano in piedi, scalzi, e indossino
Una veste bianca…
…(§ 11) (Disposizioni relative a) I tributi…
… la tassa d’ingresso pagata dai candidati per la prima volta all’iniziazione..

Il giuramento

“…Se rispetto il giuramento prestato. Possa io ricevere il premio destinato ai pii, destino contrario mi tocchi se commetterò spergiuro”.

(in Le religioni dei misteri, vol. II pp. 143-145 e p. 153)

Questo post è più che altro una nota personale nell’ambito di alcune ricerche sulla iniziazione, rito e mito. Oggi lo lascio senza commento, ma chi è avvezzo alla lettura delle cose iniziatiche e misteriche non avrà bisogno di spiegazioni per cogliere quanto vi è di tradizionale in molte pratiche ancora oggi in uso in alcune scuole iniziatiche.

Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone


Immagine: Mercurio di Giovanni Antonio Burrini Bologna 1656-1727


martedì 24 novembre 2015

I misteri

Molti chiedono, altri provano alla guisa di cortigiane imbellettate ad offrire promesse che difficilmente potranno mantenere. Non importa che si sia varcata la soglia o si sia ancora (in un tempo che può essere infinito e scelto come tale) sulla soglia del sacro recinto, i Misteri in quanto tali non posso essere spiegati con la povera ragione né con la scarna parola. Esperirli è l’unica via, strada maestra verso il silenzio della forma a favore della musica del cuore e di occhi scintillanti.
Gioia -  Salute  - Prosperità
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete 



martedì 27 ottobre 2015

Iniziazione di Gesù

Mentre lavoravo alla preparazione del secondo volume de Il Mondo Secreto di De Castro, ho riletto il passo che oggi vi riporto.
“Giunta la sera stabilita i notturni segnali apparvero sulla montagna. Gesù e Giovanni si affrettarono a recarsi al luogo del convegno; nel quale trovarono un mandatario dell’ordine vestito di bianco. Furono da costui guidati a subire le loro prove; senza le quali non avrebbero potuto entrare nel luogo ove erano radunati i membri dell’ordine; compiute le quali furono condotti nel seno dell’assemblea, ove i fratelli stavano seduti in semicerchio divisi secondo i quattro gradi della sapienza. Alla presenza di quei sapienti, le cui candide vesti porgevano testimonianza dell’innocenza del loro animo e della loro vita, i due giovinetti, con la mano destra appoggiata sul petto e la sinistra stesa lungo il fianco, pronunciarono con purissimo affetto i loro voti, e promisero di rinunciare ai tesori terrestri, alla gloria e alla potenza di quaggiù; e giurarono, dando e ricevendo un bacio fraterno, obbedienza e segretezza. Dopo di che furono (così volevano gli statuti dell’ordine) condotti in una remota caverna, ove restarono tre giorni e tre notti a meditare sulla nuova vita a cui erano chiamati; e la terza sera furono ricondotti nell’assemblea per essere interrogati, ed indi per pregare in comune; e ricevuto di bel nuovo fraterno bacio, furono vestiti di bianco, meritando quel simbolo con la schiettezza e purezza del cuore; e si diede loro un piccolo alveare, emblema dell’operosità della setta. Intonato il canto di lode e sedutisi da soli, come impongono le regole dell’ordine, e non in comune, al banchetto d’amore e di carità, furono congedati, affinché rimanessero in completa solitudine dodici lune, nella custodia dell’antico, per rendersi degli delle novelle iniziazioni.                                                                    
Passato l’anno, l’ordine li riebbe più ferventi che mai, e più deliberati alla missione che avevano assunta. Nella meditazione e nel digiuno il loro spirito grandeggiò; e gli inattesi incrementi svelarono la natura e la potenza divina. Però i successivi gradi si dischiusero ad essi come a figli amatissimi; e compiute le obbligatorie e rituali prove ebbero nell’ordine seggio degno della loro sapienza e delle loro virtù”.
E’ mia intenzione, leggere questo passo come una “favola”, ma in questa “favola” ci sono degli elementi che sono o dovrebbero essere caratteristici di molte scuole iniziatiche passate e presenti. Mi limiterò a sottolinearne un paio. Tipico delle scuole iniziatiche è il giuramento obbedienza e segretezza, non deve stupire che lo si ritrovi nella iniziazione degli Esseni. L’essere vestiti di bianco da un lato rimanda al candidato e dall’altro alla purezza che la maggior parte delle scuole iniziatiche hanno come divisa, è quasi superfluo ricordare che questo è il colore del grembiulino che cinge i fianchi degli Apprendisti Accettati nella Libera Muratoria. La metafora o simbolo dell’alveare è presente nella tradizione ermetica, e ad esso ed alle api fanno riferimento numerosi autori di scuola Rosa+Croce, come la famosa rosa alveare che su trova nel testo Summum Bonun di R. Fludd ed il motto Dat Rosa Mel Apibus. Il periodo di solitudine di dodici lune, simile alla lunghezza di un anno ha molteplici richiami con le scuole iniziatiche. In ultimo, nonostante ai candidati siano state riconosciute qualità divine, la scuola degli Esseni non si esenta dal compiere le obbligatorie e rituali prove; questo è quanto avviene o dovrebbe avvenire in ogni società Tradizionale ed Iniziatica. Non importa chi sia il candidato, la ritualità e le prove non sono un orpello.                                              
 A queste brevi e veloci considerazioni se ne potrebbero aggiungere molte altre e di varia e più profonda natura, ma l’ora è tarda…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete. Raffigurazione di uno dei disegni del quaderno di VILLARD DE HONNECOURT

domenica 11 ottobre 2015

Sogno, iniziazione e silenzio


Un sogno però mi ha proibito di descrivere quanto si trova all’interno delle mura del santuario, ed è chiaro che ai non iniziati non è lecito conoscere neppure indirettamente quelle cose della cui vista sono esclusi. … Pausania, I 38, 7*
Sarebbe superfluo, e probabilmente lo è, ogni commento. Siamo circondati di disvelatori di segreti, misteri ed arcani, ma è proprio vero che si può svelare il segreto dell’iniziazione? Le parole che escono come vento di maestrale da certe bocche forse sono solo una flatulenza scambiata per brezza di primavera. Ognuno può dare solo ciò che possiede e neanche nella sua interezza, quindi il Segreto, quello vero, non è esprimibile. Chi tanto si impegna nel tentativo di disvelare pubblicamente probabilmente o non è iniziato o della sua iniziazione non è riuscito a coglierne l’essenza ed a trasformarla da “virtuale” in reale. In santuario, il sancta sanctorum, non è descrivibile, spesso non lo è tra gli stessi iniziati. Quello che si può fare, nella migliore delle ipotesi è indicare a gesti e cenni, a parole spezzate e mute. Chi si vanta di poter svelare gioca a favore degli iniziati, poiché il suo dire fuorvierà e nasconderà ancora meglio.  La conoscenza di quanto è attinente alle mura interne del santuario non è acquisibile con gli strumenti della mera ragione comunemente intesa. Alla ragione, alla intelligenza pura bisogna unire l’intelligenza del cuore. Sono necessarie l’intuizione e la “morte” del pensiero “guidato” per entrare in altri tipi di pensiero sino quasi a quello che viene definito non pensiero.  
Un altro aspetto è interessante del passo citato, le mura nascondono qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa di bello e allo stesso mostruoso, celano quanto vi è di più sublime ed amorale. Celano l’essere! Non tutti siamo pronti ad incontrare quanto con perizia da maestri è nascosto nella interiorità dell’uomo. Pre – Conscio e Inconscio per dirla con parole troppo moderne sono delle barriere, le mura del santuario, a protezione dell’essere. Essere inteso in questa sede come l’unità primigenia dell’essere umano, come il nucleo indivisibile portatore della energia vitale. Come tutte le fonti di energia il suo potenziale è quello di generare o distruggere mondi. Per questo le mura proteggono i non iniziati, per questo i non iniziati non devono sapere neanche indirettamente. In questo discorso è palese che si può essere profani (fuori dal tempio) a se stessi. E se non si hanno gli strumenti, la volontà ed il coraggio di un viaggio nel peggiore degli inferni è meglio restare sulla soglia della conoscenza di se stessi.
Per ora può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
*in Le religioni dei misteri, Vol. I, Milano 2012

Immagini prese dalla rete


domenica 5 luglio 2015

Soffio, lettera, parola, linguaggio ed il loro potere

Egli fece dal vuoto il sostanziato e fece il niente dall’essere; e scolpì colonne grandi con il Soffio che non si può afferrare. E’ questo il segno (Aleph in tutto e tutto in Aleph): Egli distese, disse e fece tutto il creato e tutti i linguaggi dal nome unico e il segno della parola di ventidue cose in un solo corpo. (ed. Savini)
Formò dal caos la sostanza, la fece col fuoco ed esiste, grandi colonne intagliò nell’aria inafferrabile. Questo ne è il segno. […] Scruta e inverte, fa tutto il creato e tutto il parlato un solo Nome. A segno della cosa, ci sono ventidue elementi in un solo corpo. Fine. (ed. Busi)
Tre Madri Aleph, Mem, Scin; il loro fondamento il cavo dell’innocenza e il cavo del peccato, e il linguaggio termine ondeggiante tra i due.
Tre Madri Aleph, Mem, Scin. Segreto grande, meraviglioso e occulto e magnifico e suggellato con sei anelli: ed escono da essi Aria, Acqua e Fuoco, e da essi sono nati i Padri e dai Padri le generazioni. Sappi, giudica, medita come il Fuoco porta l’Acqua. (ed. Savini)
Tre madri: (Aleph)א ,  (Mem) מ,  (Scin) ש. Il loro fondamento: il piatto dell’intransigenza e il piatto dell’indulgenza e la lingua è la norma che le equilibra.
Tre madri: (Aleph)א ,  (Mem) מ,  (Scin) ש. Un grande segreto coperto, meraviglioso, sigillato con sei anelli. Da questo insieme scaturiscono fuoco, acqua e spirito, che si dividono in maschio e femmina. Devi sapere, pensare e dare forma: il fuoco porta l’acqua. (ed. Busi)
Ogni volta che mi avvicino alla Qabbalah lo faccio con rispetto e timore. Il rispetto che si deve avere nei confronti si una vetusta scienza e il timore della mia ignoranza e degli errori che può generare. Eppure, più la rifuggo più essa mi si presenza innanzi. Mentre “peregrinavo” tra molteplici congetture e indeterminati stati dell’essere, questa mattina rileggevo il “libro della formazione” confrontando due edizioni assai diverse per natura, scopo ed epoca di traduzione. Come noterete anche voi, sembrano quasi due libri diversi. Non mi interessa porre l’attenzione sulle diversità delle traduzioni, anche perché non ne avrei i mezzi. L’interesse, per i passi riportati, sta al momento, nel linguaggio. Non solo nella nascita del linguaggio o dei linguaggi, ma soprattutto nella transitorietà della parola. La parola, strumento potentissimo e riconosciuto dalla maggior parte delle scuole iniziatiche, non a caso i neofiti devo superare un periodo di silenzio. La stessa parola, nella creazione non è primigenea, e le lettere da cui è composta pur essendo più antiche della composizione, non sono ancora sufficientemente all’origine di ciò che è. Prima delle lettere, vi è il soffio. Soffio che possiamo interpretare come respiro ed allora all’origine vi è il respiro, un respiro attivo e consapevole pieno di coscienza e non un atto meccanico ed involontario. Il potere del Soffio/Respiro esprime una qualità per molti inaspettata, ossia, quella di poter edificare, di poter forgiare. Questa qualità del Soffio potrebbe essere determinante per “smontare” molti dei praticanti o pseudo tali di scienze occulte al limite dell’illecito, ossia parte della cerimoniosità del pittoresco abbigliamento e di formule o formulette non solo l’apice del poter fare, ma solo conseguenza secondaria dell’originario potere creazionale.  Non è forse detto da qualche parte che esistono due tipi di cabalisti (per estensione di studiosi di scienze ermetiche)? quelli intellettuali e quelli intuitivi. I secondi sarebbero più vicini all’ordine ed i primi a disordine. La lingua, il linguaggio, sono anche il termine o la norma tra peccato e innocenza, tra intransigenza ed indulgenza. Quindi pur riconoscendo al linguaggio, almeno quello umano, un valore secondario rispetto al Soffio primitivo, dobbiamo avere a mente e soprattutto nel cuore la sua potenza e fare sacro tesoro del silenzio alla guisa di neofiti appena iniziati ai misteri. Soffio, parole ed edificazione/intaglio sono, o dovrebbero essere prima oggetto di riflessione e poi di pratica per coloro che camminano la Via. Dopo queste semplici e sintetiche considerazioni, una domanda si impone: può esistere una scuola iniziatica speculativa? La risposta è no. L’idea di una scuola iniziatica speculativa, diviene un ossimoro, un non senso. L’iniziato, colui che vive l’iniziazione e la porta nelle svariate dimensioni della realtà non può che essere una persona d’azione. L’azione, che è intimamente legata all’agire rimanda al farsi portatori, anche nel senso di guidare o condurre, quindi quale responsabilità è implicita in chi accetta di incamminarsi, responsabilità che non viene sempre esplicitata, ma che è! In questo caso forse solo ai neofiti sarebbe concesso il potersi giustificare con il “non sapevo”. L’azione che compie il neofita d’altro canto è una azione verso e su se stesso, altri sono chiamati ad agire nel mondo.
Sui sei anelli ed i misteri e segreti, tornerò in altra occasione. Nella speranza che quanto appena detto serva a trasmettere e non a tradire.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete (scala philosophorum)
Le edizioni citate sono:
Savini Savino, Il Sepher Jetsirah, Lanciano 1920

Busi G. – Loewenthal E., Mistica Ebraica, Torino 2006 (in riferimento a quest’ultima edizione mi scuso per la trascrizione non fedele della lingua ebraica)

sabato 4 luglio 2015

una definizione di mistero


Mistero che nella sua origine greca (Myterion, cosa segreta) trova il suo più profondo significato e la vicinanza al segreto, rimanda anche attraverso la derivazione mýō al tener chiuso (prevalentemente gli occhi o le labbra). Questo tener chiuse le labbra, soprattutto se accompagnato al gesto del dito indice o dell’indice e medio appoggiati sulle stesse ricorda l’iconografia del dio Arpocrate, o il silenzio che deve accompagnare i Maestri Secreti o Discreti nel Rito Scozzese Antico e Accettato. Mistero, spesso viene declinato al plurale Misteri. I Misteri stanno abitualmente ad indicare l’insieme dei riti e delle cerimonie dei culti iniziatici. Come ad esempio in Grecia:
            I misteri, chiamati originariamente Orge, formano un insieme di credenze e di cerimonie religiose la cui natura esatta è lungi dall’essere stata chiarita, perché a causa del loro carattere iniziatico ed esoterico il loro contenuto non è stato divulgato da chi ha avuto accesso (mystai). Secondo la loro finalità, i misteri si rivolgevano a tutti gli esseri umani, senza discriminazione di sesso o di rango, oppure erano riservati a una determinata categoria .
I misteri, non fanno parte solo del retaggio culturale della Grecia classica, sono vivi e presenti con accezioni più o meno simili anche in alcune pratiche della chiesa cattolica. Arcano, che ha la sua origine nel latino arcanus, che è segreto, che deve essere celato. La parola è composta da arca (cassa, scrigno) e da arceo (rinchiudere, difendere, proteggere). Ciò che non è conoscibile perché protetto è nascosto è arcano.

Michele Leone, Misteri Antichi e Moderni. Indagine sulle società segrete, Yume, Torino 2015 pp 9-10

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

P.s. nel testo a stampa ci sono le note esplicative

martedì 16 giugno 2015

Le iniziazioni ai misteri in uso tra gli umani non hanno nulla di sacro.*

Questa frase di Eraclito potrebbe far strappare le vesti, ai cultori di una certa filosofia e a chi nel Filosofo vede un punto di contatto tra la tradizione iniziatica del primo occidente e quella orientale. Non ho intenzione di cimentarmi in una dissertazione filologia e neanche dare dotte conclusioni, ho il semplice desiderio di una piccola riflessione. Al di là della possibile polemica di Eraclito contro la “politicizzazione e profanizzazione” delle iniziazioni ai misteri cosa possiamo imparare da questa frase? Innanzi tutto che negli ultimi 2500 anni è cambiato poco o nulla. Tutti coloro che tentano di trarre un vantaggio personale, o giocano umanamente con l’iniziazione ai Misteri e conseguentemente con la Tradizione non fanno altro che renderla o inutile o creare dei possibili fenomeni di contro-iniziazione. L’Iniziazione e la Tradizione, fanno parte di quanto vi è di più intimo nella natura degli esseri umani, a queste potremmo aggiungere il rapporto con il sacro. Non è possibile avvicinarsi a queste senza la primigenia meraviglia, quella tipica del “fanciullo” ossia di chi colui che non conosce. Meraviglia e stupore sono caratteristiche, oserei dire qualità che permettono di avvicinarsi alle iniziazioni con il giusto piede scalzo. A voi lasciarvi trasportare dal pensiero dell’ Oscuro.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete. Tiziano Bacco e Arianna

*Eraclito, Dell’origine, trad. e a c. di A. Tonelli, Milano 1993

domenica 14 giugno 2015

Da Eleusi a Londra piccolo viaggio iniziatico con le mani pure

… E non ha tutti quelli che vi aspirano è concesso di prendere parte ai riti misterici, ma a alcuni viene intimato di stare alla larga, per esempio chi non ha mani pure e parla una lingua incomprensibile…*

Che le iniziazioni siano da sempre legate a una forma di “selezione” dei candidati è cosa risaputa e le motivazioni possono essere le più varie. Che quanto è rimasto della Tradizione è oggigiorno frammentato è altrettanto risaputo. Che il dovere di chi è sulla strada sia riunire quanto è sparso è noto. Da svariate lune “inciampo” in Eleusi e Orfeo, prima o poi mi dovrò dedicare con seria costanza al compito di approfondire metodicamente questi Misteri. Oggi voglio soffermarmi su di una parte di questa piccola citazione. “Chi non ha mani pure”, le mani pure che non devono macchiarsi, possono essere metafora o allegoria di molte cose. Ritroviamo le mani pure in molte scuole iniziatiche tra cui la Massoneria. Quando parlo di massoneria, il mio riferimento di solito è al concetto di massoneria e non ad una o all’altra istituzione massonica esistita o esistente. Se non erro durante l’iniziazione muratoria, al neofita è detto che le sue mani devono restare pure. Se devono restare pure significa che lo erano…
…se lo erano, vuol dire che secondo quanto è riportato nella citazione, egli aveva questo requisito. Se aveva questo requisito, poteva aspirare e ricevere il “privilegio” di prendere parte ai riti misterici e nella moderna massoneria ricevere l’iniziazione.
Spesso i punti di contatto con le tradizioni e la Tradizione non sono così occulti e misteriosi come alcuni vogliono farci credere. Spesso sono la nostra limitatezza di informazioni, di conoscenza o di desiderio di metterci in gioco che non ci permettono di vedere oltre il nostro naso o di affidare aprioristicamente al primo “guru” di turno la nostra crescita.
Il mio invito è di camminare e ogni tanto capiterà di inciampare a volte ci si sbuccerà un ginocchio a volte si troverà un indizio per la ricerca.

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete

*In: Eleusis e Orfismo: I Misteri e la tradizione iniziatica greca, a c. di Angelo Tonelli, Milano 2015

sabato 23 maggio 2015

Nota 0523 Sulla parola e sul silenzio

Con il fluire del tempo percepisco sempre maggiormente la parola come strumento necessario ed insufficiente e alle volte, come non necessario. Questo è uno dei motivi per cui deve essere scarna, nuda e viva, uno dei motivi per cui deve possedere la virilità e la capacità di fecondare. Questa come ogni “iniziato” deve morire e rinascere; deve divenire altro da sé. E questa iniziazione potrebbe quasi essere un “sacrificio spirituale” (logiké) che in Paolo diventa logikē latreia (Rm 12,1- culto spirituale). Questo, banalmente, uno dei motivi per cui in tutte le scuole iniziatiche è fatto obbligo del silenzio ai neofiti; questo uno dei motivi del ritorno al silenzio, di molti maestri.
Questo uno dei motivi del “segreto” e del silenzio degli iniziati sulle cose afferenti i Misteri. Come può dire chi non padroneggia la parola viva, come può egli illustrare? Questo uno dei motivi delle iperboli, delle metafore, delle allegorie sino ad arrivare ai simboli, essi stessi sono parole altre di linguaggi altri. Che sia parola o simbolo, prima di giungere all’ultima trasformazione deve portare a compimento la sua propria ipseità (*); questo compimento da un verso è paragonabile alla morte iniziatica o alla putrefazione alchemica. Se il paragone è corretto, allora, non sarà l’ultima delle fasi del suo processo evolutivo, sarà semplicemente uno dei primi stadi per giungere a quella vibrazione o musica delle stelle che è la lingua unica dei molteplici Mondi.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete



(*) Vedi e Cfr. Francesco Tomatis, Ipseità, diversità e dia-ferenza. In Teoria 2006/1, pp. 31-35.



sabato 25 aprile 2015

L'iniziato uomo del dubbio?

Un Carissimo amico, qualche tempo or sono mi ha posto questo quesito. Tardivamente mi accingo a rispondere, una risposta non facile e per certo non esaustiva. Per scelta ho deciso di evitare le possibili molteplici citazioni e seguire una via diversa.
Per molti l’iniziato come ad esempio il massone è uomo del dubbio. Ma cosa si intende per dubbio? La risposta a questa domanda non è una questione di mera semantica.
Il dubbio nella sua accezione comune è uno stato di incertezza e di “impossibilità” a compiere una scelta. Quindi in questa accezione non può essere accettato. Non può essere accettata questa definizione perché l’iniziato non è mai nell’immobilità, tranne forse nel grado più alto della sua “illuminazione”, ma se raggiunta diventerebbe altro da sé. Iniziando a volgere lo sguardo alla filosofia, che di certo è più vicina, se non figlia della poesia e delle scuole iniziatiche, al nostro discorso, il senso del dubbio inizia a cambiare. Abbiamo il dubbio degli scettici solitamente opposto al dubbio di Cartesio, detto anche dubbio metodico. Volendo questo tipo di dubbio è il più simile a quello degli iniziati, anche se siamo ancora lontani dalla esatta interpretazione; il dubbio dell’iniziato è paragonabile alla “cerca”, spesso associata al Graal nella letteratura. A queste considerazioni è opportuno aggiungere e ricordare che il dubbio nel greco potrebbe essere reso con: 1) adelos,  2) aporia e 3) amphibolos. Adelos con la a privativa rimanda alla assenza di chiarezza e di evidenza. Nel nostro discorso diventa ciò che non è manifesto o visibile; quindi l’iniziato potrebbe essere colui che cerca di cogliere quanto non è manifesto. Aporia, quasi come una strada senza uscita, è un termine tecnico che denota una difficoltà del pensiero, nello specifico durante una speculazione una difficoltà di tipo logico. In ultimo Amphibolos, che rimanda immediatamente all’anfibologia che è uno dei mezzi di espressione tipici delle scuole iniziatiche e delle società segrete. Se dell’anfibologia abbiamo detto e diremo altrove è indispensabile ricordare che questa parola può essere così composta: amphi+bolos(da ballein)+logos. Ballein rimanda a quel “gettare” separare, dividere che è in diabballo, in questo caso nel senso proprio dell’alchimia e dell’operazione del solve, intimamente legata alla nigredo. Il solve il separare come operazione preliminare e fondante della “cerca”, solo dopo arriverà il riunire ciò che è sparso. Il dubbio è così intimamente legato anche alla dualità che la sua origine, andando sempre più a ritroso potrebbe essere nella radice sanscrita dva (dvi) che sta per due. Dva e Dvi, tra le altre compongono due parole: 1) dvija, il due volte nato, di cui si è già detto in altre sedi, e 2) dvara, il varco, l’apertura nel senso si accesso e possibilità sia essa sensoriale o iniziatica.
In questo senso l’iniziato è uomo/donna del dubbio. E’ un instancabile “cercatore” senza pregiudizi e senza verità aprioristicamente confezionate. Egli separa quanto trova sul suo cammino compiendo delle scelte e vivendo sino a ri-nascere una o molteplici volte. Separa senza sosta parti della sua propria essenza e ri-trova quanto era nascosto o celato. Egli non dubita nel senso “volgare” della parola. E’ un uomo d’azione e di pensiero instancabile nel suo peregrinare i molteplici stati e stadi dell’essere e del mondo.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese dalla rete

1) Viktor Vasnetsov,  IL CAVALIERE AL BIVIO 1878

2) Annibale Caracci, Ercole al Bivio 1595/96

Sul segreto

"La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto" Ja'far Sadiq
Se l’autore di questa frase a molti non dice nulla, di certo il suo allievo è più conosciuto del maestro: Geber.
In queste poche parole, che possono apparire ridondanti vi è un indizio su quello che da sempre celano scuole iniziatiche e società segrete, ossia, l’incomunicabilità della sapienza, della conoscenza che in altra forma viene raccontata nel Cantico dei Cantici. Inutile ora aggiungere altro, se non l’invito a re-flectere su quanto dice Ja'far Sadiq.
Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete. La luce del mondo di William Holman Hunt 1853/54

domenica 22 marzo 2015

Appunti di Alchimia Spirituale 0150322


Quando rileggiamo i Maestri del passato, quando incontriamo qualcuno con lo sguardo sereno e semplicità indica la Via (consapevolmente o meno), quando incrociamo lo sguardo stupito di bambino, capiamo che il lavoro da fare è tanto e la nostra presunzione di conoscenza è un atto di “arroganza”. Si fa strada la consapevolezza dell’ignoranza. Questa consapevolezza non deve indurre tristezza, ma gioia. E’ solo in questo momento che l’ardore del sacro fuoco che non brucia ritorna ad essere vivo e la voglia di lavorare con maggiore assiduità ed intensità si fa più viva che mai.

Il lavoro, come il viaggio è infinito e pieno di soste e luoghi meravigliosi e spaventosi da visitare, nei quali sostare per diventare cittadini di molte esperienze. La fatica ed  il sudore sono una delle condizioni minime per avere una giusta paga ognuno per il suo.

Non si penetrerà mai sino in fondo il mistero dei misteri se non si è disposi a lottare per esso, se non si è disposti ad amare di un amore incondizionati che tutto può prendere, ma tutto può dare in una misura maggiore di quanto si è dato. Il momento della paga e della soddisfazione non è determinato né certo, ma il viaggiatore, pur avendo tra i suoi scopi la meta, ha come primaria necessità vitale quella di camminare la Via.

La quiete è per pochi, i molti devono convivere con l’inquietudine. Essere operari all’interno di un Atanor vivente e spesso perdersi e ritrovarsi. La putrefazione come le fasi dell’opera non è detto che avvengano una volta per tutte, ma il lavoro può prevedere molteplici tentativi e diversi inizi. Fucina di Fabbro, Laboratorio Alchemico, Cantiere di Muratori e Carpentieri e molto altro ancora si dovrà visitare, ogni volta chiedere di poter essere ammesso come l’ultimo degli apprendisti. Non è quanto si è fatto, l’eventuale grado raggiunto, la manifestazione di segni che per alcuni poco contano, ma la capacità di rifarsi “profani” di essere l’ultimo arrivato che tutto ha ancora da apprendere, il vedere e rivedere ogni giorno con occhi nuovi il modo uno dei misteri della Maestria. Il maestro non è tale solo per ciò che sa, il Maestro è!

Essere non l’erudito conoscitore di poliedriche nozioni, essere colui che vive ed esperisce nella molteplicità degli stadi e stati del suo proprio essere infiniti cicli vitali. Esperire la disperazione del fallimento e sulla cenere della propria anima soffiare e ravvivare la sacra fiamma, il soffio di quel pneuma che tutto può. Che era all’origine del manifesto e del non manifesto, e nell’istante che dura meno di un istante essere la VIBRAZIONE da cui tutto è iniziato e a cui tutto inevitabilmente deve tornare dopo le sofferenze dei cicli.

L’universo è semplice come sono semplici le sue leggi, la complessità nasce dall’essersi allontanati da quanto era e dovrebbe essere. Molteplici i vizi ed i peccati, ognuno ne ha per se e ne inventa di nuovi; per questo bisogna scavare oscure profonde prigioni in cui “catturare” e non uccidere una parte di se. È come per un principio della fisica: “ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un liquido riceve una spinta verticale dal basso verso l'alto, uguale per intensità al peso del fluido che occupa nel volume spostato”, lo stesso è necessario fare con il proprio spirito. Immergersi e risalire, rettificare, essere l’ombra e la luce nelle loro forme più compiute, alla fine è semplicemente questo quanto hanno fatto e fanno i Maestri sulla via…

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone
immagine presa dalla rete

sabato 7 marzo 2015

Mauna, ancora sul silenzio, ed altre istantanee cosiderazioni

Più volte ed in più luoghi abbiamo parlato del silenzio. Il silenzio, nella maggior parte delle scuole iniziatiche è caratteristica prima dei neofiti, nelle religioni e negli aspetti più vicini al sacro di queste il silenzio è caretteristica dei saggi, mistici e uomini di ri-flessione.
Il silenzio non è solo caratteristica dell’apprendista, del neofita. Potremmo asserire che esistono diverse qualità di “silenzio”. Come nel silenzio del neofita vi è l’idea stessa di prendere a (apprendere) e nell’Adepto il silenzio divene comprensione (prendere con o insieme) per il Maestro (propriamente il Traditor) il silenzio diviene altro, esso è qualcosa di più complesso e semplice allo stesso tempo.  Oggi ci limiteremo a dare la definizione presa da un glossario di sanscrito*:
mauna (n): “silenzio”, silenzio totale e profondo; il silenzio dei guṇa; lo stato del muni, in cui la mente e l’intera individualità è risolta nella consapevolezza dell’ ātman, la coscienza nel nirvikalpasahajasamādhi. È condizione imprescindibile per la realizzazione dello yoga nel suo senso più elevato. Inteso come attributo, corrisponde a  Pārvatī o Durgā, la śakti di Śiva. Secondo Śaṅkara, manua è uno dei tre segni distintivi (liṅga) del jñānin o del saṁnyāsin insieme a bālya e pāṇḍitya.
In altro luogo ed in altro tempo daremo un più ampio commento di questa definizione di silenzio che implica una ampia visitazione di culture lontane e primigenee. È importante notare e riflettere che la sola intellegienza razionale untita alla erudizione non è possibile cogliere il senso più profondo della natura delle cose. Porsi in ascolto ed aprendo le vie del cuore inevitabilmente prima o poi si potrà giungere al silenzio ed alla luce.
Gioia  - Salute – Prosperità
© Michele Leone
*Glossario Sanscrito a cura del Gruppo Kevala, Roma 2011.

Immagine presa dalla rete

sabato 20 dicembre 2014

Nota sull’apprendere e l’apprendista 0.1.1412


Più volte e in molti luoghi ci siamo soffermati sulla figura del Traditore o del Maestro. Oggi è nostra intenzione riflettere sul cosa sia essere Apprendisti.

Apprendista: colui che apprende. Solitamente si intende colui che intente apprendere un’arte od una professione.

Il dato per noi rilevante sta nell’apprendere: prefisso Ad (con senso intensivo o di movimento) più Prehendere (afferrare, prendere o impossessarsi). Se mettiamo da parte il prefisso avremo, prendere: “ridurre in proprio potere”. Quindi avremo un movimento per cercare di “ridurre in nostro potere” una qualche cosa. A questo punto possiamo provare a riformulare una definizione di Apprendista. L’Apprendista è colui che tenta di impossessarsi di qualcosa per “ridurla in suo potere.

Se diamo per vera questa ultima definizione, possiamo anche considerarla sufficiente? No. Abbiamo al massimo chiarito cosa sia il “mestiere” di colui che apprende ma, non abbiamo definito le esatte modalità con cui si esplica l’apprendimento. L’afferrare qualcosa implica almeno tre momenti imprescindibili:

1.      Il desiderio della cosa da afferrare o apprendere. Senza desiderio non è possibile iniziare il processo psico-fisico o della coscienza che porterà alla azione. Ma il desidero da solo non è sufficiente. Troppo spesso i desideri restano sogni irrealizzati. In realtà, almeno nella sfera all’interno della quale ci stiamo muovendo potremmo utilizzare appetizione al posto di desiderio. Qual è il processo che dalla sfera del desiderio o appetizione o potenza, può portare all’atto? La volontà.

2.      La volontà è il mezzo per cui ogni “entità autocosciente” compie o si predispone a compiere delle azioni.

La volontà nel dizionario di filosofia delle garzantine è così definita: attività propria dello spirito o della soggettività autocosciente. Con l’intelletto o ragione, occupa una posizione di assoluta preminenza tra le facoltà spirituali. Mentre nel dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano viene così definita: Il termine è stato usato in due significati fondamentali: 1° come principio razionale dell’azione; 2° come il principio dell’azione in generale. Entrambi questi significati sono propri tuttavia della filosofia tradizionale e della psicologia ottocentesca, perché sono collegati con la nozione di facoltà o poteri originari dell’anima che si combinerebbero assieme per produrre le manifestazioni dell’uomo.

Non potendo dedicare in questa sede un giusto approfondimento della Volontà, possiamo però constatare che le tre definizioni di questa la legano in una qualche maniera alla sfera dell’agire. Ed è proprio l’agire il terzo momento imprescindibile dell’afferrare.

3.      Agire, attraverso la sua etimologia che potrebbe portarci a sanscrito e da qui ad una quantità importante di parole ed idee, deriva dal latino agere che sta a per spingere, portare avanti. Da questo spingere deriva il significato di compiere un azione. E’ l’azione il fatto fondamentale dell’afferrare dell’Apprendista, senza movimento (che di per se è una delle manifestazioni della vita o dello spirito erotico) non vi sarebbe un senso nel desiderare o nel volere.

A questo punto sembrerebbe chiaro il significato dell’essere Apprendista o dell’Apprendere e le implicazioni di queste due parole, invece la strada per cogliere a pieno l’apprendere è ancora lunga. Nelle prossime note continueremo ad approfondire il senso dell’apprendere. In particolar modo verificheremo in cosa consiste il “tentativo di impossessarsi” dato nell’ultima definizione. Dopo questo verificheremo cosa accade dopo la cattura…

Gioia – Salute - Prosperità

© Michele Leone 

Immagine presa dalla rete

Post in evidenza

Welcome http://micheleleone.it/

Ciao a tutti, oggi voglio segnalarvi la nascita del mio sito: http://micheleleone.it/ Spero di ritrovarvi numerosi su questa nuova piat...