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giovedì 5 novembre 2015

Appunti amorevol-teoretici di trasmutazione spirituale

A volte sembra che si possa accettare solo muniti di una ascia bipenne. Quando si passa dalla teoria alla pratica il percorso diventa più difficile. Quando le belle teorie si sostituiscono ad una realtà spesso putrescente inizia il vero lavoro. Non basta accettare, la parola spesso tradisce più di un’amante! come potrebbe essere diversamente? Come potrebbe essere innocente e vera una parola che nasce da uno spirito inquieto che non accetta ciò che è? E gli occhi che dovrebbero vedere fanno fatica a non distorcere quanto veduto e tramutarlo in un consolatore vantaggio o in un incubo deforme. Eppure bisogna accettare, ed anche in guerrieri più avvezzi alle battaglie devono fermarsi e combattere la battaglia più dura, quella dell’accettazione di un giudizio, di una scelta indipendentemente dal vero o dal falso, dal giusto o dallo sbagliato. Accettare probabilmente significa farsi da parte, mettere da parte non solo il proprio ego ed essere profondo, ma anche la volontà ed il desiderio; sarebbe facile con volontà e desiderio compiere magie e cambiare destini come corsi di fiume, ma è questa una delle vie per giungere a trasmutare il proprio spirito e la propria essenza. Fare questo è un po’ morire, è la morte di un seme in un terreno fertile, in primavera nascerà nuovamente.
Gioia – Salute –Prosperità
©Michele Leone  

Immagini prese dalla rete


domenica 18 ottobre 2015

pensieri aggrovigliati, La Porta Ermetica e Kremmerz

Oggi è una di quelle giornate in i cui pensieri fanno fatica a dipanarsi  e restano aggrovigliati in una matassa, in una palla con la quale forse non giocherebbe neanche un gatto. Ed allora meglio mettersi a lavorare in altro modo e forma. E’ quasi pronta la prima stesura della nuova edizione de La Porta Ermetica di Giuliano Kremmerz che probabilmente vedrà al luce nel periodo natalizio per i tipi di Mondi Velati editore. Vi riporto senza commento la prefazione che per un gioco di rimandi e “coincidenze” rimanda ad uno dei miei ultimi post quando parlo del “Canto dei Cantici” e alla dedica e introduzione de “Le magie del simbolo”.
Prefazione
Dedico a te, o Maria, esempio di inaudita fedeltà, queste pagine brevi, stampate, per volontà non mia, per iniziare ai secreti della tua anima ermetica i dotti fanciulli della ingenua umanità. Maga, sacerdotessa, zingara, cartomante, medichessa, astrologa, divina – seduttrice ed ammaliatrice sempre – sei passata e passi anche tu attraverso al labirinto delle vittime di due estremi, la fede ignorante e la boria scientifica dei terrestri. Quindi non meravigliarti se la mia prosa sarà accolta come Calandrino di Messer Boccaccio in Mugello.
Non so ora, o Maria, dove ti trovi e quale maschera porto, ma questo libro ti arriverà lo stesso e con un sorriso eroico, quel famoso sorriso dei pasticcetti con crema di frutta, dirai:
-           Toh! Parla un morto della tragedia storica che vissi e piansi in omaggio alla gratitudine dei popoli melensi, immemori di chi loro ha donato la libertà del non credere!
E leggerai e vedrai le due figure che ho insinuate.
La prima è il caracter adeptorum… una cosa che capiscono tutti al tempo che corre, nel quale anche gli agenti delle imposte studiano l’occultismo nei manuali della culinaria vegetariana. E se qualcuno non lo intendesse, basterebbe domandarne al primo dei filosoi iniziati che ci vengono a predicare il verbo credere da oltre alpe. Poiché la razza greco-italica è orbata di maestri di tali cose sublimi, emigrati nel campo psichico forestiero, per acquistare quel certo tonico scientifico che loro mancava, nel vecchiume cristallizzato dell’antica esposizione metafisica… e per saperne la interpretazione giusta e moderna, anzi per penetrarne il mistero arcaico col lumicino filologico che ci fa difetto.
Sol voglio farti notare, o Maria, che intorno al circolo è scritto: Non formido mori, voto melioris ovilis: Nam ante oculos mihi ceu in speculo stat vita fortuna che in lingua maccheronica, salv complicazioni internazionali, vorrebbe dire che all’adepto sta innanzi agli occhi come in uno specchio la vita futura e che, quindi, non si spaventa della morte pel desiderio di migliorare l’ovile. E’ quindi ancora, aggiungo io, vano per l’adepto di studiare questa morte che non gli fa paura e ozioso il parlarne per contentare i curiosi.
Alla leggenda esteriore va contrapposta una croce di quattro versetti, la più interna, i quali, dalla posizione della scrittura, si fanno supporre girevoli e si completano due a due
Crux abit in lucem – Lux deerit soli
Crux agit arte ducem – Dux erit umbra solis

Oppure
Lux deerit soli - Crux abit in lucem
Dux erit umbra solis - Crux agit arte ducem

E nel mezzo di un cerchio interiore:
Ergo sibi simili constantia cardine quadrant
Versetto che si vuol far precedere o seguire alle due coppie precedenti. Basta un latinista di ginnasio per non far capire lo spirito di quell’Ergo, ma per tradurre ci basta un bidello delle scuole regie.
Più critica è la seconda tavola: Cavea sibyllarum.
Cavea vuol dire gabbia, recinto, platea o luogo? Guarda il fregio ovale che chiude la scena: non ti pare un serpente che non abbia ne capo ne coda?
L’autore annota: cavea sibyllarum, idest cavea virginorum faticanarunt, cioè delle vergini indovine. Vergini? Ma perché il lettore non prenda abbaglio soggiunge: idest faemina vel puella, cioè donna o fanciulla cujus pectus Numen recipit, il petto della quale riceve il Nume. Anche qui un ostacolo: pectus è il petto, il seno, il cuore, l’anima, il sentimento? Dovresti, o Maria, spiegarlo tu, perché tu lo sai ogni volta che fai la vergine indovina donde ti escono Dei sententias sonantes, cioè sentenze sonanti o vocali di Dio!
Come frontespizio al libro, vi ho fatto incidere la porta ermetica che sta nei giardini di Roma. Ti ricordi Roma, o Maria? La consoci bene, non dir di no – e sai che ha tante porte grandi e questa piccola e bassa. La ho scelta perché certe scritte paiono fatte apposta per le opere che sto incubando pei secoli futuri – quando i negri corvi partoriranno le bianche colombe, vale a dire quando in Vaticano si farà colazione con due granelli di pietra filosofica con asparagi scientifici all’insalata – gli asparagi per prevenire la calcolosi.
Tu sorridi, o amica diletta tu ridi…
Siimi serenamente giudice. Aspetto il tuo verdetto. Un fiore. Lo staccherai dall’albero della Genesi, lasciando che gli altri fruttifichino il bene e il male, che l’umanità, avanzando, raccoglie e digerisce. Conserva per te la melagrana, perché ti riconoscerò dalle labbra rosse, come nel Cantico dei Cantici, e dalla voce regale… perché hai testa di donna e corpo flessuoso di serpente tentatore: non ridere… lo vedi il cherub dalla spada fiammeggiante che veglia, ci spia, ci fa da delatore? …oh il perfido eunuco!
Giuliano Kremmerz
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete 




domenica 20 settembre 2015

Appunti amorevol-teoretici di Alchimia Spirituale 0.5

Io che porto d'amor l'alto vessillo,
Gelate ho spene e gli desir cuocenti:
A un tempo triemo, agghiaccio, ardo e sfavillo,
Son muto, e colmo il ciel de strida ardenti:
Dal cor scintillo, e dagli occhi acqua stillo;
E vivo e muoio e fo riso e lamenti:
Son vive l'acqui, e l'incendio non more,
Ché a gli occhi ho Teti, ed ho Vulcan al core,
Altr'amo, odio me stesso;
Ma s'io m'impiumo, altri si cangia in sasso;
Poggi'altr'al cielo, s'io mi ripogno al basso;
Sempre altri fugge, s'io seguir non cesso;
S'io chiamo, non risponde;
E quant'io cerco più, più mi s'asconde.
Giordano Bruno, Eroici Furori, Parte prima dialogo secondo
A volte l’acqua non spegne il fuoco che arde, lo rafforza ed alimenta. Neanche la terra può qualcosa innanzi all’ardere del fuoco dell’amore. Anche se arde e non brucia ogni fuoco consuma e trasforma materia sia essa sottile o spessa. Poco importa che con gli alambicchi si cerchi una cottura dolce o a bagno Maria! Nel continuo gioco, nelle trasformazioni che si susseguono si arriva sempre più alla essenza del proprio essere, ogni volta i mostri sono più spaventosi e le ferite più profonde, la via non può non mietere le vittime che si fermano al primo accidente. E non è sempre una questione di mera conoscenza, spesso la sana incoscienza guidata da voci di sirene, che altro non sono i desideri più profondi, le memorie più antiche, porta alla vera meta. Il tutto subito, non è consigliabile tranne nell’improbabile manifestazione di ciò che è. Inseguire l’amore, e diventare amore passando ognuno per i propri inferni. Così sia detto, così sia fatto, così sia scritto
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine del cuore  presa dalla rete

Le altre immagini sono affreschi nel duomo di Orvieto, foto mie.



giovedì 4 giugno 2015

simbolo e poesia

Mi è stato chiesto di trovare un verso che mi rappresenti. Domanda impertinente e scomoda, domanda che mi ha obbligato ad aprire una collezione di vasi di Pandora…
…questo pellegrinaggio non mi ha portato a prendere una decisione su quale verso mi rappresenti, anche perché la poesia, almeno nella sua forma espressiva canonica ultimamente mi tradisce con più audaci giovanotti, è la poesia. Mi sarebbe stato più facile scrivere il mio epitaffio. Devo gratitudine, alla domanda impertinente ed alle labbra che l’hanno pronunciata, d'altronde solo (o quasi) le domande impertinenti portano scoperte interessanti. A Voi una delle mie antiche poesie alla quale per svariati motivi sono affezionato.
Simbolo
Ricerchi
tra
domande
e
vane
parole
l’intimo significato
di
quanto
non può
esser
detto
da
parole
comunque
sempre
troppo
profane.
gl’interrogativi
posti
ai
veri Maestri
restano
senza risposte
la stessa Natura
riderà
beffandosi
dell’inutile ciarlare.

l’ Ombra nefasta
verrà
carica
d’infinite certezze
come
l’albero della cuccagna
al
carnevale de’ pazzi.

No
non credere
alle
finte risposte,
finisci il cammino.
A
mezzogiorno
recati
al platano
godendo
della frescura
della foresta
alle tue spalle
e
del
fiume
dinnanzi a te:

TACI!

fai
Silenzio
dentro l’anima
acquieta
lo spirito
regola
il respiro
che
sia
quello del mondo.
ora cammina
verso tua Madre
incontra tuo Padre
fatti divorare
dagl’istinti
copula
nella Natura
cogliendone
i frutti più succosi
e
muori.
lascia
la materia densa
il corpo putrefatto
diventi
 Terra,
fuoco fauto
sia
Aria
torna
Acqua
purificati
sii
Fuoco.
Sii
ogni elemento
nell’essenza
più profonda,
trasmutati
nella parte
infinitesimale
del creato
tornando ad evolverti.
Nel platano
sii
pietra
pianta
sii
l’Unicorno
incuriosito
spaventato
e
fiero
per tornare infine
Uomo.
nel
Silenzio
del tuo Tempio
senza più domande
sii
quel Simbolo
e
scopri
tacendo
l’indicibile
essenza
il significato
occulto.
torna
al mondo
ri-velando
ai
questuanti
indicando
con gesti
a
quanti
riconoscerai
Fratelli
senza
bisogno di parole


Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete. Tiziano, Amor sacro e Amor profano, dipinto circa 500 anni fa


sabato 2 maggio 2015

Misteri antichi e moderni. Indagine sulle società segrete

Un mix di autopromozione (spero mi perdonerete) e voglia di condividere. Ho “rubato” all’editore la cover e l’indice della mia ultima fatica, in libreria in concomitanza con il prossimo Salone del libro di Torino ove ci sarà una presentazione del libro.
Indice
Introduzione
Pitagora e la sua setta
I cavalieri Templari
I Beati Paoli
I costruttori
Il linguaggio delle società segrete
Sul significato dell’iniziazione nelle società esoteriche
Sull’Alchimia
La Carboneria ed altre Società Segrete
Gli scamiciati
La Sacra Fratellanza
Introduzione alla Carboneria
Maestro Carbonaro
Piccolo dizionario carbonaro
Conclusione   
Appendice
Sillabo
Bibliografia

Buona lettura a tutti

©Michele Leone

sabato 25 aprile 2015

L'iniziato uomo del dubbio?

Un Carissimo amico, qualche tempo or sono mi ha posto questo quesito. Tardivamente mi accingo a rispondere, una risposta non facile e per certo non esaustiva. Per scelta ho deciso di evitare le possibili molteplici citazioni e seguire una via diversa.
Per molti l’iniziato come ad esempio il massone è uomo del dubbio. Ma cosa si intende per dubbio? La risposta a questa domanda non è una questione di mera semantica.
Il dubbio nella sua accezione comune è uno stato di incertezza e di “impossibilità” a compiere una scelta. Quindi in questa accezione non può essere accettato. Non può essere accettata questa definizione perché l’iniziato non è mai nell’immobilità, tranne forse nel grado più alto della sua “illuminazione”, ma se raggiunta diventerebbe altro da sé. Iniziando a volgere lo sguardo alla filosofia, che di certo è più vicina, se non figlia della poesia e delle scuole iniziatiche, al nostro discorso, il senso del dubbio inizia a cambiare. Abbiamo il dubbio degli scettici solitamente opposto al dubbio di Cartesio, detto anche dubbio metodico. Volendo questo tipo di dubbio è il più simile a quello degli iniziati, anche se siamo ancora lontani dalla esatta interpretazione; il dubbio dell’iniziato è paragonabile alla “cerca”, spesso associata al Graal nella letteratura. A queste considerazioni è opportuno aggiungere e ricordare che il dubbio nel greco potrebbe essere reso con: 1) adelos,  2) aporia e 3) amphibolos. Adelos con la a privativa rimanda alla assenza di chiarezza e di evidenza. Nel nostro discorso diventa ciò che non è manifesto o visibile; quindi l’iniziato potrebbe essere colui che cerca di cogliere quanto non è manifesto. Aporia, quasi come una strada senza uscita, è un termine tecnico che denota una difficoltà del pensiero, nello specifico durante una speculazione una difficoltà di tipo logico. In ultimo Amphibolos, che rimanda immediatamente all’anfibologia che è uno dei mezzi di espressione tipici delle scuole iniziatiche e delle società segrete. Se dell’anfibologia abbiamo detto e diremo altrove è indispensabile ricordare che questa parola può essere così composta: amphi+bolos(da ballein)+logos. Ballein rimanda a quel “gettare” separare, dividere che è in diabballo, in questo caso nel senso proprio dell’alchimia e dell’operazione del solve, intimamente legata alla nigredo. Il solve il separare come operazione preliminare e fondante della “cerca”, solo dopo arriverà il riunire ciò che è sparso. Il dubbio è così intimamente legato anche alla dualità che la sua origine, andando sempre più a ritroso potrebbe essere nella radice sanscrita dva (dvi) che sta per due. Dva e Dvi, tra le altre compongono due parole: 1) dvija, il due volte nato, di cui si è già detto in altre sedi, e 2) dvara, il varco, l’apertura nel senso si accesso e possibilità sia essa sensoriale o iniziatica.
In questo senso l’iniziato è uomo/donna del dubbio. E’ un instancabile “cercatore” senza pregiudizi e senza verità aprioristicamente confezionate. Egli separa quanto trova sul suo cammino compiendo delle scelte e vivendo sino a ri-nascere una o molteplici volte. Separa senza sosta parti della sua propria essenza e ri-trova quanto era nascosto o celato. Egli non dubita nel senso “volgare” della parola. E’ un uomo d’azione e di pensiero instancabile nel suo peregrinare i molteplici stati e stadi dell’essere e del mondo.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese dalla rete

1) Viktor Vasnetsov,  IL CAVALIERE AL BIVIO 1878

2) Annibale Caracci, Ercole al Bivio 1595/96

Sul segreto

"La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto" Ja'far Sadiq
Se l’autore di questa frase a molti non dice nulla, di certo il suo allievo è più conosciuto del maestro: Geber.
In queste poche parole, che possono apparire ridondanti vi è un indizio su quello che da sempre celano scuole iniziatiche e società segrete, ossia, l’incomunicabilità della sapienza, della conoscenza che in altra forma viene raccontata nel Cantico dei Cantici. Inutile ora aggiungere altro, se non l’invito a re-flectere su quanto dice Ja'far Sadiq.
Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete. La luce del mondo di William Holman Hunt 1853/54

domenica 19 aprile 2015

dal convegno Simbologia Templare, Cavalleresca e Massonica

In attesa dell audio o della trascrizione del mio intervento,  ecco alcune immagini del convegno di oggi con Alessandro Meluzzi e Giancarlo Guerreri.



domenica 12 aprile 2015

Cenno su Haṁsa

Haṁsa: “cigno”; il cigno, quale simbolo di Brahamā, che cova l’Uovo del Mondo; il Cigno quale simbolo dell’ ātman, ovvero dell’Anima universale. Lo haṁsa è <<il suono della natura di mantra>>, mantra che riunisce due aspetti: la presa di consapevolezza dell’essere individuato […] e la consapevolezza dell’Essere assoluto […] che caratterizzano il ciclo vitale ed esistenziale di ogni ente, ovvero l’emergenza della forma e la sua soluzione nell’essenza. […] Come aggettivo haṁsa è un titolo attribuito a yogin di alto rango. Il termine haṁsa indica anche il varṇa primordiale che esisteva nel kṛtayuga e che conteneva in principio e allo stato indifferenziato i quattro varṇa successivi.[1]
Più avanti approfondiremo il discorso sulla simbologia degli uccelli e sul loro linguaggio. Questa nota, quasi di servizio, per una brevissima considerazione sul come al di la di lievi differenze, il significato e la spiegazione della parola Haṁsa possa sembrar essere tratta da un tomo di alchimia medievale. Riunire quanto è sparso è uno dei doveri più improbi ed entusiasmanti che esistano. Quello che agli inizi sembra un caotico insieme di puzzle di miglia di pezzi lanciati alla rinfusa su un tavolo con il passare del tempo da un lato sembra ordinarsi e creare un mosaico dall’altro diviene sempre più confuso. E’ nella pace e nel silenzio, che si inizia ad intravedere il filo che tutto lega. Vi è pure l’istante dell’illuminazione che come folgore giunge ma, i pochi che la ricevono difficilmente possono comunicarla. Allora una è la via, quella della pazienza e del lavoro, lavoro che porta ad imbastire e disfare la tela innumerevoli volte, alle guisa di novelle Penelope. La filosofia, che è anche alchimia, alla fine deve giungere alla nigredo. La stessa parola deve morire per lasciare spazio a quella unica e sincronica vibrazione che è il respiro del “mondo”, due ed uno allo stesso tempo.
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete





[1] Glossario Sanscrito, Roma 2011

lunedì 6 aprile 2015

Nota preliminare sulla Melagrana 01


Dalla Mesopotamia alla Massoneria, passando probabilmente dalla cacciata dal Paradiso e da Troia la melagrana percorre la storia dell’umanità. A questo frutto presente nell’iconografia e nel sacro da sempre dovremmo dedicare un intero lavoro. Ma come strutturarlo? Un manuale di cucina, un volume di storia della medicina, un libro di alchimia o sulle tinture, un semplice itinerario attraverso le immagini di questo frutto e del suo albero? Forse l’ultima ipotesi la più attuabile per creare un viaggio che accompagni per mano il viaggiatore in alcuni millenni di storia e di storie spesso, troppo spesso, poco raccontate. Un viaggio attraverso e nella Madre che tutto crea ma anche distrugge, tra Eros e Thanatos, senza dimenticare la ri-nascita dovuta ad ogni Iniziato. Lo stupore che con fanciullesco spirito mai deve abbandonare lo sguardo anche di chi ha vissuto lungamente. Un viaggio in 613 tappe o più semplicemente in uno unico lungo sguardo che tutto abbraccia.      

Questa è una intenzione, ma senza volere nulla è possibile è questi sono solo appunti, in un giorno qualunque che molti passano a bivaccare dimentichi delle occulte eppur luminose simbologie che scorrono nei giorni e nelle notti che affannosi viviamo o lasciamo scorrere cercando di afferrare insignificanti emblemi di inutile consumismo dello spirito.

La melagrana, frutto della morte e della resurrezione…

Appunti iconografici minimi:

Persefone  -  Rossetti

Venere Verticordia - Rossetti

Chiesa di S. Maria Maggiore in Caramanico

Statua di Hera in trono con Melagrana

Dioniso e Demetra in trono

Madonna con melograno – Botticelli

Madonna della melagrana 1406

Madonna delle rose - Stefan Lochner

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa dalla rete

domenica 22 marzo 2015

Appunti di Alchimia Spirituale 0150322


Quando rileggiamo i Maestri del passato, quando incontriamo qualcuno con lo sguardo sereno e semplicità indica la Via (consapevolmente o meno), quando incrociamo lo sguardo stupito di bambino, capiamo che il lavoro da fare è tanto e la nostra presunzione di conoscenza è un atto di “arroganza”. Si fa strada la consapevolezza dell’ignoranza. Questa consapevolezza non deve indurre tristezza, ma gioia. E’ solo in questo momento che l’ardore del sacro fuoco che non brucia ritorna ad essere vivo e la voglia di lavorare con maggiore assiduità ed intensità si fa più viva che mai.

Il lavoro, come il viaggio è infinito e pieno di soste e luoghi meravigliosi e spaventosi da visitare, nei quali sostare per diventare cittadini di molte esperienze. La fatica ed  il sudore sono una delle condizioni minime per avere una giusta paga ognuno per il suo.

Non si penetrerà mai sino in fondo il mistero dei misteri se non si è disposi a lottare per esso, se non si è disposti ad amare di un amore incondizionati che tutto può prendere, ma tutto può dare in una misura maggiore di quanto si è dato. Il momento della paga e della soddisfazione non è determinato né certo, ma il viaggiatore, pur avendo tra i suoi scopi la meta, ha come primaria necessità vitale quella di camminare la Via.

La quiete è per pochi, i molti devono convivere con l’inquietudine. Essere operari all’interno di un Atanor vivente e spesso perdersi e ritrovarsi. La putrefazione come le fasi dell’opera non è detto che avvengano una volta per tutte, ma il lavoro può prevedere molteplici tentativi e diversi inizi. Fucina di Fabbro, Laboratorio Alchemico, Cantiere di Muratori e Carpentieri e molto altro ancora si dovrà visitare, ogni volta chiedere di poter essere ammesso come l’ultimo degli apprendisti. Non è quanto si è fatto, l’eventuale grado raggiunto, la manifestazione di segni che per alcuni poco contano, ma la capacità di rifarsi “profani” di essere l’ultimo arrivato che tutto ha ancora da apprendere, il vedere e rivedere ogni giorno con occhi nuovi il modo uno dei misteri della Maestria. Il maestro non è tale solo per ciò che sa, il Maestro è!

Essere non l’erudito conoscitore di poliedriche nozioni, essere colui che vive ed esperisce nella molteplicità degli stadi e stati del suo proprio essere infiniti cicli vitali. Esperire la disperazione del fallimento e sulla cenere della propria anima soffiare e ravvivare la sacra fiamma, il soffio di quel pneuma che tutto può. Che era all’origine del manifesto e del non manifesto, e nell’istante che dura meno di un istante essere la VIBRAZIONE da cui tutto è iniziato e a cui tutto inevitabilmente deve tornare dopo le sofferenze dei cicli.

L’universo è semplice come sono semplici le sue leggi, la complessità nasce dall’essersi allontanati da quanto era e dovrebbe essere. Molteplici i vizi ed i peccati, ognuno ne ha per se e ne inventa di nuovi; per questo bisogna scavare oscure profonde prigioni in cui “catturare” e non uccidere una parte di se. È come per un principio della fisica: “ogni corpo immerso parzialmente o completamente in un liquido riceve una spinta verticale dal basso verso l'alto, uguale per intensità al peso del fluido che occupa nel volume spostato”, lo stesso è necessario fare con il proprio spirito. Immergersi e risalire, rettificare, essere l’ombra e la luce nelle loro forme più compiute, alla fine è semplicemente questo quanto hanno fatto e fanno i Maestri sulla via…

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone
immagine presa dalla rete

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