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domenica 10 gennaio 2016

Bernardo di Chiaravalle e i Mostri

Troppo spesso chi si avvicina alle Dottrine Esoteriche è trasportato in un mondo nebuloso dove presunti maestri bardati di patacche accrescono la nebulosità. Ho già detto altrove e non mi stancherò mai di ripeterlo che i primi detrattori dell’ermetismo sono proprio i praticanti delle varie discipline così dette occulte (tra le altre cose lo stesso termine occultismo è di nascita recente). In un vortice si idee, di guazzabugli e visioni (a volte nobili) in molti si ergono a conoscitori, addirittura a detentori della verità. Improvvisate “guide turistiche” dello Spirito o del Simbolo sono pronte a dipanare ed a farsi pagare per mirabolanti tour all’interno di circhi senza tendone o di antiche cattedrali.
“Nei chiostri, sotto gli occhi dei fratelli che leggono, cosa fanno quei ridicoli mostri … che significano quelle scimmie immonde, quei leoni selvaggi, quei centauri mostruosi? Che ci fanno quegli esseri metà bestia metà uomo, quelle tigri maculate? … si vedono molti corpi sotto un’unica testa, e molte testa sopra un sol corpo. Qui, vediamo un quadrupede con la testa di serpente, là un pesce con la testa di quadrupede, altrove un animale è cavallo davanti e capra dietro … Di grazia, se non si arrossisce di simili assurdità, che si rimpianga almeno la spesa.”
Queste non  sono parole mie, ma di Bernardo di Chiaravalle  (Apologia ad GUILLELMUM Sancti Theodorici abbatem, P.L. CLXXXXII, col. 916), si lo stesso Bernardo tanto caro a molti sognatori di favole templari, massoniche sino ad arrivare ad i perenni illuminati o al NWO. Senza entrare nel merito della disputa tra cistercensi e Cluny, pur essendo concorde che nella età di mezzo “tutto può essere simbolo od è simbolo”, la realtà stessa è rimando ad altro, è necessario ribadire con vigore che bisogna vedere con i giusti occhi ed il giusto cuore. Non solo con la giusta preparazione per cogliere ad esempio che due grifoni che bevono ad una coppa non sono simbolo eucaristico. Che si tratti di arte o di testi scritti è necessaria una ermeneutica delle Opere Ermetiche, è necessario che chi si avvicina a certi argomenti cerchi ed esplori senza pregiudizio e senza dogmi.
Direi che per oggi il vecchio barbagianni può ritirarsi…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Il passo in latino per chi lo conosce meglio di me: Caeterum in claustris coram legentibus fratribus quid facit illa ridicula monstruositas, mira quaedam deformis formositas, ac formosa deformitas? Quid ibi immundae simiae? quid feri leones? quid monstruosi centauri? quid semihomines? quid maculosae tigrides? quid milites pugnantes? quid venatores tubicinantes? Videas sub uno capite multa corpora, et rursus in uno corpore capita multa. Cernitur hinc in quadrupede cauda serpentis, illinc in pisce caput quadrupedis. Ibi bestia praefert equum, capram trahens retro dimidiam; 540 hic cornutum animal equum gestat posterius. Tam multa denique, tamque mira diversarum formarum ubique varietas apparet, ut magis legere libeat in marmoribus quam in codicibus, totumque diem occupare singula ista mirando, quam in lege Dei meditando. Proh Deo! si non pudet ineptiarum, cur vel non piget expensarum?


Immagine presa dalla rete: Abbazia di Fossanova


domenica 12 aprile 2015

Appunti per un articolo su Castel del Monte

Attraversato il portale, il percorso è praticamente obbligato. L’obbligatorietà del percorso, i giochi delle luci e degli accadimenti astronomici lo rendono assai simile ad un labirinto, anzi, lo rendono un labirinto. Labirinto nella sua accezione classica ossia unicursale al pari di quelli rappresentati in molteplici cattedrali e non solo. E nel labirinto, non solo la luce anche le ombre a ricorrersi, a creare una opportunità di scelta, una necessità nel cammino. L’ombra e la luce, destrutturate da ogni valenza morale, sono parte del percorso. Ed ecco che bisogna camminare sul bianco e sul nero, a memoria del massonico pavimento a scacchi, per giungere non alla meta ma solo al passo successivo. La meraviglia ed il senso ritornano forti, perché ad un certo punto, mentre si cammina e si sale bisogna sentire ed utilizzare i sensi quelli fisici e quelli dello spirito. E meravigliarsi di quanto è in noi di luce e tenebra. Ecco allora cosa potrebbe essere, tra le altre cose Castel del Monte un labirinto e in quanto labirinto mandala, in quanto mandala può rimandare allora ad un fiore e se fiore deve essere sia rosa. Se è rosa, non può che essere la Rosa, quella degli iniziati che da un lato genererà i filosofi Rosa+Croce e dall’altro rimanderà ai custodi del Graal. Graal che secondo alcune leggende qui sarebbe custodito.
Gioia – Salute - Prosperità
© Michele Leone

Immagini prese dalla rete


domenica 15 marzo 2015

Piccole soddisfazioni

Piccole soddisfazioni in una giornata uggiosa. Andando a zonzo per la rete in cerca in qualche ispirazione e "trovarsi" in: Simbologia, i 20 libri da leggere per saperne di più.
http://esoterismo.esoterya.com/simbologia-20-libri-da-leggere-per-saperne-di-piu/25449/





domenica 21 dicembre 2014

Ebook: Le magie del simbolo

Michele Leone - Giovanni Zosimo, le magie del simbolo. Dall' anhk ai tatuaggi, Mondi Velati Editore 3,99 €
Dalla quarta di copertina:
Cosa unisce i misteri dell’antico Egitto alla Gioconda di Leonardo? Cosa hanno in comune Petrarca con il ...
Giorgione? La città di Dio e Rimbaud? Apparentemente nulla, eppure il mondo dell’esoterismo e dei simboli sono comuni alle più diverse culture ed artisti. In queste pagine Michele Leone e Giovanni Zosimo ripercorrono alcune tappe salienti del rapporto tra esoterismo ed arte, in un susseguirsi di suggestioni e ipotesi alla stregua di investigatori sulla “scena del crimine”.
 

sabato 13 dicembre 2014

Quasi Recensione: La filosofia e le sue storie. L'Antichità e il Medioevo. A c. di Umberto Eco, Riccardo Fedriga, Laterza, Bari 2014


In un mondo dove la Grecia è considerata un paese “spazzatura” secondo il dire di alcuni “signori” che guardano ai valori sociali e umani attraverso le distorte lenti di una finanza basata su finte ricchezze che non hanno nulla di umano, il parlare di filosofia e di questo libro potrebbe essere inutile. Essendo profondamente convinto che le lenti di questi “signori” siano frutto del diavolo (nel senso di dia-ballo, dividere) e cercando di operare per unire quanto è sparso il parlare di questo libro e di filosofia inizia ad avere un senso.

Questo corposo volume, scritto in caratteri piccoli per non renderlo ancor più ingombrante, non deve spaventare il lettore non avvezzo a letture filosofiche. Come dice il titolo stesso, in queste pagine si troveranno delle storie legate alla filosofia ed ai filosofi. Si troveranno anche interessanti confronti con l’ambiente in cui si sono sviluppate certe idee. Lo stile diverso dei vari capitoli, scritti da diversi  autori, dà ritmo alla struttura dell’opera. Il libro sviscera in modo chiaro correnti e origine della filosofia ed accompagna nella storia di questa, il lettore passo dopo passo. Non è un manuale ad uso scolastico, è questo è uno dei suoi vantaggi.

Ma a cosa serve la filosofia? Una prima risposta la troviamo nell’introduzione scritta da Eco:

"..praticare al filosofia insegna a ragionare, e ragionare in modo corretto può indurre qualcuno a ritenersi appagato anche se non ha successo pratico nella vita, ma ha aiutato moltissimi altri ad applicarsi anche a problemi pratici. … Insomma non foss’altro che per questa semplice ragione, vale la pena di praticare la riflessione filosofica così come vale la pena di fare ginnastica. Nel secondo caso si evita di ingrassare, nel primo si diventa più intelligenti."

Leggere questo libro, potrebbe essere come fare un giro in una nuova palestra per una disciplina sportiva alla quale non ci si è mai avvicinati e forse scoprire che ci appassiona. Soprattutto leggere questo libro e occuparsi di filosofia potrebbe aiutarci ad essere meno lobotomizzati dalle influenze nefaste della società che stanno costruendo quei così detti “signori” della finanza speculativa o della così detta alta finanza, che di alto probabilmente ha solo il nome e non i principi che dovrebbero guidare gli esseri umani.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone
 
 

domenica 2 novembre 2014

Recensione: Alain De Libera, Storia della Filosofia Medievale, Jaca Book, Milano 1995


Era il 1996 e mi preparavo a sostenere l’esame di Storia della Filosofia Medievale la parte generale si sarebbe dovuta sostenere sul classico Gilson. Non ricordo se perché questo mostro sacro non avesse incluso nella sua opera Giacchino da Fiore o solo perché ero un giovane rompiballe decisi che non mi sarei accontentato di preparare la parte generale dell’esame su questo testo. Così armato della mia passione mi recai dalla prof. e dopo una lunga discussione ottenni di preparare l’esame anche sul De Libera. Il volume di Alain lo avevo scoperto nell’inserto della domenica del sole 24 che all’epoca ero solito “rubare” a mio padre.

In queste ultime ore mi sono trovato sia a scrivere di Ermeneutica delle Scienze Ermetiche sia a partecipare a conversazioni sul medioevo dove i protagonisti avevano poche idee e ben confuse evidente retaggio di una pseudo cultura romantica (nel senso peggiore del termine), come se tutto questo non bastasse gli scenari geopolitici degli ultimi anni e gli estremismi religiosi impongono per chi vuole dare uno sguardo un po’ meno superficiale alla realtà un approfondimento.

Il libro di Alain si muove nel così detto medioevo con una agilità sorprendente e soprattutto non è il classico manuale di storia della filosofia medievale occidentale. Il libro nelle sue oltre cinquecento pagine si muove non solo nella vastità di quasi un millennio ma, anche in quella di una geografia che si spinge sino ad oriente. L’approccio è didattico essendo un volume preparato per gli studenti del “primo ciclo” dell’Università francese, quindi può essere letto da chiunque abbia la voglia di imparare senza pregiudizi. In queste pagine si troveranno i filosofi e le filosofie appartenenti ai tre  monoteismi.

“Per scrivere una storia della filosofia medievale, lo storico che vuole darsi carico della realtà storica deve dunque partire dall’esistenza della pluralità: pluralità delle culture, pluralità delle religioni, pluralità delle lingue, pluralità dei centri di studio e della produzione dei saperi.

Filosoficamente, il mondo medievale non ha un centro. Non solamente perché il mondo medievale occidentale ha una pluralità di centri (cosa che molti storici sono disposti a riconoscere), ma soprattutto perché ci sono più mondi medievali. La Bagdad del III secolo dell’Egira e l’Aquisgrana del IX secolo dell’era cristiana sono contemporanee, ma non appartengono né al medesimo tempo, né al medesimo mondo né alla medesima storia. … Sono due mondi epistemologicamente uguali nei diritti che convergono o divergono sotto il suo sguardo. Il posto dello studioso non è né a fianco di Carlo Magno, né di fianco di Harun al-Rashid, ma di fianco ad entrambi, cioè da nessuna parte.


Tre questioni preliminari si pongono alle soglie di una storia della filosofia medievale: l’oggetto esiste? In altri termini: c’è stata una filosofia nel Medioevo? La filosofia medievale è qualcosa di diverso da una teologia rivelata, filosoficamente equipaggiata? La filosofia medievale, qualunque sia la sua natura, ha apportato un contributo significativo alla storia generale della filosofia?”

Indispensabile

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

sabato 25 ottobre 2014

Guillaume Durand de Mende, Manuale per comprendere il significato simbolico delle cattedrali e delle chiese, Edizioni Arkeios 2000


Spesso capita che rapiti dal fascino del medioevo, dal mistero dei simboli che celano le cattedrali molti autori ed autori vadano alla ricerca della più fantasiose spiegazioni per quanto è custodito e ri-velato all’interno delle chiese e cattedrali. Ancor più spesso si interpreta “ad istinto” senza seguire delle regole siano esse della storia dell’arte o di quella che possiamo definire storia delle idee di un’epoca.
Questo libro, che in realtà è parte di un’opera più grande (Rationale divinorum officiorum) merita di essere sul comodino o nella memoria di ogni persona che si avvicini al così detto medioevo ed ai suoi simboli. Guillaume si muove con agilità e disinvoltura tra la costruzione metafisica e quella fisica senza le remore dell’uomo contemporaneo. Le pagine di questo lavoro sono uno strumento di interpretazione non solo dell’aspetti fisico degli edifici di cui si parla ma anche di quello simbolico ed allegorico.

In queste pagine nulla viene tralasciato di quanto concerne l’edificazione di un tempio dalle parti della chiesa al cimitero ed alle campane.
Cit. DELLA SCALA: “La spirale della scala a chiocciola, costruita sull’esempio di quella del tempio di Salomone, è il sentiero che striscia attorno ai muri della chiesa attraverso cui si conosce, senza essere visto da nessuno, il segreto di tutti i misteri dell’edificio spirituale, la cui rivelazione non appartiene che a coloro che si elevano fino al cielo, attraverso la meditazione dei suoi beni. Si parlerà nel capitolo successivo dei gradini che portano all’altare.”.

Indispensabile

Gioia – Salute - Prosperità

© Michele Leone

domenica 22 giugno 2014

sabato 23 novembre 2013

Recensione del libro di Barbara Frale, L’inganno del gran rifiuto


Barbara Frale, L’inganno del gran rifiuto. La vera storia di Celestino V, papa dimissionario, introduzione di Franco Cardini, Utet 2013

Il libro della Frale ha molti pregi, è facile da leggere, ricco di note per approfondire quanto detto nei vari capitoli, preciso e puntuale. Non è il classico saggio di storia, sul quale ci si addormenta, riesce a tenere viva l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina. Barbara non ha bisogno di presentazioni e l’introduzione di Franco Cardini rende solo più appetibile la lettura di questo saggio, che dà uno spaccato di quanto è successo in un periodo controverso e fatto più di “storie di parte” che di storia. Lodevole anche l’impegno dell’editore, ha centrato un buon formato tascabile, un prezzo accessibile e soprattutto è buona l’idea di comprendere nel prezzo di copertina del libro anche l’ eBook scaricabile gratuitamente compreso nel prezzo. Un difetto, una pecca imperdonabile questo libro la ha, ed è una colpa grave vista anche l’importanza dell’editore e quanto è consigliato nell’introduzione: “Chi avrà la pazienza o la serietà di leggerle (le note), si accorgerà che queste pagine gli cambieranno sotto gli occhi di senso e di qualità: e gli apriranno dinanzi inediti, inattesi e perfino ispirati sentieri di ricerca e d’interrogazione del passato.”. Quale è questo difetto? Quello di rendere la lettura difficile, lenta e macchinosa grazie alla “genialata” di inserire le note in coda al testo e non a piè pagina. Pecca ancora più grave in quanto le note delle due parti sono divise e con numerazione assestante, quindi se lo leggete sull’autobus fate attenzione anche a quale nota andate a leggere. Ma forse gli impaginatori della Utet sono sadici e perversi, o remano contro Cardini e vogliono che le note non vengano lette….

Buona lettura

Michele Leone

domenica 10 novembre 2013

Nota sulla perdita dei segreti del mestiere dei costruttori


“La storia della costruzione e dei costruttori delle cattedrali è in stretto rapporto con la rinascita delle città e dei commerci, con il sorgere della borghesia, ed anche delle prime libertà civili.  Com’è noto, l’invasione araba del VII secolo chiuse il Mediterraneo agli scambi con l’Oriente e l’Occidente e, di conseguenza, il commercio e l’industria dell’Europa occidentale, sopravvissuti per qualche tempo alle invasioni barbariche, giunsero a un punto morto. La vita urbana si fece più spenta, i mercanti scomparvero, l’organizzazione municipale cessò di esistere. Le conoscenze tecniche degli operai dell’antichità andarono perdute. Se qualcuno avesse misteriosamente conservato i segreti del mestiere, per esempio tra gli scalpellini e i tagliatori di pietra, non sarebbero di nuovo occorsi secoli di tentativi e di esperienza prima di ritrovare una buona tecnica.”

Questa frase del Gimpel contenuta nel suo lavoro I costruttori di Cattedrali, oltre ad essere interessante di suo, può essere utile almeno per due motivi:

1)      La storia dei tagliatori di pietra probabilmente non ha una tradizione continuativa ma una somma di tradizioni che nei secoli, millenni se volgiamo lo sguardo all’antico Egitto ed oltre, si sono sommate ed il cui risultato non è obbligatoriamente una somma algebrica, ma potrebbe dare un risultato esponenziale alle tradizioni sommate.

2)      Una riflessione si impone. Da più parti si sente dire che la Massoneria Moderna è erede delle corporazioni o gilde di costruttori dell’antichità in generale e dell’età di mezzo in particolare. Poi se a questi stessi dotti assertori si chiedono dettagli, iniziano a raccontare storielle che nella migliore delle ipotesi accontentano studenti delle scuole medie inferiori; quindi è auspicabile che si moltiplichino gli studi di protostoria della Massoneria. Studi che non siano di parte, ma si aprano alla storia sociale del medioevo, alla storia della scienza, della filosofia etc etc.

Michele Leone

sabato 25 maggio 2013

MERAVIGLIOSO O FANTASTICO? L'immaginario nella letteratura Medievale ParteI

La prima parte di un lavoro sull'estetica medievale ed i bestiari



MERAVIGLIOSO O FANTASTICO?

L'immaginario nella letteratura Medievale


In questa prima parte, si ritiene necessario definire la differenza tra meraviglioso e fantastico all'interno della letteratura medievale.

Questa distinzione è utile sia per il lavoro ermeneutico che verrà fatto sui bestiari, sia per definire con la maggior chiarezza possibile il concetto di meraviglioso.

"Il <<meraviglioso>>: si tratta in primo luogo di sapere che cosa noi intendiamo per meraviglioso e di capire in secondo luogo come gli uomini del Medioevo intendevano ed esprimevano quello che noi oggi chiamiamo meraviglioso. Nell'Occidente medievale esisteva un termine corrispondente. In ambiente colto era d'uso corrente nel Medioevo il termine mirabilis, che aveva più o meno lo stesso significato del nostro aggettivo. Dobbiamo tuttavia rilevare che i clerici del Medioevo a voler essere precisi non possedevano una categoria mentale, letteraria, intellettuale, che ricalchi esattamente quello che noi chiamiamo il meraviglioso. Al nostro <<meraviglioso>> corrisponde piuttosto il plurale, mirabilia. Se si può dunque riconoscere una continuità di interesse fra il Medioevo e noi per un medesimo fenomeno che chiamiamo <<il meraviglioso>>, dobbiamo osservare che là dove noi vediamo una categoria - una categoria dello spirito o della letteratura -, gli uomini colti del Medioevo e quelli che da loro ricevevano la propria informazione e formazione vi vedevano, certo, un universo - e questo è molto importante -, ma un universo di oggetti, una collezione più che una categoria"<!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]-->.

"Per la letteratura esemplare sembra più conveniente impiegare il termine meraviglioso, intendendo con esso la dimensione del sovrannaturale, sia esso folclorico o cristiano. Nella mentalità medievale il meraviglioso fa parte integrante dell'universo, si incontra e si confronta con la sfera dell'esperienza quotidiana, suscitando spesso effetti di un sublime grottesco. Il patto sotteso tra narratore e destinatario dei racconti esemplari, fondato sulla comune credenza nel sovrannaturale, elimina alla radice la possibilità di quella vertigine epistemologica, di quella  <<crispation du rationalisme>>, in cui risiede il fascino peculiare della letteratura fantastica moderna. Posto di fronte ad un evento meraviglioso il lettore medievale deve decidere non già se esso sia verisimile, ma se esso ricada nella categoria dei mirabilia naturali, o non sia piuttosto un miracolo, o una diablerie, cioè un finto miracolo, costruito dalla scienza diabolica mediante la manipolazione dei processi naturali. Angeli, santi e demoni per dirla con Le Goff, sono le <<milizie cristiane del meraviglioso>>, alle quali spetta il compito di orientare e di rendere significativo l'ordine banale della vita quotidiana".<!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]-->

Da questa pagina di Delcorno emerge un dato per noi fondamentale,  quello della quotidianità del meraviglioso per l'uomo medievale. Quotidianità che dimostra l'esistenza di una mentalità del fantastico in generale e del meraviglioso in particolare. E se per Le Goff più che di categoria è opportuno parlare di universo, di collezione di oggetti, noi tenteremo di verificare, allora, se questo universo può essere una categoria. Lo scopo di questo capitolo è quello di far emergere l'"abitudine" mentale al meraviglioso, al fantastico negli uomini del Medioevo Occidentale. 

" Il Medioevo non rinuncerà mai al fantastico. Vi ritorna senza posa nel corso della sua evoluzione, ora facendo rivivere le sue forme primitive, ora arricchendole con sistemi nuovi".<!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]-->

Il fantastico può cambiare modo espressivo,  si evolve, si trasforma e rimodella, ma è sempre presente nella cultura medievale". La rinascita dei cicli dell'Inferno, delle creature deformi, degli esseri favolosi che si moltiplicano nei Bestiari, nei margini dei manoscritti o nella decorazione scultorea, e il reintegrarsi di tutto un mondo fittizio all'interno del mondo vivente, alterano l'unità dei temi e dei princìpi della prima fase di questa genesi. Essi fanno rivivere allo stesso tempo le fonti che hanno sempre alimentato le fantasie e le leggende: l'Antichità classica e l'Oriente".<!--[if !supportFootnotes]-->[4]<!--[endif]--> Dieci secoli nei quali possiamo individuare una sicura costante, questo universo che ha come prerogativa l'insolito e forse per questo motivo entra sì prepotentemente nel quotidiano.

Sul rapporto e sulle differenze tra il fantastico ed il meraviglioso nella letteratura del Medioevo Occidentale può essere interessante il discorso fatto da Poirion nell'introduzione al suo Il meraviglioso nella letteratura francese del Medioevo<!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]-->: " Tuttavia i teorici del fantastico, nella loro <<poetica>>, hanno dato scarsa rilevanza alla féerie medievale. Northrop Frye, Roger Caillos, Tzvetan Todorov considerano lo strano e il meraviglioso come qualità marginali rispetto al fantastico, valorizzato dal mistero che introduce nella realtà.

Queste distinzioni risultano assai meno pertinenti se si cerca di utilizzarle per spiegare Chrétien de Troyes, Maria di Francia o il Lancelot en prose. In tal caso le opere qualificate come  <<meravigliose>> (la parola meraviglia esprime spesso il giudizio dell'autore) corrispondono esattamente alle forme che, quando ricorrono nell'iconografia gotica, lo storico dell'arte Jurgis Baltrusaitis designa col termine di fantastiche. In effetti lo strano, il meraviglioso, il fantastico indicano lo stesso fenomeno, ma visto secondo le diverse prospettive della psicologia, della letteratura e dell'arte. Se poi consideriamo il fenomeno in se stesso, possiamo definirlo come la manifestazione di uno scarto culturale fra i valori di referenza, che servono a stabilire la comunicazione fra l'autore e il suo pubblico, e le qualità di un mondo altro. Dato che il nostro oggetto è la letteratura, ci serviremo del termine meraviglioso per designare la presenza di tale alterità nelle opere medievali, senza rinunciare, in parallelo, a cercare la percezione di una stranezza su cui si fonda o l'apertura verso un immaginario fantastico che le dà forma."<!--[if !supportFootnotes]-->[6]<!--[endif]-->.
Michele Leone

<!--[if !supportFootnotes]-->

<!--[endif]-->
<!--[if !supportFootnotes]-->[1]<!--[endif]--> J. Le Goff, Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medievale, Editori Laterza, Roma-Bari 1992, pp. 5-6.
<!--[if !supportFootnotes]-->[2]<!--[endif]--> C. Delcorno, Illusione diabolica e meraviglioso quotidiano nell'<<exemplum>> medievale, in Gli universi del fantastico, a c. di V. Branca e C. Ossola, Vallecchi Editore, Firenze 1988, pp. 238-239.
<!--[if !supportFootnotes]-->[3]<!--[endif]--> J. Baltrusaitis, Il Medioevo fantastico. Antichità ed esotismi nell'arte gotica, Adelphi, Milano 1994, p. 39.
<!--[if !supportFootnotes]-->[5]<!--[endif]--> D. Poirion, Il meraviglioso nella letteratura francese del Medioevo, trad. it. di G. Zattoni Nesi, Giulio Einaudi editore, Torino 1988.

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