Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post

lunedì 21 dicembre 2015

21 dicembre 2015

A voi il mio pensiero più affettuoso per il questo 21 dicembre



Gioia - Salute - Prosperità
Michele

giovedì 29 ottobre 2015

un giorno qualunque

…Poi scopri di avere 10 minuti in più del previsto e che tutto sommato non hai voglia di prendere l’autostrada e che anche il navigatore può stare spento, la radio diventa superflua con i pensieri che stridono l’uno contro l’altro come ruota di treno su di una arrugginita rotaia. I colori dell’autunno si susseguono all’alternarsi di luce e tenebre propri di ogni coscienza. E’ questo uno dei sensi del viaggio, andare consci che ogni volta si tornerà diversi, mutati seppur in modo infinitesimale. E i luoghi siano fisici o metafisici, non si lasciano scoprire a caso, e nudità è sempre voluta indipendentemente dal desiderio. Ed allora quale momento più propizio per una sussurrata invocazione sotto il cielo…
Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Nelle foto chiesa romanica a Piverone









lunedì 19 ottobre 2015

La Società degli spettri uniti nella tomba (bozza,estratto)

Anche la terra di Puglia così gravida di uomini generosi, libertari e di cultura, non poteva non generare in questo periodo storico ('700/'800) la sua società segreta.
Il nome così terrifico sottendeva una allegoria di uomini già morti per la causa che servivano. La sede principale con ogni probabilità era a Bari ed aveva delle diramazioni nelle città di Andria e Barletta. Da alcuni la nascita di questa setta è nella cittadina di Barletta ed il suo nome viene reso in Unione nella Tomba.
Le carte segrete della polizia austriaca ci danno precise indicazioni: “Vuolsi che tale setta abbia adottato il nome I spettri riuniti nella tomba; i membri quello di Spettri, e che con la loro vendita si chiami ora Tomba. Dicesi che questa setta esistesse già fino dal mese di luglio 1822, e, giudicando dai suoi scritti ed emblemi, la di essa ramificazione deve sortire dalla Francia”.
Uno degli scopi della setta pare essere a frammentazione delle truppe austriache nel Regno di Napoli, tra i membri di questa società segreta vi erano anche dei prelati. I membri di questa setta di definiscono spettri per sottolineare la loro condizione di già “morti”, e quindi pronti ad affrontare l’estremo sacrificio senza paura.
Il rituale, come spesso accade a queste società “minori” ed in una qualche forma figlie della Massoneria o della Carboneria, ricalca in maniera semplificata, ma non semplicistica i rituali delle due società “maggiori”.  I loro incontri si chiamavano Adunanza.
Tra le varie sigle ed acronimi di questa società troviamo:
S.A.F  = Silenzio, Amore, Fedeltà.
Il silenzio come sempre è un aspetto ed una caratteristica fondamentale delle società segrete, silenzio che deriva dalle società segrete di stampo iniziatico ed esoterico.
Gioia – Salute –Prosperità
© Michele Leone

Immagini prese dalla rete



domenica 11 ottobre 2015

Sogno, iniziazione e silenzio


Un sogno però mi ha proibito di descrivere quanto si trova all’interno delle mura del santuario, ed è chiaro che ai non iniziati non è lecito conoscere neppure indirettamente quelle cose della cui vista sono esclusi. … Pausania, I 38, 7*
Sarebbe superfluo, e probabilmente lo è, ogni commento. Siamo circondati di disvelatori di segreti, misteri ed arcani, ma è proprio vero che si può svelare il segreto dell’iniziazione? Le parole che escono come vento di maestrale da certe bocche forse sono solo una flatulenza scambiata per brezza di primavera. Ognuno può dare solo ciò che possiede e neanche nella sua interezza, quindi il Segreto, quello vero, non è esprimibile. Chi tanto si impegna nel tentativo di disvelare pubblicamente probabilmente o non è iniziato o della sua iniziazione non è riuscito a coglierne l’essenza ed a trasformarla da “virtuale” in reale. In santuario, il sancta sanctorum, non è descrivibile, spesso non lo è tra gli stessi iniziati. Quello che si può fare, nella migliore delle ipotesi è indicare a gesti e cenni, a parole spezzate e mute. Chi si vanta di poter svelare gioca a favore degli iniziati, poiché il suo dire fuorvierà e nasconderà ancora meglio.  La conoscenza di quanto è attinente alle mura interne del santuario non è acquisibile con gli strumenti della mera ragione comunemente intesa. Alla ragione, alla intelligenza pura bisogna unire l’intelligenza del cuore. Sono necessarie l’intuizione e la “morte” del pensiero “guidato” per entrare in altri tipi di pensiero sino quasi a quello che viene definito non pensiero.  
Un altro aspetto è interessante del passo citato, le mura nascondono qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa di bello e allo stesso mostruoso, celano quanto vi è di più sublime ed amorale. Celano l’essere! Non tutti siamo pronti ad incontrare quanto con perizia da maestri è nascosto nella interiorità dell’uomo. Pre – Conscio e Inconscio per dirla con parole troppo moderne sono delle barriere, le mura del santuario, a protezione dell’essere. Essere inteso in questa sede come l’unità primigenia dell’essere umano, come il nucleo indivisibile portatore della energia vitale. Come tutte le fonti di energia il suo potenziale è quello di generare o distruggere mondi. Per questo le mura proteggono i non iniziati, per questo i non iniziati non devono sapere neanche indirettamente. In questo discorso è palese che si può essere profani (fuori dal tempio) a se stessi. E se non si hanno gli strumenti, la volontà ed il coraggio di un viaggio nel peggiore degli inferni è meglio restare sulla soglia della conoscenza di se stessi.
Per ora può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
*in Le religioni dei misteri, Vol. I, Milano 2012

Immagini prese dalla rete


domenica 4 ottobre 2015

Risposta insufficiente e claudicante sul come e da dove iniziare

Da dove inizio? Questa è la domanda che ultimamente qualche “incosciente” mi pone vedendo in me il possibile interprete a questa domanda. Le mie risposte istintive sarebbero due: non lo so o da dove preferisci. Anche perché prima ancora di capire od esplorare dal dove iniziare, bisognerebbe domandarsi perché iniziare e cosa ci muove.
Iniziare un percorso verso le così dette scienze ermetiche o l’esoterismo, oggi sembra la cosa più facile del mondo, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca e digitare a caso qualche parola per trovare scuole, maestri, verità svelate e chi più ne ha ne metta. Basta entrare in una qualsiasi libreria per trovare volumi, volumetti e volumacci pronti ad istruire, insegnare, svelare. Ed io, che sono ancora qui a cercare di capirci qualcosa, cosa posso dire a chi mi chiede da dove inizio?
Per un attimo, metto da parte gli aspetti iniziatici dell’inizio (scusate il gioco di parole). La prima domanda è il perché si vogliono affrontare certi argomenti. Curiosità, conoscenza, altro? Se ci si sente incuriositi od affascinati da certe problematiche, ma prima cosa da fare e capire se si è disposti a fare dei sacrifici ed impegnarsi. Di solito le conoscenze acquisite a poco prezzo valgono poco. Non basta leggere qualcosa su internet per poter dire che si conosce (a proposito di conoscenza, una rilettura al cantico dei cantici sarebbe utile) un argomento, non basta acquisire alcune parole di un determinato linguaggio o gergo per poter affermare di averlo fatto proprio. In ultimo, come ciliegina sulla torta, prima di aggiungere bisogna essere disposti a rimuovere, a preparare lo spazio per quanto entrerà indipendentemente che resti materiale da magazzino o venga utilizzato per costruire. Dopo che si è verificato se si è disposti a qualche piccolo sacrificio ed impegnarsi, ci vuole la costanza nello studio e nella riflessione e meditazione, è un po’ come fare sport: andare in piscina ogni due mesi non è fare sport. Verificate queste premesse bisogna fare un’altra operazione; cercare di eliminare il pregiudizio ed essere pronti a cercare, vagliare e valutare. Se si è fatto tutto questo direi che si è già partiti.
Il da dove inizio inteso come da quali libri parto forse è la parte più facile della questione. Si parte dal principio. Bastano un paio di buoni manuali di storia, di letteratura e di filosofia. In questi libri vi sono già tutte le indicazioni per iniziare un percorso che potrebbe durare un paio di vite. Come si può parlare di Ermete Trismegisto ignorando del tutto la scuola alessandrina, il neoplatonismo e il così detto umanesimo e rinascimento? Come si può parlare di cabala senza avere un’idea di quella che sono state la storia e la storia culturale della Francia e Spagna medievale? Come si può parlare di iniziazione agli antichi misteri ignorando Eleusi? E così via dicendo. Il mondo è pieno di Maestri che per pochi soldi vi daranno la loro verità, che spesso purtroppo è un mix di menzogne e ignoranza.
Vi è una strada altra, la via del cuore nella quale (spesso) non servono libri, ma questa è un’altra storia.
Spero di aver risposto almeno in parte alla domanda e non me ne vogliano quanti si aspettavano una risposta più articolata, saggia e dotta e mi perdonino i possessori di “oro di Bologna”.
Gioia – Salute – Prosperità                     
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete

Silenzio parola e amore. Frammenti e note

“Il sapiente sa decifrare, grazie al solo spirito di ricerca, la lezione nascosta nel palinsesto del libro vivente dei miti, dei riti, delle religioni?”
La domanda non è provocatoria ne tendenziosa, ed implicherebbe anche una ricerca sul significato profondo e comune di ciò che si può intendere per sapiente. Spunto e nota per queste poche righe sono le parole di Godel nel suo Platone a Heliopolis d’Egitto, il melangolo 2015 (tutti i virgolettati sono presi da questo testo). Ognuno attribuirà al sapiente la sfumatura più consona al suo percorso interiore. Per certo, il ricercatore non potrà non tenere in considerazione queste indicazioni.
“Premunitosi il più possibile contro la tentazione di semplificazioni, il ricercatore si esercita nella gioia di leggere il linguaggio dei miti. La sua iniziazione acquisisce profondità; a mano a mano che sale il livello d’intellegibilità mette da parte le contingenze, la vana curiosità del pittoresco, le accozzaglie inutili, per lasciarsi attirare verso l’essenziale.
Dietro il gioco dei miti, dietro le figure divine o eroiche appare la trama del tessuto mentale di cui è costituito tutto questo immaginario, che ricopre con il proprio velo il tessitore che ne disegna il modello; invita chiunque voglia superare le forme visibili a cercare questo artigiano e poeta segreto; lo nasconde e lo indica insieme. Dietro la tela dalle immagini parlanti è possibile avvertire una funzione biologica rivelatrice delle strutture profonde del vivente. Questa forza generatrice di racconti incantati possiede una scienza implicita; la sua naturale conoscenza delle leggi che reggono la vita dello spirito è sicura fintanto che lo è – nella sua sfera – il sapere istintivo di un ragno che tesse la ragnatela.”

Dopo la curiosità, dopo il bizzarro ed il pittoresco, bisogna ricercare un livello altro. Una strada che è tangente a molteplici altre strade, ma che al tempo stesso è unica e irripetibile. Una via raccontata da molti viaggiatori dello spirito, la ricerca quella primigenia scintilla da cui scaturisce la fiamma del fuoco che arde e non brucia il cuore dei puri, dei kadosh. La verità, come la conoscenza o Sofia va colta nuda, va svelata passo a passo, respiro dopo respiro come due innamorati che sotto la rosa cercano la perfetta unione e danzano prima di congiungersi ed essere uno da due.

“L’egiziano, in silenzio, metteva il dito prima sul cuore, poi sulle labbra. Chiunque fosse istruito capiva il senso implicito di quel gesto.
Dalla conoscenza sepolta ai recessi del cuore il cammino verso la bocca è breve. L’uomo è tentato di esprimere a parole l’universo e la sua autorità verbale - Hu – controlla l’azione costruisce il mondo. Ma la parola espressa non torna mai più al suo punto di partenza, non può ritrovare la fonte da cui è sorta la norma cosmica. L’enigma della creazione non si rivelerà nelle parole. Meglio di qualunque dialettica, le poesie dei Saggi ci aiuteranno a penetrare il mistero delle origini:
Tu che conduci l’acqua in un luogo in disparte
Vieni e salva me silenzioso,
Thot, dolce fonte dell’uomo assetato nel deserto.
Inaccessibile per chi trova le parole
Aperta per chi è silenzioso;
Giunge, il silenzioso, e trova la fonte.

Oltrepassando i confini della cultura e della conoscenza intesa in senso scientifico o profano (fuori dal tempio) le parole diventano un pericolo, un ostacolo od una opportunità a seconda di chi le vive. La parola è uno dei segreti, la via è silenziosa e piena d’amore

Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete



giovedì 17 settembre 2015

Misteri Antichi e Moderni

Presentazione di Misteri Antichi e Moderni, indagine sulle società segrete presso Arethusa Libreria questo pomeriggio, un grazie di cuore a tutti i presenti. Ci vediamo il 3 ottobre p.v.  a Torino con Mystery in History 1° convegno sui misteri nella storia.



giovedì 20 agosto 2015

Il girotondo incantato dell’essere. La macabra danza

Poi come di incanto, si la vita è un incanto un incantesimo che alle volte va preservato nella sua sacra magia ed alle alla guisa di catene, indipendentemente che tengano legati al cielo od alla terra,  a volte da spezzare,  non sempre può esservi dolcezza. Incantamento che può sorgere all’improvviso, una immagine, una nota, un ricordo, un’emozione non giustificabile razionalmente o un sorriso ed allora girando il caleidoscopio dell’esistenza, dei rimandi e delle liti tra conscio, inconscio, ego e il sorriso altro non è che la falce della danza macabra portata da Sorella, Madre, Amante Morte. Una falce pronta a raccogliere quanto si è seminato e bionde le chiome od il grano si equivalgono.
Millenni di stratificazioni, sono difficili da destrutturare per far nascere, ri-nascere l’essere che è custodito in ognuno di noi. E l’operazione è assai simile che si tratti di analisi, alchimia o “giochi” più seri. Non si può non essere “homo ludens”, diffidiamo da coloro che non sanno sorridere e da quanti ritengono il gioco qualcosa da fanciulli. Solo giocando e danzando sul filo di un rasoio o su di un prato in una fresca notte d’estate dopo la pioggia si può pregare la vera Preghiera. Non gli dèi dei padri, prima di pregare bisognerebbe purificarsi e ricercarsi e spesso le parole troppo fragili termini non possono esprimere la virilità di una degna giaculatoria a Maria, Iside o Sofia. Le immagini che senza sosta dovrebbero emergere ed immergersi dalla e nella coscienza, spesso sono troppo recenti ed abusate, una sola è l’ultima vera strada, l’ultimo e primo vero linguaggio, la vibrazione. In alternativa si può provare con l’amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
P.S. Le parole che possono essere riferite alla psicologia, sono usate non in senso psicologico o psicanalitico.

Immagini prese dalla rete (danze macabre)




sabato 15 agosto 2015

Di Ermete Trismegisto al figlio Tat, “discorso segreto” sulla montagna relativo alla rigenerazione e sulla regola del Silenzio*

Riporto di sotto un estratto, dei frammenti, di uno dei libri meno noti del Corpus Hermeticum attribuito ad Ermete Trismegisto. Se Pimandro ed Asclepio sono i testi più noti, la cui lettura è imprescindibile per quanti vogliano studiare le Scienze Ermetiche o la Filosofia, il “discorso segreto” è tra i trattati meno conosciuti. Un trattato di una importanza capitale per i contenuti, in questa sede non ho la possibilità di renderlo per intero con un adeguato commento e parafrasi. Riporto testualmente così come presente nella edizione da cui lo cito, probabilmente la migliore edizione esistente in Italia. I frammenti qui riportati, sono stati scelti per integrare il discorso sul silenzio e sul segreto che da tempo porto avanti. Quanto sotto riportato, quindi, va a riprendere il discorso sul silenzio iniziato altrove e vuole sottolineare la sua importanza. Vi sono degli accenni alla purificazione e generazione, ai vizi ed alle virtù e cosa più importante l’inno e la “sua prassi operativa” alla rigenerazione.
1 “Nelle lezioni generali, padre mio, hai parlato per enigmi e tutt’altro che chiaramente, discorrendo dell’attività divina. Non hai rivelato nulla, asserendo che nessuno può essere salvato prima della rigenerazione, ma quando io ti supplicai, durante la discesa dalla montagna, dopo il tuo dialogo con me, quando ti interrogai sulla dottrina della rigenerazione per apprenderla, poiché, tra tutto, è l’unica cosa che non so, tu affermasti che me l’avresti trasmessa quando io fossi stato in procinto di rendermi estraneo al mondo. Ora io sono pronto: ho fortificato il mio pensiero sottraendolo all’inganno del mondo. Tu, per parte tua, insegnami anche quello che mi manca per ottenere la pienezza della sapienza, secondo la promessa di insegnarmi il processo della rigenerazione, a viva voce o segretamente: io non so Trismegisto, da quale matrice sia nato l’Essere umano, e da quale semenza”.
2 “Figliolo, si tratta della Sapienza intelligente nel silenzio, e la semenza è il vero Bene”. “Ma chi è che ha seminato, padre mio? Perché non saprei proprio dirlo”. “Il volere di Dio, figliolo”. “E che caratteristiche ha la creatura generata, padre mio? Poiché non può avere parte alla sostanza che è in me”. “La creatura generata sarà diversa, sarà un dio figlio di Dio, un tutto nel Tutto, costituito da tutte le Potenze”. “Mi stai presentando un enigma, padre mio: non stai parlando come un padre al figlio”. Le verità di questo tipo, figliolo, non si possono insegnare, ma è Dio stesso a farle ricordare, quando vuole”.
[…]
 “La prima punizione è proprio questa ignoranza; la seconda è l’afflizione; la terza è l’incontinenza; la quarta la concupiscenza; la quinta l’ingiustizia, la sesta lo spirito di sopraffazione, la settima l’inganno, l’ottava l’invidia, la nona la frode, la decima è la collera, l’undicesima è l’avventatezza, la dodicesima è la malvagità. Queste punizioni sono dodici, ma subordinate ad esse ve ne sono altre ancora più numerose, figliolo, le quali, attraverso quella prigione che è il corpo, costringono l’uomo interiore a soffrire per mezzo dei sensi. Esse invece si allontanano, quantunque non in massa, dall’uomo che è oggetto della misericordia di Dio, e in questo consiste la modalità ed il senso della rigenerazione. 8 Sul resto io tacerò, figliolo, e serberò un religioso silenzio: in virtù di questo, la misericordia non cesserà di discendere da Dio su di noi… Rallegrati comunque, figlio mio, purificato come sei dalle potenze di Dio, per l’unione delle membra del Logos.
[…]
“Io desidero udire, padre mio, e voglio comprendere tutte queste cose!”.
16 “Calmati, figliolo, e ascolta ora l’armonica lode, l’inno della rigenerazione, che io non avevo intenzione di rivelare così facilmente, se non a te alla fine di tutto. Perciò questo inno non può essere insegnato, bensì viene tenuto nascosto nel silenzio. Quindi, figliolo, mettiti fermo in piedi da qualche parte a cielo aperto, e, rivolgendo il volto al vento meridionale, al momento del tramonto del sole, prostrati in adorazione, e similmente fa al levarsi del sole, rivolgendoti verso il vento orientale. Zitto ora, figlio mio.
[…]
21 “Padre mio,  anche nel mio cosmo ho **”. “<<In quello intellegibile>>, devi dire, figliolo”. “Si, padre: in quello intellegibile: posso. In virtù del tuo inno e della tua lode, il mio intelletto è stato illuminato. Tanto più desidero anche io offrire, dalla mia propria mente, una lode a Dio”. “Non in modo sconsiderato, però, figliolo”. “Io dico, o padre, quello che contemplo nell’intelletto: <<A te principio generatore dell’opera della generazione, a te Dio, io, Tat, offro sacrifici spirituali [logikaí]. O Dio, tu Padre, tu Signore, tu l’Intelletto, accogli da me le offerte spirituali che desideri. E’ grazie alla tua volontà, infatti, che tutto si compie>>”.
“Tu, figliolo, offri un sacrificio ben accetto a Dio, padre di tutti gli esseri. Ma aggiungi anche figlio mio: <<Per mezzo del Logos>>”.
22 “Ti ringrazio, padre mio, di questi tuoi consigli per la mia preghiera (?)”. “Mi rallegro, figliolo, poiché hai raccolto i buoni frutti della verità, prodotti immortali. Avendo appreso, questo da me, promettimi il silenzio a riguardo a questo potere miracoloso [areté], senza rivelare a nessuno, figlio mio, la trasmissione della rigenerazione, affinché non siamo annoverati tra i divulgatori. Ciascuno di noi due, comunque, è stato impegnato a sufficienza, io a parlare, e tu ad ascoltare. Tu ti sei conosciuto intellettivamente, e hai conosciuto anche il nostro Padre”.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
* Da Corpus Hermeticum, Edizione e commento di A.D. Nock e A.J. Festugière, Edizione dei testi ermetici copti e commento di I. Ramelli, R.C.S., Milano 2005

Immagini prese dalla rete. Il segno di Arpocrate nei dipinti delle volte della galleria degli specchi di Versailles



martedì 2 giugno 2015

Nota sul Viaggiare e la Lingua

Ajāpa: il praṇava (la sacra sillaba om) interiore, avvertibile per mezzo del japa (la ripetizione di un mantra); il suono interiore dell’om, il suono primordiale, la vibrazione vitale che permea l’universo, che si fa evidente con la pratica spirituale.

I frammenti di ciò che è sparso sono ovunque, non tutti hanno gli occhi, le orecchie ed il cuore per raccoglierli nella propria interiorità e pazientemente assemblarli alla guisa di un mosaico. La distinzione tra cultura, meglio, fra tradizione occidentale ed orientale è data dalla limitatezza del punto di osservazione, dalla incapacità di rischiare e incamminarsi sulla Via. La Tradizione: è una, molteplici le sue manifestazioni per permettere alle diverse incarnazioni di avvicinarsi alla Via. Che sia sud o nord, est od ovest poco importa. E se si è ad occidente bisogna riuscire a trasmutare quanto vi è di “utile per la cerca” in oriente e viceversa. Chi cammina nudo sui cocci od attraverso i roseti, inevitabilmente avrà modo di esperire ferite e tagli, inevitabilmente rischierà di pungersi con la rosa. Senza rosa, senza la “puntura” della sua spina non si può essere nella Via. Non è sufficiente attendere, bisogna saper attendere. L’attesa, da certi punti di vista paragonabile al silenzio dei neofiti di molte scuole iniziatiche, non è una azione statica, ma dinamica. Dinamicità che prevede l’uso della volontà, naturale conseguenza del desiderio e della disciplina. Chi è nel mito è rito.                     Molteplici le strade da seguire. Verso l’alto che è come il basso, verso l’esterno che è come l’interno. L’interiorità spesso frammentata in molteplici parti. Alcune celate perché l’individuo possa ricordare quanta oscurità regna nell’essere, per ricomporre il puzzle, per ricomporre ciò che è sparso bisogna conoscere anche quanto vi è di più orrendo, e giungere a quanto vi è di più atavico e “originale”, bisogna sgrezzare ed eliminare ogni sovrastruttura consci che queste unitamente a quanto è nascosto e dimenticato sono al tempo stesso limite e protezione.                                                    Quanto ha creato il manifesto e il non manifesto, ha generato secondo suono, numero e parola a loro volta genitori di quel numero, peso e misura che si incontrano il alcuni testi sacri o mitologici. La parola nella sua forma più debole costituisce il mezzo per la comunicazione tra gli esseri umani, nella sua forma più forte, più autentica, l’autenticità spesso è sinonimo di virilità, è una delle manifestazioni della potenza pronta a tramutarsi in atto o semplicemente a sancire. La parola in questa accezione muore a se stessa per diventare altro da sé, suono o vibrazione.
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. Genesi 11, 1-9
E’ forse questa la lingua? E’ forse un omaggio un tentativo di tornare a Migdol Bavel? No, bisogna tornare ancora più indietro se si usa un sistema esistenziale e di pensiero di tipo cronologico, bisogna danzare altre danze se si è più vicini al suono delle stelle. Le culture, gli epigoni dei Padri, disperi nello spazio e nel tempo hanno tentato di spiegare l’inspiegabile, alla meglio allo potuto indicare e gesti e parole spezzate. Eppure della lingua, per il danzatore di Sophia, vi sono tracce e segni ovunque nel cammino. Che essa assuma vari nomi è solo parte del gioco. Che essa sia Lingua degli uccelli o Gaia scienza o lo schiocco della lingua in una delle lingue dell’africa o la sacra sillaba fa poca differenza. Ovunque vi sono tracce da seguire ed insegnamenti da prendere, in questo il silenzio del neofita accompagna sempre i Maestri e gli occhi dell’infante sono i loro occhi. Danzando senza pregiudizio, aprendo il cuore e gli stadi e “strati” dell’essere si può arrivare a sentire il suono, la prima vibrazione. Parteciparne è un “miracolo”, miracolo dinnanzi al quale bisogna farsi sacerdoti dell’unica religione possibile (Religione non intesa come re-ligare ma come re-legere).
Gioia – Salute -  Prosperità
© Michele Leone

P.S. oggi niente immagini ma “qualcosa” da ascoltare durante la lettura.


sabato 23 maggio 2015

Nota 0523 Sulla parola e sul silenzio

Con il fluire del tempo percepisco sempre maggiormente la parola come strumento necessario ed insufficiente e alle volte, come non necessario. Questo è uno dei motivi per cui deve essere scarna, nuda e viva, uno dei motivi per cui deve possedere la virilità e la capacità di fecondare. Questa come ogni “iniziato” deve morire e rinascere; deve divenire altro da sé. E questa iniziazione potrebbe quasi essere un “sacrificio spirituale” (logiké) che in Paolo diventa logikē latreia (Rm 12,1- culto spirituale). Questo, banalmente, uno dei motivi per cui in tutte le scuole iniziatiche è fatto obbligo del silenzio ai neofiti; questo uno dei motivi del ritorno al silenzio, di molti maestri.
Questo uno dei motivi del “segreto” e del silenzio degli iniziati sulle cose afferenti i Misteri. Come può dire chi non padroneggia la parola viva, come può egli illustrare? Questo uno dei motivi delle iperboli, delle metafore, delle allegorie sino ad arrivare ai simboli, essi stessi sono parole altre di linguaggi altri. Che sia parola o simbolo, prima di giungere all’ultima trasformazione deve portare a compimento la sua propria ipseità (*); questo compimento da un verso è paragonabile alla morte iniziatica o alla putrefazione alchemica. Se il paragone è corretto, allora, non sarà l’ultima delle fasi del suo processo evolutivo, sarà semplicemente uno dei primi stadi per giungere a quella vibrazione o musica delle stelle che è la lingua unica dei molteplici Mondi.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete



(*) Vedi e Cfr. Francesco Tomatis, Ipseità, diversità e dia-ferenza. In Teoria 2006/1, pp. 31-35.



martedì 5 maggio 2015

Iniziazione Mitraica

[…] perciò nel rituale di iniziazione al grado di leone, quando si purificano le mani degli iniziati cospargendole di miele anziché di acqua, li si esorta a conservarle pure da qualsiasi cosa possa arrecare dolore, danno o contaminazione; e come si conviene ad un iniziato, avendo il fuoco virtù catartica, si purifica l’iniziato con un liquido adatto al fuoco. Con il miele viene purificata anche la lingua da ogni errore e colpa. (Porfirio, L’antro delle Ninfe, Trad, di L Simonini in Le religioni dei misteri, Milano 2013)

Chi ha orecchie per intendere intenda e chi ha occhi per vedere osservi e colga…
…Nella Tradizione si può entrare solo in punta di piedi ed accompagnati dallo stupito silenzio di chi è consapevole che ha solo tanto da Apprendere.

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone       
Immagine presa dalla rete

Paris Nogari, Allegoria del Silenzio, Roma: Sala vecchia degli Svizzeri 1582

sabato 25 aprile 2015

Sul segreto

"La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto" Ja'far Sadiq
Se l’autore di questa frase a molti non dice nulla, di certo il suo allievo è più conosciuto del maestro: Geber.
In queste poche parole, che possono apparire ridondanti vi è un indizio su quello che da sempre celano scuole iniziatiche e società segrete, ossia, l’incomunicabilità della sapienza, della conoscenza che in altra forma viene raccontata nel Cantico dei Cantici. Inutile ora aggiungere altro, se non l’invito a re-flectere su quanto dice Ja'far Sadiq.
Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete. La luce del mondo di William Holman Hunt 1853/54

domenica 12 aprile 2015

Cenno su Haṁsa

Haṁsa: “cigno”; il cigno, quale simbolo di Brahamā, che cova l’Uovo del Mondo; il Cigno quale simbolo dell’ ātman, ovvero dell’Anima universale. Lo haṁsa è <<il suono della natura di mantra>>, mantra che riunisce due aspetti: la presa di consapevolezza dell’essere individuato […] e la consapevolezza dell’Essere assoluto […] che caratterizzano il ciclo vitale ed esistenziale di ogni ente, ovvero l’emergenza della forma e la sua soluzione nell’essenza. […] Come aggettivo haṁsa è un titolo attribuito a yogin di alto rango. Il termine haṁsa indica anche il varṇa primordiale che esisteva nel kṛtayuga e che conteneva in principio e allo stato indifferenziato i quattro varṇa successivi.[1]
Più avanti approfondiremo il discorso sulla simbologia degli uccelli e sul loro linguaggio. Questa nota, quasi di servizio, per una brevissima considerazione sul come al di la di lievi differenze, il significato e la spiegazione della parola Haṁsa possa sembrar essere tratta da un tomo di alchimia medievale. Riunire quanto è sparso è uno dei doveri più improbi ed entusiasmanti che esistano. Quello che agli inizi sembra un caotico insieme di puzzle di miglia di pezzi lanciati alla rinfusa su un tavolo con il passare del tempo da un lato sembra ordinarsi e creare un mosaico dall’altro diviene sempre più confuso. E’ nella pace e nel silenzio, che si inizia ad intravedere il filo che tutto lega. Vi è pure l’istante dell’illuminazione che come folgore giunge ma, i pochi che la ricevono difficilmente possono comunicarla. Allora una è la via, quella della pazienza e del lavoro, lavoro che porta ad imbastire e disfare la tela innumerevoli volte, alle guisa di novelle Penelope. La filosofia, che è anche alchimia, alla fine deve giungere alla nigredo. La stessa parola deve morire per lasciare spazio a quella unica e sincronica vibrazione che è il respiro del “mondo”, due ed uno allo stesso tempo.
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete





[1] Glossario Sanscrito, Roma 2011

domenica 8 marzo 2015

Conoscenza, silenzio ed erotismo

(quasi un delirio da leggere sopra, sotto o tra le righe)
Se si guarda alla storia senza pregiudizio, se non si ha paura di valicare le impervie montagne del conoscibile così come sono poste nei manuali scolastici e dalla così detta cultura “dominante, se si è disposti a non essere dommatici ed a prestare ascolto ad uno moltitudine di voci, divenute silenti nel tempo e sepolte sotto oceani di calunnie si troveranno delle connessioni all’interno del pensiero e della storia che altrimenti resteranno invisibili e sono invisibili ai più e quando non invisibili osteggiate o vessillo di fanatici spesso deficienti (deficiente da intendersi nel senso etimologico della parola).
Parlare della lingua degli uccelli, dei fedeli d’amore e di molte altre cose espone a feroci critiche od alla chiusura ad un settarismo (nel senso meno nobile della parola, ma in quello del termine usato correntemente) che non può che nuocere. Quindi, come cercare prima e relazionare poi? Come penetrare quanto spesso è per sua natura impenetrabile se non attraverso iniziazioni e conoscenze particolari e poi restituirlo traslato in un discorso organico e tradotto nella lingua accettata ed accettabile da quanti sono o forniti di paraocchi o se pur dotati di buona volontà non hanno i giusti strumenti?
La strada non è semplice, ed io che affronto l’argomento non mi riconosco tutte le qualità necessarie per operare queste trasmutazioni, ed è piena di rischi. Senza nulla rischiare nulla di prezioso di può ottenere. Il primo requisito indispensabile è quello di studiare e meditare senza sosta. Informarsi sia su quanto è presente nei testi “canonici” sia su quanto è presente in quelli dimenticati od “eretici”. Il secondo requisito è quello di guardare alla storia ed alle idee senza pregiudizio e dimenticando il proprio gusto ed inclinazione naturale. La ricerca, lo studio sono assimilabili ad una esperienza culinaria od erotica. Se non si assaggiano cibi diversi e preparazioni diverse dello stesso cibo il nostro gusto sarà limitato, così come se i giochi e le esperienze non variano la comprensione non sarà completa. Basti pensare al bacio, quanti tipi di bacio esistono? Sono così tanti che si potrebbe scrivere un trattato in più tomi sull’argomento. Lo stesso vale per lo studioso di argomenti altri, egli deve essere prima di tutto una persona “navigata e d’esperienza”, come fidarsi di chi ha sempre e solo mangiato zucchine bollite? Di chi non conosce la differenza tra un bacio filiale ed un bacio d’amante?
Lo studioso delle cose occulte della natura, del così detto esoterismo che è così di moda da aver perso quasi significato prima di tutto sacrifica alla conoscenza le sue ore tra studio e meditazione. Alla stregua di un monaco egli eleva la sua preghiera durante le ore di studio e di ricerca. Le sue verità non saranno assolute ed arroganti, saranno spesso precarie perché una nuova conoscenza, un’intuizione diversa dalle altre potrebbe aprir le porte di nuovi giardini e labirinti. Egli senza tregua viaggerà per lande note ed ignote, affronterà i pericoli dello scherno e del pubblico ludibrio, vivrà le angosce della madre per i figli nella propria anima e sarà in affanno e senza fiato, ma non interromperà il suo incedere.
L’amore, che è la quintessenza dell’universo e di tutti i possibili “saperi” lo guiderà e sosterrà, e la sua paga più grande consisterà nel dare, e nel sostare in un giardino all’ombra dell’albero della vita a bere delle fresche acque del fiume nel quale non ci si può bagnare due volte e nel respirare il profumo della mistica rosa.  Il suo dire nel tempo dovrà assumere le sfumature dell’amore, dalla dolcezza alla virile forza dell’indignazione; ma le sue parole saranno prudenti e cercherà di aiutare il suo interlocutore e come il guerriero non scenderà in campo odiando il suo nemico perché la pace dovrà regnare nel suo cuore, egli è portatore di ordine e armonia anche se potrebbe sembrare diversamente.
Penetrare un’idea significa congiungersi ad essa, in qualche maniera significa assimilarla sino a divenire parte di essa ed essa porterà una memoria di questo incontro, così potremmo dare giustificazione alla così detta equazione dell’amore: L'equazione di Dirac.
Ora è meglio tornare al silenzio, l’ultimo pensiero ci porterebbe sulle strade dell’indimostrabilità partendo dal Tre Volte Grande ed arrivando al caos che governa infelicemente questo mondo.
Gioia – Salute – Prosperità
Michele Leone

Foto presa dalla rete (celebre scatto di Doisneau)

sabato 7 marzo 2015

Mauna, ancora sul silenzio, ed altre istantanee cosiderazioni

Più volte ed in più luoghi abbiamo parlato del silenzio. Il silenzio, nella maggior parte delle scuole iniziatiche è caratteristica prima dei neofiti, nelle religioni e negli aspetti più vicini al sacro di queste il silenzio è caretteristica dei saggi, mistici e uomini di ri-flessione.
Il silenzio non è solo caratteristica dell’apprendista, del neofita. Potremmo asserire che esistono diverse qualità di “silenzio”. Come nel silenzio del neofita vi è l’idea stessa di prendere a (apprendere) e nell’Adepto il silenzio divene comprensione (prendere con o insieme) per il Maestro (propriamente il Traditor) il silenzio diviene altro, esso è qualcosa di più complesso e semplice allo stesso tempo.  Oggi ci limiteremo a dare la definizione presa da un glossario di sanscrito*:
mauna (n): “silenzio”, silenzio totale e profondo; il silenzio dei guṇa; lo stato del muni, in cui la mente e l’intera individualità è risolta nella consapevolezza dell’ ātman, la coscienza nel nirvikalpasahajasamādhi. È condizione imprescindibile per la realizzazione dello yoga nel suo senso più elevato. Inteso come attributo, corrisponde a  Pārvatī o Durgā, la śakti di Śiva. Secondo Śaṅkara, manua è uno dei tre segni distintivi (liṅga) del jñānin o del saṁnyāsin insieme a bālya e pāṇḍitya.
In altro luogo ed in altro tempo daremo un più ampio commento di questa definizione di silenzio che implica una ampia visitazione di culture lontane e primigenee. È importante notare e riflettere che la sola intellegienza razionale untita alla erudizione non è possibile cogliere il senso più profondo della natura delle cose. Porsi in ascolto ed aprendo le vie del cuore inevitabilmente prima o poi si potrà giungere al silenzio ed alla luce.
Gioia  - Salute – Prosperità
© Michele Leone
*Glossario Sanscrito a cura del Gruppo Kevala, Roma 2011.

Immagine presa dalla rete

domenica 1 febbraio 2015

nota sulla fenice e osiride


La fenice o uccello di Bennu (deriva dal verbo wbn che sta per risplendere) è probabilmente il più conosciuto uccello mitologico e sotto diversi nomi compare in culture assai diverse tra loro. La fenice era l’uccello sacro della citta di Eliopoli.

“A sua volta una leggenda eliopolitana narrava che era nata dalle fiamme di un particolare albero all’interno del tempio, intonando soavemente un canto talmente bello da affascinare lo stesso Ra. La sua comparsa fu accompagnata da un grido creatore che in un testo dei sarcofagi era detto <<soffio della vita che proveniva dalla gola di Bennu>> e contemporaneamente, in una vertiginosa sovrapposizione simbolica, dal dio solare Ra il quale si definiva: <<Io sono colui che chiude e colui che apre e io non sono che Uno nel Nu. Io sono Ra alla prima apparizione governando ciò che ha fatto>>.                                        Il misterioso uccello divenne anche Osiride, il cui culto s’impose a partire dalla fine del III millennio. Nel libro dei Morti il dio dice, identificandosi con lo stesso Ra: <<La parola fu. Tutte le cose erano mie quando ero solo. Io ero Ra in tutte le sue prime manifestazioni. […] Io sono  questo grande Bennu che è in On [Eliopoli]. Io presiedo all’inventario di ciò che è e di ciò che sarà. Chi è questo? Il Bennu è Osiride in On. L’inventario di ciò che è e di ciò che sarà è il suo corpo, è l’Eternità e la perpetuità. L’Eternità è il giorno e la Perpetuità la notte>>. Era dunque la Parola creatrice, ma anche colui che scandiva il tempo in giorno e notte, in anni e in cicli: non a caso il tempio di Eliopoli era il centro regolatore del calendario.                                                                    Osiride era il dio che moriva e rinasceva, così cantato dal Libro dei Morti: <<Io sono il Grande figlio del Grande, la Fiamma figlia della Fiamma, la cui testa gli è restituita dopo che è stata tagliata […] io sorgo fuori dell’Uovo che è nella terra dei misteri>>. E in un altro passo dei testi dei sarcofagi: <<Io vengo dall’isola del fuoco […] come quell’uccello che riempì il mondo di quello che il mondo non sapeva>>.”[1]

Potremmo chiudere con il passo appena citato ed i suoi numerosi riferimenti interni la ricerca sul significato della fenice. Forse proprio in Egitto nasce quella lingua degli uccelli che poi ritroveremo richiamata nel medioevo con la parola gergo, con la vibrazione delle pietre nella edificazione delle cattedrali e così via fino a Fulcanelli. La ri-generazione della fenice è il fine ultimo della Grande Opera è il ritorno dell’artista che si rigenera dopo aver giustamente operato. Osiride è richiamato, inevitabilmente, in molte tradizioni e scuole iniziatiche e se non è esplicito il riferimento lo è implicito, come inevitabile è la morte che deve subire l’iniziando, inevitabile la rinascita dell’Iniziato. Nella semplicità degli antichi testi, che non parlavano solo all’intelligenza ed al pensiero razionale la grandezza dei misteri. Il richiamo alla parola, la parola prima che non può non essere creatrice perché essa e parola e non termine, perché essa ha nella sua essenza e natura la potenza (il potere di poter fare e quindi creare). La parola fu è scritto, probabilmente una parola assai diversa da come la intendiamo oggi giorno, una parola che probabilmente era più simile ad un suono, che probabilmente era più simile ad una vibrazione fatta di diverse frequenze in grado di modularsi in modi diversi e molteplici a seconda di quanto era manifesto e di quanto era celato, parola attributo Ra. E di Osiride, Horo (Arpocrate) è dio del Silenzio emblematicamente raffigurato imberbe e con il dito indice sulle labbra. La parola strozzata, l’impossibilità di dire e l’ancestrale ricordo (che al tempo stesso è promessa e presagio di quanto avverrà) alla gola taglia di Osiride nel segno gutturale dell’Apprendista Accettato in Massoneria, su questo non ci dilungheremo in questa sede in quanto altrove molti, troppi, hanno già detto bene o male.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa dal bestiario di Aberdeen Folio 56r

Se ne consiglia la lettura. Qui il link: http://www.abdn.ac.uk/bestiary/

Questa nota è estratta da: Michele Leone, Misteri Antichi e Moderni, Indagine sulle società segrete, di prossima pubblicazione per i tipi della casa editrice Yume.
 
 


[1] Alfredo Cattabiani, Volario. Simboli, miti e misteri degli esseri alati: uccelli, insetti, creature fantastiche, Milano 2000, pp. 515-516

Post in evidenza

Welcome http://micheleleone.it/

Ciao a tutti, oggi voglio segnalarvi la nascita del mio sito: http://micheleleone.it/ Spero di ritrovarvi numerosi su questa nuova piat...