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domenica 4 ottobre 2015

Silenzio parola e amore. Frammenti e note

“Il sapiente sa decifrare, grazie al solo spirito di ricerca, la lezione nascosta nel palinsesto del libro vivente dei miti, dei riti, delle religioni?”
La domanda non è provocatoria ne tendenziosa, ed implicherebbe anche una ricerca sul significato profondo e comune di ciò che si può intendere per sapiente. Spunto e nota per queste poche righe sono le parole di Godel nel suo Platone a Heliopolis d’Egitto, il melangolo 2015 (tutti i virgolettati sono presi da questo testo). Ognuno attribuirà al sapiente la sfumatura più consona al suo percorso interiore. Per certo, il ricercatore non potrà non tenere in considerazione queste indicazioni.
“Premunitosi il più possibile contro la tentazione di semplificazioni, il ricercatore si esercita nella gioia di leggere il linguaggio dei miti. La sua iniziazione acquisisce profondità; a mano a mano che sale il livello d’intellegibilità mette da parte le contingenze, la vana curiosità del pittoresco, le accozzaglie inutili, per lasciarsi attirare verso l’essenziale.
Dietro il gioco dei miti, dietro le figure divine o eroiche appare la trama del tessuto mentale di cui è costituito tutto questo immaginario, che ricopre con il proprio velo il tessitore che ne disegna il modello; invita chiunque voglia superare le forme visibili a cercare questo artigiano e poeta segreto; lo nasconde e lo indica insieme. Dietro la tela dalle immagini parlanti è possibile avvertire una funzione biologica rivelatrice delle strutture profonde del vivente. Questa forza generatrice di racconti incantati possiede una scienza implicita; la sua naturale conoscenza delle leggi che reggono la vita dello spirito è sicura fintanto che lo è – nella sua sfera – il sapere istintivo di un ragno che tesse la ragnatela.”

Dopo la curiosità, dopo il bizzarro ed il pittoresco, bisogna ricercare un livello altro. Una strada che è tangente a molteplici altre strade, ma che al tempo stesso è unica e irripetibile. Una via raccontata da molti viaggiatori dello spirito, la ricerca quella primigenia scintilla da cui scaturisce la fiamma del fuoco che arde e non brucia il cuore dei puri, dei kadosh. La verità, come la conoscenza o Sofia va colta nuda, va svelata passo a passo, respiro dopo respiro come due innamorati che sotto la rosa cercano la perfetta unione e danzano prima di congiungersi ed essere uno da due.

“L’egiziano, in silenzio, metteva il dito prima sul cuore, poi sulle labbra. Chiunque fosse istruito capiva il senso implicito di quel gesto.
Dalla conoscenza sepolta ai recessi del cuore il cammino verso la bocca è breve. L’uomo è tentato di esprimere a parole l’universo e la sua autorità verbale - Hu – controlla l’azione costruisce il mondo. Ma la parola espressa non torna mai più al suo punto di partenza, non può ritrovare la fonte da cui è sorta la norma cosmica. L’enigma della creazione non si rivelerà nelle parole. Meglio di qualunque dialettica, le poesie dei Saggi ci aiuteranno a penetrare il mistero delle origini:
Tu che conduci l’acqua in un luogo in disparte
Vieni e salva me silenzioso,
Thot, dolce fonte dell’uomo assetato nel deserto.
Inaccessibile per chi trova le parole
Aperta per chi è silenzioso;
Giunge, il silenzioso, e trova la fonte.

Oltrepassando i confini della cultura e della conoscenza intesa in senso scientifico o profano (fuori dal tempio) le parole diventano un pericolo, un ostacolo od una opportunità a seconda di chi le vive. La parola è uno dei segreti, la via è silenziosa e piena d’amore

Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete



sabato 19 settembre 2015

Considerazioni per chi vuole conoscere se stesso e le Scienze Ermetiche. Ovvero l’offerta del pomo della conoscenza

Probabilmente sto diventando un vecchio barbagianni (o gufo se preferite), forse mi sono perso nella mia ignoranza e nelle mie ricerche, sta di fatto che inizio a soffrire di una violenta forma di idiosincrasia nei confronti dei saccenti sapientoni della rete e non solo. Il problema non sono gli eruditi senza cuore, almeno loro hanno qualcosa da dire. Il problema sono i furbetti o peggio gli inconsapevoli e “incoscienti” portatori di verità preconfezionate o vendute loro attraverso un paio di dvd o libricini. Avvicinarsi allo studio delle Scienze Ermetiche senza il giusto entusiasmo, umiltà e voglia di conoscenza è come voler costruire un reattore nucleare avendo cambiato solo una lampadina in vita propria. E’ vero che nel nostro paese esiste una forma di denigrazione verso tutto ciò che appare “diverso” dai buonismi degli “studi” ordinari e che non esiste una qualche forma di percorso formativo al di là delle scuole iniziatiche (anche su alcune di queste molto ci sarebbe da dire), ma è anche vero che nulla osta a chi si avvicina a certi studi di informarsi e tutelarsi, prima di lanciarsi nel vuoto senza aver verificato di avere un paracadute.
Questi movimenti che definirei degenerativi in realtà spesso nascono da buone intenzioni, dal desiderio o anelito di conoscenza di se stessi prima e del mondo poi. La strada della conoscenza non è facile e se non si è disposti a lavorare a faticare a vivere il fallimento è meglio affidarsi alla fede in una qualunque religione rivelata, alle verità politiche o alla fede in una squadra di calcio. Ed ecco prendendo spunto proprio dal calcio il rischio è quello di diventare degli ultras degli hooligans il cui scopo è solo quello di far danni. I Maestri, quelli veri, spesso sono inconsapevoli di esserlo, altre volte indicano la strada e la percorrono con chi ha sete. Più che consegnare una verità, insegnano un mestiere e forniscono degli strumenti per poter lavorare. Il vero Traditor gioisce se e quando un suo “studente” ottiene risultati superiori o migliori dei suoi, non tiene nulla di nascosto, al massimo si limita ad aspettare il giusto tempo per trasferire. Soprattutto chi è sulla via prima di tutto trasmette vibrazioni ed amore, trasmettere energie e desiderio.
Al desiderio deve seguire la volontà, volere osare potere tacere sono i quattro elementi di una architettura della conoscenza antica. Tornerò su questi quattro elementi, per ora sono solo indicativi di parte del lavoro da svolgere. Lavoro che deve seguire le proprie inclinazioni personali da un lato e il tentativo di far propria la comprensione non solo dei fenomeni ma anche e soprattutto di quanto vi è all’origine ed attorno, come ad esempio la storia, la letteratura, la scienza e la filosofia.
Quello che viene implicitamente chiesto a chi si avvicina alle Scienze Ermetiche e che molti sapientoni ignorano è di diventare Filosofo nel senso più autentico della parola.
In ultimo, oltre a ricordare la necessaria prudenza a chi si avvicina a certi studi è doveroso sottolineare come la colpa, se di colpa si può parlare, è di quanti sono autenticamente filosofi o in qualche modo avviati sulla Via e restano chiusi nelle loro torri d’avorio.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini: Mano destra offerente pomo, conservata nel museo di Metaponto (1000167)

Tempio di Hera o tomba (scuola) di Pitagora a Metaponto (252)


sabato 12 aprile 2014

All'origine della filosofia e delle scuole iniziatiche

La frase sotto riportata è alla basa di un lavoro in fieri sulla bellezza e sul bene, potrebbe essere autoconclusiva e in questo senso la riporto.

Nell’antichità, all’origine stessa di quella che si è soliti chiamare cultura occidentale, nel momento in cui le emozioni di vibrazione poetica si svilupparono nei due rami che col tempo sono diventati “le scuole iniziatiche” e la filosofia, il bello ed il bene non avevano ancora subito una divisione ed erano un’unica cosa, un’unica idea.

Michele Leone in Bello e Buono, tra estetica e metafisica

L'immagina rappresenta la venere italica di canova








domenica 24 novembre 2013

Nota 0.1 Parola e Silenzio


Le poche righe che seguono sono preparatorie ad un lavoro più ampio. In questo momento, non vi è volontà se non accidentale di indagare sull’idea di Parola e Silenzio nella Massoneria, ma di iniziare a tentare di inquadrare il problema in uno spazio più ampio e con uno sguardo critico. Ad esempio le righe che seguono e il discorso che verrà vogliono indirizzare al non utilizzo del termine parola in contesti “iniziatico-esoterici” e comunque in quelle valli ove l’intelletto si spinge verso l’essere. L’essere per il momento è volutamente minuscolo in quanto è prematuro interfacciarci con l’ESSERE.

Dal vocabolario Treccani: paròla s. f. [lat. Tardo parabŏla (v. parabola1), lat. Pop. *paraula; l’evoluzione di sign. Da «parabola» a «discorso, parola» si ha già nella Vulgata, in quanto le parabole di Gesù sono le parole divine per eccellenza]. 1. Complesso di fonemi, cioè di suoni articolati, o anche singolo fonema (e la relativa trascrizione in segni grafici), mediante i quali l’uomo esprime una nozione generica, che si precisa e determina nel contesto di una frase.

Se mettiamo un attimo da parte la definizione vediamo che la paròla è relativamente giovane e mantiene la sua forza vitale nel senso della parabola, infatti originariamente questo era il senso, ovvero, un insegnamento e nei secoli per estensione e divenuta la parola che di per se è insufficiente a se stessa in quanto ha bisogno di altre parole per completare e rendere esprimibile un pensiero.

Un sinonimo di parola, ormai non più in uso, ma strategico ai fini di questo discorso è verbo. Soprattutto se prendiamo le accezioni che ad esso si riferiscono non tanto alla grammatica, che poco interesse ha in questo viaggio, ma quelle di verbo inteso come verbum o meglio come Logos. Per ora prendiamo il Logos in quanto Logos e non disperdiamo energie nella differenza che ci potrebbe essere tra quello Eracliteo e quello Giovanneo. Il dire, l’esprimere non già un qualunque pensiero, ma l’essere deve essere necessariamente vincolato ad una forma espressiva basata sul Logos. Questo dire, nasce da una riflessione che è duplice. In primo luogo l’essere che si ripiega su se stesso  scendendo nella propria interiorità (v.i.t.r.i.o.l.) prima di ascendere e in secondo luogo l’essere che si rispecchia e rispecchia quello che è e che non può essere diversamente. Questa è una delle motivazioni, se non la motivazione per cui nelle scuole iniziatiche veniva e viene imposto ai neofiti il silenzio. Essi non posso ancora staccarsi dalla materia (metalli) e collegare il loro essere al Logos, sono impegnati nel re-flectere ed a quello struere, di cui ho detto altrove, che li impegna nella fase di distruzione prima ancora che di costruzione.

Michele Leone

lunedì 20 maggio 2013

METUSCHELAH: La Rinascita dell’Uomo

Ho trovato la bozza della mia prima conferenza tenuta nel 1995 o giù di li... ora sono certo che non la perderò..


METUSCHELAH:  La Rinascita dell’Uomo

 

            Il lavoro che ho intenzione di presentarvi, nasce più da riflessioni di tipo teoretico che da ricerche storiche. Anche se storia e storiografia sono state per me quello che fu Virgilio per il “POETA” nella Commedia.

                Userò a modo di prologo le belle parole di Gioacchino: “ Non è una fatica da poco quella che in questi giorni ci attende. Ma per queste incombenze chi sarà adatto? Infatti, forse colui che potrebbe rifiuta, mentre colui che vorrebbe non ne è in grado; a chi appartiene l’eleganza del discorso, manca la scienza, a chi è concesso il sapere, è negato il dire appropriatamente. Così, dunque, nessuno sarebbe adatto. Ma forse tutti vanno giustificati allo stesso modo? Colui che non sa, sebbene non per trascuratezza o per negligenza, ha una scusante, o del tutto degna di fiducia o, comunque, plausibile; Colui a cui è concesso di conoscere, anche se in parte, non ne ha nessuna o quasi nessuna. Ma forse, giacché dico queste cose, io mi attribuisco una delle due eventualità, di modo che avrei la presunzione di arrogarmi il merito della scienza? Assolutamente no. Piuttosto io, che mi riconosco nell’una del tutto insufficiente, nell’altra temo molto il giudizio. Poiché, anche se non posso credere di essere sapiente, se non per stupidità, tuttavia non potrei scusarmi di ignorare ciò che sono tenuto a dire, se non per falsità. Parlerò, quindi, come potrò, nel caso contrario indicherò con dei cenni. E se non posso imitare gli uomini, imiterò l’animale senza intelligenza, o altrimenti l’uomo privo di parola, che a cenni va indicando ciò che ha visto. “[1] .

            Quello di cui vi voglio parlare è il sogno delle utopie, che va da Platone a Campanella ed anche oltre, in altri termini il tentativo di realizzare un mondo migliore il mondo dell0’armonia e della pace. Nella maggior parte dei testi sullo “Stato”[2] scritti da filosofi e uomini di scienza, sono presenti due fattori che potremmo definire fissi. Questi due fattori sono: 1° la presenza di un capo o di un insieme di uomini illuminati 2° un’intera popolazione che ha avuto modo di evolversi e che si autogovernano scegliendo democraticamente i propri capi. Cosa vogliono indicarci questi due fattori?  Il primo rappresenta un tipo di civiltà che ha ancora bisogno di una guida per evolversi; il secondo rappresenta civiltà già avanzate, ovvero che non hanno più bisogno di guide, ma di rappresentanti. Comunque, sia nel primo che nel secondo fattore c’è qualcosa di comune, ovvero il raggiungimento di una meta, che in base agli elementi che abbiamo e poco nota, che porti o il capo o l’intera popolazione ad un’evoluzione. Questa evoluzione è la presa di coscienza di qualche cosa. Il nostro scopo in questo momento è quello di andare a verificare quello che accade e rende presente ed operante questa presa di coscienza.

            Per affrontare questa indagine ci distaccheremo dalla pista storica per entrare in quella teoretica. Cosa permette ad un soggetto o ad un insieme di soggetti di innalzarsi e desiderare un mondo antitetico o quasi a quello nel quale vivevano prima? Le risposte potrebbero essere molteplici, ma a noi interessa una in particolare. Dal nostro punto di vista solo la conoscenza e quindi la conoscenza filosofica in senso stretto, possono permettere al soggetto di arrivare a concepire un mondo diverso da quello della sopraffazione. Prima di andare avanti è opportuno soffermarci un momento su quello che significa conoscenza filosofica o quanto meno il significato che attribuiamo al termine filosofia in questo ambito. Per noi parlare in questa sede di filosofia e di conoscenza filosofica in senso stretto equivale a dirsi amore per Sofia e amore per Sofia rappresenta il percorso che porta il soggetto da essere semplicemente un ricercatore di qualche cosa a essere uomo rinato dopo la morte. Cosa significa rinascita? La rinascita alla quale ci stiamo riferendo è la rinascita dopo di tutti coloro che muoiono dentro se stessi, che sacrificano la loro coscienza per far si che una volta liberato il cuore da inutili sovrappesi il soggetto rinasca Uomo. A questo stato di cose l’Uomo purificatosi dalle nefandezze che fino a quel momento lo avevano accompagnato deve prendere atto di un’altra cosa. In lui si è sviluppato JERED ( Il Cristo che nasce e si sviluppa dentro di noi ). A questo punto abbiamo un Uomo che oltre ad aver raggiunto la conoscenza filosofica, sviluppa dentro di se quello che in ebraico si chiama Jered, ma che nel Nostro Rinascimento un Domenicano chiamò Eroico Furore[3]. L’accostamento può sembrare audace e forzato, ma in realtà a livello concettuale le due cose sono simili. Ovvero, sia l’uno che l’altro concetto spingono  l’uomo verso la Fratellanza, l’Uguaglianza e la Libertà di pensiero ( con tutto quello che implicano ) e lo spingono alla difesa dei propri ideali fino all’estremo sacrificio, la morte della carne.

            Riassumendo, possiamo dire di aver individuato nella conoscenza filosofica il motivo o un probabile motivo di perfezionamento da parte dell’uomo. Ma l’Uomo che si è perfezionato attraverso lo studio e l’applicazione della filosofia e che quindi sa cose che altri non sanno, come agisce nei confronti degli altri individui?

            Prima di rispondere a questa domanda è necessario aprire una parentesi. Metuschelah ( la coscienza deve morire in se stessa per fruttificare nel mondo materiale al fine di produrre l’abbondanza e l’armonia nelle terre degli uomini ) e Jered non sono due termini-concetto da leggere separatamente, ma bensì, uniti. In altri termini: il primo non ha possibilità di realizzazione senza il secondo. Non fosse altro che per la profonda simbiosi che li unisce. Questi due concetti sono  intimamente legati e noi attraverso la filosofia e Jered dobbiamo arrivare a Metuschelah. Infatti questo è il punto di arrivo, quello stato o situazione in cui essendo tutti liberi si potranno iniziare i “lavori” per l’edificazione dei templi e degli uomini più vicini all’armonia di quanto non lo siamo oggi. Uomini che abbiano la giusta componente di Sale, Mercurio e Zolfo, come ritenevano gli alchimisti rinascimentali.

            Tornando al nostro discorso principale, è arrivato il momento di rispondere alla domanda sul comportamento degli individui che sanno nei confronti di quelli che non sanno.

La risposta è più che ovvia in base al discorso fatto, i primi sentiranno il bisogno spontaneo di trasmettere la loro conoscenza e di aiutare l’altro perché l’armonia e la prosperità si possono raggiungere solo con la Fratellanza.

                Volendo insistere in senso esplicativo riguardo al concetto di fratellanza chiamerò in causa due concetti fondamentali: quello di GNOSI e quello di CONOSCENZA. Parlando di gnosi dobbiamo cercare di intenderne esattamente il significato in senso ermetico[4]. Così come è lecito supporre, la gnosi è un processo cognitivo assolutamente legato alla maturazione spirituale e psichica (  da Psyche = Soffio = Anima ) dell’individuo che spinto dal proprio equilibrio interiore, che è quindi presupposto, nuove la propria essenza  verso la cognizione di causa delle forze creatrici e verso la cognizione di causa della loro esteriorizzazione.  Si tratta, dunque, di un vero e proprio “moto planetario”, del proprio essere[5] votato alla “conquista” di ciò che è più sublime e raggiungibile.

Ma l’esercizio della gnosi è un punto d’arrivo, ed io stesso devo conoscere ancora chi può essere così esaltato e presuntuoso da affermare di essere Illuminato.

La gnosi, dunque, presuppone come suo attributo quello dell’individualità, e la rinascita dell’uomo è la rinascita dell’individuo.

Come si sposa la gnosi con la conoscenza?

La mia provocazione tende proprio ad esplicitare questo rapporto. Se conoscenza significa conoscere insieme ( da Co - Gnosco ), essa presuppone un fatto di coscienza. Ma la coscienza è in “verità” un fatto prettamente individuale. Se la conoscenza è un rapporto ed un incontro tra due o più coscienze, ciò significa che la crescita collettiva o di gruppo intorno agli stessi contenuti suppone un’interiorizzazione individuale dei medesimi contenuti; ogni vissuto è infatti il presupposto di un microcosmo individuale, di cui non può essere ignorata l’importanza all’interno dell’interiorizzazione stessa.

            Diciamolo allora: se chi è sulla strada della gnosi è sulla strada della rinascita, nell’estendere la propria esperienza al singolo come al gruppo, deve fare i conti con ogni vissuto, con ogni coscienza, con ogni microcosmo. Ma essendo questi attributi dell’individualità, avremo un conflitto tra ciò che tende al generale e ciò che è particolare. E’ qui che interviene il concetto delle Libertà dell’individuo. E’ qui che nasce l’esoterismo dei contenuti, il quale verte a valorizzare la scoperta e la conquista della gnosi da parte di ciascuno. Ma ciò non significa affatto che esso sia una realtà da mettere sotto sale. Tutt’altro: E’ con la divulgazione equilibrata e controllata che si da la possibilità a chi può di attingere ad un pozzo altrimenti invisibile. Se di libertà stiamo parlando, è allora lecito parlare di “libertà di possibilità”, che valorizzi il concetto stesso di rinascita; essendo legato al concetto di possibilità di rinascita.
            Combattere per la libertà significa, dunque, lottare per la possibilità di diventare UOMINI.
 
Michele Leone


[1]  Gioacchino da Fiore, Sull’Apocalisse, tr. it. e a c. di Andrea Tagliapietra, Feltrinelli, Milano 1994, pp.                                  131-133.
[2]  Possono essere di riferimento: 1) La Repubblica di Platone, 2) La città di Dio di Agostino, 3) La città del sole di Campanella, 4) Il Principe di Macchiavelli, 5) Utopia di More, 6) Il Leviatano di Hobbes, 7) Per la pace perpetua di Kant, 8) La Bibbia.
[3]  Giordano Bruno, Degli Eroici Furori, Laterza Bari-Roma, 1995.
[4]  Può essere interessante consultare il Pimandro, di Ermete Trismegisto.
[5]  Si vedano le concezioni della filosofia rinascimentale con i dovuti riferimenti alla filosofia tardo Egizia ( Platonica, Pitagorica, Ermetica ).

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