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sabato 12 dicembre 2015

PHILOSOPHIA 0.1

Da tempo, ed è irrilevante la quantità dello stesso essendo il tempo almeno nella accezione comune una banale convenzione, mi interrogo su quale possa essere la strada da seguire per trasmettere e portare alla luce in una forma organica e comprensibile parte del messaggio della PHILOSOPHIA. La trasmissione e forse la stessa comprensione non posso non essere che parziali. Chi può sostenere di aver compreso? La stessa parola philosophia, è volutamente resa in questa forma segnica e non nel più comune filosofia. La motivazione di questa grafia è tanto semplice quanto cruciale. Se ad esempio digitiamo sul vocabolario on-line della Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/filosofia/) la parola filosofia avremo questa definizione: “Nella tradizione occidentale, termine che, a partire da un primo sign. di desiderio di cultura e di conoscenza in generale, si specifica, già all’epoca della filosofia classica greca, come quell’attività del pensiero (identificantesi con il filosofare) che tende a ricercare quanto rimane stabile in ogni esperienza e costantemente valido come criterio dell’operare, finendo quindi con l’indicare il risultato stesso della ricerca: di qui il significato di forma di sapere che tende a superare ogni conoscenza settoriale per attingere ciò che è costante e uniforme al di là del variare dei fenomeni, al fine di definire le strutture permanenti delle realtà di cui l’uomo ha esperienza e di indicare norme universali di comportamento. …”. Questa definizione come molte di quelle che si possono trovare in vocabolari, dizionari ed enciclopedie, sono a mio avviso monche e fuorvianti. A solo titolo di esempio mancano una definizione ed una distinzione tra: cultura, conoscenza e sapienza. Come se non bastasse in molti di questi strumenti si parla di termine (seppur in senso tecnico) e non di parola. Termine rimanda inevitabilmente al declino e non alla “forza creazionale”. E’ il declino del pensiero e del sacro nell’Occidente che crea la filosofia come oggi viene intesa ed insegnata. E’ questo declino, accettato con gioia e rassegnazione, a renderci dei dinosauri prossimi ad una poco dignitosa estinzione. Non a caso molti Filosofi sono esclusi dai manuali e di molti altri viene moncato ed amputato il pensiero, mentre alcuni filosofi sono osannati come eroi.  Tradizionalmente  il primo a definirsi filosofo è stato Pitagora e a questo indagatore che in buona parte dobbiamo rifarci per restituire alla philosophia il suo senso più autentico. Senso di unione e non separazione. Dobbiamo restituire alla philosophia la poiesis intesa come capacità di creare, come intima connessione al mito ad alla poesia, conseguentemente ritrovare il punto tangente con il sacro. Nulla di quanto ha a che fare con gli uomini è estrano alla filosofia, questa affermazione se è vera da un lato è insufficiente dall’altro. Insufficiente perché dovremmo rifinire cosa è umano.
Tornando all’inizio di questa pagina, come trasmettere? Prima di trasmettere bisognerebbe comprendere e se non comprendere nella pienezza del significato di questa parola ed idea, almeno aver viaggiato ed esperito le strade dell’essere. Non è possibile trasferire una conoscenza (oserei dire una coscienza) sia essa profana sia essa iniziatica se non si è avuta una qualche esperienza della stessa. Una prima risposta la troviamo già nella formulazione della domanda, ossia, come e non cosa. A mio avviso bisognerebbe trasmettere non con la fredda e spesso spocchiosa quanto inutile ragione (soprattutto se intesa e declinata come dal 17 febbraio 1600 in avanti), ma con l’entusiasmo e l’amore. Questo discorso è lungi dall’essere completato, mancano innumerevoli varianti, mancano le definizioni di scienza, il rapporto tra questa e la Magia ed una definizione di quest’ultima arte e la verifica se sia la Magia o la Philosophia l’Arte per eccellenza. Manca la definizione di quali strumenti intellettuali, animici o spirituali bisogna utilizzare per percorrere le via dell’Arte. Per oggi può bastare…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Immagini prese dalla rete



domenica 29 novembre 2015

Filosofia in viaggio e amore

Ciao a tutti, ancora un video, probabilmente preferite i vecchi post meno tecnologici e probabilmente li preferisco anche io…
…questi post sono dei test, hanno lo scopo di verificare se i video sono una strada da seguire o da abbandonare subito, per questo motivo vi chiedo di dedicare del tempo ed esprimermi le vostre critiche, opinioni e consigli per permettermi di conoscere il vostro pensiero in merito.
Grazie a tutti
Gioia  - Salute – Prosperità

©Michele Leone


domenica 22 novembre 2015

Nuovi occhi

Mentre procedo nel cammino è sempre più chiara la necessità di un ripensamento delle categorie della così detta formazione e cultura. Se da sempre, in linea generale, sono stato avversario della iperspecializzazione e favorevole ad un approccio che per esemplificazione si potrebbe definire presocratico, oggi è palese come sia necessaria, anche per sconfiggere i mali di questa modernità, la “abolizione” sostanziale dei confini, dei muri delle discipline che tanto rendono miopi gli esseri umani contemporanei.
E’ necessario, ritornare fluidi danzatori della conoscenza e non ingessati portatori di sterilità. Questa critica, nella sua accezione più vera non implica l’eliminazione definitiva di studi specialistici, ma vuole porsi ad un livello diverso, quello dell’essere umano e della sua formazione primaria. Dobbiamo rimettere l’uomo ed il suo rapporto con il micro-macro cosmo al centro delle ricerche prima ancora di formare specialisti di qualsiasi branca o disciplina.
Non è solo una questione di dialogo interdisciplinare o multidisciplinare, ma di rivedere a fondo, di rivoluzionare lo sguardo sul creato (indipendentemente dal credere in una creazione fatta da un Dio, da una forma di Energia, dal Caso). Ci hanno venduto (ed abbiamo voluto acquistare) che si può portare la conoscenza a tutti è ora di invertire questo perverso meccanismo ed utopicamente provare a portare tutta l’umanità verso la conoscenza. Certo questo meccanismo non è indolore e non è facile, certo chiederebbe le scuse di tanti ideologi, politici ed intellettuali degli ultimi decenni e forse secoli (molti in buona fede) che hanno lavorato per il Diavolo[1], che hanno separato, oggi è il momento di lavorare per riunire quanto è sparso, di lavorare per ricomporre i frammenti: siano essi quelli del singolo siano essi quelli dell’umanità intera. Non è un lavoro facile né veloce, non è un lavoro che può essere compiuto o esplicato in poche righe, ma è un lavoro indispensabile. E non importa che si tratti di discipline scientifiche od umanistiche dobbiamo (noi tutti) ricominciare a guardare senza i paraocchi che ci hanno e ci siamo messi, dobbiamo ricominciare ed essere semplici e guardare alle leggi della natura, dell’uomo e del “divino” allo stesso modo, dobbiamo iniziare a cancellare molteplici categorie e strutture mentali e culturali a partire dalla odiosa definizione di sovrannaturale! Il sovrannaturale non esiste, qualcosa o fa parte della Natura o non ne fa parte indipendentemente da quelle che siano le nostre modeste conoscenze sull’uomo e sull’universo. Al massimo sarebbe opportuno parlare, solo ed esclusivamente di naturale e non naturale od artificiale, ossia quanto creato o generato dagli uomini e non partecipe della creazione prima. Penso che per oggi possa bastare.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese dalla rete





[1] Per Diavolo in questa sede intendo l’elemento diaballico. Questo elemento è la forza che tende a separare, in una qualche maniera assimilabile al solve (nella sua accezione ed utilizzo negativo) in contrapposizione con il coagula. Coagula come forza e principio tendente alla unificazione. Diavolo dal greco Dià (attraverso) e Bàllo (getto, attraverso), 

domenica 11 ottobre 2015

Sogno, iniziazione e silenzio


Un sogno però mi ha proibito di descrivere quanto si trova all’interno delle mura del santuario, ed è chiaro che ai non iniziati non è lecito conoscere neppure indirettamente quelle cose della cui vista sono esclusi. … Pausania, I 38, 7*
Sarebbe superfluo, e probabilmente lo è, ogni commento. Siamo circondati di disvelatori di segreti, misteri ed arcani, ma è proprio vero che si può svelare il segreto dell’iniziazione? Le parole che escono come vento di maestrale da certe bocche forse sono solo una flatulenza scambiata per brezza di primavera. Ognuno può dare solo ciò che possiede e neanche nella sua interezza, quindi il Segreto, quello vero, non è esprimibile. Chi tanto si impegna nel tentativo di disvelare pubblicamente probabilmente o non è iniziato o della sua iniziazione non è riuscito a coglierne l’essenza ed a trasformarla da “virtuale” in reale. In santuario, il sancta sanctorum, non è descrivibile, spesso non lo è tra gli stessi iniziati. Quello che si può fare, nella migliore delle ipotesi è indicare a gesti e cenni, a parole spezzate e mute. Chi si vanta di poter svelare gioca a favore degli iniziati, poiché il suo dire fuorvierà e nasconderà ancora meglio.  La conoscenza di quanto è attinente alle mura interne del santuario non è acquisibile con gli strumenti della mera ragione comunemente intesa. Alla ragione, alla intelligenza pura bisogna unire l’intelligenza del cuore. Sono necessarie l’intuizione e la “morte” del pensiero “guidato” per entrare in altri tipi di pensiero sino quasi a quello che viene definito non pensiero.  
Un altro aspetto è interessante del passo citato, le mura nascondono qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa di bello e allo stesso mostruoso, celano quanto vi è di più sublime ed amorale. Celano l’essere! Non tutti siamo pronti ad incontrare quanto con perizia da maestri è nascosto nella interiorità dell’uomo. Pre – Conscio e Inconscio per dirla con parole troppo moderne sono delle barriere, le mura del santuario, a protezione dell’essere. Essere inteso in questa sede come l’unità primigenia dell’essere umano, come il nucleo indivisibile portatore della energia vitale. Come tutte le fonti di energia il suo potenziale è quello di generare o distruggere mondi. Per questo le mura proteggono i non iniziati, per questo i non iniziati non devono sapere neanche indirettamente. In questo discorso è palese che si può essere profani (fuori dal tempio) a se stessi. E se non si hanno gli strumenti, la volontà ed il coraggio di un viaggio nel peggiore degli inferni è meglio restare sulla soglia della conoscenza di se stessi.
Per ora può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
*in Le religioni dei misteri, Vol. I, Milano 2012

Immagini prese dalla rete


domenica 4 ottobre 2015

Risposta insufficiente e claudicante sul come e da dove iniziare

Da dove inizio? Questa è la domanda che ultimamente qualche “incosciente” mi pone vedendo in me il possibile interprete a questa domanda. Le mie risposte istintive sarebbero due: non lo so o da dove preferisci. Anche perché prima ancora di capire od esplorare dal dove iniziare, bisognerebbe domandarsi perché iniziare e cosa ci muove.
Iniziare un percorso verso le così dette scienze ermetiche o l’esoterismo, oggi sembra la cosa più facile del mondo, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca e digitare a caso qualche parola per trovare scuole, maestri, verità svelate e chi più ne ha ne metta. Basta entrare in una qualsiasi libreria per trovare volumi, volumetti e volumacci pronti ad istruire, insegnare, svelare. Ed io, che sono ancora qui a cercare di capirci qualcosa, cosa posso dire a chi mi chiede da dove inizio?
Per un attimo, metto da parte gli aspetti iniziatici dell’inizio (scusate il gioco di parole). La prima domanda è il perché si vogliono affrontare certi argomenti. Curiosità, conoscenza, altro? Se ci si sente incuriositi od affascinati da certe problematiche, ma prima cosa da fare e capire se si è disposti a fare dei sacrifici ed impegnarsi. Di solito le conoscenze acquisite a poco prezzo valgono poco. Non basta leggere qualcosa su internet per poter dire che si conosce (a proposito di conoscenza, una rilettura al cantico dei cantici sarebbe utile) un argomento, non basta acquisire alcune parole di un determinato linguaggio o gergo per poter affermare di averlo fatto proprio. In ultimo, come ciliegina sulla torta, prima di aggiungere bisogna essere disposti a rimuovere, a preparare lo spazio per quanto entrerà indipendentemente che resti materiale da magazzino o venga utilizzato per costruire. Dopo che si è verificato se si è disposti a qualche piccolo sacrificio ed impegnarsi, ci vuole la costanza nello studio e nella riflessione e meditazione, è un po’ come fare sport: andare in piscina ogni due mesi non è fare sport. Verificate queste premesse bisogna fare un’altra operazione; cercare di eliminare il pregiudizio ed essere pronti a cercare, vagliare e valutare. Se si è fatto tutto questo direi che si è già partiti.
Il da dove inizio inteso come da quali libri parto forse è la parte più facile della questione. Si parte dal principio. Bastano un paio di buoni manuali di storia, di letteratura e di filosofia. In questi libri vi sono già tutte le indicazioni per iniziare un percorso che potrebbe durare un paio di vite. Come si può parlare di Ermete Trismegisto ignorando del tutto la scuola alessandrina, il neoplatonismo e il così detto umanesimo e rinascimento? Come si può parlare di cabala senza avere un’idea di quella che sono state la storia e la storia culturale della Francia e Spagna medievale? Come si può parlare di iniziazione agli antichi misteri ignorando Eleusi? E così via dicendo. Il mondo è pieno di Maestri che per pochi soldi vi daranno la loro verità, che spesso purtroppo è un mix di menzogne e ignoranza.
Vi è una strada altra, la via del cuore nella quale (spesso) non servono libri, ma questa è un’altra storia.
Spero di aver risposto almeno in parte alla domanda e non me ne vogliano quanti si aspettavano una risposta più articolata, saggia e dotta e mi perdonino i possessori di “oro di Bologna”.
Gioia – Salute – Prosperità                     
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete

sabato 26 settembre 2015

Sulle qualità del Maestro

Quale è la qualità primaria di un maestro? Quale tra le varie caratteristiche deve avere un maestro per essere tale? Spesso e per consuetudine si identifica il maestro come il possessore di conoscenze, di qualità ed attributi da divulgare e trasmettere, non a caso almeno in contesti iniziatici sarebbe più opportuno utilizzare Traditor, nel senso di colui che trasmette.
Data questa asserzione, presa quasi come assioma vi è un aspetto sul quale spesso troppo poco si riflette. Il Traditor, è un ricercatore sia nel senso generico sia nel senso di “scopritore” di talenti  e qualità. Il Maestro è un osservatore di anime pronto ad individuare le più inquiete o le più “affamate” e dopo averle individuate si dona per la loro crescita, per permettere loro di camminare ed evolversi al meglio. Questa ultima affermazione merita una sintetica spiegazione onde evitare equivoci o fraintendimenti. Il meglio per il quale deve lavorare il Traditor, alla guisa di un genitore spirituale, è quanto è meglio per l’individuo che segue e a seconda dei contesti potrebbe essere discente, allievo o discepolo. Per fare questo, il maestro una delle sue principali qualità la così detta empatia (sensibilità nello stare vicini agli altri e coglierne le necessità più profonde) unita alla capacità di vedere ed immaginare come con il lavoro quanto è in potenza si potrà trasformare in atto. Il Traditor è uno “scopritore” di talenti che non si accontenta di trovare un tesoro, ma finita la fase preliminare della ricerca inizia a donarsi (e questo potrebbe essere il senso più intenso della trasmissione) e donandosi, nelle diverse forme, sostiene e nutre il soggetto a cui si dona per permettergli di percorrere la sua Via che seppur somigliante o tangente a quella del Maestro è sempre diversa ed unica. Egli ha un solo desiderio, vedere che il discepolo possa raggiungere vette a lui ignote, che possa migliorarsi e quindi migliorare l’Arte meglio di quanto abbia fatto lui.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagini prese dalla rete


sabato 19 settembre 2015

Considerazioni per chi vuole conoscere se stesso e le Scienze Ermetiche. Ovvero l’offerta del pomo della conoscenza

Probabilmente sto diventando un vecchio barbagianni (o gufo se preferite), forse mi sono perso nella mia ignoranza e nelle mie ricerche, sta di fatto che inizio a soffrire di una violenta forma di idiosincrasia nei confronti dei saccenti sapientoni della rete e non solo. Il problema non sono gli eruditi senza cuore, almeno loro hanno qualcosa da dire. Il problema sono i furbetti o peggio gli inconsapevoli e “incoscienti” portatori di verità preconfezionate o vendute loro attraverso un paio di dvd o libricini. Avvicinarsi allo studio delle Scienze Ermetiche senza il giusto entusiasmo, umiltà e voglia di conoscenza è come voler costruire un reattore nucleare avendo cambiato solo una lampadina in vita propria. E’ vero che nel nostro paese esiste una forma di denigrazione verso tutto ciò che appare “diverso” dai buonismi degli “studi” ordinari e che non esiste una qualche forma di percorso formativo al di là delle scuole iniziatiche (anche su alcune di queste molto ci sarebbe da dire), ma è anche vero che nulla osta a chi si avvicina a certi studi di informarsi e tutelarsi, prima di lanciarsi nel vuoto senza aver verificato di avere un paracadute.
Questi movimenti che definirei degenerativi in realtà spesso nascono da buone intenzioni, dal desiderio o anelito di conoscenza di se stessi prima e del mondo poi. La strada della conoscenza non è facile e se non si è disposti a lavorare a faticare a vivere il fallimento è meglio affidarsi alla fede in una qualunque religione rivelata, alle verità politiche o alla fede in una squadra di calcio. Ed ecco prendendo spunto proprio dal calcio il rischio è quello di diventare degli ultras degli hooligans il cui scopo è solo quello di far danni. I Maestri, quelli veri, spesso sono inconsapevoli di esserlo, altre volte indicano la strada e la percorrono con chi ha sete. Più che consegnare una verità, insegnano un mestiere e forniscono degli strumenti per poter lavorare. Il vero Traditor gioisce se e quando un suo “studente” ottiene risultati superiori o migliori dei suoi, non tiene nulla di nascosto, al massimo si limita ad aspettare il giusto tempo per trasferire. Soprattutto chi è sulla via prima di tutto trasmette vibrazioni ed amore, trasmettere energie e desiderio.
Al desiderio deve seguire la volontà, volere osare potere tacere sono i quattro elementi di una architettura della conoscenza antica. Tornerò su questi quattro elementi, per ora sono solo indicativi di parte del lavoro da svolgere. Lavoro che deve seguire le proprie inclinazioni personali da un lato e il tentativo di far propria la comprensione non solo dei fenomeni ma anche e soprattutto di quanto vi è all’origine ed attorno, come ad esempio la storia, la letteratura, la scienza e la filosofia.
Quello che viene implicitamente chiesto a chi si avvicina alle Scienze Ermetiche e che molti sapientoni ignorano è di diventare Filosofo nel senso più autentico della parola.
In ultimo, oltre a ricordare la necessaria prudenza a chi si avvicina a certi studi è doveroso sottolineare come la colpa, se di colpa si può parlare, è di quanti sono autenticamente filosofi o in qualche modo avviati sulla Via e restano chiusi nelle loro torri d’avorio.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini: Mano destra offerente pomo, conservata nel museo di Metaponto (1000167)

Tempio di Hera o tomba (scuola) di Pitagora a Metaponto (252)


martedì 2 giugno 2015

Nota sul Viaggiare e la Lingua

Ajāpa: il praṇava (la sacra sillaba om) interiore, avvertibile per mezzo del japa (la ripetizione di un mantra); il suono interiore dell’om, il suono primordiale, la vibrazione vitale che permea l’universo, che si fa evidente con la pratica spirituale.

I frammenti di ciò che è sparso sono ovunque, non tutti hanno gli occhi, le orecchie ed il cuore per raccoglierli nella propria interiorità e pazientemente assemblarli alla guisa di un mosaico. La distinzione tra cultura, meglio, fra tradizione occidentale ed orientale è data dalla limitatezza del punto di osservazione, dalla incapacità di rischiare e incamminarsi sulla Via. La Tradizione: è una, molteplici le sue manifestazioni per permettere alle diverse incarnazioni di avvicinarsi alla Via. Che sia sud o nord, est od ovest poco importa. E se si è ad occidente bisogna riuscire a trasmutare quanto vi è di “utile per la cerca” in oriente e viceversa. Chi cammina nudo sui cocci od attraverso i roseti, inevitabilmente avrà modo di esperire ferite e tagli, inevitabilmente rischierà di pungersi con la rosa. Senza rosa, senza la “puntura” della sua spina non si può essere nella Via. Non è sufficiente attendere, bisogna saper attendere. L’attesa, da certi punti di vista paragonabile al silenzio dei neofiti di molte scuole iniziatiche, non è una azione statica, ma dinamica. Dinamicità che prevede l’uso della volontà, naturale conseguenza del desiderio e della disciplina. Chi è nel mito è rito.                     Molteplici le strade da seguire. Verso l’alto che è come il basso, verso l’esterno che è come l’interno. L’interiorità spesso frammentata in molteplici parti. Alcune celate perché l’individuo possa ricordare quanta oscurità regna nell’essere, per ricomporre il puzzle, per ricomporre ciò che è sparso bisogna conoscere anche quanto vi è di più orrendo, e giungere a quanto vi è di più atavico e “originale”, bisogna sgrezzare ed eliminare ogni sovrastruttura consci che queste unitamente a quanto è nascosto e dimenticato sono al tempo stesso limite e protezione.                                                    Quanto ha creato il manifesto e il non manifesto, ha generato secondo suono, numero e parola a loro volta genitori di quel numero, peso e misura che si incontrano il alcuni testi sacri o mitologici. La parola nella sua forma più debole costituisce il mezzo per la comunicazione tra gli esseri umani, nella sua forma più forte, più autentica, l’autenticità spesso è sinonimo di virilità, è una delle manifestazioni della potenza pronta a tramutarsi in atto o semplicemente a sancire. La parola in questa accezione muore a se stessa per diventare altro da sé, suono o vibrazione.
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. Genesi 11, 1-9
E’ forse questa la lingua? E’ forse un omaggio un tentativo di tornare a Migdol Bavel? No, bisogna tornare ancora più indietro se si usa un sistema esistenziale e di pensiero di tipo cronologico, bisogna danzare altre danze se si è più vicini al suono delle stelle. Le culture, gli epigoni dei Padri, disperi nello spazio e nel tempo hanno tentato di spiegare l’inspiegabile, alla meglio allo potuto indicare e gesti e parole spezzate. Eppure della lingua, per il danzatore di Sophia, vi sono tracce e segni ovunque nel cammino. Che essa assuma vari nomi è solo parte del gioco. Che essa sia Lingua degli uccelli o Gaia scienza o lo schiocco della lingua in una delle lingue dell’africa o la sacra sillaba fa poca differenza. Ovunque vi sono tracce da seguire ed insegnamenti da prendere, in questo il silenzio del neofita accompagna sempre i Maestri e gli occhi dell’infante sono i loro occhi. Danzando senza pregiudizio, aprendo il cuore e gli stadi e “strati” dell’essere si può arrivare a sentire il suono, la prima vibrazione. Parteciparne è un “miracolo”, miracolo dinnanzi al quale bisogna farsi sacerdoti dell’unica religione possibile (Religione non intesa come re-ligare ma come re-legere).
Gioia – Salute -  Prosperità
© Michele Leone

P.S. oggi niente immagini ma “qualcosa” da ascoltare durante la lettura.


domenica 8 marzo 2015

Conoscenza, silenzio ed erotismo

(quasi un delirio da leggere sopra, sotto o tra le righe)
Se si guarda alla storia senza pregiudizio, se non si ha paura di valicare le impervie montagne del conoscibile così come sono poste nei manuali scolastici e dalla così detta cultura “dominante, se si è disposti a non essere dommatici ed a prestare ascolto ad uno moltitudine di voci, divenute silenti nel tempo e sepolte sotto oceani di calunnie si troveranno delle connessioni all’interno del pensiero e della storia che altrimenti resteranno invisibili e sono invisibili ai più e quando non invisibili osteggiate o vessillo di fanatici spesso deficienti (deficiente da intendersi nel senso etimologico della parola).
Parlare della lingua degli uccelli, dei fedeli d’amore e di molte altre cose espone a feroci critiche od alla chiusura ad un settarismo (nel senso meno nobile della parola, ma in quello del termine usato correntemente) che non può che nuocere. Quindi, come cercare prima e relazionare poi? Come penetrare quanto spesso è per sua natura impenetrabile se non attraverso iniziazioni e conoscenze particolari e poi restituirlo traslato in un discorso organico e tradotto nella lingua accettata ed accettabile da quanti sono o forniti di paraocchi o se pur dotati di buona volontà non hanno i giusti strumenti?
La strada non è semplice, ed io che affronto l’argomento non mi riconosco tutte le qualità necessarie per operare queste trasmutazioni, ed è piena di rischi. Senza nulla rischiare nulla di prezioso di può ottenere. Il primo requisito indispensabile è quello di studiare e meditare senza sosta. Informarsi sia su quanto è presente nei testi “canonici” sia su quanto è presente in quelli dimenticati od “eretici”. Il secondo requisito è quello di guardare alla storia ed alle idee senza pregiudizio e dimenticando il proprio gusto ed inclinazione naturale. La ricerca, lo studio sono assimilabili ad una esperienza culinaria od erotica. Se non si assaggiano cibi diversi e preparazioni diverse dello stesso cibo il nostro gusto sarà limitato, così come se i giochi e le esperienze non variano la comprensione non sarà completa. Basti pensare al bacio, quanti tipi di bacio esistono? Sono così tanti che si potrebbe scrivere un trattato in più tomi sull’argomento. Lo stesso vale per lo studioso di argomenti altri, egli deve essere prima di tutto una persona “navigata e d’esperienza”, come fidarsi di chi ha sempre e solo mangiato zucchine bollite? Di chi non conosce la differenza tra un bacio filiale ed un bacio d’amante?
Lo studioso delle cose occulte della natura, del così detto esoterismo che è così di moda da aver perso quasi significato prima di tutto sacrifica alla conoscenza le sue ore tra studio e meditazione. Alla stregua di un monaco egli eleva la sua preghiera durante le ore di studio e di ricerca. Le sue verità non saranno assolute ed arroganti, saranno spesso precarie perché una nuova conoscenza, un’intuizione diversa dalle altre potrebbe aprir le porte di nuovi giardini e labirinti. Egli senza tregua viaggerà per lande note ed ignote, affronterà i pericoli dello scherno e del pubblico ludibrio, vivrà le angosce della madre per i figli nella propria anima e sarà in affanno e senza fiato, ma non interromperà il suo incedere.
L’amore, che è la quintessenza dell’universo e di tutti i possibili “saperi” lo guiderà e sosterrà, e la sua paga più grande consisterà nel dare, e nel sostare in un giardino all’ombra dell’albero della vita a bere delle fresche acque del fiume nel quale non ci si può bagnare due volte e nel respirare il profumo della mistica rosa.  Il suo dire nel tempo dovrà assumere le sfumature dell’amore, dalla dolcezza alla virile forza dell’indignazione; ma le sue parole saranno prudenti e cercherà di aiutare il suo interlocutore e come il guerriero non scenderà in campo odiando il suo nemico perché la pace dovrà regnare nel suo cuore, egli è portatore di ordine e armonia anche se potrebbe sembrare diversamente.
Penetrare un’idea significa congiungersi ad essa, in qualche maniera significa assimilarla sino a divenire parte di essa ed essa porterà una memoria di questo incontro, così potremmo dare giustificazione alla così detta equazione dell’amore: L'equazione di Dirac.
Ora è meglio tornare al silenzio, l’ultimo pensiero ci porterebbe sulle strade dell’indimostrabilità partendo dal Tre Volte Grande ed arrivando al caos che governa infelicemente questo mondo.
Gioia – Salute – Prosperità
Michele Leone

Foto presa dalla rete (celebre scatto di Doisneau)

sabato 7 marzo 2015

Mauna, ancora sul silenzio, ed altre istantanee cosiderazioni

Più volte ed in più luoghi abbiamo parlato del silenzio. Il silenzio, nella maggior parte delle scuole iniziatiche è caratteristica prima dei neofiti, nelle religioni e negli aspetti più vicini al sacro di queste il silenzio è caretteristica dei saggi, mistici e uomini di ri-flessione.
Il silenzio non è solo caratteristica dell’apprendista, del neofita. Potremmo asserire che esistono diverse qualità di “silenzio”. Come nel silenzio del neofita vi è l’idea stessa di prendere a (apprendere) e nell’Adepto il silenzio divene comprensione (prendere con o insieme) per il Maestro (propriamente il Traditor) il silenzio diviene altro, esso è qualcosa di più complesso e semplice allo stesso tempo.  Oggi ci limiteremo a dare la definizione presa da un glossario di sanscrito*:
mauna (n): “silenzio”, silenzio totale e profondo; il silenzio dei guṇa; lo stato del muni, in cui la mente e l’intera individualità è risolta nella consapevolezza dell’ ātman, la coscienza nel nirvikalpasahajasamādhi. È condizione imprescindibile per la realizzazione dello yoga nel suo senso più elevato. Inteso come attributo, corrisponde a  Pārvatī o Durgā, la śakti di Śiva. Secondo Śaṅkara, manua è uno dei tre segni distintivi (liṅga) del jñānin o del saṁnyāsin insieme a bālya e pāṇḍitya.
In altro luogo ed in altro tempo daremo un più ampio commento di questa definizione di silenzio che implica una ampia visitazione di culture lontane e primigenee. È importante notare e riflettere che la sola intellegienza razionale untita alla erudizione non è possibile cogliere il senso più profondo della natura delle cose. Porsi in ascolto ed aprendo le vie del cuore inevitabilmente prima o poi si potrà giungere al silenzio ed alla luce.
Gioia  - Salute – Prosperità
© Michele Leone
*Glossario Sanscrito a cura del Gruppo Kevala, Roma 2011.

Immagine presa dalla rete

domenica 15 febbraio 2015

Mýstēs


Mýstēs una nota in preparazione di una nota…

E’ fondamentale notare al di là delle accezioni contemporanee della parola e di quelle intrise di religiosità popolare o teologica che mistico è nella sua natura vicino ai misteri ed alle iniziazioni. Non solo, essendo legato al verbo greco mýō e principalmente al chiudere gli occhi (ma alche la bocca) rimanda a tutti quei processi iniziatici che nella tradizione mediterranea iniziano ad Eleusi ed in una qualche forma proseguono ininterrottamente sino alla Massoneria od alla Fratellanza di Myriam. Non a caso il mýstēs è propriamente l’iniziato (ai misteri). Per certo non è un caso, il riferimento anche linguistico, alla privazione della vista, non è forse colui che aspira alla iniziazione in uno stato di tenebre ed ignoranza? Non bisogna scendere nelle profondità delle terra (o di se stessi) per poi risalire? Dopo aver visto, dopo aver conosciuto, l’iniziato non può far altro che tacere su quanto ha prima esperito e poi appreso.

Gioia-Salute-Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa della rete, presumo che il credit sia di: Dariusz Klimczak. Nel caso l’autore dell’immagine ritenga che l’utilizzo della stessa sia inappropriato, sono disposto a cancellarla in qualunque momento.
#esoterismo #Eleusi

 


sabato 20 dicembre 2014

Nota sull’apprendere e l’apprendista 0.1.1412


Più volte e in molti luoghi ci siamo soffermati sulla figura del Traditore o del Maestro. Oggi è nostra intenzione riflettere sul cosa sia essere Apprendisti.

Apprendista: colui che apprende. Solitamente si intende colui che intente apprendere un’arte od una professione.

Il dato per noi rilevante sta nell’apprendere: prefisso Ad (con senso intensivo o di movimento) più Prehendere (afferrare, prendere o impossessarsi). Se mettiamo da parte il prefisso avremo, prendere: “ridurre in proprio potere”. Quindi avremo un movimento per cercare di “ridurre in nostro potere” una qualche cosa. A questo punto possiamo provare a riformulare una definizione di Apprendista. L’Apprendista è colui che tenta di impossessarsi di qualcosa per “ridurla in suo potere.

Se diamo per vera questa ultima definizione, possiamo anche considerarla sufficiente? No. Abbiamo al massimo chiarito cosa sia il “mestiere” di colui che apprende ma, non abbiamo definito le esatte modalità con cui si esplica l’apprendimento. L’afferrare qualcosa implica almeno tre momenti imprescindibili:

1.      Il desiderio della cosa da afferrare o apprendere. Senza desiderio non è possibile iniziare il processo psico-fisico o della coscienza che porterà alla azione. Ma il desidero da solo non è sufficiente. Troppo spesso i desideri restano sogni irrealizzati. In realtà, almeno nella sfera all’interno della quale ci stiamo muovendo potremmo utilizzare appetizione al posto di desiderio. Qual è il processo che dalla sfera del desiderio o appetizione o potenza, può portare all’atto? La volontà.

2.      La volontà è il mezzo per cui ogni “entità autocosciente” compie o si predispone a compiere delle azioni.

La volontà nel dizionario di filosofia delle garzantine è così definita: attività propria dello spirito o della soggettività autocosciente. Con l’intelletto o ragione, occupa una posizione di assoluta preminenza tra le facoltà spirituali. Mentre nel dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano viene così definita: Il termine è stato usato in due significati fondamentali: 1° come principio razionale dell’azione; 2° come il principio dell’azione in generale. Entrambi questi significati sono propri tuttavia della filosofia tradizionale e della psicologia ottocentesca, perché sono collegati con la nozione di facoltà o poteri originari dell’anima che si combinerebbero assieme per produrre le manifestazioni dell’uomo.

Non potendo dedicare in questa sede un giusto approfondimento della Volontà, possiamo però constatare che le tre definizioni di questa la legano in una qualche maniera alla sfera dell’agire. Ed è proprio l’agire il terzo momento imprescindibile dell’afferrare.

3.      Agire, attraverso la sua etimologia che potrebbe portarci a sanscrito e da qui ad una quantità importante di parole ed idee, deriva dal latino agere che sta a per spingere, portare avanti. Da questo spingere deriva il significato di compiere un azione. E’ l’azione il fatto fondamentale dell’afferrare dell’Apprendista, senza movimento (che di per se è una delle manifestazioni della vita o dello spirito erotico) non vi sarebbe un senso nel desiderare o nel volere.

A questo punto sembrerebbe chiaro il significato dell’essere Apprendista o dell’Apprendere e le implicazioni di queste due parole, invece la strada per cogliere a pieno l’apprendere è ancora lunga. Nelle prossime note continueremo ad approfondire il senso dell’apprendere. In particolar modo verificheremo in cosa consiste il “tentativo di impossessarsi” dato nell’ultima definizione. Dopo questo verificheremo cosa accade dopo la cattura…

Gioia – Salute - Prosperità

© Michele Leone 

Immagine presa dalla rete

sabato 12 luglio 2014

sul simbolo e sul conosci te stesso nota 1.0


L’uomo contemporaneo ha perso e sta perdendo il legame con la natura con la capacità di ascoltare e vedere; perde sempre più velocemente quelle che con una parola moderna possono essere definite le connessioni tra microcosmo e macrocosmo, perde quel poco che resta del nutrimento dei simboli ed è distratto costantemente da sé stesso. Questa perdita, questo smarrimento non sono iniziati da pochi decenni, ma è un decadimento che ormai è in atto da secoli. Questo decadimento è stato accelerato dalla non-human generation ©[1]. La più grave delle perdite è la non conoscenza ed il disinteresse dell’uomo verso sé stesso. Se già a Delfi o prima si dava l’indicazione del gnôthi sautón, e questa indicazione spesso nella storia è stata riservata a pochi coraggiosi o iniziati oggi sembra che l’indicazione di massima sia fuggi da te stesso!
Queste poche righe per introdurre senza commento in questa sede un estratto da Carl G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Torino 2013

Nel baratro si cela un pericolo: l’uomo prudente lo evita ma, così facendo, si lascia anche sfuggire il bene che un rischio, assunto con coraggio seppure imprudentemente, potrebbe conseguire.
I recessi del cuore sono abitati da malvagi spiriti assetati di sangue, da furia repentina e da debolezza sensuale. … Chi va verso sé stesso rischia l’incontro con sé stesso. … Questa è la prima prova di coraggio da affrontare sulla via interiore, una prova che basta a far desistere, spaventata, la maggioranza degli uomini. Infatti l’incontro con sé stessi è una delle esperienze più sgradevoli, alla quale si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante.


L’incontro con sé stessi significa anzitutto l’incontro con la propria Ombra. …

A buon intenditore…
www.micheleleone.it






[1] non-human generation. Titolo di un articolo di prossima pubblicazione.

sabato 1 giugno 2013

appunti sulla consocenza ed i daemon. Ovvero del sapere e del dolore

I propri daemon vanno ri-conosciuti, di essi bisogna conoscerne le qualità e scrutando ciò che ognuno da solo più conoscere del proprio essere, capire e sapere quelli che vanno incatenati in oscure e profonde prigioni, quelli che vanno consultati e quelli che dobbiamo far emergere alla piena luce del mezzogiorno.
La conoscenza, il sapere e la verità, inevitabilmente implicano dolore e/o sofferenza, solo dopo il dolore che forse mai guarirà vi può essere l'alba della saggezza.
Non basta aver attraversato il roseto ed essersi punti con la rosa, non basta la volontà, la conoscenza quella più vera, più profonda ed intima ha bisogno di altri attributi per essere posseduta, la conoscenza è possesso quasi carnale attraverso un dolore che è fisico e mistico. Solo dopo tutto questo, può, potrebbe arrivare la saggezza che nel quotidiano è attribuita agli anziani, in quanto sono coloro che hanno vissuto ed esperito.
Michele Leone

lunedì 20 maggio 2013

METUSCHELAH: La Rinascita dell’Uomo

Ho trovato la bozza della mia prima conferenza tenuta nel 1995 o giù di li... ora sono certo che non la perderò..


METUSCHELAH:  La Rinascita dell’Uomo

 

            Il lavoro che ho intenzione di presentarvi, nasce più da riflessioni di tipo teoretico che da ricerche storiche. Anche se storia e storiografia sono state per me quello che fu Virgilio per il “POETA” nella Commedia.

                Userò a modo di prologo le belle parole di Gioacchino: “ Non è una fatica da poco quella che in questi giorni ci attende. Ma per queste incombenze chi sarà adatto? Infatti, forse colui che potrebbe rifiuta, mentre colui che vorrebbe non ne è in grado; a chi appartiene l’eleganza del discorso, manca la scienza, a chi è concesso il sapere, è negato il dire appropriatamente. Così, dunque, nessuno sarebbe adatto. Ma forse tutti vanno giustificati allo stesso modo? Colui che non sa, sebbene non per trascuratezza o per negligenza, ha una scusante, o del tutto degna di fiducia o, comunque, plausibile; Colui a cui è concesso di conoscere, anche se in parte, non ne ha nessuna o quasi nessuna. Ma forse, giacché dico queste cose, io mi attribuisco una delle due eventualità, di modo che avrei la presunzione di arrogarmi il merito della scienza? Assolutamente no. Piuttosto io, che mi riconosco nell’una del tutto insufficiente, nell’altra temo molto il giudizio. Poiché, anche se non posso credere di essere sapiente, se non per stupidità, tuttavia non potrei scusarmi di ignorare ciò che sono tenuto a dire, se non per falsità. Parlerò, quindi, come potrò, nel caso contrario indicherò con dei cenni. E se non posso imitare gli uomini, imiterò l’animale senza intelligenza, o altrimenti l’uomo privo di parola, che a cenni va indicando ciò che ha visto. “[1] .

            Quello di cui vi voglio parlare è il sogno delle utopie, che va da Platone a Campanella ed anche oltre, in altri termini il tentativo di realizzare un mondo migliore il mondo dell0’armonia e della pace. Nella maggior parte dei testi sullo “Stato”[2] scritti da filosofi e uomini di scienza, sono presenti due fattori che potremmo definire fissi. Questi due fattori sono: 1° la presenza di un capo o di un insieme di uomini illuminati 2° un’intera popolazione che ha avuto modo di evolversi e che si autogovernano scegliendo democraticamente i propri capi. Cosa vogliono indicarci questi due fattori?  Il primo rappresenta un tipo di civiltà che ha ancora bisogno di una guida per evolversi; il secondo rappresenta civiltà già avanzate, ovvero che non hanno più bisogno di guide, ma di rappresentanti. Comunque, sia nel primo che nel secondo fattore c’è qualcosa di comune, ovvero il raggiungimento di una meta, che in base agli elementi che abbiamo e poco nota, che porti o il capo o l’intera popolazione ad un’evoluzione. Questa evoluzione è la presa di coscienza di qualche cosa. Il nostro scopo in questo momento è quello di andare a verificare quello che accade e rende presente ed operante questa presa di coscienza.

            Per affrontare questa indagine ci distaccheremo dalla pista storica per entrare in quella teoretica. Cosa permette ad un soggetto o ad un insieme di soggetti di innalzarsi e desiderare un mondo antitetico o quasi a quello nel quale vivevano prima? Le risposte potrebbero essere molteplici, ma a noi interessa una in particolare. Dal nostro punto di vista solo la conoscenza e quindi la conoscenza filosofica in senso stretto, possono permettere al soggetto di arrivare a concepire un mondo diverso da quello della sopraffazione. Prima di andare avanti è opportuno soffermarci un momento su quello che significa conoscenza filosofica o quanto meno il significato che attribuiamo al termine filosofia in questo ambito. Per noi parlare in questa sede di filosofia e di conoscenza filosofica in senso stretto equivale a dirsi amore per Sofia e amore per Sofia rappresenta il percorso che porta il soggetto da essere semplicemente un ricercatore di qualche cosa a essere uomo rinato dopo la morte. Cosa significa rinascita? La rinascita alla quale ci stiamo riferendo è la rinascita dopo di tutti coloro che muoiono dentro se stessi, che sacrificano la loro coscienza per far si che una volta liberato il cuore da inutili sovrappesi il soggetto rinasca Uomo. A questo stato di cose l’Uomo purificatosi dalle nefandezze che fino a quel momento lo avevano accompagnato deve prendere atto di un’altra cosa. In lui si è sviluppato JERED ( Il Cristo che nasce e si sviluppa dentro di noi ). A questo punto abbiamo un Uomo che oltre ad aver raggiunto la conoscenza filosofica, sviluppa dentro di se quello che in ebraico si chiama Jered, ma che nel Nostro Rinascimento un Domenicano chiamò Eroico Furore[3]. L’accostamento può sembrare audace e forzato, ma in realtà a livello concettuale le due cose sono simili. Ovvero, sia l’uno che l’altro concetto spingono  l’uomo verso la Fratellanza, l’Uguaglianza e la Libertà di pensiero ( con tutto quello che implicano ) e lo spingono alla difesa dei propri ideali fino all’estremo sacrificio, la morte della carne.

            Riassumendo, possiamo dire di aver individuato nella conoscenza filosofica il motivo o un probabile motivo di perfezionamento da parte dell’uomo. Ma l’Uomo che si è perfezionato attraverso lo studio e l’applicazione della filosofia e che quindi sa cose che altri non sanno, come agisce nei confronti degli altri individui?

            Prima di rispondere a questa domanda è necessario aprire una parentesi. Metuschelah ( la coscienza deve morire in se stessa per fruttificare nel mondo materiale al fine di produrre l’abbondanza e l’armonia nelle terre degli uomini ) e Jered non sono due termini-concetto da leggere separatamente, ma bensì, uniti. In altri termini: il primo non ha possibilità di realizzazione senza il secondo. Non fosse altro che per la profonda simbiosi che li unisce. Questi due concetti sono  intimamente legati e noi attraverso la filosofia e Jered dobbiamo arrivare a Metuschelah. Infatti questo è il punto di arrivo, quello stato o situazione in cui essendo tutti liberi si potranno iniziare i “lavori” per l’edificazione dei templi e degli uomini più vicini all’armonia di quanto non lo siamo oggi. Uomini che abbiano la giusta componente di Sale, Mercurio e Zolfo, come ritenevano gli alchimisti rinascimentali.

            Tornando al nostro discorso principale, è arrivato il momento di rispondere alla domanda sul comportamento degli individui che sanno nei confronti di quelli che non sanno.

La risposta è più che ovvia in base al discorso fatto, i primi sentiranno il bisogno spontaneo di trasmettere la loro conoscenza e di aiutare l’altro perché l’armonia e la prosperità si possono raggiungere solo con la Fratellanza.

                Volendo insistere in senso esplicativo riguardo al concetto di fratellanza chiamerò in causa due concetti fondamentali: quello di GNOSI e quello di CONOSCENZA. Parlando di gnosi dobbiamo cercare di intenderne esattamente il significato in senso ermetico[4]. Così come è lecito supporre, la gnosi è un processo cognitivo assolutamente legato alla maturazione spirituale e psichica (  da Psyche = Soffio = Anima ) dell’individuo che spinto dal proprio equilibrio interiore, che è quindi presupposto, nuove la propria essenza  verso la cognizione di causa delle forze creatrici e verso la cognizione di causa della loro esteriorizzazione.  Si tratta, dunque, di un vero e proprio “moto planetario”, del proprio essere[5] votato alla “conquista” di ciò che è più sublime e raggiungibile.

Ma l’esercizio della gnosi è un punto d’arrivo, ed io stesso devo conoscere ancora chi può essere così esaltato e presuntuoso da affermare di essere Illuminato.

La gnosi, dunque, presuppone come suo attributo quello dell’individualità, e la rinascita dell’uomo è la rinascita dell’individuo.

Come si sposa la gnosi con la conoscenza?

La mia provocazione tende proprio ad esplicitare questo rapporto. Se conoscenza significa conoscere insieme ( da Co - Gnosco ), essa presuppone un fatto di coscienza. Ma la coscienza è in “verità” un fatto prettamente individuale. Se la conoscenza è un rapporto ed un incontro tra due o più coscienze, ciò significa che la crescita collettiva o di gruppo intorno agli stessi contenuti suppone un’interiorizzazione individuale dei medesimi contenuti; ogni vissuto è infatti il presupposto di un microcosmo individuale, di cui non può essere ignorata l’importanza all’interno dell’interiorizzazione stessa.

            Diciamolo allora: se chi è sulla strada della gnosi è sulla strada della rinascita, nell’estendere la propria esperienza al singolo come al gruppo, deve fare i conti con ogni vissuto, con ogni coscienza, con ogni microcosmo. Ma essendo questi attributi dell’individualità, avremo un conflitto tra ciò che tende al generale e ciò che è particolare. E’ qui che interviene il concetto delle Libertà dell’individuo. E’ qui che nasce l’esoterismo dei contenuti, il quale verte a valorizzare la scoperta e la conquista della gnosi da parte di ciascuno. Ma ciò non significa affatto che esso sia una realtà da mettere sotto sale. Tutt’altro: E’ con la divulgazione equilibrata e controllata che si da la possibilità a chi può di attingere ad un pozzo altrimenti invisibile. Se di libertà stiamo parlando, è allora lecito parlare di “libertà di possibilità”, che valorizzi il concetto stesso di rinascita; essendo legato al concetto di possibilità di rinascita.
            Combattere per la libertà significa, dunque, lottare per la possibilità di diventare UOMINI.
 
Michele Leone


[1]  Gioacchino da Fiore, Sull’Apocalisse, tr. it. e a c. di Andrea Tagliapietra, Feltrinelli, Milano 1994, pp.                                  131-133.
[2]  Possono essere di riferimento: 1) La Repubblica di Platone, 2) La città di Dio di Agostino, 3) La città del sole di Campanella, 4) Il Principe di Macchiavelli, 5) Utopia di More, 6) Il Leviatano di Hobbes, 7) Per la pace perpetua di Kant, 8) La Bibbia.
[3]  Giordano Bruno, Degli Eroici Furori, Laterza Bari-Roma, 1995.
[4]  Può essere interessante consultare il Pimandro, di Ermete Trismegisto.
[5]  Si vedano le concezioni della filosofia rinascimentale con i dovuti riferimenti alla filosofia tardo Egizia ( Platonica, Pitagorica, Ermetica ).

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