Visualizzazione post con etichetta filosofia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta filosofia. Mostra tutti i post

domenica 13 marzo 2016

Welcome http://micheleleone.it/

Ciao a tutti, oggi voglio segnalarvi la nascita del mio sito:
Spero di ritrovarvi numerosi su questa nuova piattaforma
Gioia – Salute – Prosperità

Michele

domenica 10 gennaio 2016

Bernardo di Chiaravalle e i Mostri

Troppo spesso chi si avvicina alle Dottrine Esoteriche è trasportato in un mondo nebuloso dove presunti maestri bardati di patacche accrescono la nebulosità. Ho già detto altrove e non mi stancherò mai di ripeterlo che i primi detrattori dell’ermetismo sono proprio i praticanti delle varie discipline così dette occulte (tra le altre cose lo stesso termine occultismo è di nascita recente). In un vortice si idee, di guazzabugli e visioni (a volte nobili) in molti si ergono a conoscitori, addirittura a detentori della verità. Improvvisate “guide turistiche” dello Spirito o del Simbolo sono pronte a dipanare ed a farsi pagare per mirabolanti tour all’interno di circhi senza tendone o di antiche cattedrali.
“Nei chiostri, sotto gli occhi dei fratelli che leggono, cosa fanno quei ridicoli mostri … che significano quelle scimmie immonde, quei leoni selvaggi, quei centauri mostruosi? Che ci fanno quegli esseri metà bestia metà uomo, quelle tigri maculate? … si vedono molti corpi sotto un’unica testa, e molte testa sopra un sol corpo. Qui, vediamo un quadrupede con la testa di serpente, là un pesce con la testa di quadrupede, altrove un animale è cavallo davanti e capra dietro … Di grazia, se non si arrossisce di simili assurdità, che si rimpianga almeno la spesa.”
Queste non  sono parole mie, ma di Bernardo di Chiaravalle  (Apologia ad GUILLELMUM Sancti Theodorici abbatem, P.L. CLXXXXII, col. 916), si lo stesso Bernardo tanto caro a molti sognatori di favole templari, massoniche sino ad arrivare ad i perenni illuminati o al NWO. Senza entrare nel merito della disputa tra cistercensi e Cluny, pur essendo concorde che nella età di mezzo “tutto può essere simbolo od è simbolo”, la realtà stessa è rimando ad altro, è necessario ribadire con vigore che bisogna vedere con i giusti occhi ed il giusto cuore. Non solo con la giusta preparazione per cogliere ad esempio che due grifoni che bevono ad una coppa non sono simbolo eucaristico. Che si tratti di arte o di testi scritti è necessaria una ermeneutica delle Opere Ermetiche, è necessario che chi si avvicina a certi argomenti cerchi ed esplori senza pregiudizio e senza dogmi.
Direi che per oggi il vecchio barbagianni può ritirarsi…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Il passo in latino per chi lo conosce meglio di me: Caeterum in claustris coram legentibus fratribus quid facit illa ridicula monstruositas, mira quaedam deformis formositas, ac formosa deformitas? Quid ibi immundae simiae? quid feri leones? quid monstruosi centauri? quid semihomines? quid maculosae tigrides? quid milites pugnantes? quid venatores tubicinantes? Videas sub uno capite multa corpora, et rursus in uno corpore capita multa. Cernitur hinc in quadrupede cauda serpentis, illinc in pisce caput quadrupedis. Ibi bestia praefert equum, capram trahens retro dimidiam; 540 hic cornutum animal equum gestat posterius. Tam multa denique, tamque mira diversarum formarum ubique varietas apparet, ut magis legere libeat in marmoribus quam in codicibus, totumque diem occupare singula ista mirando, quam in lege Dei meditando. Proh Deo! si non pudet ineptiarum, cur vel non piget expensarum?


Immagine presa dalla rete: Abbazia di Fossanova


venerdì 1 gennaio 2016

PHILOSOPHIA 0.2

Spesso per acquisire nuove prospettive è necessario guardare al passato, per conoscere il particolare bisogna non dimenticare il generale, in riferimento alle Scienze Ermetiche questo discorso diventa maggiormente necessario e urgente. E' assai variegato il mondo dei così detti conoscitori di cose occulte: si passa dai super specializzati professori universitari sparsi per il globo ai saccenti esperti formati sulla veloce lettura di post su Facebook.
Forse io che parlo ed inizio questo discorso mi arrogo la conoscenza o l'esperienza? Nulla affatto, la più alta qualità che posso riconoscermi è quella di un esploratore nell'erranza. Errando alle volte si hanno delle piccole epifanie che è necessario non sottovalutare, non lasciar volare via. Per esperienza e tradizione credo più in coloro che cercano la verità che in quanti se ne definiscano custodi o portatori (più o meno sani). Come, cosa, dove cercare? Come trovare un linguaggio, un modello espositivo che possa andare bene tanto agli accademici quanto ai veloci fruitori di informazioni da fast food? Sempre in rifermento al linguaggio non sarebbe forse necessaria anche in campo iniziatico una semiotica che sia in grado di fornire dei minimi comuni denominatori? Se attraverso la storia della Cultura, delle Idee, delle Religioni con l'ausilio della psicologia, della antropologia e di tutti gli strumenti delle discipline moderne si può tentare di riunire quanto è sparso e lavorare per tornare con chiarezza ad un approccio al Sacro, lo stesso, forse, non si può fare con quanto concerne il mondo iniziatico. Il mondo iniziatico dovrebbe essere in grado di fornire puntualmente questi strumenti ed aggiungerne altri. Dovrebbe essere esportatore di metodologie e conoscenza, di valori ed ideali. Al suo interno, dovrebbe essere in grado di fornire strumenti diversi, di donare una formazione altra, di ampliare lo spettro della percezione della coscienza (o anima o spirito se si preferisce, non è questa la sede delle definizioni). Quanto concerne il vero lavoro iniziatico è indicibile e segreto per definizione, quindi è quasi inutile parlarne e quando se ne parla spesso si presta il fianco alla frusta di perversi razionalisti o materialisti o ingenui detentori di verità assolute.
A questo proposito e so di ripetermi sarebbe necessaria una qualche “struttura” che possa fornire degli strumenti minimi ed indispensabili per formare quanti voglio avvicinarsi a certi argomenti. Argomenti che nulla hanno a che fare con il soprannaturale (non esiste), argomenti che sono e dovrebbero ritornare ad essere propri della Philosophia. Un percorso che sia fatto per chi davvero ha intenzione di mettersi in viaggio sulla Via perigliosa. Un tale percorso e cammino farà sorridere gli esoteristi e probabilmente ridere altri. La stessa idea di una biblioteca minima per aiutare i curiosi giovani esploratori della Philosophia, potrebbe essere derisa ed allo stesso tempo quasi irrealizzabile; Cento o duecento testi forse non basterebbero o ne potrebbero bastare meno? quali inserire? quali escludere? Forse il vero problema di questo bignami è cosa escludere. Un lavoro del genere nasce necessariamente incompleto. Perché provare a redigerlo allora? Quale è il suo scopo? Sono queste le due domande fondamentali alle rispondere. Un lavoro del genere non può e non deve essere un digesto bibliografico, deve essere un amico da tenere sul comodino in cui trovare le indicazioni per potersi formare una idea e in cui trovare la possibilità di acquisire strumenti per poi autonomamente poter programmare e gestire il viaggio dentro e fuori dalla propria interiorità. Deve ambire ad una certa universalità delle opere inserite, dovrebbe essere valido a Roma come a Berlino, a Mosca come a Sidney. Forse non solo una singola opera, ma in una qualche maniera le opere di alcuni autori imprescindibili come ad esempio: Porfirio, Bruno, Eliade, Jung, Zolla, Platone, Levi, Lullo, Nietzsche, Pico, Scholem e via dicendo.
Dopo tutte queste parole un consiglio di lettura per iniziare, solo ieri nel 2015 compiva 40 anni la prima edizione del lavoro di Mircea Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose.
Gioia – Salute - Prosperità
© Michele Leone
immagine presa dalla rete


sabato 12 dicembre 2015

PHILOSOPHIA 0.1

Da tempo, ed è irrilevante la quantità dello stesso essendo il tempo almeno nella accezione comune una banale convenzione, mi interrogo su quale possa essere la strada da seguire per trasmettere e portare alla luce in una forma organica e comprensibile parte del messaggio della PHILOSOPHIA. La trasmissione e forse la stessa comprensione non posso non essere che parziali. Chi può sostenere di aver compreso? La stessa parola philosophia, è volutamente resa in questa forma segnica e non nel più comune filosofia. La motivazione di questa grafia è tanto semplice quanto cruciale. Se ad esempio digitiamo sul vocabolario on-line della Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/filosofia/) la parola filosofia avremo questa definizione: “Nella tradizione occidentale, termine che, a partire da un primo sign. di desiderio di cultura e di conoscenza in generale, si specifica, già all’epoca della filosofia classica greca, come quell’attività del pensiero (identificantesi con il filosofare) che tende a ricercare quanto rimane stabile in ogni esperienza e costantemente valido come criterio dell’operare, finendo quindi con l’indicare il risultato stesso della ricerca: di qui il significato di forma di sapere che tende a superare ogni conoscenza settoriale per attingere ciò che è costante e uniforme al di là del variare dei fenomeni, al fine di definire le strutture permanenti delle realtà di cui l’uomo ha esperienza e di indicare norme universali di comportamento. …”. Questa definizione come molte di quelle che si possono trovare in vocabolari, dizionari ed enciclopedie, sono a mio avviso monche e fuorvianti. A solo titolo di esempio mancano una definizione ed una distinzione tra: cultura, conoscenza e sapienza. Come se non bastasse in molti di questi strumenti si parla di termine (seppur in senso tecnico) e non di parola. Termine rimanda inevitabilmente al declino e non alla “forza creazionale”. E’ il declino del pensiero e del sacro nell’Occidente che crea la filosofia come oggi viene intesa ed insegnata. E’ questo declino, accettato con gioia e rassegnazione, a renderci dei dinosauri prossimi ad una poco dignitosa estinzione. Non a caso molti Filosofi sono esclusi dai manuali e di molti altri viene moncato ed amputato il pensiero, mentre alcuni filosofi sono osannati come eroi.  Tradizionalmente  il primo a definirsi filosofo è stato Pitagora e a questo indagatore che in buona parte dobbiamo rifarci per restituire alla philosophia il suo senso più autentico. Senso di unione e non separazione. Dobbiamo restituire alla philosophia la poiesis intesa come capacità di creare, come intima connessione al mito ad alla poesia, conseguentemente ritrovare il punto tangente con il sacro. Nulla di quanto ha a che fare con gli uomini è estrano alla filosofia, questa affermazione se è vera da un lato è insufficiente dall’altro. Insufficiente perché dovremmo rifinire cosa è umano.
Tornando all’inizio di questa pagina, come trasmettere? Prima di trasmettere bisognerebbe comprendere e se non comprendere nella pienezza del significato di questa parola ed idea, almeno aver viaggiato ed esperito le strade dell’essere. Non è possibile trasferire una conoscenza (oserei dire una coscienza) sia essa profana sia essa iniziatica se non si è avuta una qualche esperienza della stessa. Una prima risposta la troviamo già nella formulazione della domanda, ossia, come e non cosa. A mio avviso bisognerebbe trasmettere non con la fredda e spesso spocchiosa quanto inutile ragione (soprattutto se intesa e declinata come dal 17 febbraio 1600 in avanti), ma con l’entusiasmo e l’amore. Questo discorso è lungi dall’essere completato, mancano innumerevoli varianti, mancano le definizioni di scienza, il rapporto tra questa e la Magia ed una definizione di quest’ultima arte e la verifica se sia la Magia o la Philosophia l’Arte per eccellenza. Manca la definizione di quali strumenti intellettuali, animici o spirituali bisogna utilizzare per percorrere le via dell’Arte. Per oggi può bastare…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Immagini prese dalla rete



domenica 29 novembre 2015

Filosofia in viaggio e amore

Ciao a tutti, ancora un video, probabilmente preferite i vecchi post meno tecnologici e probabilmente li preferisco anche io…
…questi post sono dei test, hanno lo scopo di verificare se i video sono una strada da seguire o da abbandonare subito, per questo motivo vi chiedo di dedicare del tempo ed esprimermi le vostre critiche, opinioni e consigli per permettermi di conoscere il vostro pensiero in merito.
Grazie a tutti
Gioia  - Salute – Prosperità

©Michele Leone


sabato 28 novembre 2015

Help me

HELP ME!
Qualcuno/a di voi è in grado di montare o quanto meno rendere sufficientemente apprezzabili dei video? Conoscete più o meno le logiche di You Tube? Video trailer? Ha il tempo e la voglia di supportarmi in un piccolo progetto? Uno guadagno eterna gratitudine e nome citato per la produzione ;)
Grazie a chi vorrà/potrà aiutarmi
Michele
P.s. Niente fanatici o registi Hollywoodiani. Grazie

Immagine presa dalla rete


domenica 22 novembre 2015

Nuovi occhi

Mentre procedo nel cammino è sempre più chiara la necessità di un ripensamento delle categorie della così detta formazione e cultura. Se da sempre, in linea generale, sono stato avversario della iperspecializzazione e favorevole ad un approccio che per esemplificazione si potrebbe definire presocratico, oggi è palese come sia necessaria, anche per sconfiggere i mali di questa modernità, la “abolizione” sostanziale dei confini, dei muri delle discipline che tanto rendono miopi gli esseri umani contemporanei.
E’ necessario, ritornare fluidi danzatori della conoscenza e non ingessati portatori di sterilità. Questa critica, nella sua accezione più vera non implica l’eliminazione definitiva di studi specialistici, ma vuole porsi ad un livello diverso, quello dell’essere umano e della sua formazione primaria. Dobbiamo rimettere l’uomo ed il suo rapporto con il micro-macro cosmo al centro delle ricerche prima ancora di formare specialisti di qualsiasi branca o disciplina.
Non è solo una questione di dialogo interdisciplinare o multidisciplinare, ma di rivedere a fondo, di rivoluzionare lo sguardo sul creato (indipendentemente dal credere in una creazione fatta da un Dio, da una forma di Energia, dal Caso). Ci hanno venduto (ed abbiamo voluto acquistare) che si può portare la conoscenza a tutti è ora di invertire questo perverso meccanismo ed utopicamente provare a portare tutta l’umanità verso la conoscenza. Certo questo meccanismo non è indolore e non è facile, certo chiederebbe le scuse di tanti ideologi, politici ed intellettuali degli ultimi decenni e forse secoli (molti in buona fede) che hanno lavorato per il Diavolo[1], che hanno separato, oggi è il momento di lavorare per riunire quanto è sparso, di lavorare per ricomporre i frammenti: siano essi quelli del singolo siano essi quelli dell’umanità intera. Non è un lavoro facile né veloce, non è un lavoro che può essere compiuto o esplicato in poche righe, ma è un lavoro indispensabile. E non importa che si tratti di discipline scientifiche od umanistiche dobbiamo (noi tutti) ricominciare a guardare senza i paraocchi che ci hanno e ci siamo messi, dobbiamo ricominciare ed essere semplici e guardare alle leggi della natura, dell’uomo e del “divino” allo stesso modo, dobbiamo iniziare a cancellare molteplici categorie e strutture mentali e culturali a partire dalla odiosa definizione di sovrannaturale! Il sovrannaturale non esiste, qualcosa o fa parte della Natura o non ne fa parte indipendentemente da quelle che siano le nostre modeste conoscenze sull’uomo e sull’universo. Al massimo sarebbe opportuno parlare, solo ed esclusivamente di naturale e non naturale od artificiale, ossia quanto creato o generato dagli uomini e non partecipe della creazione prima. Penso che per oggi possa bastare.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese dalla rete





[1] Per Diavolo in questa sede intendo l’elemento diaballico. Questo elemento è la forza che tende a separare, in una qualche maniera assimilabile al solve (nella sua accezione ed utilizzo negativo) in contrapposizione con il coagula. Coagula come forza e principio tendente alla unificazione. Diavolo dal greco Dià (attraverso) e Bàllo (getto, attraverso), 

giovedì 19 novembre 2015

Svelamento del ritorno

L’essere esperisce diverse morti durante l’esistenza. Al ritorno dal luogo oscuro diviene sempre più numinoso o non vivo: è semplicemente una questione di volontà e amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete



domenica 11 ottobre 2015

Sogno, iniziazione e silenzio


Un sogno però mi ha proibito di descrivere quanto si trova all’interno delle mura del santuario, ed è chiaro che ai non iniziati non è lecito conoscere neppure indirettamente quelle cose della cui vista sono esclusi. … Pausania, I 38, 7*
Sarebbe superfluo, e probabilmente lo è, ogni commento. Siamo circondati di disvelatori di segreti, misteri ed arcani, ma è proprio vero che si può svelare il segreto dell’iniziazione? Le parole che escono come vento di maestrale da certe bocche forse sono solo una flatulenza scambiata per brezza di primavera. Ognuno può dare solo ciò che possiede e neanche nella sua interezza, quindi il Segreto, quello vero, non è esprimibile. Chi tanto si impegna nel tentativo di disvelare pubblicamente probabilmente o non è iniziato o della sua iniziazione non è riuscito a coglierne l’essenza ed a trasformarla da “virtuale” in reale. In santuario, il sancta sanctorum, non è descrivibile, spesso non lo è tra gli stessi iniziati. Quello che si può fare, nella migliore delle ipotesi è indicare a gesti e cenni, a parole spezzate e mute. Chi si vanta di poter svelare gioca a favore degli iniziati, poiché il suo dire fuorvierà e nasconderà ancora meglio.  La conoscenza di quanto è attinente alle mura interne del santuario non è acquisibile con gli strumenti della mera ragione comunemente intesa. Alla ragione, alla intelligenza pura bisogna unire l’intelligenza del cuore. Sono necessarie l’intuizione e la “morte” del pensiero “guidato” per entrare in altri tipi di pensiero sino quasi a quello che viene definito non pensiero.  
Un altro aspetto è interessante del passo citato, le mura nascondono qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa di bello e allo stesso mostruoso, celano quanto vi è di più sublime ed amorale. Celano l’essere! Non tutti siamo pronti ad incontrare quanto con perizia da maestri è nascosto nella interiorità dell’uomo. Pre – Conscio e Inconscio per dirla con parole troppo moderne sono delle barriere, le mura del santuario, a protezione dell’essere. Essere inteso in questa sede come l’unità primigenia dell’essere umano, come il nucleo indivisibile portatore della energia vitale. Come tutte le fonti di energia il suo potenziale è quello di generare o distruggere mondi. Per questo le mura proteggono i non iniziati, per questo i non iniziati non devono sapere neanche indirettamente. In questo discorso è palese che si può essere profani (fuori dal tempio) a se stessi. E se non si hanno gli strumenti, la volontà ed il coraggio di un viaggio nel peggiore degli inferni è meglio restare sulla soglia della conoscenza di se stessi.
Per ora può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
*in Le religioni dei misteri, Vol. I, Milano 2012

Immagini prese dalla rete


domenica 4 ottobre 2015

Risposta insufficiente e claudicante sul come e da dove iniziare

Da dove inizio? Questa è la domanda che ultimamente qualche “incosciente” mi pone vedendo in me il possibile interprete a questa domanda. Le mie risposte istintive sarebbero due: non lo so o da dove preferisci. Anche perché prima ancora di capire od esplorare dal dove iniziare, bisognerebbe domandarsi perché iniziare e cosa ci muove.
Iniziare un percorso verso le così dette scienze ermetiche o l’esoterismo, oggi sembra la cosa più facile del mondo, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca e digitare a caso qualche parola per trovare scuole, maestri, verità svelate e chi più ne ha ne metta. Basta entrare in una qualsiasi libreria per trovare volumi, volumetti e volumacci pronti ad istruire, insegnare, svelare. Ed io, che sono ancora qui a cercare di capirci qualcosa, cosa posso dire a chi mi chiede da dove inizio?
Per un attimo, metto da parte gli aspetti iniziatici dell’inizio (scusate il gioco di parole). La prima domanda è il perché si vogliono affrontare certi argomenti. Curiosità, conoscenza, altro? Se ci si sente incuriositi od affascinati da certe problematiche, ma prima cosa da fare e capire se si è disposti a fare dei sacrifici ed impegnarsi. Di solito le conoscenze acquisite a poco prezzo valgono poco. Non basta leggere qualcosa su internet per poter dire che si conosce (a proposito di conoscenza, una rilettura al cantico dei cantici sarebbe utile) un argomento, non basta acquisire alcune parole di un determinato linguaggio o gergo per poter affermare di averlo fatto proprio. In ultimo, come ciliegina sulla torta, prima di aggiungere bisogna essere disposti a rimuovere, a preparare lo spazio per quanto entrerà indipendentemente che resti materiale da magazzino o venga utilizzato per costruire. Dopo che si è verificato se si è disposti a qualche piccolo sacrificio ed impegnarsi, ci vuole la costanza nello studio e nella riflessione e meditazione, è un po’ come fare sport: andare in piscina ogni due mesi non è fare sport. Verificate queste premesse bisogna fare un’altra operazione; cercare di eliminare il pregiudizio ed essere pronti a cercare, vagliare e valutare. Se si è fatto tutto questo direi che si è già partiti.
Il da dove inizio inteso come da quali libri parto forse è la parte più facile della questione. Si parte dal principio. Bastano un paio di buoni manuali di storia, di letteratura e di filosofia. In questi libri vi sono già tutte le indicazioni per iniziare un percorso che potrebbe durare un paio di vite. Come si può parlare di Ermete Trismegisto ignorando del tutto la scuola alessandrina, il neoplatonismo e il così detto umanesimo e rinascimento? Come si può parlare di cabala senza avere un’idea di quella che sono state la storia e la storia culturale della Francia e Spagna medievale? Come si può parlare di iniziazione agli antichi misteri ignorando Eleusi? E così via dicendo. Il mondo è pieno di Maestri che per pochi soldi vi daranno la loro verità, che spesso purtroppo è un mix di menzogne e ignoranza.
Vi è una strada altra, la via del cuore nella quale (spesso) non servono libri, ma questa è un’altra storia.
Spero di aver risposto almeno in parte alla domanda e non me ne vogliano quanti si aspettavano una risposta più articolata, saggia e dotta e mi perdonino i possessori di “oro di Bologna”.
Gioia – Salute – Prosperità                     
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete

domenica 20 settembre 2015

Appunti amorevol-teoretici di Alchimia Spirituale 0.5

Io che porto d'amor l'alto vessillo,
Gelate ho spene e gli desir cuocenti:
A un tempo triemo, agghiaccio, ardo e sfavillo,
Son muto, e colmo il ciel de strida ardenti:
Dal cor scintillo, e dagli occhi acqua stillo;
E vivo e muoio e fo riso e lamenti:
Son vive l'acqui, e l'incendio non more,
Ché a gli occhi ho Teti, ed ho Vulcan al core,
Altr'amo, odio me stesso;
Ma s'io m'impiumo, altri si cangia in sasso;
Poggi'altr'al cielo, s'io mi ripogno al basso;
Sempre altri fugge, s'io seguir non cesso;
S'io chiamo, non risponde;
E quant'io cerco più, più mi s'asconde.
Giordano Bruno, Eroici Furori, Parte prima dialogo secondo
A volte l’acqua non spegne il fuoco che arde, lo rafforza ed alimenta. Neanche la terra può qualcosa innanzi all’ardere del fuoco dell’amore. Anche se arde e non brucia ogni fuoco consuma e trasforma materia sia essa sottile o spessa. Poco importa che con gli alambicchi si cerchi una cottura dolce o a bagno Maria! Nel continuo gioco, nelle trasformazioni che si susseguono si arriva sempre più alla essenza del proprio essere, ogni volta i mostri sono più spaventosi e le ferite più profonde, la via non può non mietere le vittime che si fermano al primo accidente. E non è sempre una questione di mera conoscenza, spesso la sana incoscienza guidata da voci di sirene, che altro non sono i desideri più profondi, le memorie più antiche, porta alla vera meta. Il tutto subito, non è consigliabile tranne nell’improbabile manifestazione di ciò che è. Inseguire l’amore, e diventare amore passando ognuno per i propri inferni. Così sia detto, così sia fatto, così sia scritto
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine del cuore  presa dalla rete

Le altre immagini sono affreschi nel duomo di Orvieto, foto mie.



sabato 19 settembre 2015

Considerazioni per chi vuole conoscere se stesso e le Scienze Ermetiche. Ovvero l’offerta del pomo della conoscenza

Probabilmente sto diventando un vecchio barbagianni (o gufo se preferite), forse mi sono perso nella mia ignoranza e nelle mie ricerche, sta di fatto che inizio a soffrire di una violenta forma di idiosincrasia nei confronti dei saccenti sapientoni della rete e non solo. Il problema non sono gli eruditi senza cuore, almeno loro hanno qualcosa da dire. Il problema sono i furbetti o peggio gli inconsapevoli e “incoscienti” portatori di verità preconfezionate o vendute loro attraverso un paio di dvd o libricini. Avvicinarsi allo studio delle Scienze Ermetiche senza il giusto entusiasmo, umiltà e voglia di conoscenza è come voler costruire un reattore nucleare avendo cambiato solo una lampadina in vita propria. E’ vero che nel nostro paese esiste una forma di denigrazione verso tutto ciò che appare “diverso” dai buonismi degli “studi” ordinari e che non esiste una qualche forma di percorso formativo al di là delle scuole iniziatiche (anche su alcune di queste molto ci sarebbe da dire), ma è anche vero che nulla osta a chi si avvicina a certi studi di informarsi e tutelarsi, prima di lanciarsi nel vuoto senza aver verificato di avere un paracadute.
Questi movimenti che definirei degenerativi in realtà spesso nascono da buone intenzioni, dal desiderio o anelito di conoscenza di se stessi prima e del mondo poi. La strada della conoscenza non è facile e se non si è disposti a lavorare a faticare a vivere il fallimento è meglio affidarsi alla fede in una qualunque religione rivelata, alle verità politiche o alla fede in una squadra di calcio. Ed ecco prendendo spunto proprio dal calcio il rischio è quello di diventare degli ultras degli hooligans il cui scopo è solo quello di far danni. I Maestri, quelli veri, spesso sono inconsapevoli di esserlo, altre volte indicano la strada e la percorrono con chi ha sete. Più che consegnare una verità, insegnano un mestiere e forniscono degli strumenti per poter lavorare. Il vero Traditor gioisce se e quando un suo “studente” ottiene risultati superiori o migliori dei suoi, non tiene nulla di nascosto, al massimo si limita ad aspettare il giusto tempo per trasferire. Soprattutto chi è sulla via prima di tutto trasmette vibrazioni ed amore, trasmettere energie e desiderio.
Al desiderio deve seguire la volontà, volere osare potere tacere sono i quattro elementi di una architettura della conoscenza antica. Tornerò su questi quattro elementi, per ora sono solo indicativi di parte del lavoro da svolgere. Lavoro che deve seguire le proprie inclinazioni personali da un lato e il tentativo di far propria la comprensione non solo dei fenomeni ma anche e soprattutto di quanto vi è all’origine ed attorno, come ad esempio la storia, la letteratura, la scienza e la filosofia.
Quello che viene implicitamente chiesto a chi si avvicina alle Scienze Ermetiche e che molti sapientoni ignorano è di diventare Filosofo nel senso più autentico della parola.
In ultimo, oltre a ricordare la necessaria prudenza a chi si avvicina a certi studi è doveroso sottolineare come la colpa, se di colpa si può parlare, è di quanti sono autenticamente filosofi o in qualche modo avviati sulla Via e restano chiusi nelle loro torri d’avorio.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini: Mano destra offerente pomo, conservata nel museo di Metaponto (1000167)

Tempio di Hera o tomba (scuola) di Pitagora a Metaponto (252)


giovedì 17 settembre 2015

Misteri Antichi e Moderni

Presentazione di Misteri Antichi e Moderni, indagine sulle società segrete presso Arethusa Libreria questo pomeriggio, un grazie di cuore a tutti i presenti. Ci vediamo il 3 ottobre p.v.  a Torino con Mystery in History 1° convegno sui misteri nella storia.



domenica 23 agosto 2015

Nota: Letteratura, Storia e i Maestruncoli

E’ necessario ritornare alle fondamenta, alle basi prima ancora di procedere. “Letteratura e Storia”, sono i capisaldi imprescindibili di buona parte della conoscenza. Il genio l’estro, “l’essere illuminati”, non sono plausibile giustificazione per dire, per ergersi al di sopra di una presunta massa di scolaretti pronti a bersi ogni amenità. Il genio e l’illuminazione in una disarticolata esposizione, che inciampa sui “fondamentali”, contribuisce a rendere fenomeni da baraccone poco credibili molti dei così detti portatori di conoscenze esoteriche (per usare una parola abusata e violentata al punto da renderla termine).
Spesso a quattro conoscenze raffazzonate e rubate qui e là si aggiunge una sorta di miopia, corretta con i paraocchi che non permette di vedere al di la del proprio naso. In ultimo, forse la peggiore delle malattie, che spesso è sorella dell’ignoranza, l’intolleranza a volte manifestata in una sorta di intransigenza, indisponibilità al dialogo, al cambiare punto di vista e via dicendo.
Questa non è una filippica e di certo non mi arrogo qualità migliori della maggior parte dei curiosi. Sono l’ignoranza e la sete il mio punto di partenza quotidiano. Non posso però, non auspicare che queste parole da un lato vengano rese migliori da chi è più capace di me dall’altro possano inaspettatamente se non curare la miopia quantomeno togliere i paraocchi e far riflettere i troppi Mestruncoli.
Se è vero che no esistono istituzioni scolastiche che promuovano ed aiutino certi studi (forse non possono esistere in Italia) è altrettanto vero che quanti si muovono ed operano negli ambiti del così detto esoterismo dovrebbero se non per formazione, per inclinazione “non fermarsi alla prima cantina”, essere indomiti cercatori, interrogare ed interrogarsi senza sosta, viaggiare tra molteplici discipline e saperi. Quindi come comportasi, come agire? Innanzi tutto non fidarsi dei Mauestruncoli, prestare orecchio a tutti, perché molti anche inconsciamente/involontariamente sono portatori di conoscenza. Questa è una parte minima, fondamentale è come da esordio di queste poche righe il ritorno alla “Letteratura e Storia”, le letterature siano esse scientifiche o umanistiche sia poesia o matematica non fa differenza da dove si parte se si vuole giungere al compimento dell’essere. Non bisogna dimenticare di essere sempre apprendenti sia nella vita che nella ricerca. Il giorno in cui il fuoco sacre che arde cede il posto al compiacimento ed all’arroganza (nel senso di attribuirsi ciò che non spetta, e nella alfa privativa va in netta opposizione con il senso di chi è sulla Via, a-rogare [interrogare, domandare]). Non si può a solo titolo di esempio di Alchimia, Ermetismo, Gnosi o scuole iniziatiche senza aver mai neppure sfogliato un bignami di filosofia, un riassunto della Storia delle Religioni, un libro di storia ecc.
Per oggi può bastare, ma vi è una ultima considerazione. Vi è una Via, un modo dell’essere e della conoscenza che travalica tutto questo: l’Amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete Arcimboldo, il bibliotecario 1566


P.s. Altrove dedicherò spazio agli effetti nocivi del parlare a vanvera e del come questo faccia nascere aberrazioni e permetta ai detrattori di certi studi di avere vita comoda e facile. 


giovedì 20 agosto 2015

Il girotondo incantato dell’essere. La macabra danza

Poi come di incanto, si la vita è un incanto un incantesimo che alle volte va preservato nella sua sacra magia ed alle alla guisa di catene, indipendentemente che tengano legati al cielo od alla terra,  a volte da spezzare,  non sempre può esservi dolcezza. Incantamento che può sorgere all’improvviso, una immagine, una nota, un ricordo, un’emozione non giustificabile razionalmente o un sorriso ed allora girando il caleidoscopio dell’esistenza, dei rimandi e delle liti tra conscio, inconscio, ego e il sorriso altro non è che la falce della danza macabra portata da Sorella, Madre, Amante Morte. Una falce pronta a raccogliere quanto si è seminato e bionde le chiome od il grano si equivalgono.
Millenni di stratificazioni, sono difficili da destrutturare per far nascere, ri-nascere l’essere che è custodito in ognuno di noi. E l’operazione è assai simile che si tratti di analisi, alchimia o “giochi” più seri. Non si può non essere “homo ludens”, diffidiamo da coloro che non sanno sorridere e da quanti ritengono il gioco qualcosa da fanciulli. Solo giocando e danzando sul filo di un rasoio o su di un prato in una fresca notte d’estate dopo la pioggia si può pregare la vera Preghiera. Non gli dèi dei padri, prima di pregare bisognerebbe purificarsi e ricercarsi e spesso le parole troppo fragili termini non possono esprimere la virilità di una degna giaculatoria a Maria, Iside o Sofia. Le immagini che senza sosta dovrebbero emergere ed immergersi dalla e nella coscienza, spesso sono troppo recenti ed abusate, una sola è l’ultima vera strada, l’ultimo e primo vero linguaggio, la vibrazione. In alternativa si può provare con l’amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
P.S. Le parole che possono essere riferite alla psicologia, sono usate non in senso psicologico o psicanalitico.

Immagini prese dalla rete (danze macabre)




sabato 15 agosto 2015

Di Ermete Trismegisto al figlio Tat, “discorso segreto” sulla montagna relativo alla rigenerazione e sulla regola del Silenzio*

Riporto di sotto un estratto, dei frammenti, di uno dei libri meno noti del Corpus Hermeticum attribuito ad Ermete Trismegisto. Se Pimandro ed Asclepio sono i testi più noti, la cui lettura è imprescindibile per quanti vogliano studiare le Scienze Ermetiche o la Filosofia, il “discorso segreto” è tra i trattati meno conosciuti. Un trattato di una importanza capitale per i contenuti, in questa sede non ho la possibilità di renderlo per intero con un adeguato commento e parafrasi. Riporto testualmente così come presente nella edizione da cui lo cito, probabilmente la migliore edizione esistente in Italia. I frammenti qui riportati, sono stati scelti per integrare il discorso sul silenzio e sul segreto che da tempo porto avanti. Quanto sotto riportato, quindi, va a riprendere il discorso sul silenzio iniziato altrove e vuole sottolineare la sua importanza. Vi sono degli accenni alla purificazione e generazione, ai vizi ed alle virtù e cosa più importante l’inno e la “sua prassi operativa” alla rigenerazione.
1 “Nelle lezioni generali, padre mio, hai parlato per enigmi e tutt’altro che chiaramente, discorrendo dell’attività divina. Non hai rivelato nulla, asserendo che nessuno può essere salvato prima della rigenerazione, ma quando io ti supplicai, durante la discesa dalla montagna, dopo il tuo dialogo con me, quando ti interrogai sulla dottrina della rigenerazione per apprenderla, poiché, tra tutto, è l’unica cosa che non so, tu affermasti che me l’avresti trasmessa quando io fossi stato in procinto di rendermi estraneo al mondo. Ora io sono pronto: ho fortificato il mio pensiero sottraendolo all’inganno del mondo. Tu, per parte tua, insegnami anche quello che mi manca per ottenere la pienezza della sapienza, secondo la promessa di insegnarmi il processo della rigenerazione, a viva voce o segretamente: io non so Trismegisto, da quale matrice sia nato l’Essere umano, e da quale semenza”.
2 “Figliolo, si tratta della Sapienza intelligente nel silenzio, e la semenza è il vero Bene”. “Ma chi è che ha seminato, padre mio? Perché non saprei proprio dirlo”. “Il volere di Dio, figliolo”. “E che caratteristiche ha la creatura generata, padre mio? Poiché non può avere parte alla sostanza che è in me”. “La creatura generata sarà diversa, sarà un dio figlio di Dio, un tutto nel Tutto, costituito da tutte le Potenze”. “Mi stai presentando un enigma, padre mio: non stai parlando come un padre al figlio”. Le verità di questo tipo, figliolo, non si possono insegnare, ma è Dio stesso a farle ricordare, quando vuole”.
[…]
 “La prima punizione è proprio questa ignoranza; la seconda è l’afflizione; la terza è l’incontinenza; la quarta la concupiscenza; la quinta l’ingiustizia, la sesta lo spirito di sopraffazione, la settima l’inganno, l’ottava l’invidia, la nona la frode, la decima è la collera, l’undicesima è l’avventatezza, la dodicesima è la malvagità. Queste punizioni sono dodici, ma subordinate ad esse ve ne sono altre ancora più numerose, figliolo, le quali, attraverso quella prigione che è il corpo, costringono l’uomo interiore a soffrire per mezzo dei sensi. Esse invece si allontanano, quantunque non in massa, dall’uomo che è oggetto della misericordia di Dio, e in questo consiste la modalità ed il senso della rigenerazione. 8 Sul resto io tacerò, figliolo, e serberò un religioso silenzio: in virtù di questo, la misericordia non cesserà di discendere da Dio su di noi… Rallegrati comunque, figlio mio, purificato come sei dalle potenze di Dio, per l’unione delle membra del Logos.
[…]
“Io desidero udire, padre mio, e voglio comprendere tutte queste cose!”.
16 “Calmati, figliolo, e ascolta ora l’armonica lode, l’inno della rigenerazione, che io non avevo intenzione di rivelare così facilmente, se non a te alla fine di tutto. Perciò questo inno non può essere insegnato, bensì viene tenuto nascosto nel silenzio. Quindi, figliolo, mettiti fermo in piedi da qualche parte a cielo aperto, e, rivolgendo il volto al vento meridionale, al momento del tramonto del sole, prostrati in adorazione, e similmente fa al levarsi del sole, rivolgendoti verso il vento orientale. Zitto ora, figlio mio.
[…]
21 “Padre mio,  anche nel mio cosmo ho **”. “<<In quello intellegibile>>, devi dire, figliolo”. “Si, padre: in quello intellegibile: posso. In virtù del tuo inno e della tua lode, il mio intelletto è stato illuminato. Tanto più desidero anche io offrire, dalla mia propria mente, una lode a Dio”. “Non in modo sconsiderato, però, figliolo”. “Io dico, o padre, quello che contemplo nell’intelletto: <<A te principio generatore dell’opera della generazione, a te Dio, io, Tat, offro sacrifici spirituali [logikaí]. O Dio, tu Padre, tu Signore, tu l’Intelletto, accogli da me le offerte spirituali che desideri. E’ grazie alla tua volontà, infatti, che tutto si compie>>”.
“Tu, figliolo, offri un sacrificio ben accetto a Dio, padre di tutti gli esseri. Ma aggiungi anche figlio mio: <<Per mezzo del Logos>>”.
22 “Ti ringrazio, padre mio, di questi tuoi consigli per la mia preghiera (?)”. “Mi rallegro, figliolo, poiché hai raccolto i buoni frutti della verità, prodotti immortali. Avendo appreso, questo da me, promettimi il silenzio a riguardo a questo potere miracoloso [areté], senza rivelare a nessuno, figlio mio, la trasmissione della rigenerazione, affinché non siamo annoverati tra i divulgatori. Ciascuno di noi due, comunque, è stato impegnato a sufficienza, io a parlare, e tu ad ascoltare. Tu ti sei conosciuto intellettivamente, e hai conosciuto anche il nostro Padre”.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
* Da Corpus Hermeticum, Edizione e commento di A.D. Nock e A.J. Festugière, Edizione dei testi ermetici copti e commento di I. Ramelli, R.C.S., Milano 2005

Immagini prese dalla rete. Il segno di Arpocrate nei dipinti delle volte della galleria degli specchi di Versailles



domenica 2 agosto 2015

Nota 0.1 sulla interpretazione dei testi ermetici Parte 1


Quando si affronta la lettura di un qualunque testo in generale e di un testo ermetico in particolare bisognerebbe porre particolare attenzione al senso, al significante ed al significato. Bisognerebbe anche, con la giusta dose di pazienza ed entusiasmo interrogarsi non solo sul cosa volesse dire l’autore ma anche e soprattutto evitare di leggere con gli occhi della propria epoca e cultura. So che per molti quanto sto per dire sarà noioso ed inutile.
Gli strumenti di base, sono quelli della normale interpretazione di un testo narrativo o poetico come ad esempio l’analisi dei livelli:
•          Tematico
•          Strutturale
•          Sintattico
•          Lessicale
•          Metrico
•          Fonico
•          Stilistico
Basta questa analisi? È questo il lavoro che bisogna compiere quando ci troviamo innanzi ad un testo ermetico? No! La stessa natura di ermetico con il suo riferimento ad Hermes, ci impone di affrontare lo studio con l’ermeneutica, sia chiaro che l’ermeneutica in questo contesto è e resta uno degli strumenti da utilizzare e non lo strumento o il fine ultimo. La vicinanza ad Hermes, seguendo una forzosa etimologia rimanda inevitabilmente a Sarama ed al viaggio dei morti dai un lato e alla comunicazione con gli dei dall’altro. L’ermeneutica, l’interpretazione e la ricerca del senso vanno collocate come uno dei momenti della ricerca e della com-prensione, da certi punti di vista è parte dell’Apprendistato ed estremizzando è l’Apprendistato. E’ necessario prendere a, oltre a prendere e com-prendere è indispensabile collocare nella giusta posizione quanto colto. Se nel Rinascimento da un lato si è lavorato per comprendere e dare il giusto senso delle cose dall’altro si è accettato senza critica (o quasi) un mondo magico che veniva da lontano.
Sono conscio della apparente confusione di quanto sto dicendo e di come possa apparire illogico questo discorso sia agli occhi degli appassionati di esoterismo tout court sia agli onesti storici del pensiero dalle prospettive limitate. Sarebbe forse più corretto accontentare gli accademici o far sognare di pittori della domenica? Dei due nessuno, ma se è fatto un obbligo, allora, forse, bisogna acquisire delle accademie le qualità. Non era forse scritto innanzi all’Accademia non entri nessuno che non sia Geometra? Un tempo, non così lontano, scienza e sapienza non erano distanti. La dicotomia, la grande frattura è opera recente, il dramma mai compreso (sino in fondo) è che è segno di involuzione e non di evoluzione. Occorre l’obbligo, di ricomporre questa frattura. E’ necessario togliere i paraocchi che ormai sono sia degli eruditi che degli iniziati e riprendere il dialogo. Per poter dialogare è necessario intendersi e la fragilità della parola divenuta termine è purtroppo l’unico strumento possibile. E’ necessario ridare senso e virilità alle parole, è necessario accertarsi che non vi siano fraintendimenti e spogliare dalle sovrastrutture semantiche o psicologiche, dieri animiche, le parole per essere certi che nella nudità vi sia la comune comprensione. La conquista, la terra inesplorata è la radura dell’essere per alcuni, mentre lo scopo è la necessaria relazione tra l’essere e quanto è in relazione con esso. Le coordinate cartesiane dello spazio e del tempo in questa relazione sono una parte spesso forviante della ricerca e dell’analisi. L’essere nel suo interagire con le molteplici forme ed essenze che trova nella sua ricerca, sul suo sentiero che non è interrotto, si evolve riducendo lo scarto tra esserci ed apparire. Le apparenze alla guisa delle ombre di Platone prima e di Bruno poi sono i fantasmi della coscienza. Le apparenze, governate dall’ignoranza, portano alla credenza e alla creazione di una differenza tra naturale e sovrannaturale. Differenza che non esiste, figlia di quella dicotomia che serve a generare finte certezze ed a rasserenare gli spiriti morti o moribondi di una società (civiltà) estinta senza essersene resa conto.
E’ necessario leggere e rileggere, far proprio un testo. Non a caso le antiche corporazioni di mestiere le scuole iniziatiche facevano, apparentemente, imparare a memoria i propri rituali. Non era una questione di segretezza come spesso si è tentati di credere. Assimilare, far proprio, apprendere, era questo il senso e non va confuso con il recitare ripetutamente una frase o preghiera che ha scopo e finalità diverse.
Il lavoro è lungo: “Pensiamo ancora una volta all’interpretazione d’un testo. Non appena scopre alcuni elementi comprensibili, l’interprete abbozza un progetto di significato per l'insieme del testo. I primi elementi significativi si manifestano soltanto a condizione che ci si disponga alla lettura con un interesse più o meno determinato. Comprendere la “cosa” che sorge là, davanti a me, altro non è che elaborare un primo progetto, che verrà in seguito corretto, mano a mano che la decifrazione progredisce. Questa descrizione è evidentemente solo una sorta di “abbreviazione”, poiché il processo è ben più complicato: prima di tutto, senza la revisione del primo progetto, non c’è nulla per costituire le basi di un nuovo significato; in secondo luogo, ma anche al tempo stesso, progetti discordanti ambiscono a formare l’unità di significato, fino a quando si abbozza la “prima” interpretazione per sostituire i concetti presunti con concetti più adeguati. Heidegger ci descrive proprio questa perpetua oscillazione delle mire interpretative, cioè la comprensione come il processo di formazione di un progetto nuovo. Colui che procede così, rischia sempre di cadere sotto la suggestione dei suoi propri abbozzi; egli corre il rischio che l’anticipazione, che si è preparata, non sia conforme alla cosa. Il compito costante della comprensione risiede nell’elaborazione di progetti autentici e proporzionati all’oggetto della comprensione. In altri termini, si tratta qui di un colpo di audacia, il quale attende di essere ricompensato da una conferma proveniente dall’oggetto. Ciò che si può qui qualificare come oggettività non potrebbe essere altro che la conferma di un’anticipazione nel corso stesso dell’elaborazione di quest’ultima. Come renderci conto, infatti, che un’anticipazione è arbitraria e non proporzionata al suo compito, se non mettendola in presenza della cosa, la quale, sola, può dimostrare la sua vanità? Ogni interpretazione di un testo deve dunque iniziare con una riflessione dell’interprete sulle proprie idee preconcette, risultanti dalla “situazione ermeneutica” in cui egli si trova. Egli deve legittimarle, cioè  ricercarne l’origine e il valore.”[1]
Per oggi può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese dalla rete. Andrea Mantegna: Parnaso e Correggio: Danae







[1] H. G. Gadamer, Il problema della conoscenza storica, trad. it. di G. Bartolomei, Guida, Napoli, 1969, pagg. 79-82

Post in evidenza

Welcome http://micheleleone.it/

Ciao a tutti, oggi voglio segnalarvi la nascita del mio sito: http://micheleleone.it/ Spero di ritrovarvi numerosi su questa nuova piat...