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domenica 10 gennaio 2016

Bernardo di Chiaravalle e i Mostri

Troppo spesso chi si avvicina alle Dottrine Esoteriche è trasportato in un mondo nebuloso dove presunti maestri bardati di patacche accrescono la nebulosità. Ho già detto altrove e non mi stancherò mai di ripeterlo che i primi detrattori dell’ermetismo sono proprio i praticanti delle varie discipline così dette occulte (tra le altre cose lo stesso termine occultismo è di nascita recente). In un vortice si idee, di guazzabugli e visioni (a volte nobili) in molti si ergono a conoscitori, addirittura a detentori della verità. Improvvisate “guide turistiche” dello Spirito o del Simbolo sono pronte a dipanare ed a farsi pagare per mirabolanti tour all’interno di circhi senza tendone o di antiche cattedrali.
“Nei chiostri, sotto gli occhi dei fratelli che leggono, cosa fanno quei ridicoli mostri … che significano quelle scimmie immonde, quei leoni selvaggi, quei centauri mostruosi? Che ci fanno quegli esseri metà bestia metà uomo, quelle tigri maculate? … si vedono molti corpi sotto un’unica testa, e molte testa sopra un sol corpo. Qui, vediamo un quadrupede con la testa di serpente, là un pesce con la testa di quadrupede, altrove un animale è cavallo davanti e capra dietro … Di grazia, se non si arrossisce di simili assurdità, che si rimpianga almeno la spesa.”
Queste non  sono parole mie, ma di Bernardo di Chiaravalle  (Apologia ad GUILLELMUM Sancti Theodorici abbatem, P.L. CLXXXXII, col. 916), si lo stesso Bernardo tanto caro a molti sognatori di favole templari, massoniche sino ad arrivare ad i perenni illuminati o al NWO. Senza entrare nel merito della disputa tra cistercensi e Cluny, pur essendo concorde che nella età di mezzo “tutto può essere simbolo od è simbolo”, la realtà stessa è rimando ad altro, è necessario ribadire con vigore che bisogna vedere con i giusti occhi ed il giusto cuore. Non solo con la giusta preparazione per cogliere ad esempio che due grifoni che bevono ad una coppa non sono simbolo eucaristico. Che si tratti di arte o di testi scritti è necessaria una ermeneutica delle Opere Ermetiche, è necessario che chi si avvicina a certi argomenti cerchi ed esplori senza pregiudizio e senza dogmi.
Direi che per oggi il vecchio barbagianni può ritirarsi…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Il passo in latino per chi lo conosce meglio di me: Caeterum in claustris coram legentibus fratribus quid facit illa ridicula monstruositas, mira quaedam deformis formositas, ac formosa deformitas? Quid ibi immundae simiae? quid feri leones? quid monstruosi centauri? quid semihomines? quid maculosae tigrides? quid milites pugnantes? quid venatores tubicinantes? Videas sub uno capite multa corpora, et rursus in uno corpore capita multa. Cernitur hinc in quadrupede cauda serpentis, illinc in pisce caput quadrupedis. Ibi bestia praefert equum, capram trahens retro dimidiam; 540 hic cornutum animal equum gestat posterius. Tam multa denique, tamque mira diversarum formarum ubique varietas apparet, ut magis legere libeat in marmoribus quam in codicibus, totumque diem occupare singula ista mirando, quam in lege Dei meditando. Proh Deo! si non pudet ineptiarum, cur vel non piget expensarum?


Immagine presa dalla rete: Abbazia di Fossanova


mercoledì 18 novembre 2015

domenica 8 novembre 2015

Poesia, Rosa+Croce e Massoneria

Il tema della possibile influenza del pensiero dei Rosa+Croce sulla nascita o sullo sviluppo della così detta massoneria speculativa non si può affrontare seriamente in poche righe. E’ possibile però dare uno spunto, indicare una delle possibili strade da seguire. Una di queste strade è composta dai versi di Sir Adamson

For we are brethren of the Rosie Crosse;
We have the Mason Word and second sight,
 Henry Adamson, The Muses Threnodie

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone


domenica 18 ottobre 2015

pensieri aggrovigliati, La Porta Ermetica e Kremmerz

Oggi è una di quelle giornate in i cui pensieri fanno fatica a dipanarsi  e restano aggrovigliati in una matassa, in una palla con la quale forse non giocherebbe neanche un gatto. Ed allora meglio mettersi a lavorare in altro modo e forma. E’ quasi pronta la prima stesura della nuova edizione de La Porta Ermetica di Giuliano Kremmerz che probabilmente vedrà al luce nel periodo natalizio per i tipi di Mondi Velati editore. Vi riporto senza commento la prefazione che per un gioco di rimandi e “coincidenze” rimanda ad uno dei miei ultimi post quando parlo del “Canto dei Cantici” e alla dedica e introduzione de “Le magie del simbolo”.
Prefazione
Dedico a te, o Maria, esempio di inaudita fedeltà, queste pagine brevi, stampate, per volontà non mia, per iniziare ai secreti della tua anima ermetica i dotti fanciulli della ingenua umanità. Maga, sacerdotessa, zingara, cartomante, medichessa, astrologa, divina – seduttrice ed ammaliatrice sempre – sei passata e passi anche tu attraverso al labirinto delle vittime di due estremi, la fede ignorante e la boria scientifica dei terrestri. Quindi non meravigliarti se la mia prosa sarà accolta come Calandrino di Messer Boccaccio in Mugello.
Non so ora, o Maria, dove ti trovi e quale maschera porto, ma questo libro ti arriverà lo stesso e con un sorriso eroico, quel famoso sorriso dei pasticcetti con crema di frutta, dirai:
-           Toh! Parla un morto della tragedia storica che vissi e piansi in omaggio alla gratitudine dei popoli melensi, immemori di chi loro ha donato la libertà del non credere!
E leggerai e vedrai le due figure che ho insinuate.
La prima è il caracter adeptorum… una cosa che capiscono tutti al tempo che corre, nel quale anche gli agenti delle imposte studiano l’occultismo nei manuali della culinaria vegetariana. E se qualcuno non lo intendesse, basterebbe domandarne al primo dei filosoi iniziati che ci vengono a predicare il verbo credere da oltre alpe. Poiché la razza greco-italica è orbata di maestri di tali cose sublimi, emigrati nel campo psichico forestiero, per acquistare quel certo tonico scientifico che loro mancava, nel vecchiume cristallizzato dell’antica esposizione metafisica… e per saperne la interpretazione giusta e moderna, anzi per penetrarne il mistero arcaico col lumicino filologico che ci fa difetto.
Sol voglio farti notare, o Maria, che intorno al circolo è scritto: Non formido mori, voto melioris ovilis: Nam ante oculos mihi ceu in speculo stat vita fortuna che in lingua maccheronica, salv complicazioni internazionali, vorrebbe dire che all’adepto sta innanzi agli occhi come in uno specchio la vita futura e che, quindi, non si spaventa della morte pel desiderio di migliorare l’ovile. E’ quindi ancora, aggiungo io, vano per l’adepto di studiare questa morte che non gli fa paura e ozioso il parlarne per contentare i curiosi.
Alla leggenda esteriore va contrapposta una croce di quattro versetti, la più interna, i quali, dalla posizione della scrittura, si fanno supporre girevoli e si completano due a due
Crux abit in lucem – Lux deerit soli
Crux agit arte ducem – Dux erit umbra solis

Oppure
Lux deerit soli - Crux abit in lucem
Dux erit umbra solis - Crux agit arte ducem

E nel mezzo di un cerchio interiore:
Ergo sibi simili constantia cardine quadrant
Versetto che si vuol far precedere o seguire alle due coppie precedenti. Basta un latinista di ginnasio per non far capire lo spirito di quell’Ergo, ma per tradurre ci basta un bidello delle scuole regie.
Più critica è la seconda tavola: Cavea sibyllarum.
Cavea vuol dire gabbia, recinto, platea o luogo? Guarda il fregio ovale che chiude la scena: non ti pare un serpente che non abbia ne capo ne coda?
L’autore annota: cavea sibyllarum, idest cavea virginorum faticanarunt, cioè delle vergini indovine. Vergini? Ma perché il lettore non prenda abbaglio soggiunge: idest faemina vel puella, cioè donna o fanciulla cujus pectus Numen recipit, il petto della quale riceve il Nume. Anche qui un ostacolo: pectus è il petto, il seno, il cuore, l’anima, il sentimento? Dovresti, o Maria, spiegarlo tu, perché tu lo sai ogni volta che fai la vergine indovina donde ti escono Dei sententias sonantes, cioè sentenze sonanti o vocali di Dio!
Come frontespizio al libro, vi ho fatto incidere la porta ermetica che sta nei giardini di Roma. Ti ricordi Roma, o Maria? La consoci bene, non dir di no – e sai che ha tante porte grandi e questa piccola e bassa. La ho scelta perché certe scritte paiono fatte apposta per le opere che sto incubando pei secoli futuri – quando i negri corvi partoriranno le bianche colombe, vale a dire quando in Vaticano si farà colazione con due granelli di pietra filosofica con asparagi scientifici all’insalata – gli asparagi per prevenire la calcolosi.
Tu sorridi, o amica diletta tu ridi…
Siimi serenamente giudice. Aspetto il tuo verdetto. Un fiore. Lo staccherai dall’albero della Genesi, lasciando che gli altri fruttifichino il bene e il male, che l’umanità, avanzando, raccoglie e digerisce. Conserva per te la melagrana, perché ti riconoscerò dalle labbra rosse, come nel Cantico dei Cantici, e dalla voce regale… perché hai testa di donna e corpo flessuoso di serpente tentatore: non ridere… lo vedi il cherub dalla spada fiammeggiante che veglia, ci spia, ci fa da delatore? …oh il perfido eunuco!
Giuliano Kremmerz
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete 




domenica 4 ottobre 2015

Mistery in history

    Alcune foto del convegno Mystery in History tenutosi ieri a Torino. Il mio intervento verteva sulle sulle società segrete nella storia. Grazie a tutti e alla prossima!



sabato 19 settembre 2015

Considerazioni per chi vuole conoscere se stesso e le Scienze Ermetiche. Ovvero l’offerta del pomo della conoscenza

Probabilmente sto diventando un vecchio barbagianni (o gufo se preferite), forse mi sono perso nella mia ignoranza e nelle mie ricerche, sta di fatto che inizio a soffrire di una violenta forma di idiosincrasia nei confronti dei saccenti sapientoni della rete e non solo. Il problema non sono gli eruditi senza cuore, almeno loro hanno qualcosa da dire. Il problema sono i furbetti o peggio gli inconsapevoli e “incoscienti” portatori di verità preconfezionate o vendute loro attraverso un paio di dvd o libricini. Avvicinarsi allo studio delle Scienze Ermetiche senza il giusto entusiasmo, umiltà e voglia di conoscenza è come voler costruire un reattore nucleare avendo cambiato solo una lampadina in vita propria. E’ vero che nel nostro paese esiste una forma di denigrazione verso tutto ciò che appare “diverso” dai buonismi degli “studi” ordinari e che non esiste una qualche forma di percorso formativo al di là delle scuole iniziatiche (anche su alcune di queste molto ci sarebbe da dire), ma è anche vero che nulla osta a chi si avvicina a certi studi di informarsi e tutelarsi, prima di lanciarsi nel vuoto senza aver verificato di avere un paracadute.
Questi movimenti che definirei degenerativi in realtà spesso nascono da buone intenzioni, dal desiderio o anelito di conoscenza di se stessi prima e del mondo poi. La strada della conoscenza non è facile e se non si è disposti a lavorare a faticare a vivere il fallimento è meglio affidarsi alla fede in una qualunque religione rivelata, alle verità politiche o alla fede in una squadra di calcio. Ed ecco prendendo spunto proprio dal calcio il rischio è quello di diventare degli ultras degli hooligans il cui scopo è solo quello di far danni. I Maestri, quelli veri, spesso sono inconsapevoli di esserlo, altre volte indicano la strada e la percorrono con chi ha sete. Più che consegnare una verità, insegnano un mestiere e forniscono degli strumenti per poter lavorare. Il vero Traditor gioisce se e quando un suo “studente” ottiene risultati superiori o migliori dei suoi, non tiene nulla di nascosto, al massimo si limita ad aspettare il giusto tempo per trasferire. Soprattutto chi è sulla via prima di tutto trasmette vibrazioni ed amore, trasmettere energie e desiderio.
Al desiderio deve seguire la volontà, volere osare potere tacere sono i quattro elementi di una architettura della conoscenza antica. Tornerò su questi quattro elementi, per ora sono solo indicativi di parte del lavoro da svolgere. Lavoro che deve seguire le proprie inclinazioni personali da un lato e il tentativo di far propria la comprensione non solo dei fenomeni ma anche e soprattutto di quanto vi è all’origine ed attorno, come ad esempio la storia, la letteratura, la scienza e la filosofia.
Quello che viene implicitamente chiesto a chi si avvicina alle Scienze Ermetiche e che molti sapientoni ignorano è di diventare Filosofo nel senso più autentico della parola.
In ultimo, oltre a ricordare la necessaria prudenza a chi si avvicina a certi studi è doveroso sottolineare come la colpa, se di colpa si può parlare, è di quanti sono autenticamente filosofi o in qualche modo avviati sulla Via e restano chiusi nelle loro torri d’avorio.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini: Mano destra offerente pomo, conservata nel museo di Metaponto (1000167)

Tempio di Hera o tomba (scuola) di Pitagora a Metaponto (252)


giovedì 17 settembre 2015

Misteri Antichi e Moderni

Presentazione di Misteri Antichi e Moderni, indagine sulle società segrete presso Arethusa Libreria questo pomeriggio, un grazie di cuore a tutti i presenti. Ci vediamo il 3 ottobre p.v.  a Torino con Mystery in History 1° convegno sui misteri nella storia.



domenica 23 agosto 2015

Nota: Letteratura, Storia e i Maestruncoli

E’ necessario ritornare alle fondamenta, alle basi prima ancora di procedere. “Letteratura e Storia”, sono i capisaldi imprescindibili di buona parte della conoscenza. Il genio l’estro, “l’essere illuminati”, non sono plausibile giustificazione per dire, per ergersi al di sopra di una presunta massa di scolaretti pronti a bersi ogni amenità. Il genio e l’illuminazione in una disarticolata esposizione, che inciampa sui “fondamentali”, contribuisce a rendere fenomeni da baraccone poco credibili molti dei così detti portatori di conoscenze esoteriche (per usare una parola abusata e violentata al punto da renderla termine).
Spesso a quattro conoscenze raffazzonate e rubate qui e là si aggiunge una sorta di miopia, corretta con i paraocchi che non permette di vedere al di la del proprio naso. In ultimo, forse la peggiore delle malattie, che spesso è sorella dell’ignoranza, l’intolleranza a volte manifestata in una sorta di intransigenza, indisponibilità al dialogo, al cambiare punto di vista e via dicendo.
Questa non è una filippica e di certo non mi arrogo qualità migliori della maggior parte dei curiosi. Sono l’ignoranza e la sete il mio punto di partenza quotidiano. Non posso però, non auspicare che queste parole da un lato vengano rese migliori da chi è più capace di me dall’altro possano inaspettatamente se non curare la miopia quantomeno togliere i paraocchi e far riflettere i troppi Mestruncoli.
Se è vero che no esistono istituzioni scolastiche che promuovano ed aiutino certi studi (forse non possono esistere in Italia) è altrettanto vero che quanti si muovono ed operano negli ambiti del così detto esoterismo dovrebbero se non per formazione, per inclinazione “non fermarsi alla prima cantina”, essere indomiti cercatori, interrogare ed interrogarsi senza sosta, viaggiare tra molteplici discipline e saperi. Quindi come comportasi, come agire? Innanzi tutto non fidarsi dei Mauestruncoli, prestare orecchio a tutti, perché molti anche inconsciamente/involontariamente sono portatori di conoscenza. Questa è una parte minima, fondamentale è come da esordio di queste poche righe il ritorno alla “Letteratura e Storia”, le letterature siano esse scientifiche o umanistiche sia poesia o matematica non fa differenza da dove si parte se si vuole giungere al compimento dell’essere. Non bisogna dimenticare di essere sempre apprendenti sia nella vita che nella ricerca. Il giorno in cui il fuoco sacre che arde cede il posto al compiacimento ed all’arroganza (nel senso di attribuirsi ciò che non spetta, e nella alfa privativa va in netta opposizione con il senso di chi è sulla Via, a-rogare [interrogare, domandare]). Non si può a solo titolo di esempio di Alchimia, Ermetismo, Gnosi o scuole iniziatiche senza aver mai neppure sfogliato un bignami di filosofia, un riassunto della Storia delle Religioni, un libro di storia ecc.
Per oggi può bastare, ma vi è una ultima considerazione. Vi è una Via, un modo dell’essere e della conoscenza che travalica tutto questo: l’Amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete Arcimboldo, il bibliotecario 1566


P.s. Altrove dedicherò spazio agli effetti nocivi del parlare a vanvera e del come questo faccia nascere aberrazioni e permetta ai detrattori di certi studi di avere vita comoda e facile. 


sabato 15 agosto 2015

Di Ermete Trismegisto al figlio Tat, “discorso segreto” sulla montagna relativo alla rigenerazione e sulla regola del Silenzio*

Riporto di sotto un estratto, dei frammenti, di uno dei libri meno noti del Corpus Hermeticum attribuito ad Ermete Trismegisto. Se Pimandro ed Asclepio sono i testi più noti, la cui lettura è imprescindibile per quanti vogliano studiare le Scienze Ermetiche o la Filosofia, il “discorso segreto” è tra i trattati meno conosciuti. Un trattato di una importanza capitale per i contenuti, in questa sede non ho la possibilità di renderlo per intero con un adeguato commento e parafrasi. Riporto testualmente così come presente nella edizione da cui lo cito, probabilmente la migliore edizione esistente in Italia. I frammenti qui riportati, sono stati scelti per integrare il discorso sul silenzio e sul segreto che da tempo porto avanti. Quanto sotto riportato, quindi, va a riprendere il discorso sul silenzio iniziato altrove e vuole sottolineare la sua importanza. Vi sono degli accenni alla purificazione e generazione, ai vizi ed alle virtù e cosa più importante l’inno e la “sua prassi operativa” alla rigenerazione.
1 “Nelle lezioni generali, padre mio, hai parlato per enigmi e tutt’altro che chiaramente, discorrendo dell’attività divina. Non hai rivelato nulla, asserendo che nessuno può essere salvato prima della rigenerazione, ma quando io ti supplicai, durante la discesa dalla montagna, dopo il tuo dialogo con me, quando ti interrogai sulla dottrina della rigenerazione per apprenderla, poiché, tra tutto, è l’unica cosa che non so, tu affermasti che me l’avresti trasmessa quando io fossi stato in procinto di rendermi estraneo al mondo. Ora io sono pronto: ho fortificato il mio pensiero sottraendolo all’inganno del mondo. Tu, per parte tua, insegnami anche quello che mi manca per ottenere la pienezza della sapienza, secondo la promessa di insegnarmi il processo della rigenerazione, a viva voce o segretamente: io non so Trismegisto, da quale matrice sia nato l’Essere umano, e da quale semenza”.
2 “Figliolo, si tratta della Sapienza intelligente nel silenzio, e la semenza è il vero Bene”. “Ma chi è che ha seminato, padre mio? Perché non saprei proprio dirlo”. “Il volere di Dio, figliolo”. “E che caratteristiche ha la creatura generata, padre mio? Poiché non può avere parte alla sostanza che è in me”. “La creatura generata sarà diversa, sarà un dio figlio di Dio, un tutto nel Tutto, costituito da tutte le Potenze”. “Mi stai presentando un enigma, padre mio: non stai parlando come un padre al figlio”. Le verità di questo tipo, figliolo, non si possono insegnare, ma è Dio stesso a farle ricordare, quando vuole”.
[…]
 “La prima punizione è proprio questa ignoranza; la seconda è l’afflizione; la terza è l’incontinenza; la quarta la concupiscenza; la quinta l’ingiustizia, la sesta lo spirito di sopraffazione, la settima l’inganno, l’ottava l’invidia, la nona la frode, la decima è la collera, l’undicesima è l’avventatezza, la dodicesima è la malvagità. Queste punizioni sono dodici, ma subordinate ad esse ve ne sono altre ancora più numerose, figliolo, le quali, attraverso quella prigione che è il corpo, costringono l’uomo interiore a soffrire per mezzo dei sensi. Esse invece si allontanano, quantunque non in massa, dall’uomo che è oggetto della misericordia di Dio, e in questo consiste la modalità ed il senso della rigenerazione. 8 Sul resto io tacerò, figliolo, e serberò un religioso silenzio: in virtù di questo, la misericordia non cesserà di discendere da Dio su di noi… Rallegrati comunque, figlio mio, purificato come sei dalle potenze di Dio, per l’unione delle membra del Logos.
[…]
“Io desidero udire, padre mio, e voglio comprendere tutte queste cose!”.
16 “Calmati, figliolo, e ascolta ora l’armonica lode, l’inno della rigenerazione, che io non avevo intenzione di rivelare così facilmente, se non a te alla fine di tutto. Perciò questo inno non può essere insegnato, bensì viene tenuto nascosto nel silenzio. Quindi, figliolo, mettiti fermo in piedi da qualche parte a cielo aperto, e, rivolgendo il volto al vento meridionale, al momento del tramonto del sole, prostrati in adorazione, e similmente fa al levarsi del sole, rivolgendoti verso il vento orientale. Zitto ora, figlio mio.
[…]
21 “Padre mio,  anche nel mio cosmo ho **”. “<<In quello intellegibile>>, devi dire, figliolo”. “Si, padre: in quello intellegibile: posso. In virtù del tuo inno e della tua lode, il mio intelletto è stato illuminato. Tanto più desidero anche io offrire, dalla mia propria mente, una lode a Dio”. “Non in modo sconsiderato, però, figliolo”. “Io dico, o padre, quello che contemplo nell’intelletto: <<A te principio generatore dell’opera della generazione, a te Dio, io, Tat, offro sacrifici spirituali [logikaí]. O Dio, tu Padre, tu Signore, tu l’Intelletto, accogli da me le offerte spirituali che desideri. E’ grazie alla tua volontà, infatti, che tutto si compie>>”.
“Tu, figliolo, offri un sacrificio ben accetto a Dio, padre di tutti gli esseri. Ma aggiungi anche figlio mio: <<Per mezzo del Logos>>”.
22 “Ti ringrazio, padre mio, di questi tuoi consigli per la mia preghiera (?)”. “Mi rallegro, figliolo, poiché hai raccolto i buoni frutti della verità, prodotti immortali. Avendo appreso, questo da me, promettimi il silenzio a riguardo a questo potere miracoloso [areté], senza rivelare a nessuno, figlio mio, la trasmissione della rigenerazione, affinché non siamo annoverati tra i divulgatori. Ciascuno di noi due, comunque, è stato impegnato a sufficienza, io a parlare, e tu ad ascoltare. Tu ti sei conosciuto intellettivamente, e hai conosciuto anche il nostro Padre”.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
* Da Corpus Hermeticum, Edizione e commento di A.D. Nock e A.J. Festugière, Edizione dei testi ermetici copti e commento di I. Ramelli, R.C.S., Milano 2005

Immagini prese dalla rete. Il segno di Arpocrate nei dipinti delle volte della galleria degli specchi di Versailles



domenica 2 agosto 2015

Nota 0.1 sulla interpretazione dei testi ermetici Parte 1


Quando si affronta la lettura di un qualunque testo in generale e di un testo ermetico in particolare bisognerebbe porre particolare attenzione al senso, al significante ed al significato. Bisognerebbe anche, con la giusta dose di pazienza ed entusiasmo interrogarsi non solo sul cosa volesse dire l’autore ma anche e soprattutto evitare di leggere con gli occhi della propria epoca e cultura. So che per molti quanto sto per dire sarà noioso ed inutile.
Gli strumenti di base, sono quelli della normale interpretazione di un testo narrativo o poetico come ad esempio l’analisi dei livelli:
•          Tematico
•          Strutturale
•          Sintattico
•          Lessicale
•          Metrico
•          Fonico
•          Stilistico
Basta questa analisi? È questo il lavoro che bisogna compiere quando ci troviamo innanzi ad un testo ermetico? No! La stessa natura di ermetico con il suo riferimento ad Hermes, ci impone di affrontare lo studio con l’ermeneutica, sia chiaro che l’ermeneutica in questo contesto è e resta uno degli strumenti da utilizzare e non lo strumento o il fine ultimo. La vicinanza ad Hermes, seguendo una forzosa etimologia rimanda inevitabilmente a Sarama ed al viaggio dei morti dai un lato e alla comunicazione con gli dei dall’altro. L’ermeneutica, l’interpretazione e la ricerca del senso vanno collocate come uno dei momenti della ricerca e della com-prensione, da certi punti di vista è parte dell’Apprendistato ed estremizzando è l’Apprendistato. E’ necessario prendere a, oltre a prendere e com-prendere è indispensabile collocare nella giusta posizione quanto colto. Se nel Rinascimento da un lato si è lavorato per comprendere e dare il giusto senso delle cose dall’altro si è accettato senza critica (o quasi) un mondo magico che veniva da lontano.
Sono conscio della apparente confusione di quanto sto dicendo e di come possa apparire illogico questo discorso sia agli occhi degli appassionati di esoterismo tout court sia agli onesti storici del pensiero dalle prospettive limitate. Sarebbe forse più corretto accontentare gli accademici o far sognare di pittori della domenica? Dei due nessuno, ma se è fatto un obbligo, allora, forse, bisogna acquisire delle accademie le qualità. Non era forse scritto innanzi all’Accademia non entri nessuno che non sia Geometra? Un tempo, non così lontano, scienza e sapienza non erano distanti. La dicotomia, la grande frattura è opera recente, il dramma mai compreso (sino in fondo) è che è segno di involuzione e non di evoluzione. Occorre l’obbligo, di ricomporre questa frattura. E’ necessario togliere i paraocchi che ormai sono sia degli eruditi che degli iniziati e riprendere il dialogo. Per poter dialogare è necessario intendersi e la fragilità della parola divenuta termine è purtroppo l’unico strumento possibile. E’ necessario ridare senso e virilità alle parole, è necessario accertarsi che non vi siano fraintendimenti e spogliare dalle sovrastrutture semantiche o psicologiche, dieri animiche, le parole per essere certi che nella nudità vi sia la comune comprensione. La conquista, la terra inesplorata è la radura dell’essere per alcuni, mentre lo scopo è la necessaria relazione tra l’essere e quanto è in relazione con esso. Le coordinate cartesiane dello spazio e del tempo in questa relazione sono una parte spesso forviante della ricerca e dell’analisi. L’essere nel suo interagire con le molteplici forme ed essenze che trova nella sua ricerca, sul suo sentiero che non è interrotto, si evolve riducendo lo scarto tra esserci ed apparire. Le apparenze alla guisa delle ombre di Platone prima e di Bruno poi sono i fantasmi della coscienza. Le apparenze, governate dall’ignoranza, portano alla credenza e alla creazione di una differenza tra naturale e sovrannaturale. Differenza che non esiste, figlia di quella dicotomia che serve a generare finte certezze ed a rasserenare gli spiriti morti o moribondi di una società (civiltà) estinta senza essersene resa conto.
E’ necessario leggere e rileggere, far proprio un testo. Non a caso le antiche corporazioni di mestiere le scuole iniziatiche facevano, apparentemente, imparare a memoria i propri rituali. Non era una questione di segretezza come spesso si è tentati di credere. Assimilare, far proprio, apprendere, era questo il senso e non va confuso con il recitare ripetutamente una frase o preghiera che ha scopo e finalità diverse.
Il lavoro è lungo: “Pensiamo ancora una volta all’interpretazione d’un testo. Non appena scopre alcuni elementi comprensibili, l’interprete abbozza un progetto di significato per l'insieme del testo. I primi elementi significativi si manifestano soltanto a condizione che ci si disponga alla lettura con un interesse più o meno determinato. Comprendere la “cosa” che sorge là, davanti a me, altro non è che elaborare un primo progetto, che verrà in seguito corretto, mano a mano che la decifrazione progredisce. Questa descrizione è evidentemente solo una sorta di “abbreviazione”, poiché il processo è ben più complicato: prima di tutto, senza la revisione del primo progetto, non c’è nulla per costituire le basi di un nuovo significato; in secondo luogo, ma anche al tempo stesso, progetti discordanti ambiscono a formare l’unità di significato, fino a quando si abbozza la “prima” interpretazione per sostituire i concetti presunti con concetti più adeguati. Heidegger ci descrive proprio questa perpetua oscillazione delle mire interpretative, cioè la comprensione come il processo di formazione di un progetto nuovo. Colui che procede così, rischia sempre di cadere sotto la suggestione dei suoi propri abbozzi; egli corre il rischio che l’anticipazione, che si è preparata, non sia conforme alla cosa. Il compito costante della comprensione risiede nell’elaborazione di progetti autentici e proporzionati all’oggetto della comprensione. In altri termini, si tratta qui di un colpo di audacia, il quale attende di essere ricompensato da una conferma proveniente dall’oggetto. Ciò che si può qui qualificare come oggettività non potrebbe essere altro che la conferma di un’anticipazione nel corso stesso dell’elaborazione di quest’ultima. Come renderci conto, infatti, che un’anticipazione è arbitraria e non proporzionata al suo compito, se non mettendola in presenza della cosa, la quale, sola, può dimostrare la sua vanità? Ogni interpretazione di un testo deve dunque iniziare con una riflessione dell’interprete sulle proprie idee preconcette, risultanti dalla “situazione ermeneutica” in cui egli si trova. Egli deve legittimarle, cioè  ricercarne l’origine e il valore.”[1]
Per oggi può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese dalla rete. Andrea Mantegna: Parnaso e Correggio: Danae







[1] H. G. Gadamer, Il problema della conoscenza storica, trad. it. di G. Bartolomei, Guida, Napoli, 1969, pagg. 79-82

domenica 14 giugno 2015

Da Eleusi a Londra piccolo viaggio iniziatico con le mani pure

… E non ha tutti quelli che vi aspirano è concesso di prendere parte ai riti misterici, ma a alcuni viene intimato di stare alla larga, per esempio chi non ha mani pure e parla una lingua incomprensibile…*

Che le iniziazioni siano da sempre legate a una forma di “selezione” dei candidati è cosa risaputa e le motivazioni possono essere le più varie. Che quanto è rimasto della Tradizione è oggigiorno frammentato è altrettanto risaputo. Che il dovere di chi è sulla strada sia riunire quanto è sparso è noto. Da svariate lune “inciampo” in Eleusi e Orfeo, prima o poi mi dovrò dedicare con seria costanza al compito di approfondire metodicamente questi Misteri. Oggi voglio soffermarmi su di una parte di questa piccola citazione. “Chi non ha mani pure”, le mani pure che non devono macchiarsi, possono essere metafora o allegoria di molte cose. Ritroviamo le mani pure in molte scuole iniziatiche tra cui la Massoneria. Quando parlo di massoneria, il mio riferimento di solito è al concetto di massoneria e non ad una o all’altra istituzione massonica esistita o esistente. Se non erro durante l’iniziazione muratoria, al neofita è detto che le sue mani devono restare pure. Se devono restare pure significa che lo erano…
…se lo erano, vuol dire che secondo quanto è riportato nella citazione, egli aveva questo requisito. Se aveva questo requisito, poteva aspirare e ricevere il “privilegio” di prendere parte ai riti misterici e nella moderna massoneria ricevere l’iniziazione.
Spesso i punti di contatto con le tradizioni e la Tradizione non sono così occulti e misteriosi come alcuni vogliono farci credere. Spesso sono la nostra limitatezza di informazioni, di conoscenza o di desiderio di metterci in gioco che non ci permettono di vedere oltre il nostro naso o di affidare aprioristicamente al primo “guru” di turno la nostra crescita.
Il mio invito è di camminare e ogni tanto capiterà di inciampare a volte ci si sbuccerà un ginocchio a volte si troverà un indizio per la ricerca.

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete

*In: Eleusis e Orfismo: I Misteri e la tradizione iniziatica greca, a c. di Angelo Tonelli, Milano 2015

domenica 8 marzo 2015

Conoscenza, silenzio ed erotismo

(quasi un delirio da leggere sopra, sotto o tra le righe)
Se si guarda alla storia senza pregiudizio, se non si ha paura di valicare le impervie montagne del conoscibile così come sono poste nei manuali scolastici e dalla così detta cultura “dominante, se si è disposti a non essere dommatici ed a prestare ascolto ad uno moltitudine di voci, divenute silenti nel tempo e sepolte sotto oceani di calunnie si troveranno delle connessioni all’interno del pensiero e della storia che altrimenti resteranno invisibili e sono invisibili ai più e quando non invisibili osteggiate o vessillo di fanatici spesso deficienti (deficiente da intendersi nel senso etimologico della parola).
Parlare della lingua degli uccelli, dei fedeli d’amore e di molte altre cose espone a feroci critiche od alla chiusura ad un settarismo (nel senso meno nobile della parola, ma in quello del termine usato correntemente) che non può che nuocere. Quindi, come cercare prima e relazionare poi? Come penetrare quanto spesso è per sua natura impenetrabile se non attraverso iniziazioni e conoscenze particolari e poi restituirlo traslato in un discorso organico e tradotto nella lingua accettata ed accettabile da quanti sono o forniti di paraocchi o se pur dotati di buona volontà non hanno i giusti strumenti?
La strada non è semplice, ed io che affronto l’argomento non mi riconosco tutte le qualità necessarie per operare queste trasmutazioni, ed è piena di rischi. Senza nulla rischiare nulla di prezioso di può ottenere. Il primo requisito indispensabile è quello di studiare e meditare senza sosta. Informarsi sia su quanto è presente nei testi “canonici” sia su quanto è presente in quelli dimenticati od “eretici”. Il secondo requisito è quello di guardare alla storia ed alle idee senza pregiudizio e dimenticando il proprio gusto ed inclinazione naturale. La ricerca, lo studio sono assimilabili ad una esperienza culinaria od erotica. Se non si assaggiano cibi diversi e preparazioni diverse dello stesso cibo il nostro gusto sarà limitato, così come se i giochi e le esperienze non variano la comprensione non sarà completa. Basti pensare al bacio, quanti tipi di bacio esistono? Sono così tanti che si potrebbe scrivere un trattato in più tomi sull’argomento. Lo stesso vale per lo studioso di argomenti altri, egli deve essere prima di tutto una persona “navigata e d’esperienza”, come fidarsi di chi ha sempre e solo mangiato zucchine bollite? Di chi non conosce la differenza tra un bacio filiale ed un bacio d’amante?
Lo studioso delle cose occulte della natura, del così detto esoterismo che è così di moda da aver perso quasi significato prima di tutto sacrifica alla conoscenza le sue ore tra studio e meditazione. Alla stregua di un monaco egli eleva la sua preghiera durante le ore di studio e di ricerca. Le sue verità non saranno assolute ed arroganti, saranno spesso precarie perché una nuova conoscenza, un’intuizione diversa dalle altre potrebbe aprir le porte di nuovi giardini e labirinti. Egli senza tregua viaggerà per lande note ed ignote, affronterà i pericoli dello scherno e del pubblico ludibrio, vivrà le angosce della madre per i figli nella propria anima e sarà in affanno e senza fiato, ma non interromperà il suo incedere.
L’amore, che è la quintessenza dell’universo e di tutti i possibili “saperi” lo guiderà e sosterrà, e la sua paga più grande consisterà nel dare, e nel sostare in un giardino all’ombra dell’albero della vita a bere delle fresche acque del fiume nel quale non ci si può bagnare due volte e nel respirare il profumo della mistica rosa.  Il suo dire nel tempo dovrà assumere le sfumature dell’amore, dalla dolcezza alla virile forza dell’indignazione; ma le sue parole saranno prudenti e cercherà di aiutare il suo interlocutore e come il guerriero non scenderà in campo odiando il suo nemico perché la pace dovrà regnare nel suo cuore, egli è portatore di ordine e armonia anche se potrebbe sembrare diversamente.
Penetrare un’idea significa congiungersi ad essa, in qualche maniera significa assimilarla sino a divenire parte di essa ed essa porterà una memoria di questo incontro, così potremmo dare giustificazione alla così detta equazione dell’amore: L'equazione di Dirac.
Ora è meglio tornare al silenzio, l’ultimo pensiero ci porterebbe sulle strade dell’indimostrabilità partendo dal Tre Volte Grande ed arrivando al caos che governa infelicemente questo mondo.
Gioia – Salute – Prosperità
Michele Leone

Foto presa dalla rete (celebre scatto di Doisneau)

sabato 7 marzo 2015

Mauna, ancora sul silenzio, ed altre istantanee cosiderazioni

Più volte ed in più luoghi abbiamo parlato del silenzio. Il silenzio, nella maggior parte delle scuole iniziatiche è caratteristica prima dei neofiti, nelle religioni e negli aspetti più vicini al sacro di queste il silenzio è caretteristica dei saggi, mistici e uomini di ri-flessione.
Il silenzio non è solo caratteristica dell’apprendista, del neofita. Potremmo asserire che esistono diverse qualità di “silenzio”. Come nel silenzio del neofita vi è l’idea stessa di prendere a (apprendere) e nell’Adepto il silenzio divene comprensione (prendere con o insieme) per il Maestro (propriamente il Traditor) il silenzio diviene altro, esso è qualcosa di più complesso e semplice allo stesso tempo.  Oggi ci limiteremo a dare la definizione presa da un glossario di sanscrito*:
mauna (n): “silenzio”, silenzio totale e profondo; il silenzio dei guṇa; lo stato del muni, in cui la mente e l’intera individualità è risolta nella consapevolezza dell’ ātman, la coscienza nel nirvikalpasahajasamādhi. È condizione imprescindibile per la realizzazione dello yoga nel suo senso più elevato. Inteso come attributo, corrisponde a  Pārvatī o Durgā, la śakti di Śiva. Secondo Śaṅkara, manua è uno dei tre segni distintivi (liṅga) del jñānin o del saṁnyāsin insieme a bālya e pāṇḍitya.
In altro luogo ed in altro tempo daremo un più ampio commento di questa definizione di silenzio che implica una ampia visitazione di culture lontane e primigenee. È importante notare e riflettere che la sola intellegienza razionale untita alla erudizione non è possibile cogliere il senso più profondo della natura delle cose. Porsi in ascolto ed aprendo le vie del cuore inevitabilmente prima o poi si potrà giungere al silenzio ed alla luce.
Gioia  - Salute – Prosperità
© Michele Leone
*Glossario Sanscrito a cura del Gruppo Kevala, Roma 2011.

Immagine presa dalla rete

mercoledì 18 febbraio 2015

L'acquila ha volato. Nota sulla Via


L’aquila ha volato. Le oscure acque avvolte da nebbie sottili la accompagnavano in una notte con il cielo coperto e le stelle velate, luna altrove. Bisogna penetrare nelle nere acque, scendere negli abissi più profondi ed arrivati al fondo scavare con le unghie, nella cripta i Maestri. Inquisire ed essere inquisiti, le ordalie non sono per tutti, ma solo per chi vuole procedere. Le “mistiche cerimonie” assai poco cerimoniose per gli sguardi chi si si aspetta fasti e segreti sfavillanti. Le tuniche sono grezze, tranne una, dare e ricevere, prendersi i propri debiti e reclamare i propri crediti. Il potere altro non è che uno strumento, chi lo coglie come fine è finito, ha finito il gioco prima ancora di iniziare. Saldo come roccia, leggero come il vento in una danza (macabra a volte) danza chi è sul cammino, i piedi nudi sulla fredda terra e dalla terra bisogna riemergere dopo la putrefazione, di inferno non ve ne uno solo, i più terribili quelli che l’essere costruisce per se, per ingabbiarsi temendo di volare. Oh poveri spiriti incatenati alla materia, drogati di illusioni alla pari di morfina per non cogliere il dolore del cancro che vi uccide. Mutare pelle come il serpente di stagione in stagione è un dovere come guardare la luce e la notte negli occhi vivendo ed esperendo la luce e le tenebre. Il sacro si manifesta in inconsueti modi e tutto è energia, la conoscenza e la consapevolezza degli scarti energetici sono del maestro, del MAGO.

Ho sentito e viaggiato

Gioia -  Salute - Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa dalla rete
 

 

sabato 3 gennaio 2015

Nota 0.1 per lo studente di Scienze Ermetiche e sulla Biblioteca Minima


Spesso, troppo spesso, chi si avvicina alle Scienze Ermetiche o per dirla con una espressione troppo ritrita all’esoterismo o non sa da dove cominciare o non si sa perché è disposto ad avvicinarsi a queste materie senza spirito critico o considerando la formazione/preparazione come inutile orpello.

Questa nota, che segue e sarà seguita da altre brevi riflessioni, vuole essere parte di un discorso più ampio. Come per altre discipline la prima cosa da sapere e che ci vuole costanza, dedizione, sacrificio ed amore. Non basta aver letto un paio od una ventina di volumi di non si sa chi per potersi definire studente delle Scienze Ermetiche, figuriamoci cultore della materia.

Chi si volesse avvicinare a certi argomenti da dove dovrebbe partire? La risposta più sincera e provocatoria allo stesso tempo potrebbe essere: dall’inizio.

In questa sede non è opportuno dare una definizione di Ermetismo, Esoterismo, Alchimia, Astrologia, Magia ecc., al di la delle definizioni tutte queste materie posso rientrare nel coacervo delle Scienze Ermetiche o Tradizionali. Una domanda è legittima: cosa unisce queste discipline? E subito dopo: quale è o può essere il giusto metodo per affrontarle?

Queste materie fanno parte della storia del pensiero sia esso filosofico o sacro degli esseri umani. Quindi in una qualche forma sono antiche quanto l’uomo ed esse vanno indagate oltre che con lo strumento privilegiato dell’iniziazione, ammesso che esistano ancora maestri in grado di trasmettere da bocca ad orecchio, con la filosofia, l’antropologia, le scienze sociali ed umane in genere sino alla psicologia.

Probabilmente il primo libro da leggere per chi volesse avvicinarsi a certe discipline dovrebbe essere una storia della filosofia antica. Perché? Perché la nascita della filosofia occidentale per certi versi segna il passaggio da una conoscenza mitica ed “irrazionale” ad una conoscenza razionale e sistematica. Un altro aspetto, di capitale importanza, è che i primi filosofi erano anche sciamani, maghi ed iniziati come ad esempio Pitagora od Empedocle. Quindi come voler sperare di comprendere qualcosa di quanto è successo nelle epoche successive senza avere almeno un’idea superficiale di quanto è accaduto nel passato. Oltre alla lettura di un manuale di storia della filosofia antica, è indispensabile avere accesso a numerosi dizionari sia tecnici che di varie lingue. La lettura comparata dei vocabolari, aiuta a formarsi un’opinione sulle varie idee o parole ed in alcuni casi a coglierne sfumature che possono assumere l’importanza della chiave di volta di un edificio.

Alla prossima nota

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa dalla rete. Biblioteca Jay Walker

 

sabato 1 novembre 2014

Contro gli esperti di esoterismo e scienze tradizionali. Difesa dell’esoterismo e delle scienze tradizionali.


Uno dei problemi che diviene una delle colpe se non la “colpa” di quanti voglio occuparsi di “esoterismo” è che non essendo una disciplina intesa nel senso comune del termine tutti si sentono autorizzati a parlarne, siano essi qualificati una qualche maniera o meno. Ad esempio pochi dopo aver letto un paio di libricini o ascoltato qualche conversazione si sentirebbero autorizzati a parlare di matematica dei frattali come esperti o cultori della materia. Per l’esoterismo o le così dette scienze tradizionali od ermetiche avviene l’opposto, “tutti” sono depositari un una qualche conoscenza di un qualche sapere, di una verità o di un punto di vista legittimo e autorevole.

Il secondo problema è il linguaggio. Ogni disciplina, ogni Arte ha un suo proprio linguaggio che tra i praticanti l’arte diviene gergo. Orbene, sembra che conoscere due o tre paroline faccia di noi degli esperti. Infilare, ad effetto, un simbolo (i simboli sono parte integrante del linguaggio e della comunicazione delle scienze ermetiche, anzi potremmo sostenere che essi sono al contempo pietra d’angolo e di volta di ogni linguaggio Tradizionale) o qualche parola presa a caso dai vari vocabolari ermetici faccia di noi degli esperti. La “questione” del linguaggio all’interno delle scienze ermetiche è una questione fondamentale della quale ho trattato e tratterò più diffusamente altrove.

Torniamo al primo punto, la qualificazione. Come si diventa qualificati, chi è qualificato a parlare di esoterismo? Questa domanda non prevede una facile risposta ma , proveremo a fornirla nel modo più semplice e sintetico possibile. La risposta diretta e istintiva sarebbe pochi o una minoranza tra quelli che ne parlano. Non è un caso se nelle scuole iniziatiche ai neofiti viene spesso fatto il dono del silenzio e la parola (il più formidabile strumento di lavoro degli esseri umani così intimamente connessa al pneuma) è prerogativa dei Maestri, prerogativa soprattutto esercitata quando bisogna comunicare anche al di fuori delle scuole. Non è questo il luogo per approfondire la vera essenza della maestra ma, è necessario e sufficiente ricordare che il Maestro è “traditor”, ossia, colui che può trasmettere quanto tradire. Senza addentrarci nel ginepraio delle sotto-discipline delle scienze ermetiche possiamo individuare tre soggetti qualificati a parlare di esoterismo:

1.      Un maestro di una disciplina ermetica. Probabilmente alcune sue affermazioni saranno indimostrabili ai più ma, si fondano su una tradizione e sono verificabili almeno dagli appartenenti alla suddetta scuola.

2.      Lo storico, che argomenta sulla basa delle ricerche e dei documenti i suoi discorsi che non prende posizioni ma racconta. Nella fattispecie dovrebbe essere prevalentemente lo storico delle idee, per la sua natura interdisciplinare ad occuparsi di certi argomenti.

3.      Il filosofo, inteso come amico/amante della conoscenza (Sophia).

L’elenco potrebbe continuare con altre categorie. Il senso, se vogliamo banale, di questo discorso è che prima di parlare bisognerebbe avere almeno un’idea di quello che si dice ed avere una preparazione di base sia essa storica, letteraria, antropologica, filosofica etc...

I migliori detrattori dell’esoterismo e delle scienze ermetiche sono gli appassionati di queste discipline che alla guisa dei milioni di allenatori di calcio da bar spesso parlano senza cognizione di causa. Lo fanno per amore e passione è vero ma, se  a cena tra amici non creano danni dovrebbero rendersi conto che esporre teorie spesso strampalate o ingiustificabili dinnanzi ad una vasta platea, come potrebbe essere il web è pericoloso e dannoso.

Certe discipline sono ingiustamente snobbate dalla così detta cultura accademica e/o ufficiale ma, non è improvvisandosi che si rende il giusto merito a queste, anzi!

Oggi sono pochissimi i luoghi del sapere “ufficiale” dove si possono affrontare serenamente discorsi sulle scienze ermetiche e non esistono discipline universitarie che qualifichino. Auspichiamo che nel breve le cose cambino, ma per cambiarle occorre l’impegno fattivo di molti. L’augurio è che nel breve possano vedere la luce corsi di Scienze Ermetiche o Storia delle Scienze Ermetiche e Tradizionali© o Ermeneutica delle Scienze Ermetiche©. Quest’ultima disciplina che porta Hermes due volte nel suo nome è auspicabile che presto venga accolta dai più, per portare luce ed ordine nel caotico mondo dell’esoterismo.

A breve approfondiremo i temi qui trattati in un più ampio discorso organico alla guisa di prolegomeni alla Storia ed Ermeneutica delle Scienze Ermetiche©.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone


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