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domenica 26 luglio 2015

Nota preliminare sulla interpretazione del simbolo

Alcuni giorni or sono un amico mi ha chiesto se gli preparavo una paginetta sulle possibili interpretazioni del simbolo. Con il mio solito entusiasmo e con la gioia di poter aiutare un amico gli ho risposto che in poco tempo avrebbe avuto quanto desiderata. Ebbene devo ricredermi, il compito che a prima vista poteva sembrare un “lavoretto” veloce, con il passare delle ore e la sistemazione del materiale è diventato arduo ed impegnativo. Le righe che seguono, sono solo un primo approccio al problema.
Innanzitutto non darò in questa sede una definizione del simbolo o della sua differenza con il segno, non mi spingerò neanche in una classificazione o distinzione tra i tipi di simbolo. Cercherò di verificare alcuni metodi che si possano applicare alla interpretazione di questo, senza entrare in se possibile nel ginepraio ermeneutico che mi porterebbe dalle caverne a Jung passando per gli edifici sacri.
Da dove iniziare quindi? Forse la prima risposta la troviamo le lettera di Dante a Cangrande: “Per chiarire quanto stiamo per dire, occorre sapere che non è uno solo il senso di quest'opera: anzi, essa può essere definita polisensa, ossia dotata di più significati. Infatti, il primo significato è quello ricavato da una lettura alla lettera; un altro è prodotto da una lettura che va al significato profondo. Il primo si definisce  significato letterale, il secondo, di tipo allegorico, morale oppure anagogico. E tale modo di procedere, perché risulti più chiaro, può essere analizzato da questi versi: "Durante l'esodo di Israele dall'Egitto, la casa di Giacobbe si staccò da un popolo straniero, la Giudea divenne un santuario e Israele il suo dominio". Se osserviamo solamente il  significato letterale, questi versi appaiono riferiti all'esodo del popolo di Israele dall'Egitto, al tempo di Mosè; ma se osserviamo il significato allegorico, il significato si sposta sulla nostra redenzione ad opera di Cristo. Se guardiamo al senso morale, cogliamo la conversione dell'anima dal lutto miserabile del peccato alla Grazia; il senso anagogico indica, infine, la liberazione dell'anima santa dalla servitù di questa corruzione terrena, verso la libertà della gloria eterna. E benché questi significati mistici siano chiamati con denominazioni diverse, in generale tutti possono essere chiamati allegorici, perché sono traslati dal senso letterale o narrativo. Infatti allegoria viene ricavata dal greco alleon che, in latino, si pronuncia alienum, vale a dire diverso.” Dante non parla della interpretazione solo in questa lettera, ma in forma simile ne parla anche nel Convivio. Questi quattro tipi di interpretazioni li troviano anche nella esegesi biblica. Quindi avremo 4 tipi di possibile interpretazione:
1.      Letterale
2.      Allegorica
3.      Morale (tropologico)
4.      Anagogica
A questi quattro sensi o metodi interpretativi potrebbe aggiungere un quinto: il senso comprensivo o della ri-velazione svelamento. Per opportunità in questo momento non parlerò di questo senso. E’ possibile applicare al simbolo i quattro metodi lettura sopra riportati?
1.      L’interpretazione letterale del simbolo può essere considerata  come comprensione meramente segnica di questo e quindi non porta ad una conoscenza intrinseca, ma si ferma al senso primo e non obbligatoriamente primigeneo. E’ una lettura non interpretativa di questo, ma non porta episteme.
2.      L’interpretazione allegorica inizia ad aprire alla conoscenza del simbolo in sé. L’allegoria inizia ad avvicinare il fruitore dell’esperienza del simbolo alla essenza dello stesso. Parlando di Allegoria è necessario  sottolineare come allegorismo  ed il simbolismo sino a tempi recentissimi (XVIII secolo) siano spesso stati sinonimi. Al rapporto tra simbolismo ed allegorismo dedicherò ampio spazio altrove. Al momento può essere utile rimandare per un approfondimento alla voce Allegoria, scritta da Jean Pépin per l’enciclopedia dantesca della Treccani.
3.      Il senso morale porta, si potrebbe dire ad una conoscenza pratica, soprattutto nel senso del ben agire. Apparentemente questo livello interpretativo potrebbe apparire come un livello debole se confrontato con quello allegorico od anagogico. Questo dipendere dai simboli o strutture simboliche analizzate. E’ un livello però imprescindibile per chi vuole iniziare ad affrontare lo studio e la interpretazione del simbolo. Uno desti che meglio rappresentato questo livello interpretativo potrebbe essere il Fisiologo.
4.      Anagogico, che conduce su, solleva. E’ il più importante dei sensi interpretativi e per l’ermeneutica biblica può essere applicato alle sole sacre scritture. Per quello che riguarda il simbolo, questo senso è il più proprio. Con questo metodo ci si può avvicinare al senso primigenio od essenziale. Abbandonare, perdere le sovrastrutture ed avvicinarsi alla essenzialità di un messaggio che può divenire e spesso è incomunicabile, nel senso di non riportabile a chi non è in grado di coglierlo autonomamente. Questo senso è quello proprio delle scuole iniziatiche, che nei loro riti, trasmettono la iniziazione per mezzo di simboli e strumenti.
Queste brevi considerazioni, non hanno la pretesa di esattezza ne di completezza. Al momento voglio solo essere un primo appunto, un post-it, sulle possibili vie per la conoscenza del simbolo ed in particolar modo al simbolo riferito alla trascendenza ed al sovrasensibile comunemente inteso). Occorrerà compiere un viaggio che dalla Grecia antica, ci porterà in oriente, ci farà conoscere platonici e neoplatonici, ci condurrà in quel così detto medioevo che tutto era tranne che oscuro, e poi vedremo come il simbolo e le sue interpretazioni muteranno nel rinascimento, esploreremo l’ermetismo, la kabbala sia ebraica che cristiana, arriveremo al secolo dei lumi ed al romanticismo e chiudere il viaggio con la psicologia del profondo e la semiotica.
Gioia – Salute -  Prosperità
© Michele Leone
Immagini prese della rete





giovedì 4 giugno 2015

simbolo e poesia

Mi è stato chiesto di trovare un verso che mi rappresenti. Domanda impertinente e scomoda, domanda che mi ha obbligato ad aprire una collezione di vasi di Pandora…
…questo pellegrinaggio non mi ha portato a prendere una decisione su quale verso mi rappresenti, anche perché la poesia, almeno nella sua forma espressiva canonica ultimamente mi tradisce con più audaci giovanotti, è la poesia. Mi sarebbe stato più facile scrivere il mio epitaffio. Devo gratitudine, alla domanda impertinente ed alle labbra che l’hanno pronunciata, d'altronde solo (o quasi) le domande impertinenti portano scoperte interessanti. A Voi una delle mie antiche poesie alla quale per svariati motivi sono affezionato.
Simbolo
Ricerchi
tra
domande
e
vane
parole
l’intimo significato
di
quanto
non può
esser
detto
da
parole
comunque
sempre
troppo
profane.
gl’interrogativi
posti
ai
veri Maestri
restano
senza risposte
la stessa Natura
riderà
beffandosi
dell’inutile ciarlare.

l’ Ombra nefasta
verrà
carica
d’infinite certezze
come
l’albero della cuccagna
al
carnevale de’ pazzi.

No
non credere
alle
finte risposte,
finisci il cammino.
A
mezzogiorno
recati
al platano
godendo
della frescura
della foresta
alle tue spalle
e
del
fiume
dinnanzi a te:

TACI!

fai
Silenzio
dentro l’anima
acquieta
lo spirito
regola
il respiro
che
sia
quello del mondo.
ora cammina
verso tua Madre
incontra tuo Padre
fatti divorare
dagl’istinti
copula
nella Natura
cogliendone
i frutti più succosi
e
muori.
lascia
la materia densa
il corpo putrefatto
diventi
 Terra,
fuoco fauto
sia
Aria
torna
Acqua
purificati
sii
Fuoco.
Sii
ogni elemento
nell’essenza
più profonda,
trasmutati
nella parte
infinitesimale
del creato
tornando ad evolverti.
Nel platano
sii
pietra
pianta
sii
l’Unicorno
incuriosito
spaventato
e
fiero
per tornare infine
Uomo.
nel
Silenzio
del tuo Tempio
senza più domande
sii
quel Simbolo
e
scopri
tacendo
l’indicibile
essenza
il significato
occulto.
torna
al mondo
ri-velando
ai
questuanti
indicando
con gesti
a
quanti
riconoscerai
Fratelli
senza
bisogno di parole


Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete. Tiziano, Amor sacro e Amor profano, dipinto circa 500 anni fa


sabato 23 maggio 2015

Nota 0523 Sulla parola e sul silenzio

Con il fluire del tempo percepisco sempre maggiormente la parola come strumento necessario ed insufficiente e alle volte, come non necessario. Questo è uno dei motivi per cui deve essere scarna, nuda e viva, uno dei motivi per cui deve possedere la virilità e la capacità di fecondare. Questa come ogni “iniziato” deve morire e rinascere; deve divenire altro da sé. E questa iniziazione potrebbe quasi essere un “sacrificio spirituale” (logiké) che in Paolo diventa logikē latreia (Rm 12,1- culto spirituale). Questo, banalmente, uno dei motivi per cui in tutte le scuole iniziatiche è fatto obbligo del silenzio ai neofiti; questo uno dei motivi del ritorno al silenzio, di molti maestri.
Questo uno dei motivi del “segreto” e del silenzio degli iniziati sulle cose afferenti i Misteri. Come può dire chi non padroneggia la parola viva, come può egli illustrare? Questo uno dei motivi delle iperboli, delle metafore, delle allegorie sino ad arrivare ai simboli, essi stessi sono parole altre di linguaggi altri. Che sia parola o simbolo, prima di giungere all’ultima trasformazione deve portare a compimento la sua propria ipseità (*); questo compimento da un verso è paragonabile alla morte iniziatica o alla putrefazione alchemica. Se il paragone è corretto, allora, non sarà l’ultima delle fasi del suo processo evolutivo, sarà semplicemente uno dei primi stadi per giungere a quella vibrazione o musica delle stelle che è la lingua unica dei molteplici Mondi.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete



(*) Vedi e Cfr. Francesco Tomatis, Ipseità, diversità e dia-ferenza. In Teoria 2006/1, pp. 31-35.



domenica 3 maggio 2015

Estratto da: SIMBOLOGIA TEMPLARE, CAVALLERESCA E MASSONICA Parte I

Introduzione
Quanto qui riportato, è a beneficio degli amici che non sono potuti intervenire lo scorso 19 aprile a Casale Monferrato. E’ una trascrizione più o meno fedele del mio intervento. Essendo stato fatto a braccio e per vari motivi cambiato immediatamente prima della relazione, spero perdonerete imprecisioni e passaggi del pensiero repentini e non articolati precisamente.
___
L’argomento trattato questo pomeriggio è di indubbio interesse. E’ stato detto, praticamente tutto dai relatori che mi hanno preceduto, quindi proverò ad aggiungere qualcosa nel poco tempo che resta. Parlare di esoterismo spesso spaventa; noi diamo per scontato che tutti i nostri interlocutori sappiano ed abbiano a mente la stessa definizione di essoterismo ed esoterismo e nel mondo nel quale viviamo dalla “fattucchiera” delle emittenti televisive al più grande dei Filosofi spesso non si da una definizione dello stesso. Spesso, nell’immaginario, si lega l’esoterismo a qualcosa di occulto, misterioso legato alla magia spesso nella sua accezione negativa ed a strani riti. Non è proprio così, basti pensare ad esempio che Aristotele teneva lezioni essoteriche ed esoteriche (dette anche acroamatiche), quelle essoteriche erano aperte a tutti, mentre quelle esoteriche erano riservate ai suoi studenti paganti. Quindi, esemplificando al massimo possiamo dire che esoterico, soprattutto in ambito filosofico, religioso e per quanto concerne il sacro è l’insieme degli insegnamenti e delle dottrine riservati a pochi e che di massima devono restare segreti. Essoterico e quindi quanto può essere divulgato a tutti. Indubbiamente i templari, come è stato sostenuto dai relatori che mi hanno preceduto avevano, con molta probabilità una dottrina esoterica. Non potevano non averla, per una motivazione su tutte, se entriamo nel campo della storia delle idee e della storia della cultura, dobbiamo immaginare il “mondo” non così come lo conosciamo oggi, 19 aprile 2015, ma con delle strutture culturali e “mentali” divere; per cui quelle che per noi sono delle immagini strane e spesso aliene dalla nostra quotidianità, come ad esempio le immagini alchemiche che abbiamo visto poco fa o la sirena con la doppia coda, per l’uomo medievale era normale incontrare parte di questi segni simboli, facevano parte del suo mondo e del suo immaginario. Spesso l’uomo medievale non imparava, andando a scuola e leggendo, leggere scrivere e far di conto spettava ad una minoranza. Imparava la tradizione e spesso quanto concerneva la religione ed i miti ad essa collegati attraverso l’insegnamento orale e ad esempio gli affreschi e le opere scultoree che trovava nelle chiese e nelle cattedrali. Di qui la prima trasmissione, delle conoscenze templari, che potremmo definire essoteriche, attraverso le loro costruzioni. Solo dopo viene la parte esoterica. Entrando nel mito, di un edificio non si è ancora fatto cenno: Castel del Monte. Bisogna rilevare che Castel del Monte non è un edificio templare e “probabilmente” non è stato costruito nella sua interezza dallo Stupor Mundi, Federico II di Svevia, ma è importante sottolineare che sono nate tutta una serie di leggente, a causa della sua forma e delle sue proporzioni e perché è possibile inscrivere in esso delle croci templari. E’ il luogo nel quale secondo alcune leggende, in parte reinterpretate in chiave narrativa e non solo dal compianto Aldo Tavolaro, dove è possibile trovare il Graal o che rappresenti il Graal stesso. Tutto questo basta a ricollegarci con la parte del nostro convegno, ovvero l’Iniziazione Cavalleresca, la Massoneria ed i Templari?
Si, no, forse…
… Sulla Massoneria sono state dette tutta una serie di cose, personalmente ho alcuni convincimenti. Ad esempio che i Templari con l’origine della Massoneria non hanno nulla a che fare. Sono al massimo i “templaristi” che hanno fatto entrare i templari in Massoneria. E’ una dichiarazione forte, volutamente forte, forse anche provocatoria, ma buona parte della massoneria intesa nel senso originario, come edificatrice di edifici ponti e quant’altro, era una consorteria operativa fatta di architetti, artigiani, prelati, abati, questo per parlare unicamente della massoneria nella così detta età di mezzo. Questa massoneria esisteva indipendentemente dal fatto che i Templari possano essere scappati o possano essere rifugiati in Scozia dal clan Sinclar ed altro. Quella al massimo e là dove sia possibile dimostrarlo storicamente è una parte della Massoneria. Esistono documenti come ad esempio la Carta di Bologna del 1248 (Prendono questo nome gli Statuta et ordinamenta societatis magistrorum muri et lignamiis, redatto a Bologna l’8 agosto 1248). Gli statuti e i Regolamenti della Società dei maestri del muro e del legno sono ad oggi il più antico documento della massoneria operativa in nostro possesso. Se si dovesse fare un confronto tra questi statuti e gli statuti muratori editi a Napoli nel 1820 e li paragoniamo anche con altri documenti, scopriamo che nel 1248 l’artigiano muratore votava con regole assai simili a quelle del massone del 2015. E al di la di ogni fantasia questi sono gli elementi che legano la moderna massoneria alle antiche corporazioni di costruttori.  E’ estremamente affascinante voler vedere all’origine della massoneria, all’interno dei miti, Templari, Rosa+Croce e quant’altro, ma bisogna disgiungere il mito dalla storia. E prima che questi possano ritornare ad intersecarsi, bisogna passare dalla storia. Al momento non vi è una prova documentaria che attesti i Templari come fondatori della massoneria[1]. Se torniamo alla storia delle idee, nella simbolica, nel mito, abbiamo un capovolgimento di prospettiva. La massoneria si è appropriata dei templari e dei “valori” Templari. Se ne è appropriata, ad esempio con l’articolo primo degli statuti Napoli 1820 che così recita: ”L’Ordine dei Liberi Muratori appartiene alla classe degli Ordini Cavallereschi…”.  Immediato il  rimando alla cavalleria da un lato a quella Spirituale dell’altro all’ordine cavalleresco per eccellenza, ossia: i Templari. Non solo i templari, essendo nel pieno del post Illuminismo e nel Romanticismo la Cavalleria è anche quella dei romanzi cortesi, dei cicli arturiani. La cavalleria legata al “mistero” dei Fedeli d’Amore attraverso una catena ininterrotta di elementi archetipici ed iniziatici che alla fine allo lo stesso scopo all’interno della Tradizione.
A presto con la seconda parte
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalle rete
Dipinti: 1) Edward Burne Jones, The Last Sleep of Arthur in Avalon 


 2) Frederic William Burton, Hellelil and Hildebrand, The Meeting on the Turret Stairs
 3) John William Waterhouse, Dante e Beatrice


[1] La stessa idea di Massoneria andrebbe rivista e sarebbe più opportuno e corretto parlare di massonerie. Spesso oggi quando si parla di massoneria e di storia della massoneria si è soliti, per varie motivazioni, fare la storia della Gran Loggia d’Inghilterra, che in una qualche maniera coincide con la moderna massoneria, ma non ne rappresenta la totalità. Bisognerebbe evitare di prendere la parte (se pur grande) per il tutto.

domenica 19 aprile 2015

dal convegno Simbologia Templare, Cavalleresca e Massonica

In attesa dell audio o della trascrizione del mio intervento,  ecco alcune immagini del convegno di oggi con Alessandro Meluzzi e Giancarlo Guerreri.



sabato 18 aprile 2015

"notte prima degli esami"


Domani a questa ora sarà finito il convegno. Come sempre assaporo l’emozione del novizio o dello spasimante al primo incontro, sul mio tavolo i libri più “disperati” aperti nel tentativo di improbabili connessioni neurali con la carta e con i loro autori.

Guardo la mia agenda, forse mezza pagina di appunti e una decina di parole che si inseguono con il segno matematico implica, come ogni volta che è possibile l’intervento sarà a braccio. Come spesso accade il desiderio è quello di andare fuori tema, almeno un pochino.

Chiudo gli occhi, cerco di immaginare i volti del “pubblico” e mi impegno nell’impossibile operazione di cercare di cogliere quello che più potrebbe interessare, di individuare quello che potrebbe sedurli. Si è un gioco di seduzione non di conoscenza. Imparare a memoria una lezione, possibilmente ricca di citazioni erudite è compito improbo ma non impossibile. Sedurre, affascinare parlando di temi spesso sconosciuti ed ostici è un'altra cosa. Sedurre, per donare qualcosa, almeno la sensazione che non abbiano perso il loro tempo o cosa più auspicabile che tornati a casa inizino ad appassionarli e leggere degli argomenti affrontati. Questa è la sfida: non sapere, saper dire.

Trasmettere, in quanti post e luoghi ho parlato della trasmissione, delle iniziazioni e varie ed avariate idee. Poi arriva la “notte prima degli esami” ed è sempre come la prima volta, come ogni volta che si incontra l’amata (foss’anche la millesima) il cuore inizia ad accelerare e lo stomaco è in subbuglio. Un mix di sensazioni ed emozioni che spero non mi abbandonino neanche tra 200 anni. Non basta sapere, io per giunta so di non sapere, forse la magia consiste nell’amare e nel “subire” gli affetti dell’amore.

E poi non dite che sono il solito burbero, imperturbabile ragazzo dagli occhi di ghiaccio J

Ah di cosa parlerò? Lo scopriremo domani…

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone

Immagine presa dalla rete Edmund Blair Leighton - The Accolade (1901)

domenica 12 aprile 2015

Cenno su Haṁsa

Haṁsa: “cigno”; il cigno, quale simbolo di Brahamā, che cova l’Uovo del Mondo; il Cigno quale simbolo dell’ ātman, ovvero dell’Anima universale. Lo haṁsa è <<il suono della natura di mantra>>, mantra che riunisce due aspetti: la presa di consapevolezza dell’essere individuato […] e la consapevolezza dell’Essere assoluto […] che caratterizzano il ciclo vitale ed esistenziale di ogni ente, ovvero l’emergenza della forma e la sua soluzione nell’essenza. […] Come aggettivo haṁsa è un titolo attribuito a yogin di alto rango. Il termine haṁsa indica anche il varṇa primordiale che esisteva nel kṛtayuga e che conteneva in principio e allo stato indifferenziato i quattro varṇa successivi.[1]
Più avanti approfondiremo il discorso sulla simbologia degli uccelli e sul loro linguaggio. Questa nota, quasi di servizio, per una brevissima considerazione sul come al di la di lievi differenze, il significato e la spiegazione della parola Haṁsa possa sembrar essere tratta da un tomo di alchimia medievale. Riunire quanto è sparso è uno dei doveri più improbi ed entusiasmanti che esistano. Quello che agli inizi sembra un caotico insieme di puzzle di miglia di pezzi lanciati alla rinfusa su un tavolo con il passare del tempo da un lato sembra ordinarsi e creare un mosaico dall’altro diviene sempre più confuso. E’ nella pace e nel silenzio, che si inizia ad intravedere il filo che tutto lega. Vi è pure l’istante dell’illuminazione che come folgore giunge ma, i pochi che la ricevono difficilmente possono comunicarla. Allora una è la via, quella della pazienza e del lavoro, lavoro che porta ad imbastire e disfare la tela innumerevoli volte, alle guisa di novelle Penelope. La filosofia, che è anche alchimia, alla fine deve giungere alla nigredo. La stessa parola deve morire per lasciare spazio a quella unica e sincronica vibrazione che è il respiro del “mondo”, due ed uno allo stesso tempo.
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete





[1] Glossario Sanscrito, Roma 2011

sabato 11 aprile 2015

Convegno: SIMBOLOGIA TEMPLARE, CAVALLERESCA E MASSONICA

Vi segnalo con piacere un convegno che si terrà il prossimo 19 Aprile a Casale Monferrato: SIMBOLOGIA TEMPLARE, CAVALLERESCA E MASSONICA - Templari a Casale Monferrato e dintorni.
Nella speranza di incontrare qualcuno di Voi vi auguro buon fine settimana
Michele
#templari  #massoneria #simboli #mito


domenica 15 marzo 2015

Piccole soddisfazioni

Piccole soddisfazioni in una giornata uggiosa. Andando a zonzo per la rete in cerca in qualche ispirazione e "trovarsi" in: Simbologia, i 20 libri da leggere per saperne di più.
http://esoterismo.esoterya.com/simbologia-20-libri-da-leggere-per-saperne-di-piu/25449/





martedì 6 gennaio 2015

Cardano, Ildegarda, Tritemio e caldaia che non funziona…ovvero Occultismo e problem solving. Una storia vera (o quasi).


Cosa hanno in comune questi tre personaggi storici? Probabilmente, ma solo probabilmente nulla. Questo trio con una caldaia? Ancor meno.

Immaginate di svegliarvi, o meglio di alzarvi dal letto dopo una notte insonne in una fredda mattina di gennaio (per la precisione la mattina dell’Epifania, sarà un caso?) e scoprire che il freddo che sentite non è dovuto ad una “morte interiore” ma, semplicemente ad un guasto alla caldaia. Immaginate anche di essere un uomo malpratico (di quelli che chiamano l’elettricista per cambiare una lampadina), fornito solo di una parte del manuale di manutenzione, il resto del manuale sarà disperso tra Atlantide ed Alessandria.

Date queste premesse quasi apocalittiche, cerchiamo di capire cosa e come farlo. Le moderne caldaie unitamente agli occulti libri che le accompagnano sono ricche di strani simboli e quanto è scritto nei manuali comprensibile solo agli iniziati alle arti meccaniche ed idrauliche; tra disegni misteriosi e parole oscure si ha il sospetto che sarebbe di più facile comprensione il manoscritto di Voynich.

Per prima cosa è opportuno preparare una antica e misteriosa bevanda che prende il nome di caffè. Successivamente dopo aver invocato la protezione e benedizione di qualche Santo o Divinità a seconda del proprio credo è opportuno mettersi al lavoro. Strumenti indispensabili sono la ricerca empirica e la Simbolica. Ops quasi quasi sembrano i preliminari di un alchimista nel suo laboratorio. Se di immediata comprensione è l’utilizzo della ricerca empirica, potrebbe esserlo meno quello della Simbolica. Se la Simbolica è la scienza che studia i simboli ecco che inizia a diventare chiaro il suo utilizzo. Il linguaggio simbolico, per quanto fatto di meta rimandi ad altro, probabilmente è l’unico linguaggio davvero universale. Bene lo sapeva Ildegarda, proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Lei, benedettina come Tritemio, ebbe a creare in quell’epoca per molti oscura, che ci ostiniamo a chiamare Medio Evo la Lingua ignota composta dalle 23 litterae ignotae. Probabilmente i redattori di un manuale di caldaie non hanno creato un linguaggio ad hoc, ma hanno semplicemente usato il linguaggio comune criptato in una qualche forma. Per puro divertimento, ipotizziamo questi redattori membri di una qualche sconosciuta consorteria come ad esempio la Confraternita Celta, abbiano utilizzato la steganografia. Oddio, e che parolaccia è ma questa? Si mangia?  No, non si mangia, ma utilizzata come mestiere potrebbe portare ad un buon salario. Steganografia deriva dal greco:  stego + graphein che sta per nascondere/occultare + scrivere, quindi scrivere qualcosa nascondendo. “Padre” della steganografia è Tritemio con il suo Steganographia, a dire il vero il nostro benedettino non voleva pubblicarlo, la storia di questo libro meriterebbe un capitolo proprio, ed infatti è uscito postumo. Del disco rotante di Tritemio (che non ha nulla a che fare con qualche attributo dei robot nei cartoni Giapponesi) troviamo traccia in Bruno e guarda caso nelle opere magiche.  A complicare o facilitare le cose ci ha pensato Gerolamo Cardano, inventore e scopritore di molte cose, quasi eretico, matematico e chi più ne ha ne metta, con la sua griglia.

Tutte queste strade, questi tentativi, portano a poco. Se si vuole davvero comprendere un libro (sia esso scritto o quello della natura[1]) misterioso ed occulto bisogna avere le GIUSTE chiavi per comprenderlo altrimenti si rischia di spendere molto, troppo, tempo nella ricerca della comprensione. Lo strumento più utile è la Simbolica, purtroppo non è sufficiente, almeno in questo caso a riavviare la caldaia, almeno supporta nella comprensione di quegli strani segni, che sono simboli.

Cosa significa questa storiella? Ha una morale?

Mi dispiace deludervi, ma non penso significhi qualcosa di preciso. In essa, però, ci sono degli indizi, dei rimandi più o meno visibili. Se non avete di meglio da fare provate a scoprirli; non dimenticate di leggere la tredicesima epistola di Dante (http://www.classicitaliani.it/dante/cangran.htm).

Alla fine la caldaia è stata aggiustata? Purtroppo non posso invitarvi per un caffè, quindi ai posteri la risposta J.

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone nel giorno dell’Epifania A.D. 2015

P.S. Queste righe non voglio essere un contributo scientifico alla ricerca sull’Alchimia ed altre discipline, solo una “favola”.
 




[1] Scriveva Alano di Lilla:
Omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
nobis est in speculum;
nostrae vitae, nostrae mortis,
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum.
Nostrum statum pingit rosa,
nostri status decens glosa,
nostrae vitae lectio;
quae dum primo mane floret,
defloratus flos effloret
vespertino senio.

 

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