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domenica 10 gennaio 2016

Bernardo di Chiaravalle e i Mostri

Troppo spesso chi si avvicina alle Dottrine Esoteriche è trasportato in un mondo nebuloso dove presunti maestri bardati di patacche accrescono la nebulosità. Ho già detto altrove e non mi stancherò mai di ripeterlo che i primi detrattori dell’ermetismo sono proprio i praticanti delle varie discipline così dette occulte (tra le altre cose lo stesso termine occultismo è di nascita recente). In un vortice si idee, di guazzabugli e visioni (a volte nobili) in molti si ergono a conoscitori, addirittura a detentori della verità. Improvvisate “guide turistiche” dello Spirito o del Simbolo sono pronte a dipanare ed a farsi pagare per mirabolanti tour all’interno di circhi senza tendone o di antiche cattedrali.
“Nei chiostri, sotto gli occhi dei fratelli che leggono, cosa fanno quei ridicoli mostri … che significano quelle scimmie immonde, quei leoni selvaggi, quei centauri mostruosi? Che ci fanno quegli esseri metà bestia metà uomo, quelle tigri maculate? … si vedono molti corpi sotto un’unica testa, e molte testa sopra un sol corpo. Qui, vediamo un quadrupede con la testa di serpente, là un pesce con la testa di quadrupede, altrove un animale è cavallo davanti e capra dietro … Di grazia, se non si arrossisce di simili assurdità, che si rimpianga almeno la spesa.”
Queste non  sono parole mie, ma di Bernardo di Chiaravalle  (Apologia ad GUILLELMUM Sancti Theodorici abbatem, P.L. CLXXXXII, col. 916), si lo stesso Bernardo tanto caro a molti sognatori di favole templari, massoniche sino ad arrivare ad i perenni illuminati o al NWO. Senza entrare nel merito della disputa tra cistercensi e Cluny, pur essendo concorde che nella età di mezzo “tutto può essere simbolo od è simbolo”, la realtà stessa è rimando ad altro, è necessario ribadire con vigore che bisogna vedere con i giusti occhi ed il giusto cuore. Non solo con la giusta preparazione per cogliere ad esempio che due grifoni che bevono ad una coppa non sono simbolo eucaristico. Che si tratti di arte o di testi scritti è necessaria una ermeneutica delle Opere Ermetiche, è necessario che chi si avvicina a certi argomenti cerchi ed esplori senza pregiudizio e senza dogmi.
Direi che per oggi il vecchio barbagianni può ritirarsi…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Il passo in latino per chi lo conosce meglio di me: Caeterum in claustris coram legentibus fratribus quid facit illa ridicula monstruositas, mira quaedam deformis formositas, ac formosa deformitas? Quid ibi immundae simiae? quid feri leones? quid monstruosi centauri? quid semihomines? quid maculosae tigrides? quid milites pugnantes? quid venatores tubicinantes? Videas sub uno capite multa corpora, et rursus in uno corpore capita multa. Cernitur hinc in quadrupede cauda serpentis, illinc in pisce caput quadrupedis. Ibi bestia praefert equum, capram trahens retro dimidiam; 540 hic cornutum animal equum gestat posterius. Tam multa denique, tamque mira diversarum formarum ubique varietas apparet, ut magis legere libeat in marmoribus quam in codicibus, totumque diem occupare singula ista mirando, quam in lege Dei meditando. Proh Deo! si non pudet ineptiarum, cur vel non piget expensarum?


Immagine presa dalla rete: Abbazia di Fossanova


venerdì 1 gennaio 2016

PHILOSOPHIA 0.2

Spesso per acquisire nuove prospettive è necessario guardare al passato, per conoscere il particolare bisogna non dimenticare il generale, in riferimento alle Scienze Ermetiche questo discorso diventa maggiormente necessario e urgente. E' assai variegato il mondo dei così detti conoscitori di cose occulte: si passa dai super specializzati professori universitari sparsi per il globo ai saccenti esperti formati sulla veloce lettura di post su Facebook.
Forse io che parlo ed inizio questo discorso mi arrogo la conoscenza o l'esperienza? Nulla affatto, la più alta qualità che posso riconoscermi è quella di un esploratore nell'erranza. Errando alle volte si hanno delle piccole epifanie che è necessario non sottovalutare, non lasciar volare via. Per esperienza e tradizione credo più in coloro che cercano la verità che in quanti se ne definiscano custodi o portatori (più o meno sani). Come, cosa, dove cercare? Come trovare un linguaggio, un modello espositivo che possa andare bene tanto agli accademici quanto ai veloci fruitori di informazioni da fast food? Sempre in rifermento al linguaggio non sarebbe forse necessaria anche in campo iniziatico una semiotica che sia in grado di fornire dei minimi comuni denominatori? Se attraverso la storia della Cultura, delle Idee, delle Religioni con l'ausilio della psicologia, della antropologia e di tutti gli strumenti delle discipline moderne si può tentare di riunire quanto è sparso e lavorare per tornare con chiarezza ad un approccio al Sacro, lo stesso, forse, non si può fare con quanto concerne il mondo iniziatico. Il mondo iniziatico dovrebbe essere in grado di fornire puntualmente questi strumenti ed aggiungerne altri. Dovrebbe essere esportatore di metodologie e conoscenza, di valori ed ideali. Al suo interno, dovrebbe essere in grado di fornire strumenti diversi, di donare una formazione altra, di ampliare lo spettro della percezione della coscienza (o anima o spirito se si preferisce, non è questa la sede delle definizioni). Quanto concerne il vero lavoro iniziatico è indicibile e segreto per definizione, quindi è quasi inutile parlarne e quando se ne parla spesso si presta il fianco alla frusta di perversi razionalisti o materialisti o ingenui detentori di verità assolute.
A questo proposito e so di ripetermi sarebbe necessaria una qualche “struttura” che possa fornire degli strumenti minimi ed indispensabili per formare quanti voglio avvicinarsi a certi argomenti. Argomenti che nulla hanno a che fare con il soprannaturale (non esiste), argomenti che sono e dovrebbero ritornare ad essere propri della Philosophia. Un percorso che sia fatto per chi davvero ha intenzione di mettersi in viaggio sulla Via perigliosa. Un tale percorso e cammino farà sorridere gli esoteristi e probabilmente ridere altri. La stessa idea di una biblioteca minima per aiutare i curiosi giovani esploratori della Philosophia, potrebbe essere derisa ed allo stesso tempo quasi irrealizzabile; Cento o duecento testi forse non basterebbero o ne potrebbero bastare meno? quali inserire? quali escludere? Forse il vero problema di questo bignami è cosa escludere. Un lavoro del genere nasce necessariamente incompleto. Perché provare a redigerlo allora? Quale è il suo scopo? Sono queste le due domande fondamentali alle rispondere. Un lavoro del genere non può e non deve essere un digesto bibliografico, deve essere un amico da tenere sul comodino in cui trovare le indicazioni per potersi formare una idea e in cui trovare la possibilità di acquisire strumenti per poi autonomamente poter programmare e gestire il viaggio dentro e fuori dalla propria interiorità. Deve ambire ad una certa universalità delle opere inserite, dovrebbe essere valido a Roma come a Berlino, a Mosca come a Sidney. Forse non solo una singola opera, ma in una qualche maniera le opere di alcuni autori imprescindibili come ad esempio: Porfirio, Bruno, Eliade, Jung, Zolla, Platone, Levi, Lullo, Nietzsche, Pico, Scholem e via dicendo.
Dopo tutte queste parole un consiglio di lettura per iniziare, solo ieri nel 2015 compiva 40 anni la prima edizione del lavoro di Mircea Eliade, Storia delle idee e delle credenze religiose.
Gioia – Salute - Prosperità
© Michele Leone
immagine presa dalla rete


lunedì 23 novembre 2015

Magia e Storia Parte I

Ciao a tutti, ecco il video (molto amatoriale) della prima parte della chiacchierata su Magia e Storia durante il convegno del 21 novembre. Presto spero le altre puntate

domenica 18 ottobre 2015

pensieri aggrovigliati, La Porta Ermetica e Kremmerz

Oggi è una di quelle giornate in i cui pensieri fanno fatica a dipanarsi  e restano aggrovigliati in una matassa, in una palla con la quale forse non giocherebbe neanche un gatto. Ed allora meglio mettersi a lavorare in altro modo e forma. E’ quasi pronta la prima stesura della nuova edizione de La Porta Ermetica di Giuliano Kremmerz che probabilmente vedrà al luce nel periodo natalizio per i tipi di Mondi Velati editore. Vi riporto senza commento la prefazione che per un gioco di rimandi e “coincidenze” rimanda ad uno dei miei ultimi post quando parlo del “Canto dei Cantici” e alla dedica e introduzione de “Le magie del simbolo”.
Prefazione
Dedico a te, o Maria, esempio di inaudita fedeltà, queste pagine brevi, stampate, per volontà non mia, per iniziare ai secreti della tua anima ermetica i dotti fanciulli della ingenua umanità. Maga, sacerdotessa, zingara, cartomante, medichessa, astrologa, divina – seduttrice ed ammaliatrice sempre – sei passata e passi anche tu attraverso al labirinto delle vittime di due estremi, la fede ignorante e la boria scientifica dei terrestri. Quindi non meravigliarti se la mia prosa sarà accolta come Calandrino di Messer Boccaccio in Mugello.
Non so ora, o Maria, dove ti trovi e quale maschera porto, ma questo libro ti arriverà lo stesso e con un sorriso eroico, quel famoso sorriso dei pasticcetti con crema di frutta, dirai:
-           Toh! Parla un morto della tragedia storica che vissi e piansi in omaggio alla gratitudine dei popoli melensi, immemori di chi loro ha donato la libertà del non credere!
E leggerai e vedrai le due figure che ho insinuate.
La prima è il caracter adeptorum… una cosa che capiscono tutti al tempo che corre, nel quale anche gli agenti delle imposte studiano l’occultismo nei manuali della culinaria vegetariana. E se qualcuno non lo intendesse, basterebbe domandarne al primo dei filosoi iniziati che ci vengono a predicare il verbo credere da oltre alpe. Poiché la razza greco-italica è orbata di maestri di tali cose sublimi, emigrati nel campo psichico forestiero, per acquistare quel certo tonico scientifico che loro mancava, nel vecchiume cristallizzato dell’antica esposizione metafisica… e per saperne la interpretazione giusta e moderna, anzi per penetrarne il mistero arcaico col lumicino filologico che ci fa difetto.
Sol voglio farti notare, o Maria, che intorno al circolo è scritto: Non formido mori, voto melioris ovilis: Nam ante oculos mihi ceu in speculo stat vita fortuna che in lingua maccheronica, salv complicazioni internazionali, vorrebbe dire che all’adepto sta innanzi agli occhi come in uno specchio la vita futura e che, quindi, non si spaventa della morte pel desiderio di migliorare l’ovile. E’ quindi ancora, aggiungo io, vano per l’adepto di studiare questa morte che non gli fa paura e ozioso il parlarne per contentare i curiosi.
Alla leggenda esteriore va contrapposta una croce di quattro versetti, la più interna, i quali, dalla posizione della scrittura, si fanno supporre girevoli e si completano due a due
Crux abit in lucem – Lux deerit soli
Crux agit arte ducem – Dux erit umbra solis

Oppure
Lux deerit soli - Crux abit in lucem
Dux erit umbra solis - Crux agit arte ducem

E nel mezzo di un cerchio interiore:
Ergo sibi simili constantia cardine quadrant
Versetto che si vuol far precedere o seguire alle due coppie precedenti. Basta un latinista di ginnasio per non far capire lo spirito di quell’Ergo, ma per tradurre ci basta un bidello delle scuole regie.
Più critica è la seconda tavola: Cavea sibyllarum.
Cavea vuol dire gabbia, recinto, platea o luogo? Guarda il fregio ovale che chiude la scena: non ti pare un serpente che non abbia ne capo ne coda?
L’autore annota: cavea sibyllarum, idest cavea virginorum faticanarunt, cioè delle vergini indovine. Vergini? Ma perché il lettore non prenda abbaglio soggiunge: idest faemina vel puella, cioè donna o fanciulla cujus pectus Numen recipit, il petto della quale riceve il Nume. Anche qui un ostacolo: pectus è il petto, il seno, il cuore, l’anima, il sentimento? Dovresti, o Maria, spiegarlo tu, perché tu lo sai ogni volta che fai la vergine indovina donde ti escono Dei sententias sonantes, cioè sentenze sonanti o vocali di Dio!
Come frontespizio al libro, vi ho fatto incidere la porta ermetica che sta nei giardini di Roma. Ti ricordi Roma, o Maria? La consoci bene, non dir di no – e sai che ha tante porte grandi e questa piccola e bassa. La ho scelta perché certe scritte paiono fatte apposta per le opere che sto incubando pei secoli futuri – quando i negri corvi partoriranno le bianche colombe, vale a dire quando in Vaticano si farà colazione con due granelli di pietra filosofica con asparagi scientifici all’insalata – gli asparagi per prevenire la calcolosi.
Tu sorridi, o amica diletta tu ridi…
Siimi serenamente giudice. Aspetto il tuo verdetto. Un fiore. Lo staccherai dall’albero della Genesi, lasciando che gli altri fruttifichino il bene e il male, che l’umanità, avanzando, raccoglie e digerisce. Conserva per te la melagrana, perché ti riconoscerò dalle labbra rosse, come nel Cantico dei Cantici, e dalla voce regale… perché hai testa di donna e corpo flessuoso di serpente tentatore: non ridere… lo vedi il cherub dalla spada fiammeggiante che veglia, ci spia, ci fa da delatore? …oh il perfido eunuco!
Giuliano Kremmerz
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete 




domenica 11 ottobre 2015

Sogno, iniziazione e silenzio


Un sogno però mi ha proibito di descrivere quanto si trova all’interno delle mura del santuario, ed è chiaro che ai non iniziati non è lecito conoscere neppure indirettamente quelle cose della cui vista sono esclusi. … Pausania, I 38, 7*
Sarebbe superfluo, e probabilmente lo è, ogni commento. Siamo circondati di disvelatori di segreti, misteri ed arcani, ma è proprio vero che si può svelare il segreto dell’iniziazione? Le parole che escono come vento di maestrale da certe bocche forse sono solo una flatulenza scambiata per brezza di primavera. Ognuno può dare solo ciò che possiede e neanche nella sua interezza, quindi il Segreto, quello vero, non è esprimibile. Chi tanto si impegna nel tentativo di disvelare pubblicamente probabilmente o non è iniziato o della sua iniziazione non è riuscito a coglierne l’essenza ed a trasformarla da “virtuale” in reale. In santuario, il sancta sanctorum, non è descrivibile, spesso non lo è tra gli stessi iniziati. Quello che si può fare, nella migliore delle ipotesi è indicare a gesti e cenni, a parole spezzate e mute. Chi si vanta di poter svelare gioca a favore degli iniziati, poiché il suo dire fuorvierà e nasconderà ancora meglio.  La conoscenza di quanto è attinente alle mura interne del santuario non è acquisibile con gli strumenti della mera ragione comunemente intesa. Alla ragione, alla intelligenza pura bisogna unire l’intelligenza del cuore. Sono necessarie l’intuizione e la “morte” del pensiero “guidato” per entrare in altri tipi di pensiero sino quasi a quello che viene definito non pensiero.  
Un altro aspetto è interessante del passo citato, le mura nascondono qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa di bello e allo stesso mostruoso, celano quanto vi è di più sublime ed amorale. Celano l’essere! Non tutti siamo pronti ad incontrare quanto con perizia da maestri è nascosto nella interiorità dell’uomo. Pre – Conscio e Inconscio per dirla con parole troppo moderne sono delle barriere, le mura del santuario, a protezione dell’essere. Essere inteso in questa sede come l’unità primigenia dell’essere umano, come il nucleo indivisibile portatore della energia vitale. Come tutte le fonti di energia il suo potenziale è quello di generare o distruggere mondi. Per questo le mura proteggono i non iniziati, per questo i non iniziati non devono sapere neanche indirettamente. In questo discorso è palese che si può essere profani (fuori dal tempio) a se stessi. E se non si hanno gli strumenti, la volontà ed il coraggio di un viaggio nel peggiore degli inferni è meglio restare sulla soglia della conoscenza di se stessi.
Per ora può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
*in Le religioni dei misteri, Vol. I, Milano 2012

Immagini prese dalla rete


domenica 4 ottobre 2015

Risposta insufficiente e claudicante sul come e da dove iniziare

Da dove inizio? Questa è la domanda che ultimamente qualche “incosciente” mi pone vedendo in me il possibile interprete a questa domanda. Le mie risposte istintive sarebbero due: non lo so o da dove preferisci. Anche perché prima ancora di capire od esplorare dal dove iniziare, bisognerebbe domandarsi perché iniziare e cosa ci muove.
Iniziare un percorso verso le così dette scienze ermetiche o l’esoterismo, oggi sembra la cosa più facile del mondo, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca e digitare a caso qualche parola per trovare scuole, maestri, verità svelate e chi più ne ha ne metta. Basta entrare in una qualsiasi libreria per trovare volumi, volumetti e volumacci pronti ad istruire, insegnare, svelare. Ed io, che sono ancora qui a cercare di capirci qualcosa, cosa posso dire a chi mi chiede da dove inizio?
Per un attimo, metto da parte gli aspetti iniziatici dell’inizio (scusate il gioco di parole). La prima domanda è il perché si vogliono affrontare certi argomenti. Curiosità, conoscenza, altro? Se ci si sente incuriositi od affascinati da certe problematiche, ma prima cosa da fare e capire se si è disposti a fare dei sacrifici ed impegnarsi. Di solito le conoscenze acquisite a poco prezzo valgono poco. Non basta leggere qualcosa su internet per poter dire che si conosce (a proposito di conoscenza, una rilettura al cantico dei cantici sarebbe utile) un argomento, non basta acquisire alcune parole di un determinato linguaggio o gergo per poter affermare di averlo fatto proprio. In ultimo, come ciliegina sulla torta, prima di aggiungere bisogna essere disposti a rimuovere, a preparare lo spazio per quanto entrerà indipendentemente che resti materiale da magazzino o venga utilizzato per costruire. Dopo che si è verificato se si è disposti a qualche piccolo sacrificio ed impegnarsi, ci vuole la costanza nello studio e nella riflessione e meditazione, è un po’ come fare sport: andare in piscina ogni due mesi non è fare sport. Verificate queste premesse bisogna fare un’altra operazione; cercare di eliminare il pregiudizio ed essere pronti a cercare, vagliare e valutare. Se si è fatto tutto questo direi che si è già partiti.
Il da dove inizio inteso come da quali libri parto forse è la parte più facile della questione. Si parte dal principio. Bastano un paio di buoni manuali di storia, di letteratura e di filosofia. In questi libri vi sono già tutte le indicazioni per iniziare un percorso che potrebbe durare un paio di vite. Come si può parlare di Ermete Trismegisto ignorando del tutto la scuola alessandrina, il neoplatonismo e il così detto umanesimo e rinascimento? Come si può parlare di cabala senza avere un’idea di quella che sono state la storia e la storia culturale della Francia e Spagna medievale? Come si può parlare di iniziazione agli antichi misteri ignorando Eleusi? E così via dicendo. Il mondo è pieno di Maestri che per pochi soldi vi daranno la loro verità, che spesso purtroppo è un mix di menzogne e ignoranza.
Vi è una strada altra, la via del cuore nella quale (spesso) non servono libri, ma questa è un’altra storia.
Spero di aver risposto almeno in parte alla domanda e non me ne vogliano quanti si aspettavano una risposta più articolata, saggia e dotta e mi perdonino i possessori di “oro di Bologna”.
Gioia – Salute – Prosperità                     
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete

Silenzio parola e amore. Frammenti e note

“Il sapiente sa decifrare, grazie al solo spirito di ricerca, la lezione nascosta nel palinsesto del libro vivente dei miti, dei riti, delle religioni?”
La domanda non è provocatoria ne tendenziosa, ed implicherebbe anche una ricerca sul significato profondo e comune di ciò che si può intendere per sapiente. Spunto e nota per queste poche righe sono le parole di Godel nel suo Platone a Heliopolis d’Egitto, il melangolo 2015 (tutti i virgolettati sono presi da questo testo). Ognuno attribuirà al sapiente la sfumatura più consona al suo percorso interiore. Per certo, il ricercatore non potrà non tenere in considerazione queste indicazioni.
“Premunitosi il più possibile contro la tentazione di semplificazioni, il ricercatore si esercita nella gioia di leggere il linguaggio dei miti. La sua iniziazione acquisisce profondità; a mano a mano che sale il livello d’intellegibilità mette da parte le contingenze, la vana curiosità del pittoresco, le accozzaglie inutili, per lasciarsi attirare verso l’essenziale.
Dietro il gioco dei miti, dietro le figure divine o eroiche appare la trama del tessuto mentale di cui è costituito tutto questo immaginario, che ricopre con il proprio velo il tessitore che ne disegna il modello; invita chiunque voglia superare le forme visibili a cercare questo artigiano e poeta segreto; lo nasconde e lo indica insieme. Dietro la tela dalle immagini parlanti è possibile avvertire una funzione biologica rivelatrice delle strutture profonde del vivente. Questa forza generatrice di racconti incantati possiede una scienza implicita; la sua naturale conoscenza delle leggi che reggono la vita dello spirito è sicura fintanto che lo è – nella sua sfera – il sapere istintivo di un ragno che tesse la ragnatela.”

Dopo la curiosità, dopo il bizzarro ed il pittoresco, bisogna ricercare un livello altro. Una strada che è tangente a molteplici altre strade, ma che al tempo stesso è unica e irripetibile. Una via raccontata da molti viaggiatori dello spirito, la ricerca quella primigenia scintilla da cui scaturisce la fiamma del fuoco che arde e non brucia il cuore dei puri, dei kadosh. La verità, come la conoscenza o Sofia va colta nuda, va svelata passo a passo, respiro dopo respiro come due innamorati che sotto la rosa cercano la perfetta unione e danzano prima di congiungersi ed essere uno da due.

“L’egiziano, in silenzio, metteva il dito prima sul cuore, poi sulle labbra. Chiunque fosse istruito capiva il senso implicito di quel gesto.
Dalla conoscenza sepolta ai recessi del cuore il cammino verso la bocca è breve. L’uomo è tentato di esprimere a parole l’universo e la sua autorità verbale - Hu – controlla l’azione costruisce il mondo. Ma la parola espressa non torna mai più al suo punto di partenza, non può ritrovare la fonte da cui è sorta la norma cosmica. L’enigma della creazione non si rivelerà nelle parole. Meglio di qualunque dialettica, le poesie dei Saggi ci aiuteranno a penetrare il mistero delle origini:
Tu che conduci l’acqua in un luogo in disparte
Vieni e salva me silenzioso,
Thot, dolce fonte dell’uomo assetato nel deserto.
Inaccessibile per chi trova le parole
Aperta per chi è silenzioso;
Giunge, il silenzioso, e trova la fonte.

Oltrepassando i confini della cultura e della conoscenza intesa in senso scientifico o profano (fuori dal tempio) le parole diventano un pericolo, un ostacolo od una opportunità a seconda di chi le vive. La parola è uno dei segreti, la via è silenziosa e piena d’amore

Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete



giovedì 17 settembre 2015

Misteri Antichi e Moderni

Presentazione di Misteri Antichi e Moderni, indagine sulle società segrete presso Arethusa Libreria questo pomeriggio, un grazie di cuore a tutti i presenti. Ci vediamo il 3 ottobre p.v.  a Torino con Mystery in History 1° convegno sui misteri nella storia.



domenica 23 agosto 2015

Nota: Letteratura, Storia e i Maestruncoli

E’ necessario ritornare alle fondamenta, alle basi prima ancora di procedere. “Letteratura e Storia”, sono i capisaldi imprescindibili di buona parte della conoscenza. Il genio l’estro, “l’essere illuminati”, non sono plausibile giustificazione per dire, per ergersi al di sopra di una presunta massa di scolaretti pronti a bersi ogni amenità. Il genio e l’illuminazione in una disarticolata esposizione, che inciampa sui “fondamentali”, contribuisce a rendere fenomeni da baraccone poco credibili molti dei così detti portatori di conoscenze esoteriche (per usare una parola abusata e violentata al punto da renderla termine).
Spesso a quattro conoscenze raffazzonate e rubate qui e là si aggiunge una sorta di miopia, corretta con i paraocchi che non permette di vedere al di la del proprio naso. In ultimo, forse la peggiore delle malattie, che spesso è sorella dell’ignoranza, l’intolleranza a volte manifestata in una sorta di intransigenza, indisponibilità al dialogo, al cambiare punto di vista e via dicendo.
Questa non è una filippica e di certo non mi arrogo qualità migliori della maggior parte dei curiosi. Sono l’ignoranza e la sete il mio punto di partenza quotidiano. Non posso però, non auspicare che queste parole da un lato vengano rese migliori da chi è più capace di me dall’altro possano inaspettatamente se non curare la miopia quantomeno togliere i paraocchi e far riflettere i troppi Mestruncoli.
Se è vero che no esistono istituzioni scolastiche che promuovano ed aiutino certi studi (forse non possono esistere in Italia) è altrettanto vero che quanti si muovono ed operano negli ambiti del così detto esoterismo dovrebbero se non per formazione, per inclinazione “non fermarsi alla prima cantina”, essere indomiti cercatori, interrogare ed interrogarsi senza sosta, viaggiare tra molteplici discipline e saperi. Quindi come comportasi, come agire? Innanzi tutto non fidarsi dei Mauestruncoli, prestare orecchio a tutti, perché molti anche inconsciamente/involontariamente sono portatori di conoscenza. Questa è una parte minima, fondamentale è come da esordio di queste poche righe il ritorno alla “Letteratura e Storia”, le letterature siano esse scientifiche o umanistiche sia poesia o matematica non fa differenza da dove si parte se si vuole giungere al compimento dell’essere. Non bisogna dimenticare di essere sempre apprendenti sia nella vita che nella ricerca. Il giorno in cui il fuoco sacre che arde cede il posto al compiacimento ed all’arroganza (nel senso di attribuirsi ciò che non spetta, e nella alfa privativa va in netta opposizione con il senso di chi è sulla Via, a-rogare [interrogare, domandare]). Non si può a solo titolo di esempio di Alchimia, Ermetismo, Gnosi o scuole iniziatiche senza aver mai neppure sfogliato un bignami di filosofia, un riassunto della Storia delle Religioni, un libro di storia ecc.
Per oggi può bastare, ma vi è una ultima considerazione. Vi è una Via, un modo dell’essere e della conoscenza che travalica tutto questo: l’Amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete Arcimboldo, il bibliotecario 1566


P.s. Altrove dedicherò spazio agli effetti nocivi del parlare a vanvera e del come questo faccia nascere aberrazioni e permetta ai detrattori di certi studi di avere vita comoda e facile. 


domenica 5 luglio 2015

Soffio, lettera, parola, linguaggio ed il loro potere

Egli fece dal vuoto il sostanziato e fece il niente dall’essere; e scolpì colonne grandi con il Soffio che non si può afferrare. E’ questo il segno (Aleph in tutto e tutto in Aleph): Egli distese, disse e fece tutto il creato e tutti i linguaggi dal nome unico e il segno della parola di ventidue cose in un solo corpo. (ed. Savini)
Formò dal caos la sostanza, la fece col fuoco ed esiste, grandi colonne intagliò nell’aria inafferrabile. Questo ne è il segno. […] Scruta e inverte, fa tutto il creato e tutto il parlato un solo Nome. A segno della cosa, ci sono ventidue elementi in un solo corpo. Fine. (ed. Busi)
Tre Madri Aleph, Mem, Scin; il loro fondamento il cavo dell’innocenza e il cavo del peccato, e il linguaggio termine ondeggiante tra i due.
Tre Madri Aleph, Mem, Scin. Segreto grande, meraviglioso e occulto e magnifico e suggellato con sei anelli: ed escono da essi Aria, Acqua e Fuoco, e da essi sono nati i Padri e dai Padri le generazioni. Sappi, giudica, medita come il Fuoco porta l’Acqua. (ed. Savini)
Tre madri: (Aleph)א ,  (Mem) מ,  (Scin) ש. Il loro fondamento: il piatto dell’intransigenza e il piatto dell’indulgenza e la lingua è la norma che le equilibra.
Tre madri: (Aleph)א ,  (Mem) מ,  (Scin) ש. Un grande segreto coperto, meraviglioso, sigillato con sei anelli. Da questo insieme scaturiscono fuoco, acqua e spirito, che si dividono in maschio e femmina. Devi sapere, pensare e dare forma: il fuoco porta l’acqua. (ed. Busi)
Ogni volta che mi avvicino alla Qabbalah lo faccio con rispetto e timore. Il rispetto che si deve avere nei confronti si una vetusta scienza e il timore della mia ignoranza e degli errori che può generare. Eppure, più la rifuggo più essa mi si presenza innanzi. Mentre “peregrinavo” tra molteplici congetture e indeterminati stati dell’essere, questa mattina rileggevo il “libro della formazione” confrontando due edizioni assai diverse per natura, scopo ed epoca di traduzione. Come noterete anche voi, sembrano quasi due libri diversi. Non mi interessa porre l’attenzione sulle diversità delle traduzioni, anche perché non ne avrei i mezzi. L’interesse, per i passi riportati, sta al momento, nel linguaggio. Non solo nella nascita del linguaggio o dei linguaggi, ma soprattutto nella transitorietà della parola. La parola, strumento potentissimo e riconosciuto dalla maggior parte delle scuole iniziatiche, non a caso i neofiti devo superare un periodo di silenzio. La stessa parola, nella creazione non è primigenea, e le lettere da cui è composta pur essendo più antiche della composizione, non sono ancora sufficientemente all’origine di ciò che è. Prima delle lettere, vi è il soffio. Soffio che possiamo interpretare come respiro ed allora all’origine vi è il respiro, un respiro attivo e consapevole pieno di coscienza e non un atto meccanico ed involontario. Il potere del Soffio/Respiro esprime una qualità per molti inaspettata, ossia, quella di poter edificare, di poter forgiare. Questa qualità del Soffio potrebbe essere determinante per “smontare” molti dei praticanti o pseudo tali di scienze occulte al limite dell’illecito, ossia parte della cerimoniosità del pittoresco abbigliamento e di formule o formulette non solo l’apice del poter fare, ma solo conseguenza secondaria dell’originario potere creazionale.  Non è forse detto da qualche parte che esistono due tipi di cabalisti (per estensione di studiosi di scienze ermetiche)? quelli intellettuali e quelli intuitivi. I secondi sarebbero più vicini all’ordine ed i primi a disordine. La lingua, il linguaggio, sono anche il termine o la norma tra peccato e innocenza, tra intransigenza ed indulgenza. Quindi pur riconoscendo al linguaggio, almeno quello umano, un valore secondario rispetto al Soffio primitivo, dobbiamo avere a mente e soprattutto nel cuore la sua potenza e fare sacro tesoro del silenzio alla guisa di neofiti appena iniziati ai misteri. Soffio, parole ed edificazione/intaglio sono, o dovrebbero essere prima oggetto di riflessione e poi di pratica per coloro che camminano la Via. Dopo queste semplici e sintetiche considerazioni, una domanda si impone: può esistere una scuola iniziatica speculativa? La risposta è no. L’idea di una scuola iniziatica speculativa, diviene un ossimoro, un non senso. L’iniziato, colui che vive l’iniziazione e la porta nelle svariate dimensioni della realtà non può che essere una persona d’azione. L’azione, che è intimamente legata all’agire rimanda al farsi portatori, anche nel senso di guidare o condurre, quindi quale responsabilità è implicita in chi accetta di incamminarsi, responsabilità che non viene sempre esplicitata, ma che è! In questo caso forse solo ai neofiti sarebbe concesso il potersi giustificare con il “non sapevo”. L’azione che compie il neofita d’altro canto è una azione verso e su se stesso, altri sono chiamati ad agire nel mondo.
Sui sei anelli ed i misteri e segreti, tornerò in altra occasione. Nella speranza che quanto appena detto serva a trasmettere e non a tradire.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

Immagine presa dalla rete (scala philosophorum)
Le edizioni citate sono:
Savini Savino, Il Sepher Jetsirah, Lanciano 1920

Busi G. – Loewenthal E., Mistica Ebraica, Torino 2006 (in riferimento a quest’ultima edizione mi scuso per la trascrizione non fedele della lingua ebraica)

sabato 4 luglio 2015

una definizione di mistero


Mistero che nella sua origine greca (Myterion, cosa segreta) trova il suo più profondo significato e la vicinanza al segreto, rimanda anche attraverso la derivazione mýō al tener chiuso (prevalentemente gli occhi o le labbra). Questo tener chiuse le labbra, soprattutto se accompagnato al gesto del dito indice o dell’indice e medio appoggiati sulle stesse ricorda l’iconografia del dio Arpocrate, o il silenzio che deve accompagnare i Maestri Secreti o Discreti nel Rito Scozzese Antico e Accettato. Mistero, spesso viene declinato al plurale Misteri. I Misteri stanno abitualmente ad indicare l’insieme dei riti e delle cerimonie dei culti iniziatici. Come ad esempio in Grecia:
            I misteri, chiamati originariamente Orge, formano un insieme di credenze e di cerimonie religiose la cui natura esatta è lungi dall’essere stata chiarita, perché a causa del loro carattere iniziatico ed esoterico il loro contenuto non è stato divulgato da chi ha avuto accesso (mystai). Secondo la loro finalità, i misteri si rivolgevano a tutti gli esseri umani, senza discriminazione di sesso o di rango, oppure erano riservati a una determinata categoria .
I misteri, non fanno parte solo del retaggio culturale della Grecia classica, sono vivi e presenti con accezioni più o meno simili anche in alcune pratiche della chiesa cattolica. Arcano, che ha la sua origine nel latino arcanus, che è segreto, che deve essere celato. La parola è composta da arca (cassa, scrigno) e da arceo (rinchiudere, difendere, proteggere). Ciò che non è conoscibile perché protetto è nascosto è arcano.

Michele Leone, Misteri Antichi e Moderni. Indagine sulle società segrete, Yume, Torino 2015 pp 9-10

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

P.s. nel testo a stampa ci sono le note esplicative

domenica 14 giugno 2015

Da Eleusi a Londra piccolo viaggio iniziatico con le mani pure

… E non ha tutti quelli che vi aspirano è concesso di prendere parte ai riti misterici, ma a alcuni viene intimato di stare alla larga, per esempio chi non ha mani pure e parla una lingua incomprensibile…*

Che le iniziazioni siano da sempre legate a una forma di “selezione” dei candidati è cosa risaputa e le motivazioni possono essere le più varie. Che quanto è rimasto della Tradizione è oggigiorno frammentato è altrettanto risaputo. Che il dovere di chi è sulla strada sia riunire quanto è sparso è noto. Da svariate lune “inciampo” in Eleusi e Orfeo, prima o poi mi dovrò dedicare con seria costanza al compito di approfondire metodicamente questi Misteri. Oggi voglio soffermarmi su di una parte di questa piccola citazione. “Chi non ha mani pure”, le mani pure che non devono macchiarsi, possono essere metafora o allegoria di molte cose. Ritroviamo le mani pure in molte scuole iniziatiche tra cui la Massoneria. Quando parlo di massoneria, il mio riferimento di solito è al concetto di massoneria e non ad una o all’altra istituzione massonica esistita o esistente. Se non erro durante l’iniziazione muratoria, al neofita è detto che le sue mani devono restare pure. Se devono restare pure significa che lo erano…
…se lo erano, vuol dire che secondo quanto è riportato nella citazione, egli aveva questo requisito. Se aveva questo requisito, poteva aspirare e ricevere il “privilegio” di prendere parte ai riti misterici e nella moderna massoneria ricevere l’iniziazione.
Spesso i punti di contatto con le tradizioni e la Tradizione non sono così occulti e misteriosi come alcuni vogliono farci credere. Spesso sono la nostra limitatezza di informazioni, di conoscenza o di desiderio di metterci in gioco che non ci permettono di vedere oltre il nostro naso o di affidare aprioristicamente al primo “guru” di turno la nostra crescita.
Il mio invito è di camminare e ogni tanto capiterà di inciampare a volte ci si sbuccerà un ginocchio a volte si troverà un indizio per la ricerca.

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla rete

*In: Eleusis e Orfismo: I Misteri e la tradizione iniziatica greca, a c. di Angelo Tonelli, Milano 2015

martedì 2 giugno 2015

Inciampare nel passato

Capita, mentre si cerca qualcosa di trovare altro da ciò che si cercava, così per caso questo pomeriggio sono inciampato nel mio passato. Ho trovato alcune cartelle con all’interno una molteplicità di documenti. Le prime raccolte di poesie, ©Fuoco sotto la cenere che non ha mai visto la luce in cui poesia e narrativa stentata tentavano una improbabile fusione, ed i miei deliri. Il delirio, ricordo ancora quando lo concepii e lo sviluppai. Era estate, una di quelle estati torride del meridione che possono dare alla testa e lasciare segni permanenti J. Sapevo, meglio, intuivo che non sarei mai stato capace di scrivere un romanzo. Il delirio, voleva essere una forma di racconto breve brevissimo, fuori dagli schemi di una storia. Il tentativo, era piuttosto un flusso di coscienza o di emozioni in cui avrebbero dovuto essere presenti esperienze pre razionali, un mix di conscio ed inconscio. Erano gli anni della gioventù delle infinite chiacchierata davanti al mare o in locali fumosi, whisky e birra, sigarette (troppe), sogni e donne (poche). Si parlava di arte, di scrittura, di professori troppo noiosi, ci si affacciava sul mare magnum della speculazione, si iniziava ad esperire l’ignoto, l’esoterismo. Platone, Cusano, Bruno e chi più ne ha ne metta; estetica e letteratura.. i primi viaggi e gli amori quelli cocenti che speravi durassero per sempre e le gli amori quelli finti che speravi durassero qualche ora. La poesia primo grande ed imperituro amore e da poeta diventare per gioco narratore, narratore di storie altre attraverso la storia, quella di solito fa addormentare sui banchi. E scrittore, alla fine non mi sono sentito mai, ma che gioia quando mi appellavano poeta, ma su tutto conoscendo la mia natura ho scoperto di essere un artigiano che ama il proprio lavoro e è soddisfatto di lavorare da solo nella sua bottega. La foto allegata è uno dei deliri, ah cosa sono “gli anni della liberazione”? ne parliamo un’altra volta…
Gioia – Salute - Prosperità

© Michele Leone



sabato 9 maggio 2015

Estratto da: SIMBOLOGIA TEMPLARE, CAVALLERESCA E MASSONICA Parte II

L’interculturalità di cui parlavamo poco fa, e i Templari come antesignani dell’interculturalità lo sono e lo devono essere per definizione, come lo sono tutti gli iniziati. Non possono non esserlo per un motivo su tutti: per dirla alchemicamente, l’iniziato lavora per il coagula, per l’unire, per l’amore. Il non iniziato, o peggio il contro-inizialo; colui che molto non ha colto dal giardino della vera conoscenza, lavora per il solve, lavora per il separare. Alle estreme conseguenze potremmo dire che compie azioni diaboliche. Prendiamo le parole senza pregiudizi e scopriamo che Diavolo o diabolico deriva dal greco Dià (attraverso) e Bàllo (getto, attraverso), quindi separo. Quindi chi lavora diabolicamente è colui che lavora per separare, per creare una separazione all’interno di quella che può essere ad esempio la società o la coscienza di ogni singolo essere umano. Quale è, probabilmente, la più grande eredità dei templari? E’ la voglia di costruire, è il desiderio di volersi interfacciare con culture diverse. In queste sede, ho piacere, ad avvicinare Federico II ai Templari perché è stato l’unico Imperatore e Re delle due Sicilie che è arrivato a Gerusalemme e l’ha conquistata senza spargere una goccia di sangue. Tornando al tema di questo incontro: cosa ha preso la Massoneria ai Templari? Cosa ha “rubato”? Tutto nasce con il famoso discorso, mai tenuto di Ramsay (24 marzo 1737), discorso che nella sua forma scritta ebbe un notevole successo e diffusione. Vi sono alcuni gradi del Rito Scozzese, che non è la Massoneria in senso proprio. La Massoneria propriamente detta consta di tre gradi: 1) Apprendista Accettato o Ammesso, 2) Compagno d’Arte, 3) Maestro. Il Rito Scozzese a questi tre gradi, aggiunge, nella sua forma definitiva ed ancora oggi praticata, altri trenta gradi, che vanno dal Maestro Segreto al Sovrano Grande Ispettore Generale. Nello specifico, oltre ai gradi del Cavaliere del Serpente di Bronzo e del Cavaliere del Sole, il grado che tra le altre cose è costato tantissimo alla “massoneria”, diremmo oggi come immagine pubblica, è il trentesimo grado che prende il nome di Cavaliere Kadosh. Perché è costato tanto e cosa sono i Cavalieri Kadosh? La “leggenda” vuole che all’interno dell’Ordine dei Templari vi fosse una sorta di circolo interno composto dai più illuminati Cavalieri, detti i Santi, i Puri, quindi i Kadosh. Questo grado scozzese, rievoca tra le altre cose, questa leggenda, ed è un grado eminente al quale non tutti i massoni scozzesi giungono, un grado che spinge l’iniziato allo studio della gnosi, allo studio delle scienze e di molte altre cose, perché non dobbiamo dimenticare che all’interno della massonica istituzione e dei suoi riti vi è spesso una “commistione” di Tradizione e di ricerca “progressista”. All’interno dello scozzesismo tutto e di questo grado in particolare vi sono delle parti che sono definite da alcuni truculente, da altri teatrali, da altri ancora degli psicodrammi, da altri ancora sono identificate delle forme di vendetta contro la tiara e la corona ed in particolar modo si ritiene che si giuri la vendetta per la morte sul rogo dell’ultimo Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, avvenuta nel 1314. Questo insieme di fattori ha fatto si che nel corso dei secoli, la massoneria in generale e lo scozzesismo in particolare fossero visti come le organizzazioni aventi come scopo la distruzione del clero e delle Chiese ed anche dei troni. Questo perché se i Templari avessero avuto qualcuno da incolpare per la loro distruzione, questi sarebbe stato, primo tra tutti, Filippo il Bello. Ma quale è la vendetta, ammesso che esista una vendetta, a cui si riferiscono i massoni ed i massoni scozzesi in particolare? Cosa significa vendicare? Come spesso accade noi tendiamo ad attribuire alle parole delle valenze di giudizio, dimenticando quale può essere il loro senso più genuino e tendiamo a dimenticare il messaggio “nascosto” che queste possono contenere. Un palese esempio è l’appellare i Maestri come Traditor. Spesso, chi per la prima volta sente questa definizione viene assalito dal dubbio, perché il Maestro è Traditor? La parola tradire, subisce nel suo significato e senso un cambiamento profondo, nei chiostri degli amanuensi mentre scrivevano e ricopiavano i vangeli, con particolare riferimento all’episodio in Giuda consegna Gesù diviene il tradimento per eccellenza all’interno della cultura e diremmo dell’immaginario cristiano. Ma, tradire significa consegnare, quindi ha una accezione neutra. Il Traditor, inteso come maestro, è colui che consegna e trasmette un qualche cosa, quindi nel caso delle società iniziatiche l’iniziazione e gli insegnamenti ad esse collegati. Tornando all’idea di vendetta, il Vindex era la verga con cui si rendeva libero lo schiavo nell’antica Roma. Il vendicare, i “vedicosi” erano coloro che reclamavano qualcosa per se stessi o per qualcuno. Quindi, anche con una piccola forzatura, si potrebbe andare ad identificare il vendicatore, non come colui che fa un sopruso al di fuori della giustizia, ma che all’interno del sistema della giustizia, rivendica per se stesso o per altri, in questo caso per i Templari, la Giustizia che non venne data all’epoca. In questa logica e visione, cambiano completamente tutti gli aspetti e tutte le possibili interpretazioni di quello che è un grado prettamente iniziatico e non politico e reazionario come molti detrattori della massoneria sostengono. Senza arrivare al Nuovo Ordine Mondiale ed agli Illuminati, perché tanto è dimostrato ed è dimostrabile che l’abate Barruel fosse nella migliore delle ipotesi in mala fede. La massoneria, come tutte le scuole iniziatiche, non può non essere rivoluzionaria perché cerca di far lavorare i propri membri, tra le altre cose, con la mente del cuore e con l’amore. Cosa vi è di più rivoluzionario di chi cerca di conoscere se stesso ed il mondo e di portare alla guisa di baluardo, un messaggio di Amore?
Quando andiamo a leggere della Massoneria, dei Templari e ne restiamo affascinati, o ci muoviamo nell’ambito della storia come abbiamo visto nel primo intervento o ci muoviamo nell’ambito dell’antropologia e della psicologia come abbiamo sentito poco fa o cerchiamo di affrontare questi temi, scevri e lontani da pregiudizi, senza giudicare prima, entrando nel mondo della teoria e della storia delle idee, disciplina che in Italia fa una fatica enorme ad entrare, immergiamoci in quelle idee e cerchiamo anche noi di lavorare per il coagula, per l’amore e con amore e non per il solve. Essendo, terminato il tempo a mia disposizione, permettetemi una piccola citazione da Ja'far Sadiq  un autore che probabilmente a molti di voi dirà poco, ma che è stato “solo” il maestro del celebre alchimista Geber: “La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto".
Ho detto
Grazie a tutti
Gioia - Salute - Prosperità
© Michele Leone

Immagini prese dalla rete
John W. Waterhouse - Tristano e Isotta

martedì 5 maggio 2015

Iniziazione Mitraica

[…] perciò nel rituale di iniziazione al grado di leone, quando si purificano le mani degli iniziati cospargendole di miele anziché di acqua, li si esorta a conservarle pure da qualsiasi cosa possa arrecare dolore, danno o contaminazione; e come si conviene ad un iniziato, avendo il fuoco virtù catartica, si purifica l’iniziato con un liquido adatto al fuoco. Con il miele viene purificata anche la lingua da ogni errore e colpa. (Porfirio, L’antro delle Ninfe, Trad, di L Simonini in Le religioni dei misteri, Milano 2013)

Chi ha orecchie per intendere intenda e chi ha occhi per vedere osservi e colga…
…Nella Tradizione si può entrare solo in punta di piedi ed accompagnati dallo stupito silenzio di chi è consapevole che ha solo tanto da Apprendere.

Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone       
Immagine presa dalla rete

Paris Nogari, Allegoria del Silenzio, Roma: Sala vecchia degli Svizzeri 1582

sabato 2 maggio 2015

Misteri antichi e moderni. Indagine sulle società segrete

Un mix di autopromozione (spero mi perdonerete) e voglia di condividere. Ho “rubato” all’editore la cover e l’indice della mia ultima fatica, in libreria in concomitanza con il prossimo Salone del libro di Torino ove ci sarà una presentazione del libro.
Indice
Introduzione
Pitagora e la sua setta
I cavalieri Templari
I Beati Paoli
I costruttori
Il linguaggio delle società segrete
Sul significato dell’iniziazione nelle società esoteriche
Sull’Alchimia
La Carboneria ed altre Società Segrete
Gli scamiciati
La Sacra Fratellanza
Introduzione alla Carboneria
Maestro Carbonaro
Piccolo dizionario carbonaro
Conclusione   
Appendice
Sillabo
Bibliografia

Buona lettura a tutti

©Michele Leone

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