Recensione de Le Magie del Simbolo sul sito Centro Studi Scienze Antiche scritta di Stanislao Scognamiglio
http://www.centrostudiscienzeantichena.it/cammino-iniziatico/279-i-percorsi-del-simbolo.html
Uno spazio in cui mettere come in un'agenda o una scatola appunti, idee, immagini e tutto quello che capita a tiro.. non mi interessa essere politicamente corretto o scorretto, sono ignorante e curioso, scientificamente ametodico, se troverai qualcosa di interessante ne sarò felice, altrimenti grazie lo stesso per essere passato.
giovedì 5 febbraio 2015
domenica 1 febbraio 2015
nota sulla fenice e osiride
La
fenice o uccello di Bennu (deriva dal verbo wbn
che sta per risplendere) è probabilmente il più conosciuto uccello mitologico e
sotto diversi nomi compare in culture assai diverse tra loro. La fenice era
l’uccello sacro della citta di Eliopoli.
“A
sua volta una leggenda eliopolitana narrava che era nata dalle fiamme di un
particolare albero all’interno del tempio, intonando soavemente un canto
talmente bello da affascinare lo stesso Ra. La sua comparsa fu accompagnata da
un grido creatore che in un testo dei sarcofagi era detto <<soffio della
vita che proveniva dalla gola di Bennu>> e contemporaneamente, in una vertiginosa
sovrapposizione simbolica, dal dio solare Ra il quale si definiva: <<Io
sono colui che chiude e colui che apre e io non sono che Uno nel Nu. Io sono Ra
alla prima apparizione governando ciò che ha fatto>>. Il
misterioso uccello divenne anche Osiride, il cui culto s’impose a partire dalla
fine del III millennio. Nel libro dei
Morti il dio dice, identificandosi con lo stesso Ra: <<La parola fu.
Tutte le cose erano mie quando ero solo. Io ero Ra in tutte le sue prime
manifestazioni. […] Io sono questo
grande Bennu che è in On [Eliopoli]. Io presiedo all’inventario di ciò che è e
di ciò che sarà. Chi è questo? Il
Bennu è Osiride in On. L’inventario di ciò che è e di ciò che sarà è il suo
corpo, è l’Eternità e la perpetuità. L’Eternità è il giorno e la Perpetuità la
notte>>. Era dunque la Parola creatrice, ma anche colui che scandiva il
tempo in giorno e notte, in anni e in cicli: non a caso il tempio di Eliopoli
era il centro regolatore del calendario. Osiride era il
dio che moriva e rinasceva, così cantato dal Libro dei Morti: <<Io sono il Grande figlio del Grande, la
Fiamma figlia della Fiamma, la cui testa gli è restituita dopo che è stata
tagliata […] io sorgo fuori dell’Uovo che è nella terra dei misteri>>. E
in un altro passo dei testi dei sarcofagi: <<Io vengo dall’isola del
fuoco […] come quell’uccello che riempì il mondo di quello che il mondo non
sapeva>>.”[1]
Potremmo
chiudere con il passo appena citato ed i suoi numerosi riferimenti interni la
ricerca sul significato della fenice. Forse proprio in Egitto nasce quella
lingua degli uccelli che poi ritroveremo richiamata nel medioevo con la parola
gergo, con la vibrazione delle pietre nella edificazione delle cattedrali e
così via fino a Fulcanelli. La ri-generazione della fenice è il fine ultimo
della Grande Opera è il ritorno dell’artista che si rigenera dopo aver
giustamente operato. Osiride è richiamato, inevitabilmente, in molte tradizioni
e scuole iniziatiche e se non è esplicito il riferimento lo è implicito, come
inevitabile è la morte che deve subire l’iniziando, inevitabile la rinascita
dell’Iniziato. Nella semplicità degli antichi testi, che non parlavano solo all’intelligenza
ed al pensiero razionale la grandezza dei misteri. Il richiamo alla parola, la
parola prima che non può non essere creatrice perché essa e parola e non
termine, perché essa ha nella sua essenza e natura la potenza (il potere di
poter fare e quindi creare). La parola fu
è scritto, probabilmente una parola assai diversa da come la intendiamo oggi
giorno, una parola che probabilmente era più simile ad un suono, che
probabilmente era più simile ad una vibrazione fatta di diverse frequenze in
grado di modularsi in modi diversi e molteplici a seconda di quanto era manifesto
e di quanto era celato, parola attributo Ra. E di Osiride, Horo (Arpocrate) è
dio del Silenzio emblematicamente raffigurato imberbe e con il dito indice
sulle labbra. La parola strozzata, l’impossibilità di dire e l’ancestrale
ricordo (che al tempo stesso è promessa e presagio di quanto avverrà) alla gola
taglia di Osiride nel segno gutturale dell’Apprendista Accettato in Massoneria,
su questo non ci dilungheremo in questa sede in quanto altrove molti, troppi,
hanno già detto bene o male.
Gioia
– Salute – Prosperità
©
Michele Leone
Immagine
presa dal bestiario di Aberdeen Folio 56r
Se
ne consiglia la lettura. Qui il link: http://www.abdn.ac.uk/bestiary/
Questa nota è estratta da: Michele Leone, Misteri Antichi e Moderni, Indagine sulle società segrete,
di prossima pubblicazione per i tipi della casa editrice Yume.
[1]
Alfredo Cattabiani, Volario. Simboli, miti e misteri degli
esseri alati: uccelli, insetti, creature fantastiche, Milano 2000, pp.
515-516
sabato 31 gennaio 2015
Per chi cammina sulla Via
Per chi cammina sulla
Via
Frammenti cosmici per
riunire ciò che è sparso (senza commento)
Se si supera per un
momento l’ostacolo della materia, meglio della realtà intesa convenzionalmente le opportunità di comprensione si decuplicano
esponenzialmente all’infinito. Lo spazio ed il tempo divengono un accidente
secondario ed il Grande Gioco diviene più caro al cuore, più chiaro agli occhi
dei sensibili. E non importa se sia una strada di conoscenza o l’altra, la
diversità tra psicanalisi, antiche religioni Egizie o Babilonesi, scuole
muratorie e sette varie nella sua intima essenza non esiste, per assurdo, per
coincidenza degli opposti non esistono neanche il bene od il male (questo è un
discorso che ha a che fare con l’Amore, altrove ne parleremo). Discernere e
secernere, passare senza continuità apparente dal solve al coagula, essere fluidi fluttuanti a fermi. Virili nella
volontà accedendo al femminino sacro con rispetto. L’importante non è lasciare
il segno ma essere segnati, ricevere, riconquistare il segno che è simbolo ed archetipo; questa è la gioia
massima ed il dolore straziante. La superiorità della poesia sulla prosa è
nella scarna lettera, nel linguaggio che non parla al pensiero solo. Non a caso
nel Testamentum è detto: “Philosophi duplicem modum in eorum scriptis
posuerunt, unum verum, et alium falsum; verum per verba obsura, ut nisi a
filiis doctrinae posset intelligi; falsum autem sub verbis intelligibilibus
posuerunt”. Essere, poter essere, divenire l’essere nella sua essenza
senziente, oltrepassare la carne con uno sguardo. Grande dono è il silenzio,
ovunque, da sempre e per sempre, è donato a chi si pone sulla strada, allo
straniero dimentico si sé, conoscitore di Sé. Nel silenzio e nella solitudine
bisogna morire, con le mani aperte mentre erano serrate in un pugno di potenza
al primo vagito. La parola dicevamo, nella poesia è “superiore”, ma non è
massima. Solo quando anche la parola muore a se stessa diviene suono (musica)
diviene finalmente vibrazione, questo il
potere narrato nei miti e nelle leggende, la vibrazione è il poter agire, non a
caso le pietre vibrano, ed il cosmo canta e v’è la lingua degli uccelli. Chi siamo noi per non definirci
apprendisti? Chi così arrogante da definirsi Maestro in questa via?
Più oltre per oggi non
mi è lecito andare, pregate le vostre preghiere per voi e per chi scalzo e nudo
cammina impervi sentieri tra roseti ardenti.
Ho sentito
Gioia – Salute –
Prosperità
© Michele Leone
Immagine presa dalla
rete
lunedì 19 gennaio 2015
Ricetta per inchiostro, da: I Secreti de la Signora Isabella Cortese
Mentre preparo un lavoro sul volume: I
Secreti de la Signora Isabella Cortese, ne’ quali si contengono cose minerali,
medicinali, arteficiose, & Alchimiche, & molte de l’arte profumatoria,
appartenenti a ogni gran Signora. Con altri bellissimi Secreti aggiunti. Vi riporto una ricetta per inchiostro particolare.
Inchiostro
che in quaranta dì sparisce e non si vede
Piglia
acqua forte da partire e in quella fa bollire la galla poi il vitriolo, poi
mettigli tanto sale armoniaco quanto nell’acqua si potrà far risolvere, e poi
metti la gomma arabico dentro, e questo inchiostro farà l’effetto sopradetto. E
dico che la littera e l’inchiostro verrà più nero che l’altro.
Gioia - Salute - Prosperità
Michele Leone
martedì 6 gennaio 2015
Cardano, Ildegarda, Tritemio e caldaia che non funziona…ovvero Occultismo e problem solving. Una storia vera (o quasi).
Cosa hanno in comune
questi tre personaggi storici? Probabilmente, ma solo probabilmente nulla.
Questo trio con una caldaia? Ancor meno.
Immaginate di
svegliarvi, o meglio di alzarvi dal letto dopo una notte insonne in una fredda
mattina di gennaio (per la precisione la mattina dell’Epifania, sarà un caso?)
e scoprire che il freddo che sentite non è dovuto ad una “morte interiore” ma,
semplicemente ad un guasto alla caldaia. Immaginate anche di essere un uomo malpratico
(di quelli che chiamano l’elettricista per cambiare una lampadina), fornito
solo di una parte del manuale di manutenzione, il resto del manuale sarà
disperso tra Atlantide ed Alessandria.
Date queste premesse
quasi apocalittiche, cerchiamo di capire cosa e come farlo. Le moderne caldaie
unitamente agli occulti libri che le accompagnano sono ricche di strani simboli
e quanto è scritto nei manuali comprensibile solo agli iniziati alle arti
meccaniche ed idrauliche; tra disegni misteriosi e parole oscure si ha il
sospetto che sarebbe di più facile comprensione il manoscritto di Voynich.
Per prima cosa è
opportuno preparare una antica e misteriosa bevanda che prende il nome di
caffè. Successivamente dopo aver invocato la protezione e benedizione di
qualche Santo o Divinità a seconda del proprio credo è opportuno mettersi al
lavoro. Strumenti indispensabili sono la ricerca empirica e la Simbolica. Ops quasi quasi sembrano i
preliminari di un alchimista nel suo laboratorio. Se di immediata comprensione
è l’utilizzo della ricerca empirica, potrebbe esserlo meno quello della Simbolica. Se la Simbolica è la scienza che studia i simboli ecco che inizia a
diventare chiaro il suo utilizzo. Il linguaggio simbolico, per quanto fatto di
meta rimandi ad altro, probabilmente è l’unico linguaggio davvero universale. Bene
lo sapeva Ildegarda, proclamata Dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012.
Lei, benedettina come Tritemio, ebbe a creare in quell’epoca per molti oscura,
che ci ostiniamo a chiamare Medio Evo la Lingua
ignota composta dalle 23 litterae
ignotae. Probabilmente i redattori di un manuale di caldaie non hanno
creato un linguaggio ad hoc, ma hanno
semplicemente usato il linguaggio comune criptato in una qualche forma. Per
puro divertimento, ipotizziamo questi redattori membri di una qualche
sconosciuta consorteria come ad esempio la Confraternita Celta, abbiano
utilizzato la steganografia. Oddio, e che parolaccia è ma questa? Si mangia? No, non si mangia, ma utilizzata come mestiere
potrebbe portare ad un buon salario. Steganografia deriva dal greco: stego + graphein che sta per
nascondere/occultare + scrivere, quindi scrivere qualcosa nascondendo. “Padre” della
steganografia è Tritemio con il suo Steganographia,
a dire il vero il nostro benedettino non voleva pubblicarlo, la storia di
questo libro meriterebbe un capitolo proprio, ed infatti è uscito postumo. Del
disco rotante di Tritemio (che non ha nulla a che fare con qualche attributo
dei robot nei cartoni Giapponesi) troviamo traccia in Bruno e guarda caso nelle
opere magiche. A complicare o facilitare
le cose ci ha pensato Gerolamo Cardano, inventore e scopritore di molte cose,
quasi eretico, matematico e chi più ne ha ne metta, con la sua griglia.
Tutte queste strade, questi
tentativi, portano a poco. Se si vuole davvero comprendere un libro (sia esso
scritto o quello della natura[1]) misterioso
ed occulto bisogna avere le GIUSTE chiavi per comprenderlo altrimenti si
rischia di spendere molto, troppo, tempo nella ricerca della comprensione. Lo
strumento più utile è la Simbolica,
purtroppo non è sufficiente, almeno in questo caso a riavviare la caldaia,
almeno supporta nella comprensione di quegli strani segni, che sono simboli.
Cosa significa questa
storiella? Ha una morale?
Mi dispiace deludervi,
ma non penso significhi qualcosa di preciso. In essa, però, ci sono degli
indizi, dei rimandi più o meno visibili. Se non avete di meglio da fare provate
a scoprirli; non dimenticate di leggere la tredicesima epistola di Dante (http://www.classicitaliani.it/dante/cangran.htm).
Alla fine la caldaia è
stata aggiustata? Purtroppo non posso invitarvi per un caffè, quindi ai posteri
la risposta J.
Gioia – Salute –
Prosperità
© Michele Leone nel
giorno dell’Epifania A.D. 2015
P.S. Queste righe non
voglio essere un contributo scientifico alla ricerca sull’Alchimia ed altre
discipline, solo una “favola”.
[1] Scriveva Alano di Lilla:
Omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
nobis est in speculum;
nostrae vitae, nostrae mortis,
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum.
Nostrum statum pingit rosa,
nostri status decens glosa,
nostrae vitae lectio;
quae dum primo mane floret,
defloratus flos effloret
vespertino senio.
quasi liber et pictura
nobis est in speculum;
nostrae vitae, nostrae mortis,
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum.
Nostrum statum pingit rosa,
nostri status decens glosa,
nostrae vitae lectio;
quae dum primo mane floret,
defloratus flos effloret
vespertino senio.
sabato 3 gennaio 2015
Nota 0.1 per lo studente di Scienze Ermetiche e sulla Biblioteca Minima
Spesso, troppo spesso,
chi si avvicina alle Scienze Ermetiche o per dirla con una espressione troppo
ritrita all’esoterismo o non sa da dove cominciare o non si sa perché è
disposto ad avvicinarsi a queste materie senza spirito critico o considerando
la formazione/preparazione come inutile orpello.
Questa nota, che segue
e sarà seguita da altre brevi riflessioni, vuole essere parte di un discorso
più ampio. Come per altre discipline la prima cosa da sapere e che ci vuole
costanza, dedizione, sacrificio ed amore. Non basta aver letto un paio od una
ventina di volumi di non si sa chi per potersi definire studente delle Scienze
Ermetiche, figuriamoci cultore della materia.
Chi si volesse
avvicinare a certi argomenti da dove dovrebbe partire? La risposta più sincera
e provocatoria allo stesso tempo potrebbe essere: dall’inizio.
In questa sede non è
opportuno dare una definizione di Ermetismo, Esoterismo, Alchimia, Astrologia,
Magia ecc., al di la delle definizioni tutte queste materie posso rientrare nel
coacervo delle Scienze Ermetiche o Tradizionali. Una domanda è legittima: cosa
unisce queste discipline? E subito dopo: quale è o può essere il giusto metodo
per affrontarle?
Queste materie fanno
parte della storia del pensiero sia esso filosofico o sacro degli esseri umani.
Quindi in una qualche forma sono antiche quanto l’uomo ed esse vanno indagate
oltre che con lo strumento privilegiato dell’iniziazione, ammesso che esistano
ancora maestri in grado di trasmettere da bocca ad orecchio, con la filosofia,
l’antropologia, le scienze sociali ed umane in genere sino alla psicologia.
Probabilmente il primo
libro da leggere per chi volesse avvicinarsi a certe discipline dovrebbe essere
una storia della filosofia antica. Perché? Perché la nascita della filosofia
occidentale per certi versi segna il passaggio da una conoscenza mitica ed “irrazionale”
ad una conoscenza razionale e sistematica. Un altro aspetto, di capitale
importanza, è che i primi filosofi erano anche sciamani, maghi ed iniziati come
ad esempio Pitagora od Empedocle. Quindi come voler sperare di comprendere
qualcosa di quanto è successo nelle epoche successive senza avere almeno un’idea
superficiale di quanto è accaduto nel passato. Oltre alla lettura di un manuale
di storia della filosofia antica, è indispensabile avere accesso a numerosi
dizionari sia tecnici che di varie lingue. La lettura comparata dei vocabolari,
aiuta a formarsi un’opinione sulle varie idee o parole ed in alcuni casi a
coglierne sfumature che possono assumere l’importanza della chiave di volta di
un edificio.
Alla prossima nota
Gioia – Salute –
Prosperità
© Michele Leone
venerdì 2 gennaio 2015
Appunti sulla leggenda della vera Croce, Salomone e la Regina di Saba
La storia deve essere
conosciuta da coloro che si occupano di miti e scienze tradizionali, per sapere
quanto ci si scosta dalla realtà comunemente intesa e quando si supera la
soglia di quanto è “ordinario”.
La devozione verso la
Croce è cosa nota, come sono note le molteplici reliquie ad essa legate. La
devozione spesso è alimentata da miti e leggende ed in questi vengono inseriti
più o meno consciamente dei riferimenti che potremmo definire “occulti”. Questi riferimenti sono il “filo rosso” da
seguire per ritrovare storie dimenticate o disperse in vari frammenti e celate
nei luoghi più diversi. Non a caso una vecchia massima iniziatica recita: “riunire
ciò che è sparso”, ad indicare il dovere di colui che si avvicina a certi
argomenti di peregrinare e cercare senza sosta la semplice unità della
conoscenza.
Probabilmente la più
completa descrizione della leggenda della vera Croce la troviamo nell’opera di
Jacopo da Varagine: Leggenda Aurea.
La parte di maggior
interesse per questi appunti della “Leggenda” è l’inizio che riportiamo:
“Si
dice che in questo giorno la santa croce sia stata ritrovata duecento anni e
più dopo la resurrezione di nostro Signore. Si legge nel vangelo di Nicodemo
che un giorno che Adamo era malato, il figlio Seth si recò sino alle porte del
Paradiso a chiedere l’olio del legno della misericordia con cui ungere il corpo
del padre e restituirgli la salute. Gli apparve l’arcangelo Michele e gli
disse: <<Non piangere per ottenere l’olio del legno della misericordia
perché in nessun modo potrai averlo fino a che non saranno compiuti cinquemila
anni>>; cioè, all’incirca, il tempo che intercorre da Adamo alla passione
di Cristo.
Si
legge altrove che l’arcangelo dette a Seth un ramoscello da piantare sul molte
Libano. In un’altra storia pure apocrifa leggiamo che questo ramoscello era
dell’albero che aveva fatto peccare Adamo e che l’arcangelo disse a Seth:
<<Tuo padre guarirà quando questo ramo farà i suoi frutti>>. Quando
Seth tornò a casa trovò il padre morto e pianto il ramoscello sulla sua tomba:
ben presto il ramo divenne un albero che viveva ancora ai tempi di Salomone. Si
lascia al giudizio di ogni lettore decidere se queste vicende siano vere o
false dal momento che non si trovano in nessuna storia autentica.
Salomone,
colpito dalla bellezza di questo albero, comandò di abbatterlo e di trovargli
un posto nella costruzione del tempio.
Ci
narra Giovanni Beleth che per quest’albero non si poteva, in alcun modo, trovare
un posto adatto ed ora pareva troppo lungo ed ora pareva troppo corto: infatti
se gli operai ne tagliavano un pezzo per dargli la giusta misura ecco che
diveniva troppo corto; alla fine gli operai persero la pazienza e lo gettarono
su di un lago perché servisse da ponte.
Quando
la regina di Saba si recò ad ascoltare le sapienti parole di Salomone ebbe ad
attraversare il detto lago: ed ecco che vide in ispirito come su quel legno
dovesse essere sospeso il Salvatore del mondo onde non volle passarvi sopra ma
devotamente si prostrò ad adorarlo.
Si
legge invece nella storia scolastica che la regina di Saba vide nel tempio di
predetto legno e che, tornata nella sua dimora, scrisse a Salomone che su quel
legno doveva essere sospeso uno per la cui morte avrebbe avuto fine il regno
dei giudei. Allora Salomone fece togliere quel legno dal in cui si trovava e
ordinò che fosse seppellito nelle viscere della terra: più tardi, là dove
l’albero era stato sotterrato, venne costruita la piscina probatica; onde non
era solo la discesa dell’angelo, ma la virtù del prezioso legno, a turbar
l’acqua e a guarire gli infermi.
Si
dice che all’avvicinarsi della passione di Cristo il legno emerse dalle
profondità della terra: i giudei che lo videro ne fecero una croce per nostro Signore.
Afferma la tradizione che la croce di Cristo sia stata composta con quattro
specie di legno. La palma, il cipresso, l’olivo e il cedro formano le quattro
parti di cui la croce è costituita, ossia il tronco orizzontale, il tronco
verticale, la tavoletta posta sulla sommità della croce, il tronco di base; o,
secondo Gregorio di Tours, la tavoletta posta sotto i piedi di Cristo.”
Al di là delle evidenti
contraddizioni contenute in parte di questa leggenda è importate notare come ci
siano dei rimandi forti ad altre tradizioni e leggende.
E’ Seth e non Caino a
recarsi alle porte del Paradiso. Seth, importante per i tre monoteismi è anche
secondo varie tradizioni colui che raccolse il sapere segreto di Adamo che in
seguito confluì nella cabala. Non potrebbe essere diversamente in quanto gli
unici sopravvissuti al diluvio furono i figli dei figli di Seth attraverso Noè.
Seth è figura di rilievo nella gnosi, nelle chiese orientali e di lui si parla
nel libro “Libro dei Giubilei” considerato canonico dalla sola chiesa Copta.
Un’altra domanda che ci
si dovrebbe porre e perché fu Michele a parlare a Seth. “Tradizionalmente” l’arcangelo
che dovrebbe svolgere la funzione di guaritore è Raffaele.
In questa versione
della leggenda viene dato a Seth un ramo (in altre versioni dei semi), un ramo
che potrebbe essere stato preso direttamente dall’albero della conoscenza del
bene e del male e non da quello della vita. Non solo una volta arrivato sulla
terra quest’albero deve subire tutta una serie di processi, che potremmo
paragonare a delle purificazioni o “prove”.
Nella leggenda compare
una figura troppo spesso dimenticata: la regina di Saba. Questa regina
descritta in alcune opere “storiche” o romanzate è di importanza vitale quando
si va alla ricerca di regni mitici o alla sua relazione con re Salomone e
Hiram. Si proprio Hiram il Maestro Architetto dei massoni. Ora giocando con la
fantasia, non sarebbe possibile ipotizzare che gli operai che gettarono il
tronco non siano stati gli stessi che lo hanno ucciso? Nella leggenda alla
sensibilità (solo artistica) di Salomone si contrappone quella della regina di
Saba, ed è lei che riceve la conoscenza dello scopo di quel “legno”.
Un caso che sul luogo
di sepoltura del “legno” fosse stata costruita la piscina probatica? Quella che
serviva per purificare gli agnelli prima del sacrificio?
Le ipotesi e le
suggestioni potrebbero essere molte e potremmo continuare a lungo rimando dopo
rimando e domanda dopo domanda…
… ma citando una nota
canzone: “…manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu.”
Gioia – Salute –
Prosperità
© Michele Leone
immagine presa dalla rete
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